GITA A MIRABELLO CON COMIZIO INCLUSO
lun, set 6, 2010
A Mirabello io c’ero. Colto infatti dall’interesse e dalla curiosità di assistere ad un avvenimento che si preannunciava di rilevanza storica, allo spettacolo delle Frecce Tricolori lungo l’arenile jesolano ho preferito ieri la Festa Tricolore in quel paesino della profonda campagna emiliana, Mirabello appunto, a pochi chilometri da Ferrara.
Arriviamo verso le 16.30, due ore prima del previsto intervento dell’on. Gianfranco Fini. Il paesino è completamente blindato dalle forze dell’ordine ed il centro è accessibile soltanto a piedi o dai mezzi autorizzati. Lasciamo la macchina in un piccolo parcheggio a lato della strada principale e in prossimità di un incrocio dove incontriamo il primo posto di blocco, con gli agenti che gentilmente deviano il traffico verso sinistra (ironia della sorte!).
Il non particolarmente ampio (anzi piuttosto stretto e lungo) piazzale in cui si terrà il comizio è addobbato a sagra paesana. Vi è un ampio tendone sotto cui sono allineate decine e decine di panche
e dove i più impazienti già consumano i quartini di vino sfuso e i boccaletti di birra, accompagnati dalle locali specialità gastronomiche.
A destra e a sinistra dello spiazzo, i numerosi stands propongono l’ultimo libro di Fini, alcuni opuscoli informativi o le magliette di Futuro e Libertà.
L’unico bar aperto del centro si appresta a registrare la propria particolare giornata storica, quanto meno in termini di incasso.
Ogni quarto d’ora, il rintocco delle campane della vicina chiesa parrocchiale ricorda ai fedeli che la domenica per i cristiani è festa di precetto, ma all’imbocco della stradina laterale che conduce al luogo dell’evento veniamo subito investiti dalla musica e dalle parole dell’inno di Mameli.
Sarà solo la prima di una lunga serie di ripetizioni, perché in questo spiazzo festante i tempi c.d. morti vengono riempiti con le note dell’inno nazionale, che, sparato a tutto spiano dagli altoparlanti posti sul palco, viene sempre accolto con generale entusiasmo.
A partire dalle 18 si sussegue dal palco centrale una serie di brevi interventi, tra cui quello di Claudia Moroni e del figlio diel compianto Pinuccio Tatarella.
Alle 18,15 circa si sente un gran fermento tra la folla: circondato dagli accompagnatori sta faticosamente guadagnando il palco il Presidente Gianfranco Fini.
Quando finalmente raggiunge la postazione, si alzano rumorosi applausi e grida di incoraggiamento.
Il discorso tanto atteso inizia verso le 18,25, non prima che gli altoparlanti dall’alto riproponessero “Fratelli d’Italia”, giusto come si dice per scaldare gli animi dei presenti, che in effetti, scattando sull’attenti, mano sul petto si mettono a cantare a squarciagola le difficili strofe.
Fini parlerà ininterrottamente per circa un’ora e mezza, durante la quale i suoi passaggi principali vengono sottolineati da fragorosi applausi e, spesso, da urla di incitamento, specie quando il discorso andava inevitabilmente a toccare le magagne del Presidente del Consiglio o le posizioni del leader della Lega Umberto Bossi.
L’attenzione collettiva rimane alta e l’emozione palpabile per tutto il tempo.
Non starò certo qui a ripetere ciò che ha detto il Presidente della Camera, dato che il discorso è stato ampiamente riportato e ripreso dai giornali e dalle televisioni.
L’intervento si è incentrato su questioni metodologiche e di principio che, almeno personalmente, ritengo condivisibili, ma non è sceso nei dettagli della loro concreta attuazione.
Forse, saggiamente, il Presidente Fini, da politico navigato qual è, non ha inteso sbarrarsi la strada verso alcuna opzione politica, o forse, molto più probabilmente, l’incertezza regna ancora sovrana anche nelle fila del neonato movimento.
Chi si attendeva di ascoltare la spiegazione delle linee programmatiche di un nuovo schieramento politico sicuramente sarà rimasto deluso.
Vi è stata, in realtà, una rottura-non rottura con il PDL, senza però chiudere la porta alla fondazione di un nuovo PDL, più democratico e meno succube di Berlusconi, ma non si è sentito proporre alcun manifesto costitutivo di un nuovo partito.
Questo almeno nei contenuti, perché, a mio avviso, nelle forme e nei modi si è assistito all’atto nascente di un nuovo movimento politico.
In un periodo in cui la politica è vuota di contenuti propositivi, appare naturale che l’attenzione venga calamitata sulle emozioni della gente.
L’attaccamento ai valori della Destra, il richiamo alla patria una ed indivisibile, l’elogio della fedeltà, l’esaltazione della coerenza degli aderenti al nuovo movimento, il coraggio dimostrato nel prendere scelte rischiose e difficili, la rivendicazione di una superiorità morale, sono tutti motivi che non riguardano un qualche programma politico, ma vogliono indicare un criterio di appartenenza che si basa sullo stile e sul metodo come elemento di differenziazzione dall’avversario.
In questo campo, peraltro, il Presidente della Camera è uno che sa parlare bene in pubblico e, allo stato, non teme rivali.
Mi pare una caratteristica dei tempi odierni quella per cui i movimenti collettivi vengono tenuti insieme più dalla forza delle emozioni che dal ragionamento politico.
La sensazione, personale ovviamente, è che poco appassionino i grandi temi della giustizia, del federalismo, dell’etica civile o dell’equità sociale.
La gente è preoccupata pressoché esclusivamente dalla crisi economica e dalla mancanza di posti di lavoro, ma per questi enormi problemi nessuno attualmente ha soluzioni convincenti, essendo la situazione estremamente complessa e indecifrabile anche per gli economisti di professione.
Non resta allora che giocare sui sentimenti della gente, che il Presidente Fini sa gestire alla perfezione.
Luigi-JF






settembre 6th, 2010 at 20:47
Caro Luigi,
io credo invece che di contenuti ieri se ne siano toccati molti e, vista l’occasione, con il giusto livello di approfondimento. Con le prese di posizione degli ultimi tempi, Fini ha posto le basi per un movimento liberal-democratico di massa. Un partito molto simile a quello annunciato da Berlusconi nel ‘94 ma mai realizzato dall’attuale Presidente del Consiglio. Forse l’unico passaggio che non mi è piaciuto molto del discorso di ieri è stato quello sul federalismo. Ha detto sostanzialmente che non ci possono essere gli stessi costi standard nelle regioni più ricche e in quelle più povere. Come a dire che possono essere giustificati differenziali di costo a favore delle regioni del sud. Mi sembra innanzitutto una contraddizione in termini. Cosa più importante, mi sembra che qui ci sia il rischio concreto di dare l’impressione di uno schiacciamento “sudista” di questo nuovo movimento. Spero che questo non accada. Su questo tema ha però giustamente menzionato anche le contraddizioni della stessa Lega, che a parole si batte contro gli sprechi, ma che nei fatti contribuisce a mantenerli opponendosi, ad esempio, all’eliminazione delle province o alla liberalizzazione del mercato dei servizi pubblici locali.
Per il resto del discorso, nulla da dire.
Un saluto a tutti,
Eps
PS: ho apprezzato molto lo striscione in cui c’era scritto “all’eroe Mangano preferiamo Saviano”
settembre 6th, 2010 at 21:43
Bentornato EPS.
Sante-JF
settembre 6th, 2010 at 21:59
Caro Luigi,
anch’io a Mirabello c’ero e mi dispiace di non averti incontrato altrimenti magari potevamo commentare assieme in corso d’opera il discorso di Gianfranco Fini.Ineccepibile il tuo commento giornalistico per quanto riguarda la descrizione dei luoghi, la percezione di un aria paesana, gli stand gastronomici (a proposito dove le hai viste le specialità gastronomiche?A l’ora che dici Tu la cucina era chiusa,un vero peccato),un po meno puntuale permettimi, il Tuo resoconto sui contenuti del lungo intervento di Fini.Ti posso assicurare perchè credo di conoscerle abbastanza bene questa comunità di persone , che nessuno sia rimasto deluso per quella che tu definisci”la mancata spiegazione delle linee programmatiche” anzi, mi pare che il Presidente sia stato molto chiaro ed esplicito su questo punto ed abbia elencato in maniera quasi analitica i punti fondanti del progetto di Futuro e Libertà.Mi pare anche sia stato piuttosto puntuale, al contrario di quello che sostieni nel tuo intervento, nell’affrontare quella che Lui ha definito “la questione giovanile” legata strettamente al mondo del lavoro e alle difficoltà economiche delle famiglie indicandone alcune possibili soluzioni come ad esempio quella del quoziente familiare.
Che il discorso di Fini abbia fatto leva anche sulle emozioni mi pare fuori discussione anzi, mi sarei stupito del contario,ma sostenere che questo sia stato quasi l’unica cosa sulla quale ha fatto leva durante il Suo discorso mi pare ingeneroso,certa politica come sostieni Tu è priva di contenuti, fatta solo di slogan e proclami,ieri a Mirabello non mi è parso di cogliere questo e la frase con la quale ha chiuso , cioè quella di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” credo sia stata la migliore risposta.
Un caro saluto.
Daniele Bison
Circolo “XVIII Novembre” Jesolo
Generazione Italia
settembre 7th, 2010 at 10:08
Cari Eps e Bison,
nel ringrazirVi per il Vostro apporto alla discussione, non posso che confermare le mie sensazioni, tra l’altro avallate da autorevoli commentatori politici, come Massimo Franco sul Corriere di ieri e Angelo Panebianco sul Corriere di oggi.
Quest’ultimo, ad esempio, scrive: “Fini non rinunciato a qualche tatticismo. Come altri hanno osservato, si è lasciato aperte tutte le strade… nel discorso di Fini c’erano molte cose, anche fra loro piuttosto eterogenee… Sono rimasti, o così sembra a chi scrive, non del tutto chiariti alcuni aspetti cruciali…” sulle questioni costituzionali e in tema di federalismo.
Anche Francesco Verderami, sempre sul Corriere di ieri, ricorda un passaggio del discorso in cui Fini dice che “Futuro e Libertà concorda sui titoli dei provvedimenti (del governo ndr) ma vorrà discutere sul contenuto dei provvedimenti”.
Come dicevo, allora, Fini ha fatto un discorso di ordine generale, affermando principi che per me sono pure condivisibili, ma non è mai sceso, seppur brevemente, su alcun dettaglio, specificando (ripeto succintamente) il modo in cui ritiene di dare contenuto a quei principi.
Ciò vale non solo per il capitolo sui c.d. costi standard, come ammette anche Eps, ma anche per le questioni riguardanti la giustizia, la riforma elettorale, e perfino per il c.d. patto generazionale a favore dei giovani e sul quoziente familiare citati da Bison (in che modo tradurrà in pratica il c.d quoziente familiare? A me è sfuggito).
Detto ciò, mi preme ancora chiarire che il sottolineare l’enfasi sulle emozioni non lo considero necessariamente un difetto o una svalutazione del discorso di Fini, come forse ha inteso Bison, ma la presa d’atto di una necessità storica.
Venuti a mancare i grandi movimenti ideologici, mi sembra quanto meno fortemento diminuita la generale capacità di elaboare i problemi sotto il loro aspetto logico, in favore di scelte legate per lo più alle esperienze emotive, molto più veloci ed efficaci.
Il criterio di verità è diventato l’esperienza emotiva passata o presente, non più l’analisi razionale delle questioni.
Per questo un leader politico non può che adeguarsi e far leva su questi mezzi.
Comunque, data la complessità del tema sollevato, mi riprometto di svilupparlo in un prossimo articolo, dove avrò la possibilità di citare alcune ricerche della moderna psicologia che, a mio avviso, confermerebbero questa tendenza anche sul fronte delle scelte politiche.
Credo nella ragione, questo è il punto, ma purtroppo vedo pochi frequentatori della sua casa, e tra questi anch’io mi accorgo di non essere il più assiduo.
Luigi-JF
settembre 7th, 2010 at 10:50
Caro Luigi,
sono d’accordo con te sul taglio emotivo che Fini ha dato al suo discorso. La persuasione, come osservi, ormai passa attraverso gli stimoli emotivi prima di quelli logici. Ma va ricordato che durante tutto il mese d’agosto Fini è stato lapidato mediaticamente dai fondamentalisti del pdl appartenenti ai giornali del premier, e che l’intera politica berlusconiana si è fondata sull’impatto emotivo. La risposta è stata quindi adeguata al clima che l’ha preparata. Vero anche il discorso delle porte aperte. Ma, come scrive Massimo Giannini su la repubblica di ieri, il discorso di Fini assume carattere fondativo perchè finalmente la rottura con Berlusconi è chiara e definitiva. In questo momento questo dato concreto ha un valore ed un significato enorme. Fini ha aperto la possibilità di andar oltre una situazione ormai insostenibile e di ridisgnare in modo radicale la geografia politica italiana. Fini ha messo Berlusconi in scacco, rivendicando, cosa inaudita per la weltanshauung del premier, il diritto al dissenso. La storia di un dissidente che ha rivendicato semplicemente, e con intransigenza, il ritorno alla normalità , intesa nella possibilità di dire di no. Di questi tempi questa ha già valore fondativo!
Mi incuriosisce molto la parabola che disegneranno gli ex colonneli di AN e chi, ex-An, continua a convivere con l’ormai inesistente, de facto, PDL.
Indovinato anche il binomio Futuro & Libertà.
Rodolfo
settembre 7th, 2010 at 16:38
Un gran bel discorso quello del fu presidente…astioso, privo di un programma ma ricco di critiche e offese urlate a destra e a manca… Ha parlato,come sempre, di un codice etico ma allora per coerenza doveva rispondere alle domande che la sua (ex) comunità gli propone su vendite, appartamenti e cognati…e qualcuno a Jesolo in virtù di questo già vede la sede del M.S.I. (prima) e di Alleanza Nazionale (poi) in mano proprie e del suo fantomatico circolo che pare abbia preso il nome da una data storica (mi riferisco al circolo 18 novembre, anche se la data non mi dice nulla!!!) Ha difeso a spada tratta la libertà di stampa ma,ultimamente, ha sfornato querele contro qualche editoriale antipatico e non politicamente allineato con il “TulliFini” affaire…senza considerare le posizioni ultimamente prese a proposito di: voto agli immigrati, fecondazione assistita, insegnanti gay (a mirabello c’era una delegazione di Gaylib)e cittadinanza…che tristezza… per fortuna siamo alla frutta e la festa di mirabello non è stata altro che poco più di una festa di quartiere!!!
settembre 7th, 2010 at 19:57
Il migliore risultato dell’iniziativa politica di Fini é quello di aver appioppato juniovaleriob a ciò che rimane dell’ex PDL.
Non fosse che per questo, aderirei immediatamente a F.& L.
fazzi
settembre 7th, 2010 at 20:26
Grazie Sante!
Certamente le emozioni erano ai massimi livelli ma, sapendo su quali carboni ardenti si trova a camminare Fini, non poteva essere altrimenti.
Tutto questo però non ha fatto mancare l’enunciazione di posizioni politiche chiare e razionali. Certamente senza spingersi nel dettaglio: non poteva certo leggerci delle proposte di legge, non credi? E’ tuttavia vero che su alcuni punti non si è fatto mancare una certa dose di tatticismo politico, lasciandosi aperta qualche opzione sulle possibili soluzioni definitive da sostenere. Pensiamo alla questione delle Legge elettorale. Dicendo che occorre superare l’attuale “porcata” e ridare la scelta agli elettori indifferentemente con un sistema uninominale o con la preferenza di lista, come faceva notare Panebianco questa mattina, si prepara ai diversi modelli che potrebbero emergere da un’eventuale governo di transizione che avrebbe nella nuova legge elettorale il proprio obiettivo primario.
Visto che Luigi si è ripromesso di tornare sulla questione relativa alle emozioni, vorrei tentare di sviluppare la discussione sui vari punti politico-programmatici emersi Domenica, chiedendo innanzitutto a chi frequenta questo blog e si riconosce nel PDL di scriverci (controllando possibilmente le emozioni) se una o più posizioni politiche espresse da Fini sono in contraddizione con quel liberalismo che avrebbe dovuto essere a fondamento del PDL stesso? In sostanza, chi ha deragliato: Fini o Berlusconi?
Eps
PS: Daniele, scusa la ma ignoranza, ma perchè XVIII Novembre?
settembre 7th, 2010 at 21:51
Per EPS
Gli amici che con me hanno deciso di fondare il Circolo di Generazione Italia a Jesolo hanno insistito molto perchè si chiamasse XVIII Novembre, personalmente avevo proposto un altro nome.Nessuna data storica come in maniera sarcastica ma che di fatto nasconde molta rabbia ha tentato in questi post di ridicolizzare qualcuno oramai allo sbando politico, non certamente la data di un assalto alla baionetta tanto cara ai duri e puri, salvo poi farsi coordinare da personaggi come Verdini o Capezzone. Semplicemente il giorno in cui unilateralmente Calzavara su indicazione di 3 consiglieri comunali ripescati alle ultime elezioni ha deciso di togliermi le deleghe interrompendo un azione politica e amministrativa rivolta in particolare alle fasce piu’in difficoltà e per quanto possibile lontana da compromessi ad ogni costo. E’ da qui che vogliamo continuare ,ma non in quanto a quello che Daniele Bison ha rappresentato, ma all’idea di una politica per quanto possibile “pulita ” e non disposta a qualsiasi compromesso pur di rimanere in sella.
Tranquillizzo lo spiritoso giovanotto che immeritatamente usa il nome di uno che comunque era un Comandante con i suoi pregi e difetti che quello che lui chiama fantomatico Circolo è una realtà che giorno dopo giorno continua a ricevere consensi e adesioni in numero sorprendente anche per chi lo ha fondato,se ne accorgerà nelle prossime settimane. A noi di Generazione Italia interessano le questioni pratiche che ogni giorno vengono affrontate dalle persone comuni, cercare di portare un contributo di idee ed azioni per migliorarle. Lasciamo ad altri gli slogan,i tatticismi da quattro soldi, le immeritate rendite di posizione,sapendo comunque che prima o poi qualcuno ne chiederà conto ed allora vedremo chi tra noi sarà FANTOMATICO!
Un saluto
Daniele Bison
Circolo XVIII Novembre -Jesolo
GENERAZIONE ITALIA
settembre 8th, 2010 at 10:53
Sport popolare il salto della “quaglia” … che tristezza !!!!
settembre 9th, 2010 at 04:50
Caro Daniele,
grazie per la risposta. Volevo scambiare qualche opinione sui contenuti politici ma dopo le tue spiegazioni mi sa che dobbiamo tornare sul livello delle emozioni. Chiamare il circolo in quel modo, mostra, secondo me, come in questo caso le emozioni (rancore, odio, vendetta?) abbiano appunto preso il sopravvento sulla ragione. E’ come se Fini avesse chiamato il nuovo movimento “XXIX Luglio”. A questo punto potevate chiamarlo direttamente Daniele Bison, o sbaglio?
Un saluto,
Eps
settembre 9th, 2010 at 10:35
Per EPS
Credevo di essere stato chiaro sul mio post ma ci riprovo.
Nessuna vendetta,nessun rancore ma semplicemente per rimarcare un azione politica interrotta senza nessun motivo o spiegazione,stiamo ancora attendendo da allora che qualcuno ce lo spieghi.Quella data non significa affatto Daniele Bison, mi pareva di essere stato chiaro,io ne ero semplicemente “lo strumento” con il quale portare avanti questa idea di amministrare e fare politica.Non mi fermerei a questo, del resto anch’io l’avrei chiamato in un altro modo,ma non volevo dare l’impressione di volere impormi sulle proposte di quello che è stato il nucleo fondativo del Circolo. Ad ogni buon conto entro il mese di ottobre ci sarà un assemblea di tutti coloro i quali quotidianamente stanno dando la loro adesione a Generazione Italia e quella sarà la sede per una proposta definitiva sul nome,del resto il segnale anche simbolico doveva arrivare.Comunque per noi la cosa principale non sono i formalismi, quelli li lasciamo ad altri,quello che ci interessa è fare politica e proposte per la nostra Jesolo e discuterne con persone come Te credo sia importante oltre che utile e costruttivo, per questo Ti chiedo di non lasciar cadere il Tuo desiderio di scambiare con Generazione Italia qualche opinione sui contenuti politici.Magari potresti fare parte anche Tu di questo movimento cosi’ ad ottobre assieme proponiamo un nome nuovo a quello provvisorio del Circolo, che ne dici?
Un saluto
Daniele Bison
Circolo XVIII Novembre – Jesolo
GENERAZIONE ITALIA
settembre 9th, 2010 at 20:41
Daniele,
grazie per la risposta e per l’invito.
Ci penserò.
Eps