Bolckenstein o Frankenstein ?
gio, mar 18, 2010
” La Nuova” di ieri ha dato ampio risalto a una serie di preoccupazioni che, da alcuni mesi, stanno togliendo il sonno a un nutrito gruppo di famiglie Jesolane.Sono le stesse preoccupazioni che, da altrettanti mesi, assillano decine di migliaia di famiglie e di piccoli imprenditori, che svolgono la loro attività in regime di concessione demaniale, lungo gli oltre 7.000 chilometri di coste Italiane.
Tali preoccupazioni nascono da una direttiva Europea denominata- dal nome del suo proponente- “Bolckenstein”.
La direttiva, in sostanza stabilisce che qualsivoglia attribuzione di concessione pubblica, nuova o da rinnovarsi, debba essere soggetta a gara pubblica.
La direttiva, ignorando una realtà Italiana storicamente consolidata, va a intaccare profondamente le norme che hanno fin quì regolato strutture economiche di pertinenza peculiare del sistema turistico Italiano. Le realtà del turismo balneare Italiano, maturo e secolarmente radicato nei nostri territori, ha specificità storiche , giuridiche e ambientali del tutto particolari e assolutamente diverse da quelle comunitarie.
Di questo doveva tener conto il nostro Governo. Nel recepire la direttiva e nel ricercarne, almeno parzialmente, un palliativo.
Di fatto il Governo, nonostante il largo tempo messo a disposizione dalla comunità Europea, non ha saputo opporre nè tanto meno proporre alternative ,che tenessero conto di queste peculiarità tutte Italiane.
A fronte dell’indifferenza governativa, alcune Regioni-quelle più direttamente interessate al problema-sono dovute intervenire con norme a volte improvvisate e tutto sommato scoordinate.
Per ovviare a questo disordine legislativo anche il Governo è dovuto intervenire e costretto all’ultimo momento, non ha saputo far altro che inserire nel decreto “milleproroghe”, la norma che consente di prorogare la durata delle concessione in scadenza al 31.12.2009, al 31 dicembre 2015.
Ma nel vuoto normativo, che nel frattempo si era venuto a creare, qualcuno- con la tempestività che contraddistingue l’ingegno da leguleio dell’Italiano scaltro- ha provveduto ad attrezzarsi.
Al nostro Comune- ma pensiamo anche ad altri nelle nostre stesse condizioni- sono arrivate, pur in assenza di precise norme procedurali, una serie di offerte che riguardano oltre una decina di concessioni insistenti sul nostro territorio e scadenti il 31 dicembre 2009.
Si dà il caso che queste richieste di partecipazione alla gara di aggiudicazione delle concessioni, siano tutte di origine meridionale e tutte facenti capo a un unico offerente.
Sono queste originali coincidenze che hanno attirato l’attenzione di alcuni, che paventano- non tanto invasioni e intrusioni di compagini poco trasparenti e di incerta provenienza, quanto l’instaurarsi di un sistema di gestione imperniato sulla concentrazione monopolistica. Similmente a quanto già avviene con la grande distribuzione.
In altre parole il ripetersi del fenomeno dei grandi gruppi, estranei al tessuto economico e sociale della città, che invadono il territorio e lo cannibalizzano.
Attualmente, intorno all’economia indotta dall’arenile, vivono direttamenteoltre un centinaio di famiglie Jesolane e indirettamente moltissime di più. Sono famiglie che consumano, pagano le tasse, si riforniscono dai grossisti locali, si servono nelle strutture di servizio locali e alimentano costantemente la vita del paese.
La normativa europea, una volta a regime, agevolerà di fatto l’insediamento di una imprenditoria sempre più concentrata , centralizzata ed eterodiretta, come sta dimostrando appunto l’offerta che si è materializzata in questo frangente.
Se le cose non cambiano, prepariamoci a vedere anche sull’arenile le insegne ora dell’Autogrill, ora della McDonald’s oppure della Starbucks o di una qualche altra diabolica catena di fast food. Sperando che invece a colonizzarci non sia una qualche impresa di dubbia e sospetta provenienza, che ha soldi puzzolenti da investire lontano da occhi indiscreti.
Sante-JF









marzo 18th, 2010 at 11:59
Da queste righe mi sembra di capire che chi ha i chioschi o altre attivita’ in concessione da anni si tramandano l’attivita’ fra amici, parenti etc. e adesso invece con una norma europea necessita’ di gara pubblica. A me risulta che anche prima tali attivita’ dovevavo essere assegnate per gara pubblica, ma non mi sembra di aver mai sentito un partecipante escluso che si fosse lamentato. E adesso c’e’ il timore che chiunque puo’ chiedere di partecipare alla gara e sembra che questo non sia accettabile tirando in ballo tradizioni locali, territorio e bla bla bla e la paura di infiltrazioni malavitose o altro. Nessuno si è indignato prima quando esisteva un monopolio delle attivita’, ma solo ora. Strano. E come sempre le regole europee in italia non vengono recepite o si fa di tutto per non recepirle. Quindi Far West come sempre. Io dico grazie Europa che sta’ mettendo in evidenza i malanni di questa Italia, sic. E come quando viene un extracomunitario e straniero in genere subito pronti a dire: questo porta via il lavoro a noi italiani. Io mi chiedo: perche’ non siamo noi che andiamo a trovare il lavoro in un’altro stato senza lamentarci? E’ un fattore di scarsa preparazione ed inadeguatezza? Un piccolo esempio: tanti stranieri vengono a lavorare in italia conoscendo, oltre la loro, almeno la lingua inglese. Quanti italiani sanno parlare inglese o un’altra lingua? Un esempio le nostre showgirl o presentatrici che quando arriva un ospite straniero non sanno spiaccicare una parola in inglese. Non tutte per fortuna. E come possono mai andare a lavorare in un’altra televisione europea? Meglio difendere il nostro orticello che prepararsi magari studiando, imparando per proporsi in altre realta’come fanno gli stranieri. La nostra e’ solo una pigrizia mentale,votati al martirio e capaci solo di lamentarsi.
marzo 18th, 2010 at 18:40
Caro Sante, pur condividendo le Sue preoccupazioni, avrei personalmente evitato sortite sulla stampa come quelle di qualche giorno fa.
Hanno solo fatto scaturire una serie di ansie inutili e quindi bene ha fatto il Presidente Ascom Faloppa a precisare che non tutti i meridionali sono dei mafiosi.
Nel caso Lei abbia invece notizie diverse, credo conosca bene la strada per denunciare il tutto alle autorità competenti.
Per il futuro Dio vedrà e Dio forse provvederà.
Piuttosto cercherei, ora che la frittata è fatta, di concertare…. ops… meglio concordare con
l’ amministrazione comunale quali saranno eventuali paletti per impedire che tutto ciò avvenga.
Colgo l’occasione per ricordarLe che anche Lei/Voi (chioschisti) avrete l’occasione per sviluppare/allargare le Vostre attività.
Quanto al titolo del Suo articolo…..poteva essere un pò più originale….Saluti
marzo 18th, 2010 at 18:57
non ho mai posseduto un chiosco in concessione,nè una licenza di taxi o cose simili, a prima vista il ragionamento europeo sembra essere corretto, per accedere ad una concessione pubblica occorre partecipare ad una gara. Fin qui tutto bene, peccato che nel ns paese(e non solo da noi)abbiamo illustri esempi di come si possano fuorviare i risultati delle gare pubbliche, inoltre appare evidente come aprire ad aziende con grossi mezzi economici le gare significa tagliare fuori i piccoli,non solo ma siamo sicuri che poi ci saranno migliori prezzi e servizi…nè dubito fortemente(telefonia,energia,autostrade,sono solo alcuni esempi), come succede da anni negli states le grandi catene di servizi/negozi propongono le stesse cose ovunque con un appiattimento solo nella qualità, i prezzi invece poi crescono(non saranno mica bassi i prezzi negli autogrill?).
Potrà anche sembrare negativo che le gestioni(familiari) dei chioschi si tramandino nelle generazioni, ma la soluzione europea mi sembra un male peggiore, ma veramente il futuro sarà che andremo da mc donald in spiaggia e lo spritz lo ordineremo a qualche cinese?
Capisco che nulla è eterno, ma pure qui la globalizzazione…mi sembra troppo.
marzo 21st, 2010 at 20:12
L’Italia, il Paese delle piccole patrie, degli 8000 comuni, degli infiniti particolarsimi, sta scoprendo finalmente l’economia liberale e, divenuta ormai liberista come le migliori democrazie anglosassoni, ha deciso di togliere le migliaia di lacci e lacciuoli che ostacolano la libertà d’impresa.
Basta coi vincoli, i contingentamenti, i protezionismi: vinca il migliore, sotto l’unica regia della mano invisibile del mercato.
…o no?
Un curioso dubbio, infatti, fa capolino impertinente ogniqualvolta questi bei principi vengono applicati ad una fattispecie concreta.
Liberalizziamo la vendita dei farmaci! Tutti d’accordo… tranne i farmacisti.
Via le licenze dei taxi! Favorevoli tutti… tranne i tassisti.
Aboliamo le tariffe obbligatorie degli avvocati! Tutti contenti… tranne gli avvocati.
Licenze di bar e ristoranti a volontà per chiunque ne faccia richiesta! Tutti a brindare… tranne i baristi.
Pompe di benzina al supermercato? Tutti felici… Tranne i benzinai.
Insomma: tutti siamo liberisti, con gli interessi degli altri, ma se viene toccato il nostro orticello, diventiamo furibondi.
A tale illogico comportamento possiamo fornire spiegazioni sociologiche, culturali, storiche, ma io vorrei lanciare una provocazione.
Il neo-papà del “liberalismo de noantri” ha un nome: Pierluigi Bersani che, con le sue “lenzuolate” aveva pensato di svecchiare l’ottocentesca economia italiana e lanciarla nell’empireo del libero mercato. Qualche anno prima, anche il Buon Vecchio Zio Prody aveva tentato, a modo suo, di liberalizzare la nostra economia, dando il via alle “privatizzazioni” (ossia svendendo a prezzi di saldo alle multinazionali ed alle banche d’affari straniere alcuni gioielli di famiglia del nostro Paese).
Liberali di ritorno, insomma, un po’ improvvisati, con poche idee e ben confuse…
In realtà , esistono in Italia una tradizione genuinamente liberale, che va da Luigi Einaudi a Bruno Leoni ed una improvvisata cultura neoliberista, che nasce da una sorta di connubio contronatura tra la dottrina centralista di origine marxista e l’ansia liberal alla Tony Blair, che guarda allo scanzonato mercato senza regole dei Chigago Boys con l’ammirazione un po’ ottusa del neofita…
E’ evidente, quindi, che questa specie di ircocervo, di “Pacs cultural-economico”, non poteva che produrre un ibrido scarsamente funzionale e tragicamente destinato al fallimento.
Mi pare del tutto inutile, quindi, cercare di far condividere tutto questo agli Italiani, con decisioni malamente gettate dall’alto.
Liberali, insomma, si nasce…
Alberto Teso
marzo 22nd, 2010 at 21:08
Caro Sante,
Lei pensa alla direttiva Bolckestein come a qualcosa che andrà ad intaccare una realtà locale consolidata, mettendola in difficoltà. E, riagganciandomi a quanto ricordato da Alberto Teso, cosa mi dice invece di quando Bersani, allora ministro delle attività produttive, nel 1998 liberalizzò le licenze e tanti commercianti consolidati videro spuntare selvaggiamente attorno a sé nuove attività della stessa natura, magari più grosse e potenti, costringendoli a chiudere dopo anni di tradizione famigliare? E il proliferare di attività cinesi o bangla, che tanto ci preoccupa, non è forse frutto anche di quel provvedimento che i più fanno finta di conoscere o di cui “si dimenticano”? Immagino se ne sia “dimenticato” anche Lei, caro Sante, forse perchè Bersani faceva parte di un governo di centro-sinistra, realtà a Lei vicina e forse anche perché questa cosa La tocca personalmente, visto che riguarda i chioschisti…. Ahiahiahi….caro Sante, Lei mi è di nuovo scivolato su un cavolo…..
marzo 22nd, 2010 at 21:21
Siccome è d’accordo con la Bolckenstein, immagino sia d’accordo anche con la Bersani!O no?
marzo 23rd, 2010 at 08:34
A “favore” o “contro” la liberalizzazione?
Citiamo un’altra volta Zigmunt Bauman (sociologo polacco di formazione marxista (!): ma se Bersani è liberista, io posso citare un comunista, vero?): “Si può essere favorevoli o contrari alla nostra interdipendenza planetaria, ma sarebbe come dire di essere a favore o a sfavore della prossima eclissi”…
In sostanza, la liberalizzazione (in economia come in politica) sembra essere ormai una scelta obbligata: quello che possiamo fare è solo cercare di opporci a forme eccessive e squilibrate.
marzo 23rd, 2010 at 18:49
Classico di chi vuole evadere una domanda è “rispondere” con un’altra domanda. Caro Sante, non mi sembra di aver detto che sono d’accordo con la Bolckestein, ho solo posto l’accento sulla criminalizzazione da parte Sua di un provvedimento che segue una tendenza, guarda caso avviata proprio da un ministro di centro-sinistra qualche anno addietro. Lei piuttosto cosa pensa della Bersani, visto che sulla Bolckestein ha già espresso più che esaurientemente il Suo pensiero?
E già che ci sono, Le pongo anche un’altro quesito che riguarda il blog: ho notato che solitamente, quando esce un nuovo commento su un articolo che è finito nell’elenco a piè di pagina, l’articolo viene riportato su. Per quanto riguarda l’articolo “Zimbawe” invece, è uscita la mia risposta e, anziché riportarlo su, è addirittura sparito anche dall’elenco! Come mai?
marzo 23rd, 2010 at 22:12
Concordo con quanto afferma Alberto Teso al commento n.7.,anche se la globalizzazione, o interdipendenza planetaria che dir si voglia, non è un eclisse, ma un fatto umano a cui, con intelligenza e creatività, ci si può opporre. Il domani dipende da come intendiamo usare le innovazioni.Molto, o forse tutto, dipende dalle scelte politiche di oggi.
Se accettiamo tutto come un fatto ineluttabile, la storia dell’uomo,che è la storia della ricerca della libertà, può dirsi finita.
Oggi parliamo della direttiva Europea, perchè riteniamo essa segni un ulteriore passo verso quella globalizzazione che paventiamo, ma anche perchè in questo momento , preoccupa un buon numero di famiglie Jesolane
Della Bersani, che le ha preoccupate in passato, (e che continua a preoccuparle), abbiamo parlato a suo tempo e continuiamo a parlarne quando discutiamo dei centri commerciali, della scomparsa degli alimentaristi, dei fruttivendoli, dei macellai, dei merciai, delle pescherie e di quanti altri hanno dovuto ridursi a fare, nella più favorevole delle ipotesi, i commessi o i cassieri precari.
Forse a me è sfuggito, ma non mi sembra di aver sentito molte voci in difesa delle categorie in affanno, quando si decideva di aprire out let, centri commerciali e si autorizzavano insediamenti sempre più invasivi e invadenti.In passato l’ho fatto, anche se con scarsi risultati. Con buona pace di mentalmente vivace che saluto
Comunque non è mai troppo tardi.
Sante
marzo 25th, 2010 at 20:54
Mi scusi Signor Sante, ma non se n’è accorto nessuno .. per esempio mi racconti cos’ha fatto per ostacolare l’apertura del nuovo parco commerciale Ca’ Silis (attuale sede della Coop),
sono proprio curioso…
Saluti
marzo 26th, 2010 at 12:21
Solo una intelligenza mentalmente vivace può assurgere a livelli così inarrivabili di obbiettività.
A simili argomentazioni come si può osare contrapporsi?
La Coop sta a Jesolo da almeno 30 anni.
La faziosità ha un limite signor vivace.
Se un trasferimento, da una sede a un’altra, ha un effetto così devastante, pensi alle responsabilità di chi ha permesso l’inserimento indiscriminato di strutture estranee al tessuto sociale e alla storia della nostra città.
Se ritiene la scelta così devastante, perchè non fa la stessa domanda, a quelli che sembrano essere i suoi referenti e che controllano e decidono le scelte del Paese da ormai 20 anni?
Marubio
marzo 26th, 2010 at 18:27
Mi pare che ci sia un dibattito un po acceso sulle liberalizzazioni, si/no,forse,etc.Non so come si guadagnano da vivere i vari partecipanti al dibattito, ma mi pare che in generale sostanzialmente chi ha un attività si opponga(più o meno) e chi fa il dipendente (meglio se sotto mamma stato,è più sicuro)è favorevole.Ma se, a prescindere dal colore politico di chi decidesse queste liberalizzazioni, la stessa persona per coerenza decidesse di abolire gli articoli dello statuto sul lavoro che impediscono il licenziamento di un dipendente cosa direste? In fondo anche questa è una liberalizzazione, o no?L’Italia è un paese dove è possibile divorziare dal coniuge ma mai da un dipendente. Allora forse questo genere di liberalizzazione non sarebbe poi troppo simpatico..finchè rimane in bolletta un commerciante magari a causa della concorrenza dei centri commerciali ben gli stà ma quando succede ai dipendenti come la mettiamo(magari un postino,un insegnante,etc)? Io credo che come sempre ci voglia equilibrio tra queste cose, basta guardare in america dove c’è ampia libertà sia per aprire una attività sia x licenziare ma non mi sembra che se la cavino poi tanto meglio di noi con la crisi.Non credo che mettere sul lastrico decine di piccole attività(tassisti,ambulanti,chioschi in spiaggia,etc) risolverà la crisi e poi, siete così convinti che questi mestieri siano così redditizi, provate magari a farli…,ma credete che ci siano così tanti ricchi tra queste persone? a me sembra solo una guerra tra gente normale(non dico poveri) che finisce con il favorire i soliti ricchi.Quando si parla di economia forse sarebbe meglio lasciar perdere la politica, i bilanci di una azienda grande o piccola che sia non sono nè di destra nè di sinistra.
marzo 27th, 2010 at 08:19
Sì, caro Marubio, come tutti i negozi che stanno attorno alla coop e che distruggeranno il centro storico di Jesolo …. Ops… mi scuso se mi sono rivolto a Lei, forse dovrei chiederlo a Berlusconi.
Ma mi faccia un piacere, e se io fossi in Lei mi vergognerei. A dopo le elezioni, per l’ennesima conferma che siete out
Saluti
marzo 27th, 2010 at 15:02
Certo che mentalmente vivace (?) ne ha di argomenti!”
Bello e originale l’invito a vergognarsi.Una risposta precisa e puntuale, che suggella dall’alto di una stringente logica la fine delle opinioni e dei commenti precedenti.
Perchè limitarsi solo all’invito alla vergogna?
Non sarebbe meglio invitarli a suicidarsi? Così ce li leviamo di torno per sempre?
Continui così! Lei è una risorsa per il blog.
I care (very very out)
marzo 27th, 2010 at 18:09
Caro Icare, per caso Lei è l’avvocato di Marubio?
marzo 28th, 2010 at 08:43
Caro mentalmente vivace, allora Lei è duro di comprendonio. Io sono il suo avvocato.E spero che continui a scrivere sempre in maniera così appropriata.
I care
marzo 28th, 2010 at 12:32
…veramente l’avvocato di Mentalmente Vivace, sono io…
marzo 28th, 2010 at 22:06
E’ proprio fortunato! Allora ne ha due.
I care
marzo 30th, 2010 at 12:27
Mah!!
marzo 30th, 2010 at 18:01
Mi scusi icare, non per essere pedante, ma se scrive “Io sono il suo avvocato” Lei non è per niente chiaro…fose volutamente.
Se intende dire che è l’avvocato di Mentalmente Vivace, dal momento che si rivolge a lui, avrebbe dovuto scrivere “Io sono il Suo avvocato”. Scritto così, “suo” minuscolo significa che sta parlando di una 3^ persona (non quella alla quale si rivolge), quindi Lei conferma quanto dice Mentalmente Vivace, ovvero che è l’avvocato di Marubio…