Una certa idea della destra…
lun, apr 19, 2010
Rigore; difesa della legalità; meritocrazia; laicità dello stato, pur nella convinzione che “non possiamo non dirci cristiani” quando siamo soli con noi stessi; rettitudine morale; primato dell’individuo rispetto al “popolo”.
Io, di mio, aggiungo anche: giustizia sociale, equilibrio tra mercato e dignità della persona, etica dell’impresa.
Possiamo dire, oggi, che il PdL è tutto questo? Il partito che, istituzionalmente, rappresenta il centrodestra in Italia, incarna questi valori?
Io credo di no, per cui condivido la dura presa di posizione del Presidente Fini, che ha denunciato l’impoverimento culturale e dialettico del PdL, il rischio di “appiattimento” sulle posizioni della Lega, la mancanza assoluta di confronto interno.
Bene sta facendo Fini ad aprire il dibattito interno sulle ragioni del PdL e sul suo futuro.
Se vogliamo che il nostro partito non sia solo un’alleanza elettorale, basata esclusivamente sul carisma del capo, dobbiamo iniziare a discutere seriamente su valori e principi, sulle decisioni strategiche di lungo respiro, senza limitarci alla tattica del momento, troppo spesso inventata lì per lì, per ragioni di consenso.
Ben venga, quindi, la battaglia sui diritti civili portata avanti da Fini: arriviamo al PdL da esperienze diverse (Dc, Psi, Msi, Pli…) ed è quindi giusto e necessario aprire una dialettica interna al partito. Confrontiamoci sui valori di fondo, perché è da questi che poi devono partire le scelte politiche, e non certo sull’onda dell’emozione utilitaristica del momento (come fa la Lega con la Chiesa, dipinta di volta in volta come baluardo della nostra identità, quando difende il crocefisso nelle scuole, e congrega di sclerotici piagnoni quando, sempre in nome di quei principi che il crocefisso incarna, invoca la carità verso gli immigrati).
Basta con gli slogan, col partito-azienda, con la struttura leggera, con lo svilimento delle articolazioni locali del partito: iniziamo ad occuparci di politica!
P.S.
E, che resti tra noi: per favore Presidente, dica anche qualcosa di destra…










aprile 22nd, 2010 at 14:11
Un momento molto difficile, questo.
Ascoltare su Radio Radicale, in diretta, le parole che si scambiano gli esponenti dei due “mondi” del centrodestra a confronto, da un lato mi fa star male (il PdL è al tramonto?) e, dall’altro, mi rincuora (finalmente si inizia a discutere!).
Comunque, la destra che sogno e per cui lavoro io, non è quella di Berlusconi, come ho scritto nell’articolo di apertura (è mio, anche se è uscito senza firma).
Teniamo duro, Presidente Fini!
Alberto Teso
aprile 22nd, 2010 at 14:54
Il post è uscito senza firma perchè, caro Alberto, ti sei dimenticato di firmarlo.
Alla redazione giungono testi che, nel quadro della gestione, riportano l’autore automaticamente e ogni utente del forum lo può verificare. La redazione può altresì aggiungere o togliere specificazioni, ma solo su espressa richiesta dall’autore.
Rodolfo-JF
aprile 22nd, 2010 at 15:11
Pdl, rissa verbale fra Berlusconi e Fini in direzione
Un partito sottoposto al ‘pubblico ludibrio’ con gli attacchi dei finiani in televisione e ‘il contrapputo quasi quotidiano’ del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente del Consiglio.
Silvio Berlusconi con queste parole sintetizza le polemiche degli ultimi giorni e Fini subito gli chiede: “Che fai, mi cacci?”
Finisce così, con un duro scontro fra i due protagonisti, la sessione mattutina della direzione del Pdl.
PDL: FINI DURO SU GIUSTIZIA E LEGA
Il presidente della Camera – in un intervento deciso nel quale ha rifiutato l’onta di “traditore” e ha parlato di un partito che da oggi deve cambiare le sue “dinamiche” interne – ha chiesto una precisa “identità nazionale” senza appiattirsi sulla Lega cosa che sarebbe “pericolosa” soprattutto rispetto all’elettorato meridionale; del Carroccio ha anche criticato l’aspirazione a “mettere le mani sulle banche del Nord” e a impedire la liberalizzazione delle municipalizzate che al Nord sono un suo “tesoretto”.
Un duro affondo l’ex leader di An lo ha apertamente fatto al premier anche sul tema giustizia rifiutando una riforma che “minimamente tuteli le sacche di impunità” pur dicendo che va contenuta la politicizzazione della magistratura. Fini ha anche ricordato al premier il litigio sul processo breve che ha definito “un’amnistia mascherata”.
Il presidente della Camera ha poi insistito su un cambio di rotta sulla parte economica del programma di governo in particolare su fisco e pensioni e sulla necessità di convocare gli stati generali del Pdl sull’economia.
Sulle riforme istituzionali Fini ha notato con una certa ironia l’inversione di atteggiamento del premier che oggi si è mostrato disponibile a fare le riforme solo a fronte di un largo consenso, e sulla esclusione della lista Pdl nella provincia di Roma gli chiede: “Credi davvero che la lista non sia stata presentata per l’azione di magistrati cattivi e radicali violenti?”
BERLUSCONI: SE VUOI CONTRAPPUNTO LASCIA PRESIDENZA CAMERA
La preplica di Berlusconi non si è fatta attendere. Rovesciando la scaletta, il premier scuro in volto ha preso la parola dicendo: “Ascoltando Fini mi pareva di sognare” e lo ha accusato di avere oggi “radicalmente cambiato posizione” dall’incontro di martedì scorso. Allora, secondo il Cavaliere, si era pentito di aver fondato il Pdl e aveva annunciato di voler fare suoi gruppi parlamentari.
“Valeva la pena di fare da contrappunto quasi quotidiano al presidente del Consiglio? Se vuoi lo fai da uomo politico di partito e non da presidente della Camera”, accusa Berlusconi.
Il premier ha aggiunto che in televisione esponenti finiani [Italo Bocchino, Adolfo Urso e Enzo Raisi] hanno esposto “al pubblico ludibrio” l’intero Pdl e che se Fini vuole “fargli da contrappunto ogni giorno” deve farlo da uomo politico libero e non da presidente della Camera, accusandolo anche di non aver patecipato alla campagna elettorale a causa del suo “ruolo super partes”.
A questo punto, mentre il Cavaliere tornava a posto, Fini si è alzato e gli ha detto: “Che fai? Mi cacci?”, Berlusconi gli ha risposto: “Guarda che ho qua quello che hai detto tu”.
Non è stato poi possibile seguire sulle televisioni a circuito interno il resto del battibecco e Berlusconi ha dato la parola al ministro Claudio Scajola. Secondo uno dei presenti, Fini avrebbe anche aggiunto: “Intanto non me ne vado”.
Sulle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia Berlusconi ha detto che il Consiglio dei ministri ha dibattuto su come reperire le risorse e avviare le celebrazioni; sul federalismo, sul quale Fini chiede una commissione nazionale del partito per studiare i decreti attuativi, il premier dice che si tratta di “una proposta ottima”; sulla Lega cita Ignazio La Russa secondo il quale il Carroccio sull’immigrazione “ha fatto proprie le posizioni di An” (e qui Fini ha polemicamente rivolto un applauso al suo ex colonnello); sulla abolizione delle province inutili ha detto che saranno eliminate quelle di Roma e Milano ma non le altre. Nulla invece sulla richiesta di Fini di cambiare il programma fiscale e mettere mano alle pensioni.
Resta la distanza fra i due anche sul ruolo della Lega nella coalizione di centrodestra con Berlusconi che nega la visione del Pdl al ‘traino’ del Carroccio sottolineandone il vantaggio in termini di preferenze di voto e ministeri e Fini che dice: “Al Nord siamo la fotocopia della Lega”.
Da “Reuters”
aprile 22nd, 2010 at 16:14
All’ “Auditorium della Conciliazione” (ironia della storia) è finita in rissa.
Di fatto, abbiamo assistito a una rottura, che formalmente non sappiamo quando avverrà, ma che comunque dimostra ormai il diverso senso dello Stato e il diverso modo di concepire legalità e diritti civili, delle due anime del PDL.
Ma ancor di più dimostra l’incapacità del cav.Berlusconi di condividere le scelte con altri. L’incapacità di considerare la democrazia come valore.
E il partito tutto, o almeno quella parte che oggi si rifà a Berlusconi, dimostra di avere una concezione del governare ottocentesca, anzi pre-illuminista. .
Per la prima volta, dopo anni, qualcuno all’interno del partito del cav. B si è accorto che il Re è nudo.
Qualcuno si è arrogato l’autorità di dissentire.
Esporre le proprie critiche, ma soprattutto le proprie proposte, come ha fatto Fini, agli occhi del cavaliere, diventa allora un reato di lesa maestà.
La replica dura, quasi violenta,di Berlusconi dimostra la sua abitudine a trattare con sottoposti. Da imprenditore e da padrone, non certo da uomo di Stato
Con una deplorevole scorrettezza istituzionale il cav. Berlusconi. ha replicato a Fini quando lo stesso non aveva più modo per rispondere. Degno esempio di un padrone arrogante. Di sicuro, non del capo di un partito che si definisce delle Libertà.
Con il conclusivo invito , rivolto a Fini, di andarsene dalla Presidenza della Camera, si è conclusa questa indimenticabile, ma anche indegna rappresentazione scenica.
Sante
aprile 26th, 2010 at 14:55
Fini, l’uomo politico per eccellenza, tutto d’un pezzo, di quella politica con la “P” maiuscola, oggi cosa rara. Berlusconi, grande leader e trascinatore, uomo del fare e dell’entusiasmo: una combinazione potente e vincente, senza precedenti nel nostro paese e quasi sicuramente irripetibile. Era tuttavia probabilmente nell’ordine delle cose che prima o poi due personaggi di tale carisma arrivassero ad una sorta di “resa dei conti”, a maggior ragione dopo un risultato elettorale che non può non indurre entrambi ad una riflessione e ad un auto-esame. Un risultato che vede crescere e dominare in seno al centro-destra la componente della lega, pur guidata da leader che invece di carismatico hanno ben poco, ma forti piuttosto di quella carica contestatrice e di almeno apparente “ribellione” al sistema, che ne ha verosimilmente decretato il successo, in virtù della stanchezza e disillusione che regna sovrana tra gli elettori: inevitabile con il clima polemico, velenoso e distruttivo alimentato con particolare ferocia da una certa area politica – priva di idee costruttive e proposte – e dai mass media.
Ma c’è di più, molto di più dietro a questa “crisi coniugale”, siamo probabilmente all’apice di una manovra anti-berlusconiana, tesa ad estromettere dalla scena politica il presidente del consiglio. Cosa fare contro un leader che fin dall’inizio ha riscosso un successo senza precedenti e che ha continuato a riscuoterlo presso gli elettori? In mancanza di idee e proposte concrete per il paese e in mancanza di un leader capace anche solo la metà, non restava che avviare una campagna denigratoria, una vera e propria persecuzione giudiziaria e mediatica tesa a screditarlo davanti agli occhi degli italiani e del mondo, per metterlo fuori combattimento, rendendolo “scomodo” anche per i suoi stessi alleati politici, che molto comunque gli devono e lo sanno.
Da tempo si è creata una leadership nascosta, imprenditoriale-polica-mediatica che mira ad unire le forze cosiddette “moderate” di entrambi gli schieramenti ed ha individuato in Fini la figura chiave, il leader ufficiale ed “esposto” per quello che dovrebbe essere nelle loro menti il passaggio (ma solo il passaggio) ad una nuova era politica, diciamo ad una “terza repubblica” post-berlusconiana.
Molti sono gli uomini politici che guardano con trepidazione alla crisi tra Fini e Berlusconi e che hanno avuto un ruolo più o meno attivo nel fomentarla: Pierferdinando Casini, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, tanto per citarne alcuni. E la componente imprenditoriale? Quella che ha iniziato a “tirare i fili” tempo addietro? Cito un nome a caso: Luca Cordero di Montezemolo, guarda caso dimessosi dalla sua carica. Che dire poi di tutta la parte mediatica? Citiamo alcuni nomi: Eugenio Scalfari, Michele Santoro, Marco Travaglio.
”Ma cosa farà Fini da grande”? Per dirla proprio con il titolo di un editoriale di Scalfari. Chi si aspettava che uscisse dal Pdl per il momento è rimasto a bocca asciutta. Fini è uomo di grande caratura e che difficilmente si lascerà strumentalizzare da tutti coloro che da più parti lo stanno corteggiando. Da politico navigato e ponderato qual è, sa benissimo che fuori da questo schieramento e dal centrodestra, probabilmente non andrebbe molto lontano, così come non avrebbe fatto molta strada senza l’alleanza con Berlusconi. Non dimentichiamo infine che un uomo come Berlusconi non si farà estromettere così facilmente e senza dar battaglia, ed ha ragione a farlo, ha un impegno ben preciso con i suoi elettori, a dispetto di una sinistra priva di idee, di leader che meritino questo nome e capace solo di gettar discredito sugli avversari.
Caro Presidente Fini, Lei sa che vuole qualcosa ma non sa cosa, imbarazzante!!
Caro Presidente Berlusconi, Lei che ha e sa gestire la comunicazione, una volta tanto taccia, l’altro saprà rovinarsi da solo.
E alla fine .. che vinca il miglior Presidente, sperando sia quello con la “B” maiuscola e non ho sbagliato a scrivere, con la “B” maiuscola.