fini, ovvero la normalità eretica
Due cose ritengo sicure relativamente a Gianfranco Fini: la prima è che non è più e non sarà mai più succube di tutti i cascami di certo fascismo, neanche tanto strisciante, che connota l’avventura berlusconiana. Rivendica autonomia di critica e di pensiero in un partito padronale in cui il culto della personalità è l’unica cosa evidente che emerge. La seconda è che la sua iniziativa politica si oppone ad un’anomalia che, se sancita da una riforma costituzionale, rischia di cancellare le poche tracce di democrazia presenti ancora nel nostro Paese. Fini sta portando avanti, da un paio d’anni, un’azione che recupera il ruolo fondamentele di un politico che fa riferimento a valori istituzionali, contro l’arbitrio, spesso delirante, del “proprietario” e dei suoi supporter.
Fini fa quello che un politico normale, cioè ”proprietario” della sua peculiarità pubblica, dovrebbe fare. Obietta, propone, distingue, sceglie.
C’è una clamorosa inversione che Berluscone tenta di imporre ai suoi e a tutti noi, ovvero che la nascita di un’articolazione fuori controllo (una corrente) sia da considerarsi una “metastasi”. Berlusconi sa bene, invece, e lo sanno pure i suoi tifosi, che Forza Italia si è costituita proprio recuperando il peggio della Prima Repubblica. A questa inversione Fini ha detto no e non sembra che lo strappo si possa ricucire.
Ben venga! C’è bisogno di cambiar aria.
Rodolfo







aprile 23rd, 2010 at 21:25
Non ho mai votato per la destra e ideologicamente non ho mai avuto nè simpatia nè considerazione per i suoi uomini.
Fra questi naturalmente è da annoverarsi anche Fini.
Ma dopo le ultime prese di posizione,analisi e considerazioni devo riconoscere che il Presidente della Camera è uno dei pochi uomini politici attuali con una dimensione da statista.
Il discorso di ieri mi ha confermato in questa convinzione. All’interno di quell’accozzaglia di partito, Fini è l’unico ad avere un progetto per il Paese e un pensiero da vero uomo di Stato.
Gli altri,la stragrande maggioranza di quelli che gravitano attorno a Berlusconi sono pure marionette, senza idee e
senza progetti.Se l’ Italia vuole avere un futuro, che Dio ce ne liberi.
Oldmanriver
aprile 24th, 2010 at 07:51
Del confronto interno al PdL tra l’area assolutamente maggioritaria che fa capo al Premier e quella (ridottissima?) che fa riferimento al Presidente della Camera, sembrano occuparsi quasi più elettori di sinistra che simpatizzanti di destra…
Attesa l’assenza dei “Finiani” nei talk show, gli unici a difendere la coraggiosa scelta di Fini sono i giornalisti di sinistra (Lucia Annunziata, ieri sera), gli ex-amici di Berlusconi cacciati con ignominia (come Follini) e diversi esponenti del PD.
Non vorrei che, come al solito, Fini diventasse interessante e democratico in quanto avversario di Berlusconi (il nemico del mio nemico e mio amico…).
Non dobbiamo lasciarci trascinare in questa trappola.
Le posizioni di Fini vanno sostenute in quanto tali: non credo ci sia futuro per noi fuori dal PdL, a meno di non volerci ridurre ad un risicato partitino stile Alleanza per l’Italia…
Quali sono le due cose fondamentali che ha detto Fini?
La prima: il “partito PdL” non esiste.
Non c’è confronto interno, non c’è un organigramma definito (chi sono i coordinatori locali? Come vengono eletti? Quanti sono gli iscritti in ogni Comune? Quando è stata fatta l’ultima assemblea degli iscritti? Perché gli ex FI, gli ex AN, gli ex Udc continuano a fare “verticini” tra di loro?), non ci sono valori comuni condivisi ma neppure discussione sugli stessi (chi ha deciso la posizione del partito sul biotestamento, sulla fecondazione assistita, sulle riforme costituzionali ed elettorali?).
Qual è la “linea di comando”?
Alle ultimi regionali abbiamo “corso” per il PdL oppure ognuno per il suo leader di riferimento?
Cosa succederà quando non ci sarà più Berlusconi? Dovremmo affidarci a Bondi o alla Santanché?
L’errore, purtroppo, risale a due anni fa: AN e FI non dovevano fondersi in un unico partito, ma restare due formazioni politiche distinte e alleate, federandosi in una forma diversa, ma conservando ognuno la propria identità.
Così non è stato fatto ed è un errore che noi difficilmente potremo perdonare a Fini.
Che oggi, però, ha trovato il coraggio di esprimere il suo dissenso democratico, rivendicando il diritto di dichiarare pubblicamente posizioni diverse all’interno del “partito” (che oggi non può più essere messo in discussione), contro il “centralismo carismatico” del leader indiscusso (che resta comunque leader, anche se si aprono delle discussioni: era così persino nel vecchio PCI…)
Pensiamo forse che i Repubblicani americani o i Conservatori britannici la pensino tutti allo stesso modo su tutti i grandi temi della politica?
Confronto delle idee e dibattito dialettico: questo è il sale della politica e della democrazia.
La seconda: stiamo regalando una parte del Paese, la più produttiva ed importante dal punto di vista economico, quella in cui noi viviamo, alla Lega Nord, un partito che non ha un insieme di valori organico, una proposta politica chiara e definita (mi piacerebbe sapere quanti sanno veramente cosa si intende per “federalismo fiscale”), ma dice alla gente quello che essa vuole sentirsi dire.
E noi cosa abbiamo fatto per contrastare tutto questo?
Dove sono le nostre proposte alternative a quelle della Lega?
Perché abbiamo perso il contatto con la “base”?
Perché non riusciamo a spiegare che governare non significa dire sempre di sì a tutti, che si devono prendere anche decisioni impopolari, che pur contemperando esigenze contrapposte, alla fine bisogna andare avanti nell’interesse della collettività, comitati o non comitati…
E qui faccio una pesante autocritica: se è vero che oltre la metà degli elettori di AN nel Nordest ha votato Lega alle ultime tornate (come scriveva il Sole un paio di giorni fa) significa che i primi ad aver perso la bussola siamo stati proprio noi ex militanti di AN che, invece di caratterizzare il neonato PdL, apportando valori e principi e contribuendo fortemente a riempire di contenuti quella che era solo un’alleanza elettorale, ci siamo “seduti” nelle poltrone del potere, dimenticando il ruolo delle sezioni locali, del confronto interno, della “militanza”, del contatto diretto con la gente.
Dobbiamo riprenderci tutto questo, per formulare una proposta politica di destra ma diversa da quella della Lega.
Faccio qualche esempio.
Se i genitori dei bambini dell’asilo non pagano la mensa, non si lasciano i bambini senza pranzo, ma si agisce esecutivamente contro i genitori (se fanno i furbi) o si interviene tramite i Servizi Sociali se sono veramente indigenti (ad esempio, stipulando una economica e molto pratica convenzione con la Guardia di Finanza, tale da consentire la verifica in tempi rapidissimi delle effettive condizioni economiche di un nucleo famigliare…).
Se una famiglia marocchina risiede da vent’anni nella casa a fianco della mia, se i loro bambini vanno a scuola con i miei, parlano con accento del Basso Piave, hanno studiato Giulio Cesare, Lorenzo de’ Medici e Garibaldi, giocano da sempre nella squadretta di calcio della parrocchia e tifano Milan, perché non devono avere gli stessi miei diritti e doveri?
L’ho scritto tante volte: Italiani non si nasce, ma si diventa (l’Italia a chi la ama! Ricordiamoci che l’ultimo generale a difendere i confini dell’Impero Romano fu il barbaro Stilicone…).
Se la sicurezza è veramente un problema, investiamo danaro ed energie per l’impiego dei militari come agenti di pubblica sicurezza, lasciando perdere le ronde ed altre iniziative folcloristiche del genere…
Tutto questo, però, lo dobbiamo fare dal di dentro del PdL, raccogliendo le forze e rilanciando una destra europea, liberale, democratica, aperta al confronto ma forte dei propri valori e sicura delle proprie proposte.
Alberto Teso
aprile 24th, 2010 at 11:14
Difficile se non impossibile dire qualcosa che non sia banale o gia stato detto , quando sul fatto del giorno , vieni sommerso da vagonate di commenti che non ti lasciano il benché minimo spazio per introdurti sul tema perché alle nove di mattina è già bello sviscerato e vivisezionato in tutti i suoi dettagli . A questo punto ritieni non valga più la pena di esprimere il tuo pensiero perché hai la quasi matematica certezza di essere ripetitivo e poco originale. . Cerchi allora con il soccorso della memoria e qualche disordinato flash mentale sull’accaduto ,qualche suggerimento che ti permetta di approfondire un particolare magari di second’ordine , trascurato o volutamente ignorato dagli specialisti dell’informazione . L’affare di grande attualità Fini – Berlusconi , oltre alla ben nota disputa verbale le cui conseguenze si tradurranno quasi sicuramente in caos politico e governativo , mi crea un fenomeno di sovrapposizione di idee , altre notizie cioè , che in questi giorni sono passate in punta di piedi e velatamente, senza avere la giusta attenzione che avrebbero meritato . Leggo per esempio che i giudici hanno confermato la condanna dell’avvocato Mills , per cui questi non va in galera non tanto perché assolto , ma per il solo fatto dell’avvenuta prescrizione del reato . Il primo pensiero allora che mi viene prepotente , va diretto alle scene di giubilo e gli hurrà dello staff giuridico che fa parte della servitù berlusconiana tutte le volte che Re Silvio riesce a giocare la giustizia italiana con le sue famigerate leggi ad personam . Sarebbe interessante conoscere l’opinione di questa gente sulle motivazioni espresse dalla sentenza finale del caso Mills che definisce senza ombra di dubbio il nostro Premier come frequentatore abituale di paradisi fiscali e corruttore . L’altra cosa che mi sta sul gozzo e non va giù , è quella della comunione ad personam . Che i vertici Vaticani siano stati fin da sempre molto sensibili alle parti politiche che gli hanno garantito nel tempo finanziamenti ed agevolazioni in cambio di qualche predica mirata , affinché quando c’è da votare il gregge cattolico non abbia da prendere cattive strade , è un dato di fatto inoppugnabile , e questo baratto squisitamente italico a tutti noto , ha sempre dato frutti copiosi.
I papaveri ecclesiastici oltretutto , non guardano troppo per il sottile e sono di manica molto larga quando si tratta di valutare la moralità cristiana di questi personaggi politici che reggono le sorti del nostro stato . Scopriamo adesso che oltre ai già noti Ruini , Bagnasco etc. c’è anche tal Monsignor Fisichella che ha molto a cuore la salute spirituale del nostro premier , il quale poverino , oberato da impegni politici , alle prese con sabotatori interni e vittima di accanimento giudiziario , ha giustamente bisogno di assistenza spirituale , perché allora negare ad un fratello cosi sfortunato la Santa Comunione ? Non solo dunque padrone dell’Italia , ma evidentemente è a buon punto l’operazione di annessione all’Italia anche dello Stato Vaticano .
Cosi vuole il popolo sovrano e cosi sia .
El Fef
aprile 24th, 2010 at 12:15
@ Oldmanriver:
Io, da uomo di sinistra (che non ha mai avuto tentennamenti), devo, a malincuore, darti ragione al 100%.
john
aprile 24th, 2010 at 12:48
Non abbia timore signor Teso. Non voteremo mai Fini.
Se è questo che la disturba.
L’ideologia politica non è lo stesso di polemica arrabbiata,
alla quale ci ha abituato e indotto il Presidente del suo PDL con le incaute, demagogiche, volgari esternazioni e se mi permette con l’arrogante comportamento da signorotto medievale, anche nei confronti del suo Fini.
Diverso è riconoscre una statura politica a un avversario (non nemico sig. Teso, non nemico)
Farò anche parte di una schiera di pochi, illusi, divisi, di perdenti;ma la mia parte ha un grande valore che voi finchè state con Berlusconi non avrete mai: la libertà e il rispetto delle regole democratiche.Stia pure dentro al suo partito, ma si batta per questo valore, che mi creda è inestimabile.
Mi saprà dire più avanti
Oldmanriver
aprile 27th, 2010 at 18:04
Fini, l’uomo politico per eccellenza, tutto d’un pezzo, di quella politica con la “P” maiuscola, oggi cosa rara. Berlusconi, grande leader e trascinatore, uomo del fare e dell’entusiasmo: una combinazione potente e vincente, senza precedenti nel nostro paese e quasi sicuramente irripetibile. Era tuttavia probabilmente nell’ordine delle cose che prima o poi due personaggi di tale carisma arrivassero ad una sorta di “resa dei conti”, a maggior ragione dopo un risultato elettorale che non può non indurre entrambi ad una riflessione e ad un auto-esame. Un risultato che vede crescere e dominare in seno al centro-destra la componente della lega, pur guidata da leader che invece di carismatico hanno ben poco, ma forti piuttosto di quella carica contestatrice e di almeno apparente “ribellione” al sistema, che ne ha verosimilmente decretato il successo, in virtù della stanchezza e disillusione che regna sovrana tra gli elettori: inevitabile con il clima polemico, velenoso e distruttivo alimentato con particolare ferocia da una certa area politica – priva di idee costruttive e proposte – e dai mass media.
Ma c’è di più, molto di più dietro a questa “crisi coniugale”, siamo probabilmente all’apice di una manovra anti-berlusconiana, tesa ad estromettere dalla scena politica il presidente del consiglio. Cosa fare contro un leader che fin dall’inizio ha riscosso un successo senza precedenti e che ha continuato a riscuoterlo presso gli elettori? In mancanza di idee e proposte concrete per il paese e in mancanza di un leader capace anche solo la metà, non restava che avviare una campagna denigratoria, una vera e propria persecuzione giudiziaria e mediatica tesa a screditarlo davanti agli occhi degli italiani e del mondo, per metterlo fuori combattimento, rendendolo “scomodo” anche per i suoi stessi alleati politici, che molto comunque gli devono e lo sanno.
Da tempo si è creata una leadership nascosta, imprenditoriale-polica-mediatica che mira ad unire le forze cosiddette “moderate” di entrambi gli schieramenti ed ha individuato in Fini la figura chiave, il leader ufficiale ed “esposto” per quello che dovrebbe essere nelle loro menti il passaggio (ma solo il passaggio) ad una nuova era politica, diciamo ad una “terza repubblica” post-berlusconiana.
Molti sono gli uomini politici che guardano con trepidazione alla crisi tra Fini e Berlusconi e che hanno avuto un ruolo più o meno attivo nel fomentarla: Pierferdinando Casini, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, tanto per citarne alcuni. E la componente imprenditoriale? Quella che ha iniziato a “tirare i fili” tempo addietro? Cito un nome a caso: Luca Cordero di Montezemolo, guarda caso dimessosi dalla sua carica. Che dire poi di tutta la parte mediatica? Citiamo alcuni nomi: Eugenio Scalfari, Michele Santoro, Marco Travaglio.
”Ma cosa farà Fini da grande”? Per dirla proprio con il titolo di un editoriale di Scalfari. Chi si aspettava che uscisse dal Pdl per il momento è rimasto a bocca asciutta. Fini è uomo di grande caratura e che difficilmente si lascerà strumentalizzare da tutti coloro che da più parti lo stanno corteggiando. Da politico navigato e ponderato qual è, sa benissimo che fuori da questo schieramento e dal centrodestra, probabilmente non andrebbe molto lontano, così come non avrebbe fatto molta strada senza l’alleanza con Berlusconi. Non dimentichiamo infine che un uomo come Berlusconi non si farà estromettere così facilmente e senza dar battaglia, ed ha ragione a farlo, ha un impegno ben preciso con i suoi elettori, a dispetto di una sinistra priva di idee, di leader che meritino questo nome e capace solo di gettar discredito sugli avversari.
Caro Presidente Fini, Lei sa che vuole qualcosa ma non sa cosa, imbarazzante!!
Caro Presidente Berlusconi, Lei che ha e sa gestire la comunicazione, una volta tanto taccia, l’altro saprà rovinarsi da solo.
E alla fine .. che vinca il miglior Presidente, sperando sia quello con la “B” maiuscola. Non ho sbagliato a scrivere, con la “B” maiuscola.