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NON TUTTO IL FEDERALISMO VIENE PER GIOVARE

Ven, Feb 5, 2010

Generale

 

NON TUTTO IL FEDERALISMO VIENE PER GIOVARE

 In molte regioni, compresa la nostra, a fine marzo ci saranno le elezioni per il rinnovo del governo regionale. Secondo un recente studio del Sole 24 Ore, il periodo di vigilia elettorale è coinciso in tutte le regioni con più o meno importanti provvedimenti economico-finanziari.

Ad esempio: il progetto di legge di bilancio della regione Veneto, in corso di approvazione, prevede un abbassamento dell’addizionale Irpef al 0,9%, ma anche, nonostante le minori entrate che inevitabilmente deriveranno da questo abbattimento, l’aumento dei fondi destinati all’edilizia residenziale pubblica ed alle infrastrutture locali.

Inoltre, nel corso delle votazioni sul bilancio, il consiglio regionale, tra l’altro, ha deliberato all’unanimità lo stanziamento di un contributo straordinario di 2,5 milioni di euro per le scuole materne, ha approvato la norma che blocca l’insediamento di nuovi termovalorizzatori o di impianti di trattamento per i rifiuti speciali, ha accolto la proposta di censimento dei casoni della laguna di Caorle, accantonando allo scopo un fondo di 10.000 euro.

In vista comunque della scadenza del mandato, vi è stato anche un generale adeguamento delle indennità e dei vitalizi per i consiglieri e gli assessori uscenti.

Sempre in Veneto, al riguardo, è stato rilevato che l’indennità di fine mandato per il presidente e gli assessori della ragione è pari all’ultima indennità lorda moltiplicata per il numero di anni di carica, mentre dal 65° anno di età, con almeno 30 mesi di mandato e cinque anni di contribuzione, scatta il diritto ad un assegno che varia dal 35% al 70% dell’indennità, a seconda della durata del mandato.

Per fare un confronto con il trattamento dei parlamentari, si può osservare che l’indennità di fine legislatura per deputati e senatori “si fema” all’80% dell’ultima indennità di carica e che, sebbene sia possibile andare in quiescenza a 60 anni, serve comunque una legislatura piena, cioè minimo cinque anni (ed altrettanti di contribuzione), per maturare il diritto alla pensione.

Di fronte a questi dati, che come detto rispecchiano la situazione di tutte le regioni, è gioco forza domandarsi se l’attuazione del c.d. federalismo regionale possa portare effettivi miglioramente nella gestione della spesa e delle risorse territoriali.

Il rischio, in sostanza, è che anzichè contribuire a migliorare l’efficenza della pubblica amministrazione, ilfederalismo porti con sé una incontrollabile moltiplicazione dei centri di spese e forse anche di decisione (per difetto di coordiamento con l’amministrazione centrale).

In tal caso, sarebbe inutile dividere e specializzare le funzioni delle due Camere del Parlamento e diminuire il numero dei parlamentari, se poi le cariche e gli stipendi sono destinati a proliferare in sede locale.

Purtroppo, dalla loro istituzione, le regioni non hanno dato prova convincente di saper gestire al meglio tutte le materie affidate alla loro competenza.

Moltiplicazione caotica di norme, sprechi, distribuzione di incarichi, sovrabbondanza degli incarichi politici e degenerazione della burocrazia non sono, purtroppo, prerogativa dello Stato centrale.

Come conciliare, allora, questi dati con la promessa che il c.d. federalismo politico e fiscale, aumentando l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa, sarà la medicina in grado di curare i mali della nostra pubblica amministrazione?

Quali garanzie contro il pericolo della moltiplicazione dei costi può realmente offrire la riforma in senso federalista della nostra Carta Costituzionale?

Che ne sarà di quei beni, come ad esempio l’ambiente o il paesaggio, che hanno dimostrato una certa debolezza rispetto alla pressione degli interessi particolari, molto più forti ed organizzati a livello locale?

Spunti interessanti, mi sembra, da tenere certamente in considerazione nel valutare i programmi elettorali delle prossime regionali.

Luigi - JF

1 Commenti per questo articolo

  1. icare - commento N.1 :

    Bravo Luigi! Finalmente qualcuno comincia ad accorgersi che il Re è nudo.
    Da anni siamo costretti ad ascoltare panegirici acritici- da parte di tutta la classe politica attiva-in lode della pur necessaria istituzione Regionale.
    Da anni le “caste” si sono impegnate a diffondere l’idea che le Regioni sono la panacea che garantisce benessere ed economicità e nel contempo democrazia e partecipazione.
    In realtà, le Regioni, così come vengono gestite, sono moltiplicatori dei centri di spesa e luoghi da cui si può gestire il clientelismo più capillarmente e radicalmente.
    Mastodontiche strutture che servono poco ai cittadini ma molto a una pletora di burocrati e di politici di professione, che si riproducono , si moltiplicano, si alimentano e si arrichiscono sulle spalle di operai, commercianti,artigiani, piccoli imprenditori, impiegati e pensionati di ogni categoria e classe sociale.
    Nè più nè meno di quanto facevano, un tempo, i gabellieri del Re.
    L’esistenza di istituti simili, in molte nazioni civili, meriterebbe un discorso più approfondito, sia sul perchè che sul modo della loro gestione.
    Ma intanto anche uno sguardo superficiale, rivela l’agilità e la quasi invisibilità di queste ultime, nonostante la larga autonomia giuridico-amministrativa di cui godono..
    Queste nostre Regioni,hanno una ragione per esistere, anche se non in una misura così pletorica, invasiva, elefantiaca , ma sarebbe almemo indispensabile che finalmente il nostro Parlameno nazionale venisse sottoposto ad una drastica cura dimagrante.
    Così come sarebbe finalmente ora che venissero eliminate le Provincie. Strutture pleonastiche, inutili e fonte di ulteriore occupazione di posti-lautamente retribuiti- da parte di politici e portaborse di ogni risma e corrente.

    I care

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