Mare monstrum – Trovata (l’ennesima) soluzione!
Visto correndo in bici sul bagnasciuga, da Cortellazzo al Faro, lo stato dell’arenile è davvero preoccupante. La forza del mare ha fatto disastri. Il punto più colpito è all’altezza del camping Malibù.
Eppure, trentatre anni fa in quella zona l’arenile era sterminato. Lo ricordo con certezza perchè, allora, dopo la maturità, ho lavorato come camionista per una ditta che riforniva alberghi, alimentari e chioschi di bibite, birra, ecc.. C’era un chiosco ben piantato in una penisola, per cui, per arrivarci, bisognava caricare le cassette su un pedalò. Un incubo. Ma la spiaggia era immensa.
Ora tutta è sparito. Spesso ho chiesto il perchè di una erosione così progressiva e devastante, ma mi pare che non ci siano spiegazioni ufficiali e scientificamente fondate.
Se qualcuno ne sa qualcosa, lo dica: l’arenile è la risorsa più preziosa che abbiamo.
Esiste uno studio idro-geologico? C’entra forse lo sfruttamento del Piave, che non riesce più a portare sabbia? Le correnti sono cambiate? Le mareggiate sono più violente?
Credo sia necessario che l’Amministrazione faccia un’indagine approfondita e la renda pubblica. Magari solo per rassegnarci ad un ripascimento costosissimo e continuo, anno dopo anno.
Rodolfo
P.S. Vi rimando al filmato relativo alla mareggiata più violenta, quella che ha colpito l’arenile la notte dello scorso Natale http://www.youtube.com/watch?v=sEUf6RSfqyI
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Così qualche giorno fa.
Poi, dalla Nuova Venezia, una nuova prospettiva.
Diga subacquea anti-mareggiate
JESOLO. Erosione marina, in arrivo un’enorme diga subacquea per salvare la Pineta. La visita al centro sperimentale di Voltabarozzo, un quartiere di Padova, ha permesso all’amministrazione comunale jesolana di assistere a una simulazione in una ricostruita laguna veneziana con Jesolo e il suo arenile ricreati in scala. Gli esperti del centro hanno studiato le maree.
Quindi hanno simulato le mareggiate la cui potenza potrebbe essere fermata grazie a questa diga realizzata sott’acqua, a circa 300 metri da riva e per una lunghezza di un chilometro e mezzo circa. In prima fila il sindaco Francesco Calzavara, poi il vice Valerio Zoggia, quindi l’assessore all’ambiente Renato Meneghel e gli altri assessori, consiglieri e dirigenti comunali. Tutti seduti a bocca aperta come scolari. La soluzione appare a portata di mano e la Regione potrà venire incontro al Comune di Jesolo, visto che il problema interessa specificamente questo tratto della costa, finora maggiormente esposto all’erosione marina, che ha ridotto a circa un sesto la spiaggia negli ultimi 30 anni. «La diga sembra rappresentare una soluzione concreta ed efficace – ha commentato brevemente l’assessore Meneghel per non anticipare troppo l’entusiasmo, prima di un’ulteriore conferma dei dati e degli esperimenti – perché riuscirebbe a frangere la potenza del mare».
Gli esperti però non sono concordi. Una simile diga potrebbe anche alterare nuovamente le correnti che già sono state deviate da quel primo pennello in roccia sulla sponda verso Eraclea alla foce del Piave. La Federconsorzi di Pietro Rivella ha sempre indicato in quel pennello in roccia la fonte di tutti i mali della spiaggia di Jesolo. Figuriamoci cosa potrebbe fare una diga di simili dimensioni, sorta di grande barriera corallina artificiale subacquea che non potrà non avere effetti sulle correnti. Ma il centro di Voltabarozzo pare abbia studiato tutto e questa soluzione della diga sarebbe la migliore.
Articolo di Giovanni Cagnassi







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