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	<title>JesoloForum.com &#187; Giacarlo Galan</title>
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	<description>La città che parla</description>
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		<title>Torri: fine di un sogno?</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2009/07/torri-fine-di-un-sogno/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 01:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[La città]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Calzavara]]></category>
		<category><![CDATA[Codello]]></category>
		<category><![CDATA[Giacarlo Galan]]></category>

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		<description><![CDATA[Torri: braccio di ferro tra Galan-Calzavara e Sovrintendenza. Di sicuro siamo ad un punto di svolta: se hanno ragione Galan e Calzavara, il sogno di diventare Miami continua. Se ha ragione la Sovrintendenza, il sogno sembra al capolinea.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/miamibeach.jpg"></a>
<dl id="attachment_7347" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/miami.jpg"><img class="size-medium wp-image-7347" title="miami" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/miami-300x200.jpg" alt="il sogno jesolano" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">il sogno jesolano</dd>
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</div>
<p> Premetto che quanto sto per scrivere è una mia impressione, non una mia convinzione. Un&#8217;impressione suscitata da un articolo di Paola Vescovi pubblicato sul Corriere del Veneto dal titolo &#8220;Galan difende le torri e attacca la Sovrintendente”, ovvero Renata Codello.</p>
<p>Innanzitutto riporto le dichiarazioni di Galan e di Calzavara, che si riferiscono al blocco posto dalla Sovrintendenza, che contesta un fatto preciso: i progetti non possono passare senza un&#8217;autorizzazione ambientale e paesaggistica, poichè l&#8217;area dove dovrebbero sorgere gli edifici è vincolata da un decreto legislativo che tutela i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea della battigia. Dura lex, sed lex. Almeno così capisco io.</p>
<p>Dichiarazione di Galan (resa mercoledì scorso nell&#8217;ambito della presentazione del Rapporto Statistico 2009 della Regione, durante la quale, tra l&#8217;altro, il Governatore bacchetta duramente gli imprenditori, rei di &#8220;chiedere troppo senza mai ringraziare&#8221;): &#8220;<strong>Dissento dal comportamento della Soprintendente Renata Codello che si è accanita contro lo sviluppo verticale di Jesolo che ha invece il più bel piano regolatore d&#8217;Italia&#8221;</strong>.</p>
<p>Il presidente Galan non era mai stato così duro. Lo è stato mercoledì,  dopo che si è ipotizzato che la Codello potesse essere candidata sindaco del centro-sinistra alle prossime amministrative di Venezia (cosa che la Codello sembra abbia escluso in modo netto).</p>
<p>Seconda dichiarazione di Galan:&#8221; <strong>Di Piani Regolatori ne ho visti tanti, ma quello di Jesolo è il migliore: cose così belle le ho viste solo a Miami</strong>&#8220;.</p>
<p>Dichiarazione del nostro Sindaco, Francesco Calzavara (che , come sappiamo, intende ricorrere al Consiglio di Stato per superare lo scoglio creato dalla sentenza del Tar, che stabilisce che i progetti delle torri di Jesolo debbano passare sul tavolo della Codello) :&#8221;<strong>Io credo che, avendo visto recentemente Jesolo, Galan si sia reso conto delle potenzialità di questa città. Non posso dunque che essere soddisfatto del fatto che i  veti pretestuosi della Codello trovino l&#8217;opposizione del Presidente del Veneto. Galan ha capito che la peculiarità di Jesolo può diventare un simbolo del Veneto e dell&#8217;Italia, perchè in tutta Italia non ci sono altri esempi di tale portata urbanistica</strong>&#8220;.</p>
<p>Ma, occorre ricordarlo, la Sovrintendenza contesta i progetti poichè l&#8217;area in cui sono previste le edificazioni è vincolata da un decreto legislativo che tutela i territori costieri compresi in una fascia della profondita di 300 metri dalla battigia.</p>
<p>Ultima dichiarazione, nell&#8217;articolo del Corriere, di Calzavara:&#8221; <strong>E&#8217; impensabile che una persona possa fare il bello ed il brutto tempo per una località che punta all&#8217;eccellenza</strong>&#8220;.</p>
<p>Questi i fatti, che generano in me, e anche in altre persone con le quali discuto abitualmente, l’impressione che qualcosa non quadri.<br />
La prima questione è la seguente: Il decreto legislativo che tutela i territori è preesistente al Prg jesolano? Se sì, allora non se n’è tenuto conto, e ora che i progetti stanno per prender corpo (uno, quello di Piazza Marina, è gia stato stoppato), incontrano un vincolo oggettivo. Il ricorso al  Consiglio di Stato può vanificare un decreto legislativo?<br />
La seconda questione: come mai il Presidente Galan si muove solo ora? Perché, solo ora, difende l’eccezionalità del Prg di Jesolo? Forse perché la Codello è in odore di candidatura a Sindaco di Venezia? Se no, per quale altro motivo?<br />
La terza questione: perché il decreto legislativo, nell’operato della Codello, è definito dal Sindaco di Jesolo  un &#8220;veto pretestuoso&#8221;?  Pretestuoso significa fazioso, opportunistico, cavilloso, inventato? Il decreto legislativo è una norma dello Stato o è un arbitrio della Sovrintendente?<br />
La quarta e ultima questione è relativa all’affermazione di Calzavara secondo la quale la Codello agisce arbitrariamente (fare il bello ed il brutto tempo significa questo, se non sbaglio). Ma il vincolo, il decreto legislativo, chi lo ha scritto? E’ vigente? E’ interpretabile? Cosa può fare il Consiglio di Stato? Riscrivere il decreto, modificare o cancellare il vincolo?</p>
<p>Io mi fermo qui, perché non saprei andare avanti. Mi resta l’impressione che qualcosa debba essere chiarita, che servano dei riferimenti precisi per sapere se qualcuno ha, se non abusato, almeno azzardato, sia questo il Comune di Jesolo nell’approvazione di alcuni progetti o la Sovrintendenza nel negarle la legittimità.<br />
Di sicuro siamo ad un punto di svolta: se hanno ragione Galan e Calzavara, il sogno di diventare Miami continua. Se ha ragione la Sovrintendenza, il sogno sembra al capolinea.</p>
<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/miamibeach.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7365" title="miamibeach" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/miamibeach-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a></p>
<p>Rodolfo Murador</p>
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		<title>Galan presenta il nuovo Veneto: «Finita l&#8217;era di &#8220;capannone selvaggio&#8221;»</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 13:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giacarlo Galan]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dal bel sito del &#8220;Gazzettino on line pubblichiamo questa interessante intervista a Giancarlo Galan.&#8212;&#8212;. «Se sciupiamo la natura, sciupiamo la vita». Poche parole in un soffio quelle di Mario Rigoni Stern ricordate (a otto mesi dalla scomparsa) con un video nell’aula Magna dell’Università Racconta della terra veneta dove il richiamo alla natura è ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/capannoni.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/capannoni-300x224.jpg" alt="" title="capannoni" width="300" height="224" class="alignnone size-medium wp-image-5149" /></a></p>
<p>Tratto dal bel sito del &#8220;<strong>Gazzettino on line</strong> pubblichiamo questa interessante intervista a <strong>Giancarlo Galan</strong>.&#8212;&#8212;.</p>
<p>«Se sciupiamo la natura, sciupiamo la vita». Poche parole in un soffio quelle di Mario Rigoni Stern ricordate (a otto mesi dalla scomparsa) con un video nell’aula Magna dell’Università Racconta della terra veneta dove il richiamo alla natura è ancora una specie di codice genetico che unisce le nostre vite.<br />
 Ed è nel senso di una natura finalmente da rispettare che la Regione ha deciso di portarsi sulle spalle la responsabilità di disegnare il Veneto del futuro nel quale immaginare ancora una casa in collina, l’aeroporto a meno di un’ora, un treno che ci porta in ogni paese, un capannone che non inquina lo sguardo.</p>
<p>Se un giorno ci sentiremo così vivendo nel Veneto, vuol dire che saremo dentro la realtà di ciò che ieri è stato chiamato Piano territoriale di coordinamento, ovvero la mappa-madre che la Regione consegna alle Province e ai Comuni senza dogmi, ma come un quadro da completare su come difendere e che cosa creare su questa terra nei prossimi anni.</p>
<p>«È una banca dati del Veneto offerta alla comunità per costruirci strategie ed azioni concrete». Così l’ha definita, presentandola davanti al consiglio regionale, i presidenti delle province, architetti e urbanisti, il presidente della Regione Giancarlo Galan. Con lui l’assessore regionale Renzo Marangon e il rettore dell’Università, Vincenzo Milanesi.</p>
<p>Un quadro che si compone di tante tavole, come un polittico del Quattrocento e che è costato quattro anni di fatiche. Non è facile disegnare il futuro. «Abbiamo deciso un’impostazione particolare: da un lato preservare alcuni aspetti del nostro paesaggio, e per il resto togliere più vincoli possibili per dare spazio alla creatività &#8211; ha detto Galan &#8211; Non c’è da parte nostra un’egemonia da imporre ma un’idea: che il Veneto è un’unica grande città metropolitana coi suoi centri abitati, i suoi parchi, le sue periferie. Un Veneto in cui avremo bisogno di due soli aeroporti, ovvero il sistema Venezia-Treviso da un lato e Verona dall’altro, perchè a un nostro imprenditore non importa certo di andare alla Malpensa. Deve arrivare all’aeroporto in meno di un’ora. Ma questo è anche il Veneto dov’è obbligatorio che ci sia una sola grande azienda dei servizi per evitare che vengano fagocitate da quelle europee. Ma è soprattutto un Veneto dove dobbiamo finirla di consumare territorio. Dunque verticalizziamo le costruzioni, ma non tanto quelle residenziali che non si sposerebbero col nostro modello culturale, piuttosto quelle degli spazi lavorativi. Qui una soluzione va studiata».</p>
<p>Insomma &#8211; e semplificando &#8211; invece di quattro capannoni da un piano facciamone uno di quattro. In fondo è un piano per decidere, come è stato definito.<br />
«È il Terzo Veneto che concepiamo come una grande città, coi suoi parchi, le sue zone commerciali, le sue vie di comunicazione. Una città come Los Angeles, e che vogliamo più bella e dove si viva meglio: con una grande mobilità interna per altri 500mila nuovi abitanti, ma con una grande capacità progettuale, in cui stiano aziende con grandi capacità di innovazione e capacità di espandersi all’estero».</p>
<p>«Continueremo a vivere in villette unifamigliari in questo Veneto? &#8211; continua Galan &#8211; Io credo che lo sviluppo debba essere di tipo diverso e che per preservare le zone che abbiamo deciso di preservare serva concentrare altre attività in altre parti della Regione». Dunque nel Veneto dei capannoni ci sarà una grande attenzione al terreno agricolo. «Ne abbiamo sacrificato fin troppo di questo Veneto, quindi nel Piano c’è questa concezione: basta capannoni sparsi senza logica o aree industriali in ogni paese quasi fosse uno status symbol averle, basta aree artigianali in ogni luogo, terreni agricoli lasciati all’interesse di chi li ha per divenire edificati. C’è una parte del Veneto destinata a vivere meglio ed è quella che resterà agricola».</p>
<p>Impossibile elencare tutti gli obiettivi strategici. Ma tanto il Piano intende difendere i percorsi della grande guerra nelle Dolomiti quanto non mette limite ai posti-barca sulle coste. Tanto si preoccupa di fare un elenco delle architetture del ’900 quanto di individuare nuovi profili metropolitani. Dopo l’asse centrale Venezia-Padova-Vicenza anche quello che si sta realizzando tra Legnago-Rovigo-Adria. Sono dieci le &#8220;tavole&#8221; della legge che si soprappongono l’una sull’altra. Con la Carta dedicata all’uso del suolo, quella dell’energia con il nuovo rigassificatore al largo del Po, quella della Montagna e della biodiversità che studia le interconnessioni tra mare e montagna e individua i corridoi ecologici. E poi ancora c’è la carta dei poli logistici e della piattaforma economica, quella dei turismi che coinvolge anche le aviosuperfici per gli sport alternativi e la Carta della mobilità e delle città. Su tutte il mantello della carta dei paesaggi. Sono 39, una memoria da non perdere.</p>
<p><strong>Mauro Giacon</strong><em></em></p>
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