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	<title>JesoloForum.com &#187; Obama</title>
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		<title>BRUTTO CLIMA INTORNO A OBAMA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>quinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[  BRUTTO CLIMA INTORNO A OBAMA di Marzio Galeotti 17.11.2009 , www.lavoce.info Il non possumus di Barack Obama a Singapore a proposito dell&#8217;accordo sul clima ha colto tutti di sorpresa. E ha lasciato tutti delusi. Alla fine si sarà persa un&#8217;altra occasione per colmare il divario tra ciò che andrebbe fatto e ciò che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obamaambiente_1258450405.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9144" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obamaambiente_1258450405-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">BRUTTO CLIMA INTORNO A OBAMA</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">di Marzio Galeotti 17.11.2009 , <a href="http://www.lavoce.info">www.</a><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obamaambiente_1258450405.jpg"></a><a href="http://www.lavoce.info">lavoce.info</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Il non possumus di Barack Obama a Singapore a proposito dell&#8217;accordo sul clima ha colto tutti di sorpresa. E ha lasciato tutti delusi. Alla fine si sarà persa un&#8217;altra occasione per colmare il divario tra ciò che andrebbe fatto e ciò che si è disposti a fare. Il negoziato cerca di spostare il più avanti possibile gli impegni vincolanti, ma gli aggiornamenti scientifici sui cambiamenti climatici ci dicono che ogni giorno che passa la situazione si fa più critica. L&#8217;attesa per le decisioni degli Stati Uniti non deve distogliere l&#8217;Europa dal perseguire gli obiettivi che si è data.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Possiamo immaginare che i molti sostenitori dell’ineluttabilità del +4oC si affretteranno ad affermare che l’avevano detto, che ci avevano visto giusto, che era inevitabile, che sarebbe andata a finire così. Ma la verità è che il non possumus di Barack Obama a Singapore a proposito dell’accordo sul clima, ha colto tutti di sorpresa. E ha lasciato tutti delusi, come se avessero preso un pugno nello stomaco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Ancora pochi giorni fa, Obama aveva dichiarato che sarebbe andato a Copenhagen se ciò avesse dato l’impeto necessario a stringere l’accordo. E già si ravvisava l’opportunità che a Cop15 fossero presenti i grandi del mondo – Angela Merkel, Gordon Brown, Nicolas Sarkozy – forse gli unici capaci di realizzare all’ultimo minuto il miracolo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">IL FILM DEI NEGOZIATI</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Ma poi abbiamo riavvolto il film del negoziato sul clima e abbiamo rivissuto le fasi che ci hanno fatto passare dalle attese alla speranza, fino allo scetticismo e alla disillusione, e infine alla delusione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Si sapeva già nel 1997 che il Protocollo firmato a Kyoto in occasione di Cop3 lambiva appena il problema. Era solo un assaggio – si era detto – che serviva non tanto a operare un concreto e consistente taglio alle emissioni di gas-serra, quanto a rodare gli ingranaggi di un complicato meccanismo connesso all’accordo: dai registri delle emissioni, al monitoraggio e al rispetto degli accordi, all’avvio dei cosiddetti meccanismi di flessibilità. Aspetti che avevano impegnato le parti nelle successive conferenze. Ma dopo che il Protocollo era divenuto operativo il 16 febbraio del 2005, al termine del processo di ratifica che ne aveva consentito l’avvio, ci si era cominciati a chiedere cosa era necessario fare nel secondo periodo, quello dal 2012, quello del post-Kyoto. Quando si sarebbe dovuto fare sul serio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Mentre le nostre conoscenze scientifiche sul problema dei cambiamenti climatici crescevano e si facevano più precise, come certificato dai rapporti dell’Ipcc del 2001 prima e del 2007 poi, si arrivava alla conferenza di Bali, la Cop13. In quell’occasione veniva inaugurato un percorso, la cosiddetta Bap (Bali Action Plan), che seguendo un doppio binario avrebbe dovuto condurre al nuovo trattato, la cui data veniva fissata a Copenhagen per Cop15. La Bap era un nitido esempio di non decisione: poiché prendere impegni con effetto immediato era troppo costoso, economicamente e politicamente, si decideva di non decidere o, più propriamente, si decideva che si sarebbe deciso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">A Bali venivano costituiti due gruppi di lavoro: uno, Ad Hoc Working Group on Kyoto Protocol o Awg-Kp, costituito dai paesi che avevano ratificato il protocollo di Kyoto, e quindi a esso vincolati, che dovevano ragionare sulla prosecuzione dell’accordo nello spirito e lungo le linee stabilite dal protocollo; l’altro, Ad Hoc Working Group on Long Term Cooperative Action under the Convention o Awg-Lca, costituito da tutti i paesi – Stati Uniti e paesi in via di sviluppo compresi – che avevano aderito alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc), impegnato sulla questione della stabilizzazione della concentrazione di gas serra nel lungo periodo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Nemmeno la Cop14 svoltasi nel dicembre 2008 a Poznan aveva portato a significati progressi concreti, cosicché cresceva l’attesa per ciò che si sarebbe stabilito a Copenhagen: in pratica l’onere della ricerca dell’accordo era stato spostato in avanti e incombeva interamente sulla riunione della capitale danese. È così che quest’anno si sono svolti frenetici incontri dei due gruppi di lavoro prima a Bonn, poi a Bangkok, infine a Barcellona. A questa attività si è sovrapposta quella concepita in seno al G8 a presidenza italiana, da Siracusa a L’Aquila, e al nuovo gruppo del Mef, il Major Economies Forum, lanciato proprio da Obama come occasione di dialogo tra i capi dei più importanti paesi sia ricchi che in via di sviluppo, riunitosi a Washington, Parigi, Città del Messico.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">DI RINVIO IN RINVIO</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Mentre dunque crescevano le attese su Copenhagen, purtroppo tardavano a prodursi accordi su aspetti essenziali del negoziato. Il nuovo trattato avrebbe dovuto fissare:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">- una serie di impegni ambiziosi di riduzione delle emissioni da parte dei paesi sviluppati, compresi gli Stati Uniti, dell’ordine del 25-40 per cento rispetto al 1990 entro il 2020</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">- un&#8217;azione adeguata da parte dei paesi in via di sviluppo per ridurre la crescita delle loro emissioni, a circa il 15-30 per cento in meno rispetto ai livelli normali al 2020</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">- un accordo finanziario per aiutare i paesi in via di sviluppo a mitigare le emissioni e ad adattarsi ai cambiamenti climatici, dell’ordine di 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">I progressi fatti nelle sessioni negoziali di quest’anno si rivelavano più lenti di quanto sperato, cosicché il segretario esecutivo della Convenzione sul clima dell’Onu Yvo de Böer dichiarava lo scorso 5 novembre “I don&#8217;t think we can get a legally binding agreement by Copenhagen. <span style="EN-GB;" lang="EN-GB">I think that we can get that within a year after Copenhagen”.(1)</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;"></span></span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Insomma, ci si cominciava ad adagiare all’idea che a Cop15 sarebbe seguita nel 2010 una Cop15-bis, come del resto (e inutilmente) era già successo a Bonn per la Cop6-bis nel 2001.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Sullo stallo avevano pesato ultimamente l’impuntatura dei paesi del G77+Cina che volevano una prosecuzione del Protocollo di Kyoto anziché un nuovo contenitore, timorosi di vedere nel nuovo strumento l’inserimento di obiettivi vincolanti alle proprie emissioni. Ma aveva anche pesato l’incertezza e l’ambiguità della rappresentanza statunitense sulla quantificazione dell’ impegno di riduzione degli Usa, cosa che aveva quindi suscitato i sospetti di molti dei paesi in via di sviluppo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Tutto questo fino all’epilogo di ieri. Formalmente il presidente americano ha espresso il suo sostegno alla proposta del premier danese Lars Rasmussen per un accordo in due tempi sulla questione del clima: una intesa politica alla conferenza di Copenaghen di dicembre, seguita successivamente da una intesa legalmente vincolante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Ma è chiaro che mentre è certa la convergenza unanime sulla prima intesa – così da poter dire che Copenhagen non sarà stata un’inutile passerella – la vera “ciccia” contenuta eventualmente nella seconda intesa viene spostata in là nel tempo. Secondo alcune accezioni l’intesa “legalmente vincolante” consisterebbe in un accordo circa una scadenza entro la quale conseguire un accordo vincolante. Ma anche qui appare chiaro che la scadenza potrebbe essere fissata molto in avanti, essere specificata in modi sufficientemente vaghi e comunque alla fine essere bellamente disattesa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Purtroppo, alla fine, si sarà persa un’altra occasione per colmare il divario tra ciò che andrebbe fatto e ciò che si è disposti a fare. Il problema è che, mentre il progresso nel negoziato ha lo scopo di spostare il più avanti possibile la seconda asticella, la prima non resta ferma. I continui aggiornamenti sul fronte scientifico stanno risolvendo progressivamente l’incertezza sulle conseguenze che i cambiamenti climatici provocano e all’entità e velocità delle alterazioni in corso. Ciò implica che ogni giorno che passa veniamo ad apprendere che quanto ieri ritenevamo fosse necessario fare, oggi non è già più sufficiente. Questo è dunque il senso e il costo della dichiarazione svuota-Cop15 di Obama a Singapore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Si sostiene che la dichiarazione è la conseguenza sul versante internazionale delle difficoltà interne del presidente a far approvare il Kerry-Boxer Bill al Senato, dopo che il provvedimento gemello Waxman-Markey era passato con soli sette voti di scarto alla Camera bassa. Senza una legge che introduca limiti alle emissioni domestiche, uniti a un sistema di cap-and-trade, gli Usa non avrebbero la forza politica necessaria per siglare un accordo internazionale. Forse si potrebbe sostenere anche l’esatto contrario: con un presidente convinto della bontà dell’accordo, gli impegni assunti all’esterno potrebbero condizionare – pena la perdita di credibilità – le decisioni interne in materia di clima.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">L’EUROPA E LA GREEN ECONOMY</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Quanto a noi, ci sembra di essere tornati indietro, a quando aspettavamo l’elezione di un presidente americano finalmente sensibile e deciso a prendere il toro del clima per le corna. Consci che oggi come allora senza un forte e preciso impegno da parte del paese più ricco, difficilmente le nazioni in via di sviluppo a rapida crescita vorranno assumersi le loro crescenti responsabilità secondo modi e misure che in realtà non hanno avuto modo di essere discusse.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"></span><span style="small;"><span style="Times New Roman;">L’Unione europea corre intanto per una strada già segnata fino al 2020, per di più rispettando in pieno gli obblighi del protocollo di Kyoto, secondo gli ultimi dati. Sarà bene che nessuno ceda alle sirene di coloro che sostengono che senza l’impegno degli altri, il nostro risulta inutilmente oneroso. Molti paesi – sia sviluppati che non – si sono dati obiettivi di sostenibilità ambientale che intendono perseguire: molti degli interventi riguardano profondi cambiamenti del sistema con cui si produce, distribuisce e consuma l’energia. Efficienza energetica ed energie rinnovabili sono gli ingredienti di quella che la perdurante crisi economica ha consacrato come green economy. Crediamo che i recenti sviluppi del negoziato internazionale debbano dare ancor più impulso<span style="yes;">  </span>per rendere la green economy un elemento permanente del nostro processo di crescita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span><span style="Times New Roman;">(1) “Non penso che si arriverà a un accordo legalmente vincolante a Copenhagen. Credo che potremmo arrivarci entro l’anno successivo alla conferenza di Copenhagen”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"><em>Insomma, brutte notizie. Tra il dire ed il fare, Mr. Obama&#8230;</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"><em>Quinto</em></span></p>
<p><a href="mailto:fJgR@^OjT&amp;FJ"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Verso un mondo equilibrato e sostenibile. Obama all&#8217;onu</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è tratto dal sito www.inviatospeciale.com , dove ognuno può scrivere liberamente i propri articoli. Rodolfo Obama all’Onu: “Gli Usa per un mondo pacifico” Scritto il 24 settembre 2009 Il discorso del presidente distrugge definitivamente le passate scelte della destra conservatrice. Le parole “non servono per risolvere i problemi, bisogna agire” in un momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obama-is-new-green.jpg"><br />
</a></p>
<p><em>Questo articolo è tratto dal sito www.inviatospeciale.com , dove ognuno può scrivere liberamente i propri articoli.</em></p>
<p><em>Rodolfo</em></p>
<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obama-is-new-green.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8807" title="obama-is-new-green" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/obama-is-new-green-268x300.jpg" alt="" width="268" height="300" /></a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Obama all’Onu: “Gli Usa per un mondo pacifico”</strong><br />
Scritto il 24 settembre 2009<br />
Il discorso del presidente distrugge definitivamente le passate scelte della destra conservatrice.<br />
Le parole “non servono per risolvere i problemi, bisogna agire” in un momento in cui “comincia una nuova era segnata dall’impegno a perseguire interessi comuni nel rispetto reciproco”.<br />
Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel corso del suo intervento ieri davanti all’Assemblea Generale dell’Onu riunita per l’inizio della 64esima sessione. In questo senso deve agire anche il G20, fissando un “percorso per una crescita equilibrata e sostenibile”, attraverso la supervisione, il rilancio della domanda e nuove regole che rafforzino gli standard di tutti i centri finanziari.<br />
“Bisogna porre fine all’avidità, agli eccessi e agli abusi che ci hanno portato al disastro e per evitare che una crisi del genere si verifichi di nuovo”, ha detto.Il presidente americano, che ha auspicato un clima di cooperazione internazionale su questioni cruciali come la lotta al terrorismo, la pace in Medio Oriente e i cambiamenti climatici, ha sottolineato la necessità che ogni nazione si assuma la propria parte di responsabilità.<br />
“Non può essere solo un compito americano. Coloro che hanno puntato l’indice contro l’America accusandola di agire da sola, non possono ora farsi da parte e aspettare che l’America risolva da sola i problemi del mondo”.<br />
In particolare, per quanto riguarda “una crisi economica che ha toccato ogni angolo del mondo”, occorre che i paesi del G20 lavorino a “una risposta coordinata a livello internazionale”, sul modello del piani di stimoli che hanno “fatto allontanare l’economia dal baratro”.<br />
Obama ha inoltre parlato dei “quattro pilastri” su cui va costruito il futuro, ovvero “disarmo e non proliferazione nucleare, promozione della pace e della sicurezza, salvaguardia del pianeta e un’economia globale che dia opportunità a tutte le persone”.<br />
Il presidente ha insistito in particolare sul primo punto, lanciando un monito a Iran e Corea del Nord invitandoli ad “attenersi ai propri obblighi” e a rendere conto alla comunità internazionale delle proprie ambizioni nucleari.<br />
“Se scelgono di ignorare gli standard internazionali e proseguire con i programmi nucleari, il mondo deve essere unito e dimostrare che la legge internazionale non è fatta di vuote parole”.</p>
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		<title>&#8220;BESTIA&#8221; E 500 PERSONE AL SEGUITO PER TOUR EUROPEO OBAMA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 11:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accompagnati da uno staff di 500 persone e da un corteo di limousine in cui spicca &#8220;The Beast&#8221;, la Cadillac presidenziale, Barack e Michelle Obama sbarcano mercoledi&#8217; a Londra, prima tappa del tour europeo di otto giorni che proseguira&#8217; in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Turchia. Con il presidente si muove un pezzo di Casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accompagnati da uno staff di 500 persone e da un corteo di limousine in cui spicca &#8220;The Beast&#8221;, la Cadillac presidenziale, Barack e Michelle Obama sbarcano mercoledi&#8217; a Londra, prima tappa del tour europeo di otto giorni che proseguira&#8217; in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Turchia. Con il presidente si muove un pezzo di Casa Bianca per garantire la sicurezza di ogni spostamento e di ogni gesto di Obama, dalla benzina che sara&#8217; impiegata dai suoi mezzi all&#8217;acqua che berra&#8217;, oltre a tutto l&#8217;occorrente per gestire qualsiasi tipo di crisi. &#8211; LO STAFF: Barack Obama viaggia con un corteo di limousine blindate, elicotteri, 200 agenti dei servizi segreti e un&#8217;equipe medica di sei persone (con tanto di chirurgo e infermieri). C&#8217;e&#8217; anche un team di cuochi pronto a grigliargli un hamburger se avesse un improvviso languorino. Anche Michelle avra&#8217; a sua disposizione uno staff di otto persone, tra cui segretaria, addetta stampa e guardie del corpo. &#8211; AIR FORCE ONE: dotato di suite presidenziale, con tanto di palestra, 85 telefoni, 19 televisioni, computer e fax , l&#8217;Air Force One ha ali rinforzate in grado di resistere a un&#8217;esplosione nucleare a terra, razzi per confondere i missili nemici, e un sistema di difesa che perforra i radar del nemico. Gli oltre 200 chilomtri di cavi sno espressamente schermati da interferenze elettromagnetiche create da un attacco nucleare. In volo con Obama, anche un ufficiale con i codici per il lancio di un missile con testata nucleare. &#8211; THE BEAST: Dotata di fotocamera per la visione notturna, barre protettive in acciaio e alluminio rinforzato, &#8216;la bestia&#8217; e&#8217; un&#8217;auto di sicurezza di ultimissima generazione. La Obama-mobile e&#8217; rinforzata con una superstruttura in titanio e ceramica, che crea una blindatura stagna capace di resistere anche ad un attacco con armi chimiche. Insieme ai serbatoi per gas lacrimogeni e ossigeno, l&#8217;auto ha a bordo un kit per la trasfusione con il sangue del presidente, del gruppo AB. I pneumatici consentono di mantenere la guida anche se perforati. Per maggiore sicurezza, pero&#8217; il trasferimento dall&#8217;aeroporto londinese di Stansed fino alla residenza dell&#8217;ambasciatore statunitense a Regent&#8217;s Park, a Londra, avverra&#8217; con un elicottero VH-3D, considerato piu&#8217; sicuro e anche meno complicato da organizzare rispetto a un corteo di auto. &#8211; SERVIZI SEGRETI: Piu&#8217; di 200 agenti dei servizi segreti proteggerano il presidente dueante il suo viaggio. Gli 007 statunitensi hanno fatto gia&#8217; tre puntate all&#8217;estero preparatorie del viaggio: il primo, e&#8217; servito per una ricognizione preliminare, nel secondo sono stati ispezionati i luoghi della visita; il terzo ha consentito di depurare gli ambienti dalle cimici, testare i cibi, verificare la qualita&#8217; dell&#8217;aria.</p>
<p>da &#8220;Repubblica.it&#8221; di lunedì 30/03</p>
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		<title>Obama: I can!</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 15:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una parola che in Italia si può solo sussurrare, e anche molto piano, questa è &#8220;patrimoniale&#8220;.    Forse è anche reato soltanto pensarla. Chi lo ha fatto dichiaratamente o velatamente si è visto marchiare in modo sprezzante come bolscevico dal partito che ha raccolto intorno a sè parte dela &#8220;discarica degli inerti&#8221; della prima repubblica: Forza Italia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/stalin-copia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5265" title="stalin-copia" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/stalin-copia-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Se c&#8217;è una parola che in Italia si può solo sussurrare, e anche molto piano, questa è &#8220;<strong>patrimoniale</strong>&#8220;.    Forse è anche reato soltanto pensarla. Chi lo ha fatto dichiaratamente o velatamente si è visto marchiare in modo sprezzante come bolscevico dal partito che ha raccolto intorno a sè parte dela &#8220;discarica degli inerti&#8221; della prima repubblica: Forza Italia.</p>
<p>Barack Obama in due giorni ha varato un budget (l&#8217;equivalente di ciò che noi chiamiamo finanziaria) che per prima cosa non farà più sconti a chi ha patrimoni superiori ai 250.000 dollari, per garantire prima di tutto una copertura sanitaria a tutti.</p>
<p>In secondo luogo ha scandito forte e chiaro : &#8220;<strong>non cederò alle pressioni delle lobby</strong>&#8221; aggiungendo che &#8220;<strong>mi fanno la guerra: risponderò. Io cambio il paese per il popolo</strong>&#8220;. Poi, cosa da nulla, ha detto stop ad una delle guerre più costose ed inutili che si siano mai combattute: via dall&#8217;Iraq in poco più di un anno.</p>
<p>Ma chi è Obama? Un comunista? E i suoi consiglieri? Transfughi del Pcus?</p>
<p>Non pochi, in Forza Italia, hanno tentato di cavalcare l&#8217;astro nascente delle speranze politiche mondiali. Ma ora che le carte sono scoperte, che dicono, come valutano, come giudicano?</p>
<p>Ne vogliamo parlare, giusto per fare chiarezza?</p>
<p>Rodolfo</p>
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