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Le mura dell’oblio

mer, mag 5, 2010

Cultura, La città

La maggioranza vota ordini del giorno per l’ ”autodeterminazione del popolo jesolano”, lamenta le “oppressioni culturali che impediscono e limitano il mantenimento delle tradizioni locali” e intanto le testimonianze della nostra storia rischiano di sbriciolarsi sotto i malanni del tempo atmosferico e sotto l’oblio della pubblica opinione, di chi amministra i beni storici e di chi governa la comunità locale.
Già abbiamo dovuto registrare nel tardo inverno del 2004 il disfacimento del pinnacolo dei resti dell’antica basilica dell’XI secolo, seconda solo al San Marco di Venezia.
Sono le vestigia che svettano sull’altura delle Antiche Mura, primitivo centro abitato dell’antica Equilo lungo la via di navigazione interna che permetteva e favoriva il commercio tra la laguna e l’area friulana.
Sito che dista poche centinaia di metri dal Centro Storico, sempre citato nei programmi elettorali per la sua necessaria rivalutazione (oltre che storica anche in funzione turistica) e puntualmente messa in coda agli interessi del governo locale.
Le evidenti infiltrazioni, le crepe e le incursioni della flora selvatica fanno presagire nuovi e nefasti crolli.
Dopo la proposta di acquisto dell’area in cambio di benefici edificatori attribuiti ai nuovi proprietari chiediamo al sindaco e all’assessore preposto uno studio concreto e fattivo da sottoporre all’attenzione della Soprintendenza per il finanziamento del restauro e perché l’area possa finalmente diventare un “pubblico-culturale servizio”: essere meta si scolaresche, sede di iniziative culturali, un fiore all’occhiello della City beach. Progetto che comprenda visite guidate da personale qualificato a beneficio di chi studia, di chi vuole conoscere la storia della propria comunità, di chi sceglie Jesolo per una vacanza completa.
Per sfuggire coi fatti, e non con slogan populisti, all’oppressione e soprattutto all’auto-oppressione Culturale.

Roberto Rugolotto

9 Commenti per questo articolo

  1. Luigi - commento N.1 :

    Caro Roberto,
    dici bene quando proproni di recuperare il sito delle antiche mura, ma converrai anche che noi non abbiamo i potenti mezzi di Quarto d’Altino, dove comunque c’è un museo di storia antica di importanza straordinaria!
    La gloriosa storia di Venezia è partita soprattutto dalle nostre terre: dall’antica Equilio e dalla vicina Eraclea, patria di quel Paoluccio Anafesto che è considerato il primo doge.
    Quanti ne siamo coscienti e in quanti ne andiamo fieri e orgogliosi?
    Eppure, come dici tu, il recupero dell’area archeologica potrebbe tramutarsi anche in una consistente occasione di business.
    Schei, in altre parole, l’unico potente motore che può smuovere le nostre svogliate passioni.
    All’estero, in città o paesi molto meno ricchi di storia e con reperti molti meno significativi, lo avrebbero già fatto da anni, senza tanti tentennamenti, ma anzi con autentico orgoglio cittadino.
    Averebbero recintato decorosamente la zona, avrebbero conservato i resti esistenti, avrebbero raccolto i reperti, avrebbero reso accessibile il sito e lo avrebbero venduto (perche no?)come prodotto culturale delle loro terre.
    Molto diverso da quello che abbiamo fatto noi.
    Ma forse nel nostro caso è giusto così: il degrado dell’area delle antiche mura rappresenta perfettamente il livello medio di cultura della nostra città e la considerazione in cui teniamo il nostro remoto passato. Ruderi di una storia che felicemente ignoriamo.
    Luigi- JF

  2. punks not dead - commento N.2 :

    In realtà l’unico progetto serio riguardante la Basilica di Jesolo sarebbe quello della sua ricostruzione.
    Sarebbe l’unico modo, integrandole alla nuova struttura, di conservare quello che rimane delle strutture in laterizio originali.

    Una cosa simile è stata fatta ad esempio con la Frauenkirche di Dresda, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
    Per sessant’anni è rimasta un cumulo di macerie:
    http://www.neumarkt-dresden.de/image1/frauenkirche/frauenkirche-ruine-1967.jpg
    finchè, nel ’92, grazie ai progressi tecnologici nel campo del restauro, si è iniziato il processo di ricostruzione, durato 10 anni, fino ad arrivare a questo risultato:
    http://wwwpub.zih.tu-dresden.de/~s7775608/jabsweb/bilder/frauenkircheweb.jpg

    Avendo i mezzi economici e la volontà politica, la stessa cosa si potrebbe fare anche da noi.

  3. Luigi - commento N.3 :

    Caro punks,
    meno male: per un momento ho temuto che volessi proporre la costruzione di una santuario progettato da Renzo Piano, modello padre Pio.
    Però, tra la ricostruzione non so fino a che punto possibile della basilica paleocristiana (di cui credo rimangano pochi pezzi) e il suo abbandono totale, ci sarà pure una via di mezzo più percorribile, spero?
    Luigi-JF

  4. punks not dead - commento N.4 :

    ho citato apposta il caso di Dresda, molto simile, pochi pezzi rimasti intatti, per sgombrare il campo dai dubbi sulla fattibilità.
    oggi ci sono tutti i mezzi tecnologici e informatici per eseguire una ricostruzione filologicamente corretta e restituire finalmente a Jesolo la sua Basilica dopo innumerevoli anni di abbandono.
    La via di mezzo sarebbero degli interventi parziali di risanamento che non risolverebbero il problema ma lo sposterebbero solo più in là nel tempo.
    Per restituire dignità al nostro più prezioso tesoro storico e garantirgli un futuro sicuro l’unica strada percorribile è quello di restituire all’organismo architettonico la sua struttura originaria.

  5. rodolfo - commento N.5 :

    Pensare, considerando quanto oggi un Comune può destinare al recupero dei beni archeologici, ad un rifacimento della Basilica di Jesolo (XI secolo) è del tutto irrealistico, forse anche per la più decisa volontà politica (ammesso che esista).
    Realizzabile invece è il recupero dei siti dove tali beni continuano a lasciare le loro tracce affascinanti. In tutta Italia ed Europa sono innumerevoli i luoghi in cui il romanticissimo “fascino delle rovine” è stato messo in sicurezza, ripulito, ordinato e reso fruibile, grazie anche a supporti iconografici che restituiscono l’aspetto originario, senza con ciò ricorrere all’effettiva ricostruzione.
    Su questo percorso tanti politici si sono pronunciati, a Jesolo, ed alcuni pure solennemente (e sempre a ridosso di appuntamenti elettorali).
    La realtà è sotto gli occhi di tutti.
    Credo che a nessuno venga in mente di ricostruire i fori imperiali a Roma, nè il Partenone ad Atene. Vanno bene così, con quel tanto di fascino che il loro essere “rovine” indubbiamente esercita.

    Rodolfo

  6. punks not dead - commento N.6 :

    il dibattito tra riscostruzione e “fascino delle rovine” ha infiammato gli animi di chi, nell’800, iniziava a interessarsi ai principi teorici e pratici del restauro, Camillo Boito arrivò a proporre che nessun tipo di intervento di salvaguardia andasse fatto, che le “rovine” dovessero essere lasciate al loro naturale destino.
    Si arrivò ad un compromesso, stabilendo che il restauro dovesse essere solamente conservativo.
    Nel corso degli anni anche in questo campo, come in tutti quelli che riguardano le discipline umanistiche, il dibattito è continuato, e si è soprattutto iniziato a notare che un restauro di quel tipo ha effetti molto dannosi sui reperti storici, si è capito cioè che la cosa principale da fare, ai fini della conservazione, è riparare i manufatti dagli agenti atmosferici.
    Per farla breve, oggi la tendenza è alla ricostruzione, dove possibile, o comunque alla messa a riparo dagli elementi.
    il caso più famoso oggi in Italia è forse quello della Villa del Casale di Piazza Armerina, che dopo decenni di abbandono alle intemperie causato da un restauro effettuato secondo i principi del “fascino delle rovine”,
    abbandono che ha creato danni quasi irreparabili ai preziosi mosaici, ha in corso un intervento di tipo ricostruttivo, dove vengono
    realizzate strutture murarie e coperture ex-novo, strutture che hanno lo scopo primario di garantire uno stato di conservazione ottimale ai reperti esistenti.
    http://www.centrorestauro.sicilia.it/news/2006_Villa_del_Casale/Villa_Romana_del_Casale_Piazza_Armerina_considerazioni.asp
    Per quel che riguarda il Partenone è in effetti in corso di ricostruzione, mentre per i Fori Imperiali c’è un dibattito in corso.
    Poi ovviamente più vicino a noi c’è l’esempio della Fenice, che, stando ai vecchi principi, avrebbe dovuto rimanere una “fascinosa rovina”.
    Questo per ricapitolare brevemente quello che è lo stato attuale del dibattito sul restauro.
    Sui costi, bisogna vedere se conviene spendere 10 per dare una mano di bianco su un muro che ha problemi di umidità, solo per vedere ritornare le macchie dopo una settimana, o spenderne 15 per fare un intervento di risanamento completo e duraturo.
    Penso che un politico lungimirante dovrebbe sempre pensare al secondo tipo di soluzione.

  7. rodolfo-jf - commento N.7 :

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Alberto Carli, assessore alla Cultura del comune di Jesolo.

    In riferimento alla situazione relativa al sito archeologico delle Antiche Mura, il sindaco e la giunta stanno lavorando per arrivare ad una soluzione in merito all’acquisizione del terreno circostante. Negli ultimi tempi ci sono stati incontri con le parti interessate e la situazione potrebbe essere vicina ad una soluzione positiva grazie alla disponibilità dei privati ed al concomitante arrivo della variantona. Dico potrebbe perchè, essendo un problema irrisolto da parecchi anni, credo sia giusto essere prudenti.
    Contemporaneamente l’amministrazione sta valutando un progetto in collaborazione con l’Università di Venezia per avviare nuovamente già a breve lavori di scavo e ricerca.

    Alberto Carli

  8. rodolfo - commento N.8 :

    Vanno bene tutti gli esempi del mondo, e tutte le prospettive, ma l’esempio della Fenice è rivelatore. Chi mai ha detto che un teatro tanto prestigioso quanto ancora pienamente in attività dovesse passare nella categoria delle “fascinose rovine”? Nessuno, tantomeno io. Ben diverso è il ragionamento relativo a edifici o luoghi che hanno mille anni, duemila o più anni di storia sulle… pietre.

    Io mi accontenterei, ripeto, di una sistemazione definitiva, dell’apertura di un museo, alla creazione di un percorso archeologico dotato di riferimenti iconografici. Un po’ come la pensa Carli (che, secondo il metro di valutazione di punks, spesso perentorio, e il suo modo di “disporre” le cose, si scopre essere un politico non lungimirante ;-) )

    Rodolfo

  9. Frida - commento N.9 :

    Mi auguro davvero che l’Amministrazione riesca a raggiungere questo obiettivo entro il 2012, sarebbe un ottimo ricordo che la città conserverebbe di questa giunta (con i suoi vari taglia e cuci di Assessori).
    Dimostrando che non sono solo progetti da demagogia elettorale.
    In virtù di ciò, apprezzo molto lo scritto del dott.Carli, misurato, conscio delle possibiltà, ma anche delle difficoltà che il progetto ha sempre incontrato, espressione di un impegno reale.

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