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	<title>Commenti a: Piave-Gestione, conservazione e sicurezza idraulica</title>
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		<title>Di: Alberto Teso</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2010/04/piave-gestione-conservazione-e-sicurezza-idraulica/comment-page-1/#comment-23404</link>
		<dc:creator>Alberto Teso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:17:59 +0000</pubDate>
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		<description>Dall&#039;intervento del prof. D’Alpaos alla conferenza di domenica 18 al Da Vinci io ho capito che:
- entro una cinquantina d&#039;anni dobbiamo aspettarci un&#039;alluvione potenzialmente devastante, delle dimensioni di quella del &#039;66 (100 morti ed aree circostanti il Piave allagate per oltre un mese);
- per mettere in sicurezza il Piave servono una serie di interventi importanti, onerosi e dal rilevantissimo impatto ambientale (primo tra tutti l&#039;invaso di Falzè, una sorta di grande lago artificiale), la cui realizzazione andrebbe a compromettere degli altri ecosistemi, come le &quot;Grotte del Montello&quot; o le grave di Papadopoli;
- un serio intervento di riduzione della vegetazione lungo la golena è essenziale, non tanto per aumentare la portata del fiume (come invece dice lo studio allegato alla delibera regionale), quanto per impedire che, in caso di piena, masse di alberi e ramaglie travolti dall&#039;acqua si incaglino sui piloni dei ponti a valle, formando pericolosissime dighe;
- l&#039;esecuzione degli interventi a monte non pare prevedibile in tempi brevi, attesi gli interessi contrastanti in gioco: da quelli ambientali a quelli economici, da quelli politici a quelli più semplicemente egoistici e di parte (il solito &quot;Not In My BackYard&quot;...).... 

Se siamo d&#039;accordo su queste premesse, mi pare che, intanto, un intervento di manutenzione straordinaria della vegetazione in golena sia non solo utile, ma assolutamente indispensabile, non fosse altro che per evitare il rischio-dighe (su cui, mi par di capire, tutti sono d&#039;accordo).
Si tratta, quindi, di verificare le modalità di esecuzione dell&#039;intervento, iniziato certamente nel peggiore dei modi ed ora temporaneamente sospeso.
L&#039;appuntamento del 29 a Musile della Commissione Provinciale di controllo deve essere finalizzato a questo: trasformare l&#039;inaccettabile intervento demolitivo in atto in una &quot;manutenzione straordinaria&quot; della vegetazione in golena, con eliminazione di robinie, edere e rovi, sfoltendo drasticamente il sottobosco e salvaguardando la vegetazione autoctona, le piante comunque più importanti e significative, le &quot;macchie&quot; arboree più lontane dalla riva e vicine all&#039;argine e simili...

Per quanto riguarda il controllo della vegetazione in golena, la robinia che infesta le rive del nostro fiume fu piantata per ricavare pali per le viti. 
Oggi si usano pali in cemento e nessuno taglia più la robinia.
In golena, ora, esistono essenzialmente tre tipologie di aree: 
- ci sono quelle a coltura intensiva dove la vegetazione arborea é praticamente assente (alcuni tratti sulla sponda destra e, verso Eraclea, anche su quella sinistra); 
- ci sono poi molte aree completamente abbandonate a se stesse (tra Palazzetto ed Eraclea e, a monte, anche tra Musile e Fossalta), non più curate dai proprietari, che presumibilmente lo trovano antieconomico, e dove imperano edera e rovi: sono zone praticamente impenetrabili, spesso usate anche per lo scarico di rifiuti (inerti, ma non solo); 
- ci sono, infine, le aree più belle, caratterizzate da una vegetazione molto fitta lungo la riva e, tra questa e l’unghia dell’argine, da una vegetazione arborea più o meno intensa e più o meno di pregio.
In nessuna di queste tre aree il fiume è in grado di “arrangiarsi da solo”, a meno di non ritenere che sia necessario affidarsi a qualche piena per vedere strappati dal suolo un po’ di robinie e di alberi soffocati dall’edera.
Purtroppo, quella che è mancata negli ultimi anni è stata la manutenzione ordinaria della golena, che spetta ai privati: avendo lasciato molte zone completamente abbandonate a se stesse ci siamo ritrovati con vere e proprie masse inestricabili di edera, robinie e rovi, che devono essere tolte.
E ciò per diversi motivi: dalla possibilità di fruire materialmente dell’area verde medesima (non si passeggia né si corre in bicicletta se i sentieri sono invasi dai rovi), all’eliminazione della vegetazione infestante che soffoca quella autoctona, alla riduzione del rischio idraulico (e non mi pare proprio che il prof. D’Alpaos abbia parlato solo degli “alberi che stanno cadendo dalla riva”: ha fatto riferimento, in genere, al rischio di intasamento all’altezza dei ponti, anche perché non ritengo che una piena come quella del ’66 sia in grado di distinguere quali alberi strappare dal terreno e quali lasciare…).

Un’ulteriore riflessione.
Il tenore da “crociata” che sta assumendo la questione mi pare del tutto fuori luogo: non c’è alcuna contrapposizione tra chi vuole difendere l’ecosistema golenale e le amministrazioni locali, che si sono sempre limitate a sostenere che, se l’intervento è necessario per garantire una maggiore sicurezza idraulica, deve essere fatto nel rispetto del patrimonio ambientale medesimo.
Per noi non c’è alcun interesse economico in ballo e la questione politico-elettorale è decisamente contraria (sarebbe molto più facile cavalcare la protesta, dire: “Fermi tutti, non si fa niente” e guadagnare ampi consensi popolari…).
Io condivido appieno la battuta del prof. D’Alpaos sul “grillo parlante” che vive nelle grotte del Montello: tra la salvaguardia di questo animaletto e la sicurezza del Piave, si deve privilegiare quest’ultima.
Il discorso, purtroppo, vale anche per noi: tra lasciare tutto come sta, perché ci piace la natura selvaggia, e mettere un po’ di ordine per evitare che l’onda di piena venga rallentata dalla vegetazione eccessiva (come dice la Regione) o per evitare le “dighe” di alberi sradicati (come dice D’Alpaos), dobbiamo privilegiare quest’ultima scelta.
Chi amministra deve fare anche scelte impopolari (mi è piaciuta la battuta di D’Alpaos sulla necessità di assumere decisioni che fanno perdere voti…) e sacrificare, a volte, i desideri comuni per raggiungere risultati più importanti.
Le varie “soluzioni” ipotizzate da D’Alpaos sono molto complicate, costosissime e devastanti dal punto di vista ambientale (è vero che, secondo lui, non si devono fare le casse di espansione nelle grave di Papadopoli, ma altri ingegneri idraulici le hanno proposte: per me, che non sono ingegnere idraulico, sono ipotesi ugualmente possibili: all’indirizzo www.ingegneritreviso.it/.../conv-RISCHIO%20IDRAULICO%20SILE%20E%20PIAVE.doc ci sono delle relazioni interessanti).
In altre parole, se noi (giustamente) ci preoccupiamo del taglio degli alberi in golena, cosa dovrebbero dire i residenti di Falzè, sul cui territorio dovrebbe essere scavata una voragine di 75 milioni di m³!!!
E adesso iniziano a preoccuparsi anche a Falzè:
Dal Gazzettino del 22 aprile 2010, pag. 17
...il pericolo viene anche dai fiumi? 
«La zona relativamente tranquilla è quella dell’Adige, dopo la costruzione della galleria Mori-Torbole che può scaricare la piena del fiume nel lago di Garda. Il Brenta ha zone molto difficili a Valstagna e a Bassano, e da Padova verso la foce. Anche quella del Piave è una situazione molto delicata. Il grande problema è che a Ponte di Piave la portata del fiume è circa 2500 mc al secondo, mentre la piena ne porta 4500».
Duemila metri cubi d’acqua in più. 
«Sì ma non sappiamo dove metterli. Zone golenali ce ne sono, ma a monte. Per questo stiamo cercando di aumentare la capacità di portata a valle anche con il taglio selettivo delle alberature, ma l’intervento non è ben visto dagli ambientalisti. E a monte di Ponte di Piave, a Falzè, c’è ancora una grande discussione sull’ipotesi di uno sbarramento che dovrebbe raccogliere la piena e rilasciarla nel fiume a pericolo passato. Ma è una soluzione molto osteggiata».

Pag. 16
Ma a Falzè nessuno parla più della diga
«Non esiste alcun progetto - assicura Sonia Fregolent, sindaco di Sernaglia della Battaglia - per la raccolta di acque del Piave nella zona di Falzè. Ricordo che la gente del luogo ne discuteva anni fa ma poi tutto è piombato nel silenzio. Si parlava della costruzione di una diga».
Chi abitava da quelle parti aveva manifestato all&#039;epoca non poche perplessità sull&#039;iniziativa. Probabilmente saranno state proprio queste le motivazioni che hanno indotto i responsabili del progetto a desistere dalla proposta.


Sarà molto difficile che comuni, Provincia e Regione trovino a breve un’intesa sulle soluzioni alternative.
E se una Associazione Naturalistica Falzenese si opponesse alla devastazione del loro territorio?
E se una Associazione per la difesa del Grillo Parlante delle grotte del Montello si opponesse con tutte le forze alla scomparse del loro animaletto endemico?
Perché il nostro diritto a salvaguardare la golena deve prevalere su quello della Lipu sezione Pedemontana Trevigiana che si oppone alla devastazione delle Grave di Ciano (dove dovrebbe essere realizzata la Cassa di espansione ipotizzata da D’Alpaos)?
La “dittatura idrogeologica” esiste solo nella brillante fantasia del Prof. D’Alpaos…

Le scelte possibili, per un amministratore, sono quindi tre:
- non fare nulla e sperare che non succeda niente;
- aspettare che venga devastato un altro territorio (sempre sperando che, nel frattempo, non succeda niente), salvando così il proprio cortile ed il proprio “bacino” elettorale;
- accettare un intervento equilibrato, che contemperi le esigenze delle sicurezza con quelle dell’ambiente.
A mio avviso, la più corretta è la terza soluzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;intervento del prof. D’Alpaos alla conferenza di domenica 18 al Da Vinci io ho capito che:<br />
- entro una cinquantina d&#8217;anni dobbiamo aspettarci un&#8217;alluvione potenzialmente devastante, delle dimensioni di quella del &#8217;66 (100 morti ed aree circostanti il Piave allagate per oltre un mese);<br />
- per mettere in sicurezza il Piave servono una serie di interventi importanti, onerosi e dal rilevantissimo impatto ambientale (primo tra tutti l&#8217;invaso di Falzè, una sorta di grande lago artificiale), la cui realizzazione andrebbe a compromettere degli altri ecosistemi, come le &#8220;Grotte del Montello&#8221; o le grave di Papadopoli;<br />
- un serio intervento di riduzione della vegetazione lungo la golena è essenziale, non tanto per aumentare la portata del fiume (come invece dice lo studio allegato alla delibera regionale), quanto per impedire che, in caso di piena, masse di alberi e ramaglie travolti dall&#8217;acqua si incaglino sui piloni dei ponti a valle, formando pericolosissime dighe;<br />
- l&#8217;esecuzione degli interventi a monte non pare prevedibile in tempi brevi, attesi gli interessi contrastanti in gioco: da quelli ambientali a quelli economici, da quelli politici a quelli più semplicemente egoistici e di parte (il solito &#8220;Not In My BackYard&#8221;&#8230;)&#8230;. </p>
<p>Se siamo d&#8217;accordo su queste premesse, mi pare che, intanto, un intervento di manutenzione straordinaria della vegetazione in golena sia non solo utile, ma assolutamente indispensabile, non fosse altro che per evitare il rischio-dighe (su cui, mi par di capire, tutti sono d&#8217;accordo).<br />
Si tratta, quindi, di verificare le modalità di esecuzione dell&#8217;intervento, iniziato certamente nel peggiore dei modi ed ora temporaneamente sospeso.<br />
L&#8217;appuntamento del 29 a Musile della Commissione Provinciale di controllo deve essere finalizzato a questo: trasformare l&#8217;inaccettabile intervento demolitivo in atto in una &#8220;manutenzione straordinaria&#8221; della vegetazione in golena, con eliminazione di robinie, edere e rovi, sfoltendo drasticamente il sottobosco e salvaguardando la vegetazione autoctona, le piante comunque più importanti e significative, le &#8220;macchie&#8221; arboree più lontane dalla riva e vicine all&#8217;argine e simili&#8230;</p>
<p>Per quanto riguarda il controllo della vegetazione in golena, la robinia che infesta le rive del nostro fiume fu piantata per ricavare pali per le viti.<br />
Oggi si usano pali in cemento e nessuno taglia più la robinia.<br />
In golena, ora, esistono essenzialmente tre tipologie di aree:<br />
- ci sono quelle a coltura intensiva dove la vegetazione arborea é praticamente assente (alcuni tratti sulla sponda destra e, verso Eraclea, anche su quella sinistra);<br />
- ci sono poi molte aree completamente abbandonate a se stesse (tra Palazzetto ed Eraclea e, a monte, anche tra Musile e Fossalta), non più curate dai proprietari, che presumibilmente lo trovano antieconomico, e dove imperano edera e rovi: sono zone praticamente impenetrabili, spesso usate anche per lo scarico di rifiuti (inerti, ma non solo);<br />
- ci sono, infine, le aree più belle, caratterizzate da una vegetazione molto fitta lungo la riva e, tra questa e l’unghia dell’argine, da una vegetazione arborea più o meno intensa e più o meno di pregio.<br />
In nessuna di queste tre aree il fiume è in grado di “arrangiarsi da solo”, a meno di non ritenere che sia necessario affidarsi a qualche piena per vedere strappati dal suolo un po’ di robinie e di alberi soffocati dall’edera.<br />
Purtroppo, quella che è mancata negli ultimi anni è stata la manutenzione ordinaria della golena, che spetta ai privati: avendo lasciato molte zone completamente abbandonate a se stesse ci siamo ritrovati con vere e proprie masse inestricabili di edera, robinie e rovi, che devono essere tolte.<br />
E ciò per diversi motivi: dalla possibilità di fruire materialmente dell’area verde medesima (non si passeggia né si corre in bicicletta se i sentieri sono invasi dai rovi), all’eliminazione della vegetazione infestante che soffoca quella autoctona, alla riduzione del rischio idraulico (e non mi pare proprio che il prof. D’Alpaos abbia parlato solo degli “alberi che stanno cadendo dalla riva”: ha fatto riferimento, in genere, al rischio di intasamento all’altezza dei ponti, anche perché non ritengo che una piena come quella del ’66 sia in grado di distinguere quali alberi strappare dal terreno e quali lasciare…).</p>
<p>Un’ulteriore riflessione.<br />
Il tenore da “crociata” che sta assumendo la questione mi pare del tutto fuori luogo: non c’è alcuna contrapposizione tra chi vuole difendere l’ecosistema golenale e le amministrazioni locali, che si sono sempre limitate a sostenere che, se l’intervento è necessario per garantire una maggiore sicurezza idraulica, deve essere fatto nel rispetto del patrimonio ambientale medesimo.<br />
Per noi non c’è alcun interesse economico in ballo e la questione politico-elettorale è decisamente contraria (sarebbe molto più facile cavalcare la protesta, dire: “Fermi tutti, non si fa niente” e guadagnare ampi consensi popolari…).<br />
Io condivido appieno la battuta del prof. D’Alpaos sul “grillo parlante” che vive nelle grotte del Montello: tra la salvaguardia di questo animaletto e la sicurezza del Piave, si deve privilegiare quest’ultima.<br />
Il discorso, purtroppo, vale anche per noi: tra lasciare tutto come sta, perché ci piace la natura selvaggia, e mettere un po’ di ordine per evitare che l’onda di piena venga rallentata dalla vegetazione eccessiva (come dice la Regione) o per evitare le “dighe” di alberi sradicati (come dice D’Alpaos), dobbiamo privilegiare quest’ultima scelta.<br />
Chi amministra deve fare anche scelte impopolari (mi è piaciuta la battuta di D’Alpaos sulla necessità di assumere decisioni che fanno perdere voti…) e sacrificare, a volte, i desideri comuni per raggiungere risultati più importanti.<br />
Le varie “soluzioni” ipotizzate da D’Alpaos sono molto complicate, costosissime e devastanti dal punto di vista ambientale (è vero che, secondo lui, non si devono fare le casse di espansione nelle grave di Papadopoli, ma altri ingegneri idraulici le hanno proposte: per me, che non sono ingegnere idraulico, sono ipotesi ugualmente possibili: all’indirizzo <a href="http://www.ingegneritreviso.it/.../conv-RISCHIO%20IDRAULICO%20SILE%20E%20PIAVE.doc" rel="nofollow">http://www.ingegneritreviso.it/&#8230;/conv-RISCHIO%20IDRAULICO%20SILE%20E%20PIAVE.doc</a> ci sono delle relazioni interessanti).<br />
In altre parole, se noi (giustamente) ci preoccupiamo del taglio degli alberi in golena, cosa dovrebbero dire i residenti di Falzè, sul cui territorio dovrebbe essere scavata una voragine di 75 milioni di m³!!!<br />
E adesso iniziano a preoccuparsi anche a Falzè:<br />
Dal Gazzettino del 22 aprile 2010, pag. 17<br />
&#8230;il pericolo viene anche dai fiumi?<br />
«La zona relativamente tranquilla è quella dell’Adige, dopo la costruzione della galleria Mori-Torbole che può scaricare la piena del fiume nel lago di Garda. Il Brenta ha zone molto difficili a Valstagna e a Bassano, e da Padova verso la foce. Anche quella del Piave è una situazione molto delicata. Il grande problema è che a Ponte di Piave la portata del fiume è circa 2500 mc al secondo, mentre la piena ne porta 4500».<br />
Duemila metri cubi d’acqua in più.<br />
«Sì ma non sappiamo dove metterli. Zone golenali ce ne sono, ma a monte. Per questo stiamo cercando di aumentare la capacità di portata a valle anche con il taglio selettivo delle alberature, ma l’intervento non è ben visto dagli ambientalisti. E a monte di Ponte di Piave, a Falzè, c’è ancora una grande discussione sull’ipotesi di uno sbarramento che dovrebbe raccogliere la piena e rilasciarla nel fiume a pericolo passato. Ma è una soluzione molto osteggiata».</p>
<p>Pag. 16<br />
Ma a Falzè nessuno parla più della diga<br />
«Non esiste alcun progetto &#8211; assicura Sonia Fregolent, sindaco di Sernaglia della Battaglia &#8211; per la raccolta di acque del Piave nella zona di Falzè. Ricordo che la gente del luogo ne discuteva anni fa ma poi tutto è piombato nel silenzio. Si parlava della costruzione di una diga».<br />
Chi abitava da quelle parti aveva manifestato all&#8217;epoca non poche perplessità sull&#8217;iniziativa. Probabilmente saranno state proprio queste le motivazioni che hanno indotto i responsabili del progetto a desistere dalla proposta.</p>
<p>Sarà molto difficile che comuni, Provincia e Regione trovino a breve un’intesa sulle soluzioni alternative.<br />
E se una Associazione Naturalistica Falzenese si opponesse alla devastazione del loro territorio?<br />
E se una Associazione per la difesa del Grillo Parlante delle grotte del Montello si opponesse con tutte le forze alla scomparse del loro animaletto endemico?<br />
Perché il nostro diritto a salvaguardare la golena deve prevalere su quello della Lipu sezione Pedemontana Trevigiana che si oppone alla devastazione delle Grave di Ciano (dove dovrebbe essere realizzata la Cassa di espansione ipotizzata da D’Alpaos)?<br />
La “dittatura idrogeologica” esiste solo nella brillante fantasia del Prof. D’Alpaos…</p>
<p>Le scelte possibili, per un amministratore, sono quindi tre:<br />
- non fare nulla e sperare che non succeda niente;<br />
- aspettare che venga devastato un altro territorio (sempre sperando che, nel frattempo, non succeda niente), salvando così il proprio cortile ed il proprio “bacino” elettorale;<br />
- accettare un intervento equilibrato, che contemperi le esigenze delle sicurezza con quelle dell’ambiente.<br />
A mio avviso, la più corretta è la terza soluzione.</p>
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		<title>Di: Alberto Teso</title>
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		<dc:creator>Alberto Teso</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 17:13:09 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; un problema molto sentito, come ha dimostrato l&#039;affluenza di pubblico all&#039;incontro di domenica.
Dall&#039;intervento del prof. Dal Paos io ho capito che:
- entro una cinquantina d&#039;anni dobbiamo aspettarci un&#039;alluvione potenzialmente devastante, delle dimensioni di quella del &#039;66 (100 morti ed aree circostanti il Piave allagate per oltre un mese);
- per mettere in sicurezza il Piave servono una serie di interventi importanti, onerosi e dal rilevantissimo impatto ambientale (primo tra tutti l&#039;invaso di Falzè, una sorta di grande lago artificiale), la cui realizzazione andrebbe a compromettere degli altri ecosistemi, come le &quot;Grotte del Montello&quot; o le grave di Papadopoli;
- un serio intervento di riduzione della vegetazione lungo la golena è essenziale, non tanto per aumentare la portata del fiume (come invece dice lo studio allegato alla delibera regionale), quanto per impedire che, in caso di piena, masse di alberi e ramaglie travolti dall&#039;acqua si incaglino sui piloni dei ponti a valle, formando pericolosissime dighe;
- l&#039;esecuzione degli interventi a monte non pare prevedibile in tempi brevi, attesi gli interessi contrastanti in gioco: da quelli ambientali a quelli economici, da quelli politici a quelli più semplicemente egoistici e di parte (il solito &quot;Not In My BackYard&quot;...)...

Se siamo d&#039;accordo su queste premesse, mi pare che, intanto, un intervento di manutenzione straordinaria della vegetazione in golena sia non solo utile, ma assolutamente indispensabile, non fosse altro che per evitare il rischio-dighe (su cui, mi par di capire, tutti sono d&#039;accordo).
Si tratta, quindi, di verificare le modalità di esecuzione dell&#039;intervento, iniziato certamente nel peggiore dei modi ed ora temporaneamente sospeso.
L&#039;appuntamento del 29 a Musile della Commissione Provinciale di controllo deve essere finalizzato a questo: trasformare l&#039;inaccettabile intervento demolitivo in atto in una &quot;manutenzione straordinaria&quot; della vegetazione in golena, con eliminazione di robinie, edere e rovi, sfoltendo drasticamente il sottobosco e salvaguardando la vegetazione autoctona, le piante comunque più importanti e significative, le &quot;macchie&quot; arboree più lontane dalla riva e vicine all&#039;argine e simili...
Mi parrebbe un approccio costruttivo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un problema molto sentito, come ha dimostrato l&#8217;affluenza di pubblico all&#8217;incontro di domenica.<br />
Dall&#8217;intervento del prof. Dal Paos io ho capito che:<br />
- entro una cinquantina d&#8217;anni dobbiamo aspettarci un&#8217;alluvione potenzialmente devastante, delle dimensioni di quella del &#8217;66 (100 morti ed aree circostanti il Piave allagate per oltre un mese);<br />
- per mettere in sicurezza il Piave servono una serie di interventi importanti, onerosi e dal rilevantissimo impatto ambientale (primo tra tutti l&#8217;invaso di Falzè, una sorta di grande lago artificiale), la cui realizzazione andrebbe a compromettere degli altri ecosistemi, come le &#8220;Grotte del Montello&#8221; o le grave di Papadopoli;<br />
- un serio intervento di riduzione della vegetazione lungo la golena è essenziale, non tanto per aumentare la portata del fiume (come invece dice lo studio allegato alla delibera regionale), quanto per impedire che, in caso di piena, masse di alberi e ramaglie travolti dall&#8217;acqua si incaglino sui piloni dei ponti a valle, formando pericolosissime dighe;<br />
- l&#8217;esecuzione degli interventi a monte non pare prevedibile in tempi brevi, attesi gli interessi contrastanti in gioco: da quelli ambientali a quelli economici, da quelli politici a quelli più semplicemente egoistici e di parte (il solito &#8220;Not In My BackYard&#8221;&#8230;)&#8230;</p>
<p>Se siamo d&#8217;accordo su queste premesse, mi pare che, intanto, un intervento di manutenzione straordinaria della vegetazione in golena sia non solo utile, ma assolutamente indispensabile, non fosse altro che per evitare il rischio-dighe (su cui, mi par di capire, tutti sono d&#8217;accordo).<br />
Si tratta, quindi, di verificare le modalità di esecuzione dell&#8217;intervento, iniziato certamente nel peggiore dei modi ed ora temporaneamente sospeso.<br />
L&#8217;appuntamento del 29 a Musile della Commissione Provinciale di controllo deve essere finalizzato a questo: trasformare l&#8217;inaccettabile intervento demolitivo in atto in una &#8220;manutenzione straordinaria&#8221; della vegetazione in golena, con eliminazione di robinie, edere e rovi, sfoltendo drasticamente il sottobosco e salvaguardando la vegetazione autoctona, le piante comunque più importanti e significative, le &#8220;macchie&#8221; arboree più lontane dalla riva e vicine all&#8217;argine e simili&#8230;<br />
Mi parrebbe un approccio costruttivo&#8230;</p>
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