Bellissima foto Rodolfo. Dovrebbe far pensare chi parla spesso a sproposito di “cementificazione” che l’area Tombacco e l’area “Ex Centrale” è rimasta così per quasi 50 anni e per buoni 10 era decrepita…
Sono passati “solo” 50 anni e sembra di essere di fronte a un’ immagine preistorica!
Il titolo “Dancing on the beach” rievoca i fasti delle terrazze danzanti degli hotel Marina e Bagni e Miramare. Di lì a 20 anni Jesolo già pullulava di locali da ballo. Ce n’erano per tutti i gusti, tanto dal giungere fino a 29 licenze sul finire degli anni 70.
Tutto il comparto dell’offerta turistica viveva un momento magico: spirito d’iniziativa, pochi soldi e un po’ di coraggio (o sana incoscienza) erano la base di un successo pressoché garantito.
Oggi, un imprenditore che abbia vissuto questa realtà può versare in una situazione di disagio, e anche di smarrimento, di fronte alla necessità di dover ricollocare se stesso e la sua iniziativa imprenditoriale nell’attuale contesto di domanda: cosa fare, come fare? Tutto risulta più complicato laddove, ieri, bastava un posto che fosse “in spìaja” perché offrisse la quasi certezza di benessere e riscatto sociale alle tante famiglie strappate alla vita di campagna nel momento del maggiore boom turistico. Genuini e nobili avventurieri d’altri tempi, si potrebbe dire. Mentre è meglio stendere un velo pietoso su certi avventurieri di oggi.
E’ risaputo che “a spiaja” non è più quella di un tempo. Nonostante gli sforzi profusi al suo ripascimento essa appare notevolmente “ridotta”, e risulta sempre più affollata di questuanti a vario titolo e sempre meno di turisti, di quelli veri intendo, non certo del genere “un tanto al chilo”. La spiaggia si riduce, dicevo, e il mare prepotentemente avanza. Ma è un mare non liquido, è un mare pesantemente solido: un mare fitto d’incognite.
Perciò largo ai giovani, volenterosi, uomini di questo tempo. In loro si può trovare la forza, la capacità di adattabilità, la creatività e l’incoscienza necessarie per lanciarsi in nuove sfide. Mancherebbero solo i soldi, e non pochi. Ma a questi ci può pensare papi, (fino a poco tempo fa anche le banche…) visto che ha avuto la possibilità, in tempi migliori, di realizzarne abbastanza.
Tornando alle prime considerazioni sul titolo del tema, la Jesolo da ballo, quella delle discoteche intendo; già passata per lo sballo degli anni 90, quella che versa oggi in avanzata fase di “sbollo”, e si presenta stracotta, nel senso che la pietanza ha perso ogni peculiarità di gusto giacché è stata lasciata sul fuoco oltre ogni tempo massimo concepibile per la cottura. E se qualcuno pensa mi stia riferendo a Xsite sbaglia. Perchè mi riferisco non solo a quel (non)luogo dove l’immaginario diffuso rivedrebbe la concentrazione dei contenitori umani per la terapia del decibel, altrimenti chiamati discoteche, tanto bistrattate ieri, quanto evocate oggi come panacea, ma a tutte le iniziative che si rifanno a modelli di consumo ricreativo superati. Dove chiederne insistentemente il ripristino è come pretendere di servire una bollente zuppa di fagioli e farro tutti i mezzodì della settimana di ferragosto in conseguenza all’incredibile successo ottenuto l’anno prima tra le nevi nella settimana di Natale. L’effetto vintage come occasione, non come modello ripetuto per tutte le stagioni (a proposito: i miei complimenti a Fizzo & Co. per il successo della serata “Le freack c’est chic”…).
Quindi, il “dancing on the beach” di oggi, che non si può più fare in spiaggia perché reca disturbo alle cariatidi, ma non si può nemmeno fare ai margini dell’area urbana, perché al consumatore non interessa, non ci rimane possibile che nella miriade di iniziative, più musicali che danzanti, definibili “fusion”, cioè in abbinata con servizi di bar-ristorazione, nate più o meno spontaneamente e di facile fruibilità, posti direttamente a contatto con i luoghi dove più si sviluppa la vita sociale, cioè le vie e le piazze del Lido.
E si giunge così alla nota più dolente fra le dolenze: I’ordine pubblico. Brutta bestia, il nemico nr. 1 di tutte le attività ricreative e di spettacolo. La Bestia (sempre esistita…), una tempo relegata ai margini dei templi della musica, nei parcheggi, che oggi ci appare ingigantita a dismisura, ma non per una forma di repentina recrudescenza del fenomeno. L’apparente gigantismo è la conseguenza della sua fuga dai quei luoghi bui e reconditi, un tempo istituzionali e oggi dismessi, e nel giungere nel cuore pulsante della città, si pone con drammatica evidenza agli occhi di tutti.
Un problema serio, molto sentito, che non si risolve, a mio avviso, né con la chiusura amministrativa, né con le limitazioni d’orario; tantomeno con l’esodo indotto delle attività deputate a questo genere di consumo.
febbraio 24th, 2010 at 19:17
Bellissima Rodolfo.
Sarebbe bello mettergliene vicina una odierna, così, tanto per fare un paragone.
john
febbraio 24th, 2010 at 21:14
Bellissima foto Rodolfo. Dovrebbe far pensare chi parla spesso a sproposito di “cementificazione” che l’area Tombacco e l’area “Ex Centrale” è rimasta così per quasi 50 anni e per buoni 10 era decrepita…
Saluti
Undertacker
febbraio 25th, 2010 at 00:25
…non dimentichiamo che già allora c’era chi si lamentava della cementificazione e rimpiangeva i tempi quando c’erano solo dune e tamerici!
febbraio 25th, 2010 at 17:44
Sono passati “solo” 50 anni e sembra di essere di fronte a un’ immagine preistorica!
Il titolo “Dancing on the beach” rievoca i fasti delle terrazze danzanti degli hotel Marina e Bagni e Miramare. Di lì a 20 anni Jesolo già pullulava di locali da ballo. Ce n’erano per tutti i gusti, tanto dal giungere fino a 29 licenze sul finire degli anni 70.
Tutto il comparto dell’offerta turistica viveva un momento magico: spirito d’iniziativa, pochi soldi e un po’ di coraggio (o sana incoscienza) erano la base di un successo pressoché garantito.
Oggi, un imprenditore che abbia vissuto questa realtà può versare in una situazione di disagio, e anche di smarrimento, di fronte alla necessità di dover ricollocare se stesso e la sua iniziativa imprenditoriale nell’attuale contesto di domanda: cosa fare, come fare? Tutto risulta più complicato laddove, ieri, bastava un posto che fosse “in spìaja” perché offrisse la quasi certezza di benessere e riscatto sociale alle tante famiglie strappate alla vita di campagna nel momento del maggiore boom turistico. Genuini e nobili avventurieri d’altri tempi, si potrebbe dire. Mentre è meglio stendere un velo pietoso su certi avventurieri di oggi.
E’ risaputo che “a spiaja” non è più quella di un tempo. Nonostante gli sforzi profusi al suo ripascimento essa appare notevolmente “ridotta”, e risulta sempre più affollata di questuanti a vario titolo e sempre meno di turisti, di quelli veri intendo, non certo del genere “un tanto al chilo”. La spiaggia si riduce, dicevo, e il mare prepotentemente avanza. Ma è un mare non liquido, è un mare pesantemente solido: un mare fitto d’incognite.
Perciò largo ai giovani, volenterosi, uomini di questo tempo. In loro si può trovare la forza, la capacità di adattabilità, la creatività e l’incoscienza necessarie per lanciarsi in nuove sfide. Mancherebbero solo i soldi, e non pochi. Ma a questi ci può pensare papi, (fino a poco tempo fa anche le banche…) visto che ha avuto la possibilità, in tempi migliori, di realizzarne abbastanza.
Tornando alle prime considerazioni sul titolo del tema, la Jesolo da ballo, quella delle discoteche intendo; già passata per lo sballo degli anni 90, quella che versa oggi in avanzata fase di “sbollo”, e si presenta stracotta, nel senso che la pietanza ha perso ogni peculiarità di gusto giacché è stata lasciata sul fuoco oltre ogni tempo massimo concepibile per la cottura. E se qualcuno pensa mi stia riferendo a Xsite sbaglia. Perchè mi riferisco non solo a quel (non)luogo dove l’immaginario diffuso rivedrebbe la concentrazione dei contenitori umani per la terapia del decibel, altrimenti chiamati discoteche, tanto bistrattate ieri, quanto evocate oggi come panacea, ma a tutte le iniziative che si rifanno a modelli di consumo ricreativo superati. Dove chiederne insistentemente il ripristino è come pretendere di servire una bollente zuppa di fagioli e farro tutti i mezzodì della settimana di ferragosto in conseguenza all’incredibile successo ottenuto l’anno prima tra le nevi nella settimana di Natale. L’effetto vintage come occasione, non come modello ripetuto per tutte le stagioni (a proposito: i miei complimenti a Fizzo & Co. per il successo della serata “Le freack c’est chic”…).
Quindi, il “dancing on the beach” di oggi, che non si può più fare in spiaggia perché reca disturbo alle cariatidi, ma non si può nemmeno fare ai margini dell’area urbana, perché al consumatore non interessa, non ci rimane possibile che nella miriade di iniziative, più musicali che danzanti, definibili “fusion”, cioè in abbinata con servizi di bar-ristorazione, nate più o meno spontaneamente e di facile fruibilità, posti direttamente a contatto con i luoghi dove più si sviluppa la vita sociale, cioè le vie e le piazze del Lido.
E si giunge così alla nota più dolente fra le dolenze: I’ordine pubblico. Brutta bestia, il nemico nr. 1 di tutte le attività ricreative e di spettacolo. La Bestia (sempre esistita…), una tempo relegata ai margini dei templi della musica, nei parcheggi, che oggi ci appare ingigantita a dismisura, ma non per una forma di repentina recrudescenza del fenomeno. L’apparente gigantismo è la conseguenza della sua fuga dai quei luoghi bui e reconditi, un tempo istituzionali e oggi dismessi, e nel giungere nel cuore pulsante della città, si pone con drammatica evidenza agli occhi di tutti.
Un problema serio, molto sentito, che non si risolve, a mio avviso, né con la chiusura amministrativa, né con le limitazioni d’orario; tantomeno con l’esodo indotto delle attività deputate a questo genere di consumo.
J-son
febbraio 26th, 2010 at 18:02
Intanto complimenti a J-son per il bellissimo commento…e poi un invito alla Sovrintendente Renata Codello:
TENGA DURO! Distingua i piccoli lavori che vanno fatti, ma stoppi le torri!
Fazzi