Draquila
lun, mag 10, 2010
Dopo la decisione di Bondi (Ministro per i beni e attività culturali) di disertare il festival del cinema di Cannes per la presenza dell’ultimo lavoro di Sabina Guzzanti (Draquila, l’italia che trema), e per il ventilato ricorso della Brambilla (Ministra del Turismo) all’Avvocatura dello Stato per accertare se il documentario “leda l’immagine della Nazione”, mi sono deciso ad andarlo a vedere, di malavoglia, quasi sicuro di vedere imitazioni di Berlusconi e lazzi vari.
Invece no.
Solo all’inizio, e per pochissimi minuti, la Guzzanti s’è travestita.
Per tutto il resto del documento (tutto è documentato) il tono è semplice, nessuna caduta nella battuta facile e grezza (quelle vengono lasciate al Capo)) ed il ritmo lo dà una serie impressionante di testimonianze, interviste, ritagli. Tutto materiale che conosciamo già, solo che in Draquila è sistemato e organizzato in una visione d’insieme.
Credo che sia stato proprio questo modo di vedere “complessivo” il motivo che ha spinto Bondi a dare forfait. L’apparato propagandistico berlusconiano si esprime per spot, per battute. Ricondurre il linguaggio politico ad un ragionamento articolato lo manda in tilt.
Discutibile finchè si vuole, il lavoro della Guzzanti ha il pregio della visione d’insieme. Un motivo più che sufficiente per vedere il film, per farlo vedere all’estero e per far capire che sarà comunque dura, anche per Berlusconi, mettere il silenziatore alla volontà di sapere.
Che poi Bondi e la Brambilla disertino l’evento cinematografico francese, fa solo piacere. La loro ira è di per sè significativa.
Rodolfo







maggio 10th, 2010 at 17:40
D’accordo con quanto scritto da Rodolfo. Ma una cosa importante nel documentario c’è: il modo incredibilmente paternalistico di trattare la gente, e sotto il paternalismo propaganda e tanti divieti. Prove tecniche di dittatura soft.
quinto