l’agonia dell’ospedale jesolano
sab, mag 8, 2010
Continua il trasferimento dei pazienti con traumi ortopedici in altri ospedali, anche fuori del territorio assegnato all’ASL 10 quando gli ospedali di quest’ultima Azienda preferiscono tenere i letti eventualmente disponibili per necessità dell’area, come quella portogruarese, più vicina alla struttura di quella cittadina.
Continua così il calvario dei pazienti e delle loro famiglie; continua l’agonia dell’ospedale jesolano che la Direzione dell’ASL e l’ordine del giorno votato dalla maggioranza del Consiglio Comunale assicuravano sarebbe stato dotato di personale medico in grado di ripristinare fin dal 1° aprile 2010 i servizi del Reparto di Ortopedia così come sempre assicurati all’utenza.
Chiara la volontà di ridurre i servizi ospedalieri all’inadeguatezza per decretare la chiusura definitiva del glorioso Istituto Marino-Ospedale Civile, che proprio nei servizi di Ortopedia aveva il suo fiore all’occhiello.
Nonostante le promesse dei vecchi reggitori di destra della Regione che hanno continuato a barattare tanta qualità a favore della Casa di Cura assegnandole nuovi 10 posti di chirurgia, votando contro l’assegnazione a Jesolo di 40 posti di lungodegenza e non bandendo i concorsi per i primari di ortopedia e di pronto soccorso come ha chiesto con forza il Partito Democratico.
L’ennesima nostra interpellanza al Sindaco ha ottenuto la risposta che ora si chiederà udienza al neo eletto assessore regionale.
Vogliamo i fatti, la chiarezza di una proposta fattibile. Basta con le promesse di ospedali nuovi. Non è un problema di posto. E’ piuttosto necessario capire quali servizi devono essere garantiti alla salute della gente; servizi che possono trovare posto anche nelle ali ve nei locali vuoti di questo ospedale frontemare.
Roberto Rugolotto






maggio 9th, 2010 at 08:15
Tutto questo e molto altro succede, fra l’indifferenza dei nostri amministratori. Impegnati da mesi in una battaglia intestina fra i nani di AN e gli gnomi di F.I.
Liti e battaglie ampiamente coltivate e supportate dai sedicenti 100% Jesolo ovvero 0% partiti e dal nuovo ex unito per Jesolo.
Come se nulla fosse, strappano e stravolgono le promesse e gli impegni presi in periodo elettorale. In nome di un programma che non ci è dato di sapere.
Quello che sappiamo è, che esauriscono il loro impegno amministrativo in estenuanti congiure di palazzo.Alla ricerca di sempre nuove alleanze che possano permettere-attraverso vergognosi ribaltoni- il mantenimento e/o l’accaparramento di poltrone, incarichi, assessorati e presidenze.
Incapaci di risolvere i loro problemi in loco, si affidano ai generali romani e ai colonnelli veneziani.E questi scendono da Roma e da Venezia, non tanto per interessarsi e impegnarsi a risolvere i problemi dei cittadini ; ma solamente e unicamente per mediare fra le ambizioni degli uni e le pretese degli altri.
E così il Consigliere regionale e il Senatore romano scendono a Jesolo non per parlare della fallimentare sanità o del degradato ambiente o della incombente crisi economica, ma bensì per consigliare e impartire ordini di scuderia. Uno, al nostro Sindaco, consiglia l’uso del bromuro e l’altro minaccia sfracelli e nuove elezioni. Nel caso l’accordo fra i 19 nuovi consiglieri di questa inedita e incredibile maggioranza- che però agisce in perfetta distonia- non si raggiunga al più presto, cari concittadini ne potremmo vedere delle belle. Dice il Senatore.
Ma assolutamente niente succederà, se perderemo definitivamente l’Ospedale; se l’arenile e la pineta spariranno, mangiati uno dal mare e l’altra dalla speculazione; se i commercianti saranno costretti a emigrare, sostuiti dai poveri del mondo, cinesi e pachistani, ovvero dalla mai sazia grande distribuzione;
se i nuovi palazzi continueranno a rimaner vuoti e malinconicamente chiusi mentre i giovani fuggono e non si possono costruire case per i residenti.
Ma che problemi volete che siano questi, di fronte alle lodevoli aspirazioni alle sedie e agli strapuntini del palazzo?
Così mentre in Via S. Antonio si discute di niente, i problemi affondano la città.
Marubio