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	<title>JesoloForum.com &#187; riflessioni</title>
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	<description>La città che parla</description>
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		<title>Auschwitz-Birkenau</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 20:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<title>RIFLESSIONI INTORNO ALLA VICENDA DI VALLE OSSI, di Michele Zanetti</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RIFLESSIONI INTORNO ALLA VICENDA DI VALLE OSSI 72 minuti di sofferenza: un’eternità. Questo è stata la presentazione del libro “Vandali, l’assalto alle bellezze d’Italia” (Rizzoli Editore) svoltasi a cura dell’autore Gian Antonio Stella nella sede della Fondazione Studi e Ricerche Benetton a Treviso, lunedì scorso. 72 minuti di angoscia che pur se resa discontinua dall’ironia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Nuova-Darsena-Eraclea-Mare.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Nuova-Darsena-Eraclea-Mare-300x189.jpg" alt="" title="Nuova-Darsena-Eraclea-Mare" width="300" height="189" class="aligncenter size-medium wp-image-15576" /></a></p>
<p>RIFLESSIONI INTORNO ALLA VICENDA DI VALLE OSSI</p>
<p>72 minuti di sofferenza: un’eternità. Questo è stata la presentazione del libro “Vandali, l’assalto alle bellezze d’Italia” (Rizzoli Editore) svoltasi a cura dell’autore Gian Antonio Stella nella sede della Fondazione Studi e Ricerche Benetton a Treviso, lunedì scorso.<br />
72 minuti di angoscia che pur se resa discontinua dall’ironia piacevole dell’autore e da qualche risata amara, tolgono ogni speranza nel riscatto della cultura italica. Non solo, ma tolgono ogni fiducia nella politica e in particolare nella classe politica di ignoranti, ladri e mafiosi – doti tragicamente trasversali &#8211; che il popolo più ignorante d’Europa (noi) ha scelto per amministrare la cosa pubblica di casa nostra. Un paese dove i Beni artistici e archeologici producono appena il 5,3% del PIL e dove non è bastato un ministro-manager di altissima cultura come Maria Vittoria Brambilla per rilanciare un turismo a dir poco asfittico. Il ministro suddetto ha speso anzi 35 milioni di euro (!) per un portale internet del turismo italiano in cui la Puglia viene introdotta da una canzone di Albano che poi spiega ai visitatori di altre lingue, rigorosamente in italiano, le meraviglie della regione.<br />
Ma cosa c’entra tutto questo con la vicenda ormai nota dell’urbanizzazione di Valle Ossi? Cosa c’entra il fatto che siano stati spesi 103 mila euro per censire i 55 cani randagi si Pompei o 70 mila euro per rifare un pene e due mani a un gruppo marmoreo con Marte e Venere trasferito da un museo nazionale a Palazzo Chigi da Berlusconi?<br />
C’entra, c’entra eccome. Perché Valle Ossi, questa sacca agraria di bonifica collocata sulla sinistra di foce del fiume Piave (sacro alla Patria dei palazzinari), dovrebbe diventare un altro, l’ennesimo esempio di dissipazione del paesaggio e dell’ambiente perpetrato nella martoriata Pianura Veneta.<br />
La vicenda è datata, nel senso che il primo progetto risale ad una giunta di sinistra del comune di Eraclea (e quando mai la sinistra si è sottratta a queste ghiotte opportunità di sviluppo?). Siamo alla fine degli anni Settanta e si parla di un milione e duecentomila metri cubi, che poi scendono a “soli” ottocentomila. I rappresentanti politici dei partiti di giunta e gli stessi assessori, giustificano la cosa con “la necessità di far lavorare i muratori di Eraclea”. Intento nobilissimo, peraltro.<br />
Poi c’è la sequenza di altre giunte di colori diversi: destra democristiana, centro-sinistra, destra berlusconiana, di colore indefinibile e così via. Alla fine, tra ricorsi e controricorsi gli ambientalisti perdono la battaglia e il progetto di urbanizzazione viene approvato definitivamente in tutte le sedi preposte. Nessuno, ma proprio nessuno ha obbiezioni da fare circa lo spreco di territorio, la distruzione del paesaggio e quant’altro.<br />
Giunge però anche la crisi e gli investitori rallentano; hanno qualche dubbio a investire in “terre mare” a schiera con centinaia di posti barca, passerelle attraverso la laguna per raggiungere una spiaggia di cemento, ipermercati balneari, discoteche estive e così via.<br />
Alla fine però si fa viva anche la Lega (quella del “paroni a casa nostra”), che durante l’ultima e recente campagna elettorale comunale presiede la presentazione pubblica dell’ultima versione del progetto, con tanto di presenza annunciata del presidente Zaia, sostituito dall’immancabile assessore Stival.<br />
Infine il grottesco ed emblematico epilogo: si scopre che chi doveva investire decine e decine di milioni di euro “sembra” (in Italia le cose sembrano; raramente sono) essere un evasore totale. Uno di quei signori cui i cittadini monoreddito pagano la scuola (questa no perché è loro sconosciuta), la sanità, la giustizia (neppure questa perché non sanno cosa sia), i trasporti pubblici e così via.<br />
Morale: si continua imperterriti sulla stessa strada (Monti docet): lo sviluppo passa attraverso le urbanizzazioni e le nuove superstrade, le ferrovie superveloci e il “project financing”: con buona pace dei cultori del bene immenso e degradato del nostro patrimonio culturale. Quello cioè che potrebbe garantirci un futuro più che decoroso.<br />
Rimane soltanto un mistero: cos’hanno fatto in questi trent’anni i muratori di Eraclea?  </p>
<p>Michele Zanetti</p>
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		<title>Lo acquisto solo se è rubato, come garanzia di qualità&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 05:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>secchiati irene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Una signora di bell&#8217;aspetto, curata e come si suol dire appartenente a &#8220;buona famiglia&#8221; ha chiesto quest&#8217;oggi una consulenza al mio amico orologiaio. Mentre ha interrotto la nostra pausa-caffè, gli ha mostrato il suo acquisto effettuato in spiaggia presso un ambulante abusivo. &#8220;Credo di aver fatto un affarone&#8221; esordiva la signora, chiedendo al mio amico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una signora di bell&#8217;aspetto, curata e come si suol dire appartenente a &#8220;buona famiglia&#8221; ha chiesto quest&#8217;oggi una consulenza al mio amico orologiaio. Mentre ha interrotto la nostra pausa-caffè, gli ha mostrato il suo acquisto effettuato in spiaggia presso un ambulante abusivo. &#8220;Credo di aver fatto un affarone&#8221; esordiva la signora, chiedendo al mio amico di visionare l&#8217;orologio che teneva nel palmo della sua avida mano. &#8220;E&#8217; un orologio d&#8217;oro, mi dica quanto pesa! Non l&#8217;ho pagato molto e credo d&#8217;aver avuto proprio fortuna.&#8221; Spazientito, ma rientrante nei rigidi canoni di gentilezza  richiesta anche verso i clienti scocciatori e perditempo, le ha risposto che ovviamente non poteva esser oro, visto il basso prezzo e l&#8217;alto peso, nonchè la scarsa attendibilità di garanzia che possa avere un venditore abusivo&#8230;</p>
<p>&#8220;Ma come è possibile che non sia oro, quel ragazzo mi ha giurato e garantito più volte che l&#8217;ha rubato, non può avermi ingannata!&#8221; urlava nel frattempo la bella signorotta indignata.</p>
<p>&#8230;lascio a voi il giudizio morale su questa grottesca ma purtroppo reale parodia alla quale involontariamento oggi ho assistito.</p>
<p>Irene Secchiati</p>
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		<title>Il Libro- Eric Hobsbawn- come cambiare il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 13:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Marx il profeta, lo &#8220;scienziato&#8221;, il filosofo della prassi: che cosa resta, in questo primo scorcio di terzo millennio, del pensatore forse più discusso, temuto e influente degli ultimi centocinquant&#8217;anni? Con questa raccolta di articoli e studi, redatti nell&#8217;arco di quasi sessant&#8217;anni ma rielaborati per l&#8217;occasione, il principale storico marxista si pone alla testa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Hobsbawm_Come_cambiare_il_mondo.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Hobsbawm_Come_cambiare_il_mondo-186x300.jpg" alt="" title="Hobsbawm_Come_cambiare_il_mondo" width="186" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-14118" /></a></p>
<p>Marx il profeta, lo &#8220;scienziato&#8221;, il filosofo della prassi: che cosa resta, in questo primo scorcio di terzo millennio, del pensatore forse più discusso, temuto e influente degli ultimi centocinquant&#8217;anni? Con questa raccolta di articoli e studi, redatti nell&#8217;arco di quasi sessant&#8217;anni ma rielaborati per l&#8217;occasione, il principale storico marxista si pone alla testa di una tendenza che da qualche tempo,  dopo l&#8217;eclissi degli anni Ottanta e Novanta, sta riportando a una rilettura radicale dell&#8217;autore del Capitale. Perfino i detrattori &#8211; soprattutto all&#8217;indomani della crisi finanziaria &#8211; hanno dovuto riconoscere la forza e la lucidità del suo pensiero. Non più imbalsamato da opposte ideologie, Marx può essere considerato per quello che è sempre stato: un grande pensatore, uno stilista esemplare, un pioniere. Con l&#8217;autorevolezza di un maestro della storiografia, Hobsbawm ricostruisce l&#8217;ambivalente epopea del marxismo, dai moti del 1848 alla caduta del muro di Berlino, dal Gramsci dei Quaderni, oggetto di un caloroso tributo, al crollo dell&#8217;Urss. Sedici saggi che indagano la genesi di opere fondamentali, dal Manifesto del partito comunista al Capitale, passando per gli ermetici Grundrisse; ne studiano, dati alla mano, la circolazione e la diffusione; interrogano la fortuna e le metamorfosi del pensiero marxista in alcuni momenti chiave, come l&#8217;Inghilterra tardo-vittoriana, l&#8217;Europa fascista, la Guerra fredda, il 1989, ponendo il problema di una scomoda eredità.</p>
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		<title>Il corpo e i dilemmi del desiderio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 21:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa ho letto una lettera inviata alla rubrica “Questioni di cuore” che Natalia Aspesi tiene sul &#8220;Venerdì&#8221;di Repubblica. Una lettera scritta da una donna, come me, cinquantenne. Mi ha impressionata moltissimo. Mi ha fatto riflettere sul corpo, sul mio, sul corpo degli uomini e delle donne che hanno raggiunto la piena maturità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/venere_Botticelli.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/venere_Botticelli.jpg" alt="" title="venere_Botticelli" width="205" height="200" class="aligncenter size-full wp-image-14077" /></a></p>
<p>Un paio di settimane fa ho letto una lettera inviata alla rubrica “Questioni di cuore” che Natalia Aspesi tiene sul &#8220;Venerdì&#8221;di Repubblica.<br />
Una lettera scritta da una donna, come me, cinquantenne.<br />
Mi ha impressionata moltissimo.<br />
Mi ha fatto riflettere sul corpo, sul mio, sul corpo degli uomini e delle donne che hanno raggiunto la piena maturità e sono in cammino verso un tanto inevitabile quanto naturale declino.<br />
Il corpo è quello che noi siamo. Il corpo desidera, sempre. Desidera il cibo, desidera l’attività e il riposo. Ma soprattutto il corpo desidera il piacere. Il corpo è desiderante. E’ naturale.<br />
Ma a cinquant’anni, poco meno o poco più, il corpo che siamo si chiede anche se esso è ancora desiderabile, e noi con lui.<br />
Così nel pensiero, in una sequenza vorticosa, ho pensato alle creme, alle tinte, al controllo del peso, al metodico scrutare l’insorgenza di una ruga, di una macchia, di un cedimento dei tessuti.<br />
Palestra, alimentazione, tisane, nuoto, tante promesse e ipotetiche rinunce tracciano implacabili un percorso che assomiglia ad una via crucis.<br />
Sullo sfondo un presentimento, un dolore.<br />
Il dolore di una speranza di gioventù che svanisce abbrutisce, sfianca non solo il corpo, ma nche lo spirito, che dal dolore non viene fortificato, come si vorrebbe credere.<br />
Eppure il dolore dovrebbe darci un senso nobilitante, come vuole la cultura cristiana.<br />
Dovrebbe. Ma non siamo più sensibili a queste illusioni.<br />
Vorremmo fermare il tempo. La prospettiva del declino produce un’aura di tristezza sottile e avvolgente.<br />
Che fare, quindi? Riscrivere i propri connotati affidandoci al bisturi, cure e sacrifici che neanche Sisifo e Tantalo messi insieme per essere ancora “oggetto di desiderio”? O cercare di sorriderci sopra con la chiara consapevolezza che ci lasciamo andare ad un giusto e lieve  addio alla bellezza?</p>
<p>Mi piacerebbe discuterne con voi, amiche ed amici.</p>
<p>Copio la lettera che ha prodotto questi pensieri.</p>
<p> <em>“Appartenevo alla categoria delle ammogliate, poi lui si innamora della collega per niente zoccola, mi elegge a sua confidente, non intende rinunciare e mi propone di vivere insieme come fratello e sorella per amore di nostra figlia, ed eccomi entrata nella categoria della moglie tradita. Non accetto, ci separiamo. Second life! Butto via qualche chilo, cambio parrucchiere, cerco un nuovo amore, perché appartengo alla categoria di quelle-che-non-sanno-stare –sole. Conosco lui e ci innamoriamo. Seguono dodici anni quasi felici nonostante ci dividano mille chilometri e una famiglia (la sua). Nessuno pensa che io sia una zoccola: non la moglie, che intuisce quanto sia funzionale alla tenuta del matrimonio. Non mia figlia, che ormai adulta è contenta della mia serenità. Non suo figlio, che ignora. Lui è un uomo generoso, che mi riempie di attenzioni in giro per l’Europa. Ma io so che domani finirà.</em><br />
<em>Il domani è arrivato, una crisi esistenziale, la caduta del desiderio, sensi di colpa, crisi di panico. Non vuole perdermi, chiede tempo. Passano mesi senza vederci. Alla fine prendo atto e sono io a pronunciare la parola fine. Lui non ne ha il coraggio. Sono rimasta sola, ho più di cinquant’anni e sarà forse uno stato permanente. Non riesco ad accettarlo e, mi scusino le persone che la pensano diversamente, ma vivo col magone. Non che creda di condurre una vita vuota, di avere bisogno di un maschio per sentirmi legittimata. Ma che nostalgia, che tristezza, che spavento, vedo solo anni di solitudine e gelo.</em><br />
<em>In questa piccola, vecchia città, gli uomini che mi capita di incontrare sono i mariti delle mie amiche. E no, non è vero che sole è bello, almeno non per me: in verità sto infilando un messaggio in bottiglia, per affidarlo al mare.”</em></p>
<p> Eccoci in riva al mare, a lanciare il nostro messaggio in una bottiglia <img src='http://www.jesoloforum.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Andreina</p>
<p>Un saluto a tutti quelli che non sono né giovani né vecchi <img src='http://www.jesoloforum.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>amara mara</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2010/11/amara-mara/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 16:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Più amara della morte è la donna. Ecclesiaste,Antico Testamento Vero Silvio? Rodolfo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/carfagna-e-bocchino.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/carfagna-e-bocchino-300x195.jpg" alt="" title="carfagna-e-bocchino" width="300" height="195" class="alignnone size-medium wp-image-12150" /></a></p>
<p><strong>Più amara della morte è la donna. </strong></p>
<p>Ecclesiaste,Antico Testamento</p>
<p>Vero Silvio?</p>
<p>Rodolfo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;aquilone nero</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 23:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggende metropolitane]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;e c&#8217;eravamo sbagliati di nuovo. Convinti pigramente che la tecnologia avesse messo fuori uso le tradizionali forme di comunicazione, scopriamo, grazie alla straordinaria acutezza dell&#8217;immaginifico e, bisogna ammetterlo, simpatico e caratteristico  ex-assessore Bison, che i vecchi sistemi di segnalazione a distanza sono ancora in uso tra gli ambulanti abusivi in spiaggia. Retata della task-force in arrivo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11216" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/mo.jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-11216" title="mo.jpg" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/mo.jpg-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ombrellone nero= retata in corso. E&#39; l&#39;ultima scoperta di Daniele Bison</p></div>
<p>&#8230;e c&#8217;eravamo sbagliati di nuovo. Convinti pigramente che la tecnologia avesse messo fuori uso le tradizionali forme di comunicazione, <em>scopriamo</em>, grazie alla straordinaria acutezza dell&#8217;immaginifico e, bisogna ammetterlo, simpatico e <em>caratteristico </em> ex-assessore Bison, che i vecchi sistemi di segnalazione a distanza sono ancora in uso tra gli ambulanti abusivi in spiaggia.<br />
Retata della task-force in arrivo: aquilone nero in cielo e tutti si dileguano. Sta cosa c&#8217;era sfuggita, a noi, ma a lui no.<br />
Un po&#8217; come i segnali di fumo degli indiani americani.<br />
<em>Ma se non c&#8217;è vento, o non c&#8217;è il tempo di issare il vessillo</em>? Allora basta uno squillo al cellulare e la cosa si risolve presto e bene, parola dei bagnini dei consorzi e dei chioschisti, i quali sanno bene in che modo gli extramondo (per dirla alla Blade Runner) conoscono ogni anfratto del territorio.<br />
Tempo di scoperte anche per un altrettanto caratteristico, e non meno simpatico ex consigliere leghista, Claudio Vianello, preoccupato di dove possa dormire il gran numero di extracomunitari che lavorano in spiaggia.<br />
Forse Vianello ultimamente non ha letto molto i giornali.<br />
Comunque sia, per entrambi, vale la regola aurea dell&#8217; <em>importante è partecipare</em>.<br />
Cose inutili che non nuocciono perchè semplicemente superflue.</p>
<p>Rodolfo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>stalking</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli articoli, gli editoriali, i commenti e le opinioni li ho letti tutti, cercando un filo conduttore capace di darmi spiegazioni concrete su quanto sta accadendo, sul macello quotidiano perpetrato sulle donne da parte di uomini fragili e disperati. Qualche giorno fa, parlando di extracomunitari e delle condizioni di vita che sono costretti a sopportare qui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11083" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/amore-e-psiche-canova.jpg"><img class="size-medium wp-image-11083" title="amore-e-psiche-canova" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/amore-e-psiche-canova-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Canova, Amore e Psiche</p></div>
<p>Gli articoli, gli editoriali, i commenti e le opinioni li ho letti tutti, cercando un filo conduttore capace di darmi spiegazioni concrete su quanto sta accadendo, sul macello quotidiano perpetrato sulle donne da parte di uomini fragili e disperati.</p>
<p>Qualche giorno fa, parlando di extracomunitari e delle condizioni di vita che sono costretti a sopportare qui, intorno (non vicino, <em>intorno</em>&#8230;) a noi, ho scritto che la miseria ci circonda. Non è più una stranezza esotica che possiamo visitare, essa ormai abita il nostro quotidiano.</p>
<p>Lo stesso vale per l&#8217;orrore, non più confinato in cronache lontane, in certi film, in certi luoghi. Dodici giorni undici donne uccise. 119 lo scorso anno, con un copione pressochè identico. All&#8217;abbandono di lei corrisponde l&#8217;esecuzione feroce di lui, senza pietà, senza appello. E spesso all&#8217;omicidio segue il suiocidio. Un baratro di disperazione che produce una vertigine immensa ed inquietante.</p>
<p>Tra le tante cose lette ne riporto solo una, tratta da una lettera di Hannah Arendt al marito:</p>
<p>&#8221; L&#8217;amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un&#8217;altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere.&#8221;</p>
<p>Pensiamoci su e chiediamoci se siamo ancora capaci di essere esploratori senza diventare padroni.</p>
<p>Rodolfo</p>
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		<title>In memoria di Onofrio Tedeschi, recentemente scomparso.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 23:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggende metropolitane]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ci ha lasciati Onofrio Tedeschi (nella foto). Aveva settantacinque anni. Molti lo hanno conosciuto come barbiere. Tutti ne ricordano la simpatia, la naturalissima bontà ed una speciale saggezza che faceva di lui un uomo unico. Lavorava quel tanto che bastava per campare, il resto del tempo lo dedicava al vivere. Con gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ci ha lasciati Onofrio Tedeschi (nella foto). Aveva settantacinque anni.</p>
<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Onofrio.jpg"><img title="Onofrio" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Onofrio-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a></p>
<p>Molti lo hanno conosciuto come barbiere. Tutti ne ricordano la simpatia, la naturalissima bontà ed una speciale saggezza che faceva di lui un uomo unico.</p>
<p>Lavorava quel tanto che bastava per campare, il resto del tempo lo dedicava al vivere. Con gli amici al bar, giocando a boccette, chiacchierando del più e del meno, sempre, come diceva lui, &#8220;in allegria&#8221;.</p>
<p>L’ho conosciuto che avevo vent’anni,  insieme ad altri amici al Bar Borsa (che ora non esiste più) , poi l’ho ritrovato al Bar Rosa.</p>
<p>Pugliese, brindisino di San Vito dei Normanni, per noi studentelli che iniziavamo ad appassionarci al biliardo, Onofrio era un filosofo negli atteggiamenti, nelle battute, nelle sentenze. Non ricordo persona più semplice e divertente di lui.</p>
<p>I ricordi che ha lasciato ruotano proprio  intorno al biliardo, associati ad una compagnia di buontemponi che, tra alti e bassi, tiene ancora botta tra un ramino e una sfida a boccette.</p>
<p>Estroverso, implacabile nella battuta, era fantasioso nel gioco, geniale nel linguaggio.</p>
<p>Chi sa qualcosa di biliardo, lo ricorda come l’inventore di tre tiri particolari: la <em>pallata</em>, cioè un tiro deciso per aprire giochi complessi, il <em>bu-bu-bum</em>, ovvero un’autentica cannonata, sperando di non “pagare” , ed infine la celebre, indimenticabile variante: il <em>bu-bu-bum “ragionato”,</em> vale a dire un tiro sì potente, ma in qualche modo non del tutto rivolto a “spaccare” il gioco, piuttosto a creare nuove possibilità. Come un giocatore di calcio che tira molto forte da lontano sentendo che, magari con un po’ di fortuna, la palla può andare in rete. Ma anche no. E se no, non ha importanza.</p>
<p>Viveva allegramente, e intorno a lui regnava sempre l’ allegria. Era e rimarrà, per questo,  un grande!</p>
<p>Rodolfo</p>
<p>P.S. Ringrazio  Giovanni Sclebin per aver conservato la foto e per avermela mandata.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Per ricordarlo e per farlo ricordare agli amici, ripropongo una cosa che ho scritto il 17 giugno 2006. Si tratta di un piccolo omaggio alla sua filosofia.</p>
<p>Tutto nacque una sera, al Bar Borsa, nel 1979. In quell’occasione Onofrio da Brindisi, filosofo, pose la questione, davvero importante, del <em>mona-furbo</em> e  del <em>furbo-mona</em> e chiese a tutti i presenti quale delle due condizioni fosse da preferirsi.</p>
<p>La questione è ancora aperta, ed è di estrema attualità.</p>
<p><strong>Conosci te stesso. Omaggio ad Onofrio Da Brindisi</strong><br />
<strong>Fenomenologia del Furbo-mona e del Mona-furbo </strong></p>
<p>(Jesoloforum, 17 giugno 2006)</p>
<p><strong>Premessa</strong><br />
La filosofia è dentro di noi molto più di quanto pensiamo.<br />
Come la poesia, essa si assopisce perché, lo si voglia o no, il lavoro ci con-centra in bersagli limitati, spesso ripetitivi, qualche volta ossessivi. Noi siamo, anche e soprattutto, quello che facciamo. Triste realtà quella che identifica l’uomo con il suo lavoro.<br />
E il lavoro, o in genere l’essere-con-gli-altri, assorbe gran parte di tutto il nostro fare. Quel che ci resta, quello che più amiamo, diventa marginale: giocare a scacchi, a biliardo, fare sport, stare insieme ai figli, con la persona che amiamo, andare a pescare …..<br />
Esistono i luoghi dell’impegno e della fatica, dove noi abbiamo una funzione e una responsabilità (dobbiamo infatti essere “abili”, capaci, a dare “risposte” e perciò essere respons-abili), luoghi in cui, per quanto ci possa gratificare la nostra attività (essere attivi, accesi, come se quando non lavoriamo fossimo spenti, passivi, in-utili), diamo gran parte della nostra energia vitale, e di conseguenza, ci stanchiamo.<br />
In qualche modo distruggiamo nell’attività tutti gli altri fare che vorremmo davvero fare. A questa distruzione risponde la ri-creazione.<br />
Gli studenti devono avere la ricreazione, perché, se non ci fosse, il loro rendimento, e apprendimento, crollerebbe a livelli bassissimi.<br />
Questo, è chiaro, vale, a maggior ragione, per tutti quelli che, non più studenti, si fanno le loro otto ore di lavoro, in ruoli diversi, da sottoposti o da dirigenti, da proprietari o da impiegati,.<br />
In poche parole, al quotidiano massacro della nostra creatività , ci ritroviamo a dover reagire, se ci resta qualche energia residua, con l’hobby.<br />
Per questo esistono i nostri luoghi di ricreazione, dove esercitiamo le cose che ci piacciono di più, siano essi la sala buia di un cinema o di un teatro, il chiasso di una discoteca, o una strada, o il mare, una palestra o un bar.<br />
In tutti questi luoghi le regole cambiano e , in genere, se non altro perché li scegliamo noi, ritroviamo in essi una sorta di piacere in-condizionato che ci permette di riflettere su noi stessi.<br />
I luoghi della ri-creazione sono i luoghi dell’illuminazione.</p>
<p><strong>Introduzione</strong><br />
Da anni conosco un filosofo unico e straordinario: Onofrio. Viene da San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, ed è unanimemente conosciuto come Onofrio Da Brindisi. Barbiere in pensione, vive a Jesolo da mezzo secolo, ed è sempre stato un fedelissimo cliente del bar dove a Jesolo si gioca a biliardo come un tempo: il Bar Rosa.<br />
Pur non avendo scritto nè declamato sistemi filosofici particolarmente articolati, in una sera che ormai s’è confusa nell’indeterminatezza del passato, una serata di biliardo come tante altre, Onofrio ha posto a tutti i presenti, in un modo insolitamente grave e meditabondo, una domanda sconvolgente che, nella sua estrema radicalità , ci spiazzò completamente. Ricordo benissimo quel momento. Aveva in mano la solita, ennesima ombra di rosso e stava giocando, quando chiese a tutti noi : ma è meglio essere un mona furbo o un furbo mona?<br />
Sulle prime dovemmo smettere di giocare perché ridemmo a non finire.<br />
Non era la prima volta che Onofrio Da Brindisi ci illuminava con le sue sentenze. Una volta che, bocciando il pallino, aveva totalizzato solo due sui dodici punti disponibili, il suo avversario, che lo aveva canzonato dicendogli &#8220;tanto sono solo due&#8221;, Onofrio Da Brindisi aveva risposto lapidario che <em>due è più di zero</em>.<br />
Ma sulla questione del mona-furbo e del furbo-mona, anche perché la questione era posta in modo interrogativo, e senza dubbio con una connotazione sibillina, restammo, ognuno in cuor suo, impressionati ed incerti sulla risposta giusta.<br />
Ne nacque una infinita disquisizione. Non tanto tra di noi, chè il biliardo era lì e noi eravamo lì per lui, bensì dentro di noi, come avemmo modo di constatare , nelle nostre successive serate tra uomini intenti, nel gioco, a riscoprire gli stupori, e le innocenti perfidie, della fanciullezza.<br />
Le sentenze, come i proverbi, non nascono mai per caso. Sono parte di quella che si dice conoscenza sapienziale.<br />
Per arrivare alla celeberrima e indiscutibile &#8220;Meglio un uovo oggi che una gallina domani&#8221; ci sono voluti dei millenni, e sicuramente tale consapevolezza, non importa se suffragata da consenso o diniego, è ovviamente successiva alla più grande rivoluzione che abbia coinvolto il genere umano: quella che, con la scoperta dell’agricoltura, sancisce la fine del cacciatore nomade a favore dell’agricoltore stanziale. Il cacciatore del paleolitico non avrebbe nemmeno potuto formularla nè, semplicemente, pensarla.<br />
Ma, almeno per ora, non ci è dato di soffermarci sulla questione della gallina e dell’uovo perché, almeno così chi vi scrive vivamente spera, chi è ancora attento a queste parole reclama, non senza fondatissimi motivi, che si giunga a dipanare la questione che Onofrio da Brindisi ci ha posto, vale a dire se sia meglio essere un mona-furbo o un furbo-mona. Sento che qualcuno già ci sta ragionando sopra, quindi cerchiamo di camminare insieme e di fare, per quel che possiamo, chiarezza.</p>
<p><strong>Fenomenologia del furbo-mona e del mona-furbo</strong><br />
1-Innanzi tutto occorre che i termini in discussioni siano chiari e definiti. Trattandosi di due concetti largamente usati, è necessario ridurli a definizione per evitare confusioni e fraintendimenti. Col termine Mona ci si trova subito in una situazione complessa.  E’ infatti noto a tutti i “padani” orientali che MONA è parola polisemica, vale a dire che ha più di un significato. Non è un caso isolato: pesca non è solo un frutto, ma anche un’attività (rivolta non solo a catturare pesci, ma anche a raccogliere beneficenza), ecc.<br />
Mona può indicare tanto l’organo sessuale femminile, quanto una persona stupida, ingenua, tonta. In entrambi i casi, per dovere di precisione, ricorriamo all’uso reale della parola, estratta dall’uso che ne facciamo.<br />
Va’ in mona- trattasi di augurio con doppia connotazione: scheroso o sprezzante (specie se preceduto da un ma, ma va’ in mona, va’. Qui come altrove, non sono le parole a connotare il significato, ma il tono della voce e la gestualità .<br />
Più specifico nel senso negativo con l’aggiunta di un de to, dove l’espressione diventa va’ in mona de to… e qui si allude di solito alla sfera parentale femminile, dalla sorella, alla zia, dalla cugina alla madre,e per finire, in un crescendo irrefrenabile, alla nonna.<br />
Altra variante si ottiene con l’aggiunta di un de a, per cui si ha va’ in mona de a… e qui si entra nell’ambito del sacro.<br />
Il va’ in mona, con sorriso o ghigno, è anche risposta frequente a battute o scherzi.<br />
Mona può anche significare difficoltà , lo provano espressioni del tipo Sen ‘ndai in mona, Ho avuto un momento de mona, ecc.<br />
Si noti l’estrema versatilità del logos.<br />
Nel secondo caso (mona come stupido, ecc.) le espressioni più usate sono;<br />
Ma situ mona? Espressione che descrive una persona che ha detto o fatto un’assurdità (‘na monada).<br />
No sta far el mona! Espressione minacciosa che censura o critica un comportamento errato.<br />
Quel l’è un mona! Espressione malevola che sintetizza la pochezza del soggetto a cui ci si riferisce.<br />
Possiamo quindi affermare, dopo questa disamina essenziale (ci  sarebbe molto altro da dire…), con una certa sicurezza, che Onofrio da Brindisi si riferisce alla seconda accezione del termine, avendo il filosofo più volte affermato che <em>Il mona è mona</em>. Non mancano testimonianze che egli abbia trattato il termine anche nella prima accezione, come si evince dalla sua impostazione esistenziale : l’importante, dopo la salute, è mangiare, bere e ‘ndar in mona, ma trattandosi qui del binomio mona- furbo, non vi possono essere dubbi al riguardo.<br />
Quindi Mona sta per sprovveduto, stupido, pasticcione e anche presuntuoso.</p>
<p>Meno ambiguità porta con sé la parola Furbo. La metafora essenziale del Furbo è la volpe, come le favole ci insegnano in tutta la loro valenza morale.<br />
Il Furbo ha la vista lunga e gioca come un buon scacchista. Mostra una cosa ma ne ha in mente un’altra, ben costruita intorno ad un fine.<br />
Se l’interesse del mona si esaurisce nel presente, quello del furbo si progetta nel futuro.<br />
Quando diciamo di una persona che è furba, usiamo una connotazione in larga misura positiva. Quindi, in conclusione, possiamo dire, definendo, che i termini sono opposti.</p>
<p>2- Ritornando all’interrogativo di Onofrio da Brindisi, meglio essere un mona-furbo o un furbo mona, ci si accorge subito della natura sofisticata della domanda: essa è un doppio ossimoro.<br />
L’ossimoro è una figura retorica che unisce due parole, o espressioni, tra loro in contraddizione.<br />
Viene spesso usata in poesia , nell’arte, e nella politica in genere (..l’estate fredda dei morti…Pascoli, Novembre; …il naufragar m’è dolce in questo mare…Leopardi, L’infinito…le urla del silenzio…si vis pacem para bellum, se vuoi la pace preparati alla guerra..ecc.) per creare un effetto straordinario ed inusuale, che potenzia la carica espressiva.<br />
Nel quesito di Onofrio da Brindisi l’ossimoro doppio si carica suggestivamente di tutte queste connotazioni proprie della contraddizione.<br />
Il mona-furbo è quindi prima un mona, con valore di soggetto, poi è furbo, dove furbo è attributo di mona.<br />
Il furbo-mona invece è prima furbo, con valore di soggetto, poi è mona, dove mona è attributo di furbo.<br />
Ovviamente sono due cose diametralmente opposte.<br />
Il mona-furbo appare come mona in ragione della sua furbizia. Il furbo-mona appare come furbo in relazione al fatto di essere, in sostanza un mona.<br />
La questione si gioca tutta sull’alternanza di due livelli: quello dell’apparenza e quello dell’essere.<br />
L’elemento fondante, nei due binomi, è sempre il secondo termine, che determina anche il primo.<br />
La lingua non è (e non funziona come) la matematica, dove a+b ha lo stesso significato di b+a.<br />
Il mona-furbo è dunque una cosa esattamente opposta al furbo-mona.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
Dopo questa lunga ma necessaria disquisizione, cosa resta della domanda di Onofrio Da Brindisi? Resta l’urgenza di una autoanalisi, che solo soggettivamente si può dispiegare. D’altronde la potenza della filosofia non si mostra nella risposta che dà , ma nei quesiti che pone.<br />
Allora risuoni anche dentro di voi, come interrogativo essenziale, la domanda: ma io sono un furbo-mona o un mona-furbo? L’esercizio che questa domanda pone, e la soluzione a cui porta, non è semplice e non dà risposte conclusive, ma è un buon inizio per conoscersi meglio.<br />
Buona riflessione.</p>
<p>Rodolfo</p>
<p><strong><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/Onofrio.jpg"></a></strong></p>
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		<title>The Road, al cinema</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Storie]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[  -Papà, ho fatto dei brutti sogni- -Non aver paura, vuol dire che sei vivo e hai speranza- -Ok- -Devi preoccuparti dei sogni belli- Dal film &#8220;The road, tratto dall&#8217;ultimo romanzo di Cormac McCarthy . Non perdetelo! Rodolfo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/the-road-film1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10698" title="the-road-film" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/the-road-film1-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" /></a></p>
<p><em><strong>-Papà, ho fatto dei brutti sogni-<br />
-Non aver paura, vuol dire che sei vivo e hai speranza-<br />
-Ok-<br />
-Devi preoccuparti dei sogni belli-</strong></em></p>
<p>Dal film &#8220;The road, tratto dall&#8217;ultimo romanzo di Cormac McCarthy .</p>
<p>Non perdetelo!</p>
<p>Rodolfo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uomo di fronte all’imponderabile della Natura.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 06:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Col meteo ormai non ci capisce niente nessuno. Si dice che fino al 28 maggio pioverà. Detti popolari intorno all&#8217;Ascensione non sono rassicuranti in merito. In più l&#8217;eruzione del vulcano Islandese Eyjafjallajökull, con conseguente emissione di ceneri nell&#8217;atmosfera, potrebbe raffreddare l&#8217;intera estate. Speriamo non sia così, ovviamente. Ma tra terremoti, tsunami, uragani sempre più devastanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/20100415_volca.jpg"><img src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/20100415_volca-300x300.jpg" alt="" title="20100415_volca" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-10545" /></a></p>
<p><em>Col meteo ormai non ci  capisce niente nessuno. Si dice che fino al 28 maggio pioverà. Detti popolari intorno all&#8217;Ascensione non sono rassicuranti in merito. In più l&#8217;eruzione del vulcano Islandese Eyjafjallajökull, con conseguente emissione di ceneri nell&#8217;atmosfera, potrebbe raffreddare l&#8217;intera estate.<br />
Speriamo non sia così, ovviamente. Ma tra terremoti, tsunami, uragani sempre più devastanti, fusione di ghiacciai e &#8220;scomparsa&#8221; delle stagioni molti sono disorientati.<br />
Siamo ben lontani dall&#8217;aver capito e sottomesso gli eventi naturali. Anzi, quando questi assumono proporzioni tali da coinvolgere nazioni, continenti o l&#8217;intero pianeta, ci rendiamo conto di quanto fragili siano i nostri strumenti previsionali, le nostre tecniche e, alla fine, noi stessi.<br />
Non è una novità.<br />
Fin dall&#8217;antichità l&#8217;uomo si interroga sull&#8217;imprevedibilità della natura e sulle sue spaventose forze.<br />
Per riflettere su questi temi propongo tre brevi testi.</em></p>
<p>Rodolfo</p>
<p>«Il XX secolo ci ha insegnato che l’universo è un posto più bizzarro di quanto si immagini&#8230; Né l’instabilità dell’atomo, né la costanza della velocità della luce si accordano allo schema classico della fisica newtoniana. Si è aperta una frattura fra ciò che è stato osservato e quanto gli scienziati possono invece spiegare. A livello microscopico i cambiamenti sono improvvisi e discontinui: gli elettroni saltano da un livello energetico all’altro senza passare per stadi intermedi; alle alte velocità non valgono più le leggi di Newton: la relazione fra forza e accelerazione è modificata, e così pure la massa, le dimensioni e perfino il tempo&#8230; La speranza che tutti i fenomeni naturali possano essere spiegati in termini di materia, di forze fondamentali e di variazioni continue è più esile di quanto si creda, anche negli ambiti di ricerca più familiari. Ciò vale per buona parte della fisica e per alcuni aspetti della chimica, scienza che solo nel XIX secolo è divenuta rigorosamente quantitativa, mentre è molto meno vero per la chimica organica e per la biochimica. Scienze della Terra, come la geologia o la meteorologia, in cui la complessità non può essere troppo idealizzata, si basano più su descrizioni e giudizi qualitativi specializzati che su una vera teoria».<br />
<strong>A. VOODCKOC – M. DAVIS,</strong> La teoria delle catastrofi, Milano, 1982 (scienziati)</p>
<p>«Comprendere il mondo, agire sul mondo: fuor di dubbio tali sono gli obiettivi della scienza. In prima istanza si potrebbe pensare che questi due obiettivi siano indissolubilmente legati. Infatti, per agire, non bisogna forse avere una buona intelligenza della situazione, e inversamente, l’azione stessa non è forse indispensabile per arrivare ad una buona comprensione dei fenomeni?&#8230; Ma l’universo, nella sua immensità , e la nostra mente, nella sua debolezza sono lontani dall’offrirci sempre un accordo così perfetto: non mancano gli esempi di situazioni che comprendiamo perfettamente, ma in cui ci si trova ugualmente in una completa incapacità di agire; si pensi ad un tizio la cui casa è invasa da un’inondazione e che dal tetto sui cui si è rifugiato vede l’onda che sale o lo sommerge. Inversamente ci sono situazioni in cui si può agire efficacemente senza comprenderne i motivi&#8230; quando non possiamo agire non ci resta più che fare buon viso a cattivo gioco e accettare stoicamente il verdetto del destino&#8230; Il mondo brulica di situazioni sulle quali visibilmente possiamo intervenire, ma senza sapere troppo bene come si manifesterà l’effetto del nostro intervento».<br />
<strong>R. THOM, Modelli matematici della morfogenesi, Torino, 1985</strong> (matematico)</p>
<p>Secondo la scienza l&#8217;Universo è incominciato con un&#8217;immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un&#8217;altra non meno gigantesca catastrofe, l&#8217;entropia, la degradazione dell&#8217;energia, che a quei silenzi riconduce. Nel frattempo altre catastrofi devastano l&#8217;Universo e la Terra. Tra l&#8217;una e l&#8217;altra, intervalli che all&#8217;uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d&#8217;altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Il potenziale tecnico dell&#8217;uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l&#8217;eruzione del vulcano islandese. Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari.<br />
E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell&#8217;uomo.<br />
E. SEVERINO, Quando la tecnica si arrende alla natura, Corriere della sera, 18/4/2010 (filosofo)</p>
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		<title>jesoloimpresa&#8230;.finalmente una novità utile</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 00:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Venetian Dream</dc:creator>
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		<category><![CDATA[motore di ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Navigando in rete mi sono imbattuto in questo portale dedicato alla città di Jesolo ed alle sue attività commerciali e mi è sembrato molto ben fatto esaustivo e di semplice comprensione.Accolgo con gioia la presenza di un prodotto che dia luce alle aziende che fanno muovere l&#8217;economia della nostra città. p.s.voi cosa ne pensate?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Navigando in rete mi sono imbattuto in questo portale dedicato alla città di Jesolo ed alle sue attività commerciali e mi è sembrato molto ben fatto esaustivo e di semplice comprensione.Accolgo con gioia la presenza di un prodotto che dia luce alle aziende che fanno muovere l&#8217;economia della nostra città.<br />
p.s.voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Una certa idea della destra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 15:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Teso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Rigore; difesa della legalità; meritocrazia; laicità dello stato, pur nella convinzione che &#8220;non possiamo non dirci cristiani&#8221; quando siamo soli con noi stessi; rettitudine morale; primato dell&#8217;individuo rispetto al &#8220;popolo&#8221;. Io, di mio, aggiungo anche: giustizia sociale, equilibrio tra mercato e dignità della persona, etica dell&#8217;impresa. Possiamo dire, oggi, che il PdL è tutto questo? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10360" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/fini-e-berlusconi.jpg"><img class="size-medium wp-image-10360" title="fini-e-berlusconi" src="http://www.jesoloforum.com/wp-content/uploads/fini-e-berlusconi-300x229.jpg" alt="abbraccio mortale" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">abbraccio mortale</p></div>
<p>Rigore; difesa della legalità; meritocrazia; laicità dello stato, pur nella convinzione che &#8220;non possiamo non dirci cristiani&#8221; quando siamo soli con noi stessi; rettitudine morale; primato dell&#8217;individuo rispetto al &#8220;popolo&#8221;.<br />
Io, di mio, aggiungo anche: giustizia sociale, equilibrio tra mercato e dignità della persona, etica dell&#8217;impresa.<br />
Possiamo dire, oggi, che il PdL è tutto questo? Il partito che, istituzionalmente, rappresenta il centrodestra in Italia, incarna questi valori?<br />
Io credo di no, per cui condivido la dura presa di posizione del Presidente Fini, che ha denunciato l&#8217;impoverimento culturale e dialettico del PdL, il rischio di &#8220;appiattimento&#8221; sulle posizioni della Lega, la mancanza assoluta di confronto interno.<br />
Bene sta facendo Fini ad aprire il dibattito interno sulle ragioni del PdL e sul suo futuro.<br />
Se vogliamo che il nostro partito non sia solo un&#8217;alleanza elettorale, basata esclusivamente sul carisma del capo, dobbiamo iniziare a discutere seriamente su valori e principi, sulle decisioni strategiche di lungo respiro, senza limitarci alla tattica del momento, troppo spesso inventata lì per lì, per ragioni di consenso.<br />
Ben venga, quindi, la battaglia sui diritti civili portata avanti da Fini: arriviamo al PdL da esperienze diverse (Dc, Psi, Msi, Pli&#8230;) ed è quindi giusto e necessario aprire una dialettica interna al partito. Confrontiamoci sui valori di fondo, perché è da questi che poi devono partire le scelte politiche, e non certo sull&#8217;onda dell&#8217;emozione utilitaristica del momento (come fa la Lega con la Chiesa, dipinta di volta in volta come baluardo della nostra identità, quando difende il crocefisso nelle scuole, e congrega di sclerotici piagnoni quando, sempre in nome di quei principi che il crocefisso incarna, invoca la carità verso gli immigrati).<br />
Basta con gli slogan, col partito-azienda, con la struttura leggera, con lo svilimento delle articolazioni locali del partito: iniziamo ad occuparci di politica!</p>
<p>P.S.<br />
E, che resti tra noi: per favore Presidente, dica anche qualcosa di destra&#8230;</p>
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