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LA FUSIONE TRA COMUNI: PROSPETTIVE E POSSIBILITA’

mer, lug 21, 2010

Generale

Il prossimo autunno sarà duro, difficile e amaro per tutti. La crisi che sta attanagliano la nostra economia è ancora ben lontana dall’essere superata: cassa integrazione e disoccupazione continueranno ad affliggere a lungo le famiglie. I fallimenti dichiarati dal Tribunale di Venezia nell’ultimo trimestre 2009 erano il 50% in più rispetto all’anno precedente, i concordati il 66% in più. Numeri che nel 2010 diventano ancora più drammatici: +100% i fallimenti (294 in tre mesi: tre aziende al giorno!) e passano da 10 a 71 i concordati.
Ma a fronte di una richiesta di aiuto in costante aumento da parte delle fasce più deboli della popolazione, i Comuni risponderanno con tagli ai servizi in misura crescente.
I trasferimenti dallo Stato sono stati ridotti all’osso, la Finanziaria ci impone sacrifici notevoli (solo per i Comuni ci sono tagli per un miliardo e mezzo di euro, più quelli a Regioni e Province, che si tradurranno in un’ulteriore riduzione degli investimenti locali).
I fondi cui attingere per far fronte alla spesa corrente sono drammaticamente sempre meno.
Non si tratta di astratti discorsi teorici: i soldi sono finiti e la “famiglia-Comune” fatica ad arrivare alla terza settimana.
A Musile siamo stati costretti a togliere del tutto il contributo per i buoni mensa ed a tagliare drasticamente quello per il trasporto scolastico; per racimolare 20.000 miseri euro da destinare alle scuole (per un totale di 1.035 alunni!) abbiamo dovuto fare i salti mortali e non siamo in grado di aumentare di un centesimo il budget dei servizi sociali, letteralmente esploso negli ultimi due anni.
Col previsto blocco delle assunzioni non potremo sostituire il personale (già ridotto all’osso) che andrà in pensione, con conseguente ulteriore riduzione dei servizi e delle prestazioni (arriveremo a poter aprire gli uffici solo alcuni giorni alla settimana…?).
Di nuove lottizzazioni non si parla neppure più: questo significa niente oneri di urbanizzazione, ossia niente soldi per asfaltare strade, sistemare l’illuminazione o investire in acquedotti e fognature.
Reperire altri mezzi di finanziamento è, quindi, una scelta obbligata.
L’accorpamento dei Comuni va proprio in questo senso.
Che l’unione di più comuni comporti rilevanti risparmi di spesa è documentato da tempo. Secondo uno studio del 2009 dell’Università degli Studi Roma Tre, da titolo “La riduzione del numero dei Comuni”, a cura del prof. Antonio Cortese, nei Comuni piccoli “la percentuale delle spese per le funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo (preponderante è fra queste quella concernente il “personale”) è assai prossima alla soglia del 50 per cento. Questa percentuale diminuisce sensibilmente con il crescere della dimensione demografica (per i Comuni con più di 60 mila abitanti è ad esempio pari al 28,7 per cento)”. Un’indagine del 2008 di Confcommercio e Legambiente, 2008 ha ordinato l’universo degli 8.101 Comuni italiani, analiticamente indagati, attraverso 36 variabili. Si è osservato che esiste “una forbice segnata dalla lama dell’eccellenza – dei territori che hanno saputo fare rete e sistema – e dalla lama del disagio, dei Comuni destinati all’estremo declino e, senza i necessari interventi, all’estinzione”. Secondo l’indagine, i Comuni che presentano caratteri di disagio insediativi più preoccupanti sono quelli con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, soglia appena superata da Musile (e molto lontana per Fossalta e Noventa…).
Fondendo San Donà e Musile in un’unica amministrazione elimineremmo una giunta ed un consiglio comunale (- 90.000 euro l’anno); l’ufficio di segreteria diventerebbe unico (- 160.000 euro l’anno); le varie Unità Operative delle principali aree amministrative, quali l’Ufficio Tecnico, i Servizi Sociali, l’Anagrafe, la Ragioneria e i Tributi verrebbero accorpate (- 320.000 euro l’anno); il Comandante della Polizia Locale sarebbe uno solo, come pure il revisore dei conti (- 70.000).
La fusione, inoltre, consentirebbe di superare il limite di 50.000 abitanti, sotto il quale l’ente locale, per effetto dell’art. 14 comma 32 della Finanziaria, non potrà più detenere partecipazioni in società commerciali: dovremo dire addio, quindi, alle nostre quote (e relativo controllo…) in ATVO, ASI, Alisea ecc.
Molte, poi, le poltrone che salterebbero in ipotesi di fusione tra i due Comuni nei vari Consigli di Amministrazione, con i relativi lauti “gettoni”.
Pensiamo, inoltre, agli edifici pubblici che potrebbero liberarsi, per essere destinati ad altro uso: unici diventerebbero il magazzino comunale, il comando di polizia locale, la sede della protezione civile…
A tutto ciò si aggiungono le innumerevoli economie di scala che si potrebbero realizzare e che spalancherebbero un’infinità di opportunità : gare e appalti, centrale acquisti, pacchetti software per gli uffici, contenzioso, accordi sindacali…
In pratica, potremmo creare circa un milione di euro di spesa corrente all’anno, senza alcun aumento di imposte!
A tutto ciò si aggiungono i finanziamenti che lo Stato riserva ai Comuni che si fondono e che, ai sensi dell’art. 6 del decreto 1.9.00, n. 318 del Ministero dell’Interno, ”ai comuni scaturenti dalla fusione di comuni preesistenti spetta, per un periodo di dieci anni, un contributo straordinario pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali complessivamente attribuiti ai comuni preesistenti”.
Detto questo, è evidente che ognuno può comunque restare dell’opinione contraria.
Ci mancherebbe.
Ciò che non si può fare, però, è liquidare la proposta come “ridicola”, senza neppure entrare nel merito o preoccupandosi esclusivamente di chi fará il Sindaco…

Avv. Alberto Teso
Assessore PdL Musile di Piave

2 Commenti per questo articolo

  1. pumaro - commento N.1 :

    Trovo molto interessante il ragionamento dell’Avv. Teso. Condivisibile l’idea di razionalizzare i costi trovando forme di gestione comuni tra diverse municipalità relativamente a servizi fungibili.
    In casi limite potrebbe essere utile una fusione di due o più comuni.
    Per quanto riguarda Jesolo, verrebbe spontaneo guardare oltre il ponte di Cavallino, ma i fatti stanno a dimostrare che è più facile collaborare con la Carinzia che con gli amici treportini. Al di là della gabella imposta ai bus turistici, vi è una totale mancanza di coerenza nelle scelte amministrative, dalla gestione dei rifiuti, alla sanità.
    Ma così è, peraltro ciò avviene con un comune “giovane” nato da una costola di venezia, ma ancora legato alla Serenissima.

  2. statointeressato - commento N.2 :

    Seguo con interesse ai vari dibattiti locali che si stanno sviluppando in modo ancora puntiforme, in Italia, sul tema della fusione. Sono vari ormai gli accenni a questa ipotesi, ipotesi che dal dopoguerra ad oggi è stata frequentata da ben pochi territori (non più di una decina in tutto). Solo in Emilia-Romagna, oggi, sono almeno 4 i territori che stanno fattivamente ragionando di una ristrutturazione amministrativa su base comunale, e alcuni di questi darannno vita se il processo andrà in porto a comuni di dimensioni anche ragguardevoli. Vale la pena ragionarci anche su territori come quello di Jesolo, tradizionalmente innovativo e oggi più che mai bisognoso di acquisire quella massa critica che nell’ambito della competizione internazionale su mercati difficili come il turismo fa la differenza. Per alcune suggestioni vi rimando qua http://www.slideshare.net/alessandropirani/rubicone-quale-fattibilit-per-un-comune-unico-del-rubicone e qua http://strumentopoli.wordpress.com/. Alessandro Pirani

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