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Foibe: 10 Febbraio, per non dimenticare.

lun, feb 1, 2010

Cultura

la foiba di basovizza

la foiba di basovizza

Ho partecipato come spettatrice alla splendida inzitiva offerta dal Comune di Jesolo,

per la commemorazione della Giornata della Memoria delle Foibe.

Sono rimasta profondamente allibita da ciò che ha dichiarato il Dott. Petacco, giornalista e scrittore, intervenuto come relatore all’evento.

Il giornalista ligure ha affermato che il campo di smistamento “Risiera di San Sabba” di Trieste ricoprì un ruolo secondario, quasi minimale nella  “Ausschaltun”, ossia “eliminazione”. Il rinvenimento di un solo forno crematorio, conferma che possano essere stati uccisi pochissimi prigionieri. L’uccisione di massa venne compiuta altrove, a Treblinka! Il Dottor Petacco ha concluso affermando che viene data troppa importanza al campo di Trieste (istituito dalla corporazione nazista selle SS) con lo scopo di allontanare l’attenzione dalle atrocità compiute invece dai partigiani Titini.

Sta di fatto invece che la Risiera di San Sabba venne utilizzata non solo per il transito e  la detenzione, ma anche per l’eliminazione di un gran numero di detenuti (stimati tra le TRE  e CINQUEMILA persone).

Su altre notizie riguardanti le foibe, sarebbe stato interessante dibattere:

tipologia delle vittime, modalità delle esecuzioni, quantificazione delle vittime, testimonianze (chi si salvò).

Concludo, pensando che sia stata davvero una “nota stonata” quella di confrontare atrocità naziste e comuniste, cercando di osservare quale piatto della bilancia fosse il più ricco, o meglio, il più amaramente pesante.

La storia ci insegna che di fronte ai massacri di innocenti civili, i mandanti, di qualunche schieramento essi appartengano, si macchiano di un comune aberrante crimine.

Irene Secchiati

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13 Commenti per questo articolo

  1. tuono - commento N.1 :

    Trovo anch’io alcune note stonate ma le trovo nelle parole di questo articolo.
    La Storia è fatta di parole ma anche di numeri. Numeri detti, stradetti e ripetuti da 60 anni per ricordare quante persone furono uccise dal nazi-fascismo.
    Ma perchè ogni qualvolta qualcuno vuole raccontare e descrivere le atrocità commesse dai partigiani si deve cercare di sminuire le loro vigliaccherie?
    Dunque finchè si tratta di descrivere il male commesso da alcuni tutto è permesso, quando si vuole descrivere il male commesso anche dagli altri “si vuole pesare la bilancia”.
    NO NESSUNO PESA LA BILANCIA. Se volessimo confrontare i 100milioni di morti uccisi dai vari regimi comunisti fino ad oggi con quelli uccisi dai regimi di opposta fazione politica, non ci sarebbe storia.
    Tutti i morti meritano RISPETTO! Quel rispetto che da 60 anni il mondo dimostra di avere nei confronti delle vittime dell’olocausto nazista…quel rispetto che da 60 anni “troppi” non hanno avuto nei confronti delle vittime delle foibe cercando di nascondere agli occhi di tutti queste vergognose pagine di storia italiana.
    Istria era Italiana…chi vi viveva era ed E’ ITALIANO! Fu una pulizia etnica dove persero la vita migliaia di persone che avevano la sola colpa di essere italiani.
    350.000 persone scapparono da quella Terra per non essere uccise e oggi alcuni di loro vivono proprio qui a Jesolo.
    Se poi pensiamo che quei partigiani furono così vigliacchi da riportare alcuni nomi uccisi da loro stessi nei monumenti ai caduti del nazi-fascismo, capiamo quanto c’è ancora da scoprire da una Storia che ha fatto scorrere troppo sangue.
    Ci sono voluti 60 anni per rompere il silenzio delle “foibe”, per dar voce a quei morti che furono uccisi per ben 2 volte: la prima volta privati della loro vita, la seconda volta privati del loro giusto ricordo!
    Dimenticarli è stata la più grande vergogna la cui colpa è principalmente della sinistra italiana.
    Ricordarli ora è un OBBLIGO di tutti senza critiche, senza discussioni..
    perchè essi non furono uccisi per un colore politico ma per essere italiani.
    Furono uccisi bambini, ragazze prima violentate e poi trucidate, possono queste persone così innocenti avere colori politici???
    No erano solo italiani.

    C’è una frase che la destra italiana ha sempre portato come slogan e che racchiude perfettamente il pensiero di chi invece vuole ricordare:
    I VINCITORI SCRIVONO LA STORIA MA NESSUNO POTRA’ MAI CANCELLARE LA MEMORIA

    Tuono

  2. 100% Jesolo - commento N.2 :

    Per dare l’idea di quanto peso ha avuto la dottrina comunista del dopoguerra nella vicenda degli esuli, è da sottolineare non solo che la strage nelle foibe fu messa a silenzio fino agli anni 80,ma che addirittura, gli esuli che trovarono rifugio in Italia furono trattati malissimo dagli Italiani. Le voci sulle stagi che questi rifugiati si portavano con sè, davano fastidio e allora la dottrina comunista riusci’ a ribaltare la situazione e i profughi si ritrovarono addosso l’etichetta di “fascista”. Era un’etichetta trasparente ma pesante. Ed allora, se era vero che “qualche” italiano poteva essere stato ucciso dai Titini, questi non dovevano essere incriminati perchè gli italiani uccisi erano fascisti e chiunque pensasse il contrario era a sua volta fascista. Cosi chi fuggiva dalle terre ex-italiane fuggiva non perchè i Titini uccidevano gli Italiani ma perchè uccidevano i Fascisti. Quindi tutti i profughi erano fascisti e quindi maltrattati anche in Italia.
    In quest’ottica il fatto che per anni si sia parlato solo della Risiera e non delle Foibe va a favore della tesi espressa dal Dott. Petacco. Ovvero: “Dei Lager nazisti si doveva parlare, di quello che facevano i comunisti non se ne doveva parlare”. Poi nel 1989 il muro è caduto….
    E comunque è davvero difficile giudicare oggi il comportamento degli italiani (d’Italia) di quegli anni. Dobbiamo capire che il PCI era il partito Comunista più potente dell’occidente e che nei confini dell’Est Europa, i Comunisti erano alle porte. Occupavano L’Austria con i Sovietici e la Jugoslavia con i Titini (arrivati fino a Trieste). Nel 1947 i partigiani Italiani Rossi erano ancora tutti armati e l’Italia era vicina alla guerra civile (pensiamo solo cosa poteva succedere se Togliatti fosse morto nell’attentato…) Il Generale americano Patton premeva per continuare la guerra verso i Sovietici…..
    Considerando tutto questo i governi Italiani di allora forse non se la sentivano proprio di difendere gli Italiani d’Istria, forse non ne avevano la forza. E come l’avrebbe presa la componente Comunista del primo governo Italiano del dopoguerra ?
    Oggi è un’altra cosa ed è un bene che se ne parli.

    LRM

  3. secchiati irene - commento N.3 :

    Alle volte mi viene il forte desiderio di gettar via tutto e di adeguarmi alla massa di persone che vivono nel loro mondo di occlusità! Quanto starei meglio!!!

    Perchè non impariamo a leggere, valutare e poi mettere un proprio giudizio, libero però da remore e perchè no, costruttivo per coloro che ci ascoltanto o ci leggono?
    Io ho partecipato a quella conferenza, con lo scopo appunto di rendere omaggio alle vittime. A QUELLE VITTIME!
    Capire ciò che hanno subito dai loro carnefici. DAI LORO CARNEFICI !

    Qui sopra ho appunto scritto che NON HO RITENUTO VALIDO L’INTERVENTO DEL GIORNALISTA NEL COMPARARE LE ATROCITA’ NAZISTE (espresse comunque in un modo pregiudichevole), PERCHE’ “LA GIORNATA DELLA MEMORIA” RIGUARDAVA UNICAMENTE LE FOIBE.

    Dare il giusto onore ai caduti civili delle Foibe non equivale al confrontarlo con le vittime di altre catastrofi.
    A questo io mi sono opposta. Alla strumentalizzazione che spesso se ne fa e che porta al nulla.

    Lei “Tuono” ha partecipato all’evento?

    Io sì e mi creda, in quell’ora e mezza di conferenza, il Dott. Petacco l’ha speso buona parte ad illustrare e a sponsorizzare il suo libro, che ovviamente da accorta lettrice, mi sono rifiutata di acquistare.

    Ha introdotto alla “carlona” l’eccidio delle Fosse Ardeatine, sbagliandone oltretutto il numero delle vittime (305, invece di 335. Uno storico non si può permettere di questi grotteschi errori):
    “Priebke, POVERINO, è stato condannato per aver erroneamente contato coloro che dovevano essere giustiziati (5 persone in più diede ordine di ammazzare!)”…Io mi auguro che quell’aggettivo “poverino” sia stato dato con un tono sarcastico, ma non l’ha dato a capire.

    E questo, signor “Tuono”, questo è fare storia?
    Riportare frasi del genere in una conferenza (si badi bene non eravamo in un’osteria) è apportare nozioni storiche e onore ai caduti ??

    In quella serata non si è sminuito, come ha detto Lei, le atrocità compiute dai partigiani titini. E’ stato fatto di peggio, si è parlato completamente d’altro, mettendo ancora una volta silenzio e confusione al ricordo dei nostri FRATELLI DIMENTICATI.

  4. secchiati irene - commento N.4 :

    A Colui che ha scritto il Commento N. 2 (LRM):
    Complimenti, bellissimo ciò che ha scritto!
    A questo modo di esporre la storia, io mi associo.

  5. tuono - commento N.5 :

    Lascio le critiche a chi crede di saperne più di Arrigo Petacco.
    Lascio le critiche per rispetto del tema affrontato.
    Lascio le critiche per dire tre semplici parole:
    PER NON DIMENTICARE

  6. 100% Jesolo - commento N.6 :

    Grazie.

    LRM

  7. falcor - commento N.7 :

    Francamente è proprio vedere in Arrigo Petacco un pericoloso revisionista, addirittura filo-nazista, come si accenna per il riferimento a Priebke, una affermazione molto strumentale…A mio avviso…

  8. rodolfo - commento N.8 :

    Forse può tornar utile a tutti rileggere questo articolo scritto da Claudio Magris nel 2005.

    Rodolfo

    LA MEMORIA SENZA OSSESSIONE
    Di Claudio Magris

    La memoria è libertà dall’ ossessione del passato Ricordare le vittime non significa mettere sullo stesso piano le cause per cui morirono né coltivare l’ odio
    Il valore della Giornata del ricordo Le colpe dei criminali nazisti non ricadono sui tedeschi di oggi. E sarebbe un sacrilegio se slavi e italiani usassero i loro morti per attizzare il risentimento reciproco
    Nel mito greco Mnemosyne, la memoria, è la madre delle Muse ossia di tutte le arti, di ciò che dà forma e senso alla vita, proteggendola dal nulla e dall’ oblio. Nella tradizione ebraica, uno dei più profondi attributi di Dio è quello di ricordare «fino alla terza, alla quarta, alla centesima generazione». Questa memoria divina è insieme giustizia e carità, rifiuto di lasciar cadere in prescrizione il male e riscatto delle sue vittime. L’ atto del ricordo, in tal senso, è carità e giustizia per le vittime del male e del dolore, individui e popoli scomparsi talora anche in silenzio e nell’ oscurità, schiacciati dal «terribile potere di annientamento» della Storia universale, come la chiamava Nietzsche. La memoria è resistenza a questa violenza; essa significa andare alla ricerca dei deboli calpestati e cancellati, di quella «pietra rifiutata dai costruttori» di cui il Signore, come sta scritto, farà la pietra angolare della sua casa, ma che giace sepolta sotto le rovine e i rifiuti e va ritrovata e custodita con amore e rispetto. La memoria è il senso della coralità di tutti gli uomini, anche di quelli in quel momento non visibili, che essa scopre presenti, e dar vita agli assenti, come ha scritto Lorenzo Mondo, è un atto d’ amore. Le persone, i valori, gli affetti, le passioni sono; anche se legate a un preciso momento temporale, non appartengono soltanto ad esso, così come una poesia scritta in un certo giorno di un certo anno non appartiene soltanto a quella data, bensì al presente della vita e continua a esistere e a crescere. Questo ricordare, strettamente connesso con l’ amore, ha ben poco a che vedere con la memoria meccanica, con la capacità di registrare e ritenere molti dati, e con la querula nostalgia sentimentale del passato, trasfigurato e falsificato come se fosse stato migliore del presente, anche se è stato invece così spesso orribile e pieno di sciagure. La memoria è il fondamento di ogni identità, individuale e collettiva, che si basa sulla libera conoscenza di se stessi, anche delle proprie contraddizioni e carenze, e non sulla rimozione, che crea paura e aggressività. Custode e testimone, il ricordo è pure garanzia di libertà; non a caso le dittature cercano di alterare o distruggere la memoria storica. I nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con un’ insidiosa violenza che scava paurosi abissi non solo fra le generazioni, ma fra una classe e l’ altra di scuola, e crea individui inconsapevoli della complessità della storia, incapaci di essere semplici come colombe e avveduti come serpenti, come vuole il Vangelo, e per ciò esposti all’ inganno, alla manipolazione, alla servitù. Dedicare ufficialmente alcune giornate al ricordo delle vittime di genocidi, massacri, guerre e altre delittuose catastrofi non basta, così come non basta portare un fiore una volta all’ anno su una tomba, ma è un gesto simbolico che, se non è svuotato e ridotto a mera convenzione retorica, ha l’ autentico valore e significato di esprimere la presa di coscienza di un’ intera comunità nazionale e statale. La proposta di ricordare insieme – ossia di equiparare – tutte le vittime dei diversi totalitarismi e delle violenze perpetrate anche da regimi e governi non totalitari ha destato discussioni e proteste, talora ingiuste e talora giustificate. Ingiuste, se si vuole far differenza tra le vittime, come se alcune avessero più diritto di altre di non morire, di non essere assassinate e dimenticate. Le vittime di Auschwitz esigono, individualmente, di essere ricordate altrettanto quanto le vittime dei gulag staliniani, delle foibe titoiste, del lager di Arbe, in Croazia, e di altri in cui noi italiani abbiamo imitato, contro gli slavi, con zelo i nazisti. Se qualcuno vuole escludere dalla pietas e dal ricordo l’ una o l’ altra schiera di vittime, ha torto. E non bisogna scordare che crimini li hanno compiuti non solo i regimi tirannici, ma pure quelli democratici, responsabili di ciniche ecatombi nel passato più lontano e più recente, massacri che – come quelli che anche adesso si svolgono in tanti Paesi, anche non additati quali Stati canaglia e ignorati dalle televisioni – sono tante volte passati e passano sotto silenzio, perché il grido di quelle vittime non ha la forza di giungere fino a noi, soffocato da un accorto rumore mediatico assordante. Ma l’ eguaglianza delle vittime non significa eguaglianza delle cause per cui sono morte. I tedeschi morti nel bestiale bombardamento di Dresda non sono meno degni di memoria e rispetto dei caduti americani e inglesi, ma ciò non può eliminare, in una conciliazione truffaldina in cui come nella notte tutte le vacche sono nere, la sostanziale differenza tra l’ Inghilterra di Churchill e la Germania di Hitler. Le vittime delle foibe – alcune delle quali, antifascisti militanti, sono cadute per mano di coloro che consideravano amici e alleati nella lotta contro il nazifascismo – non valgono meno delle vittime della Shoah. Ma non si possono storicamente equiparare le foibe alla Shoah e non solo e non tanto per il divario numerico, ma perché in un caso si è trattato del pianificato progetto di sterminio di un popolo intero e nell’ altro di una violenza nazionalista-sociale-ideologica, simile a tanti altri episodi accaduti in analoghe circostanze di guerra e di collasso civile, ma non per questo certo meno orribile o più giustificabile. Perché il lungo silenzio sulle foibe? Chiedono molti che avrebbero potuto e dovuto parlarne. Se i comunisti, come si è detto, hanno cercato di soffocare la loro memoria per interesse politico di parte, gli altri, gli anticomunisti – si è osservato qualche giorno fa in una trasmissione televisiva dedicata all’ argomento – hanno taciuto anche perché era interesse dell’ Occidente, in quegli anni, tenersi buono Tito nella sua opposizione a Mosca e nella sua leadership dei Paesi non allineati. È certo un bene che l’ Occidente abbia vinto, ma non era altrettanto cinico, rispetto a quei morti, consegnarli alla violenza dell’ oblio in nome del proprio interesse politico? Ma il silenzio era calato su di loro – come sull’ esodo istriano – anche per altre ragioni: per indifferenza, per l’ abitudine di concentrare il proprio interesse soltanto sugli argomenti del giorno imposti da un’ informazione sempre più concentrata su se stessa, che ha insegnato a parlare solo di ciò di cui si parla, a leggere solo ciò che viene vistosamente imposto e a dimenticare che esistono altri libri e altri giornali, in una crescente gara dei mezzi di comunicazione a diventare sempre più simili e a dire tutti le stesse cose, a parlare tutti dello stesso libro, in un apparente pluralismo che produce gli stessi effetti di un rigido monopolio ideologico. Come ricordava l’ altra sera Anna Maria Mori, capitava, in quegli anni, di incontrare gente, anche di media cultura, che chiedeva se Trieste era in Jugoslavia e diceva «Belgrado» e non «Beograd», ma «Pula» e non «Pola». Non credo fosse colpa dei comunisti, ma dell’ andazzo culturale del Paese e dunque della sua classe dirigente, che non era comunista, come, contrariamente a quanto si dice, non lo era la maggior parte dell’ editoria, responsabile dei testi scolastici, né dell’ informazione. In quegli stessi anni in cui il dramma dell’ Istria era dimenticato, gli italiani potevano ascoltare tanta propaganda sui comunisti trinariciuti e autori di ogni nefandezza. C’ è tuttavia pure un ricordo negativo che pretende di legare irreparabilmente gli uomini al passato, di pietrificarli come il volto di Medusa. Una memoria rancorosa che incatena l’ animo al ricordo bruciante di tutti i torti subiti, pure lontani, magari vecchi di secoli, e alla necessità di presentare il loro conto anche a eredi o presunti eredi che non ne hanno colpa alcuna, di vendicarli indiscriminatamente, perpetuando così la catena di violenze e vendette, alimentando nuove tragedie. In quegli anni di oblio, il ricordo delle foibe – e, più in generale, dell’ esodo istriano – veniva spesso alimentato (e sfruttato politicamente dall’ estrema destra) con uno spirito di risentimento e di vendetta che poteva essere comprensibile in chi aveva subito gravi o gravissimi torti, ma rinfocolava quel generico, indiscriminato odio o disprezzo antislavo che era stato una delle origini del dramma provocato e subito dall’ Italia ai suoi confini orientali. Ricordare, aver sempre presente Auschwitz non significa coltivare l’ odio per i tedeschi di oggi. Ancor più inammissibile e sacrilego sarebbe se gli italiani e gli slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci, in una terra il cui senso – come hanno visto i grandi scrittori triestini – è la compresenza di culture, l’ oppressione o scomparsa di una delle quali significa una mutilazione per tutti. La rappresentazione più autentica di quel mondo l’ hanno data in questo senso, da parte italiana, coloro che – come Tomizza, Madieri, Miglia, per citare solo alcuni – hanno narrato senza titubanza e senza regressivi rancori il dramma che l’ ha lacerato, ponendo così le premesse, come altri scrittori da parte slava, per una memoria non più divisa ma condivisa. Il ricordo creativo è libertà, anche dall’ ossessione dei luttuosi eventi ricordati: «Getta dietro di te il tuo dolore e sarai libero», dice Rebecca nel Rosmersholm di Ibsen. La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro, per portarlo in quella patria, in quella casa natale che ognuno, dice Bloch, crede nella sua nostalgia di vedere nell’ infanzia e che si trova invece nel futuro, alla fine del viaggio. GLI ORRORI DEL NOVECENTO Auschwitz Alcuni bambini rinchiusi ad Auschwitz, il lager nazista nel quale, durante la guerra, furono sterminati con il gas oltre un milione di civili, quasi tutti ebrei Il Ruanda Kigali, un uomo mostra i teschi di alcune vittime dei massacri del 1994. Nella lotta tra Hutu e Tutsi perse la vita oltre mezzo milione di persone Le foibe Il recupero di resti umani da una delle voragini carsiche, le foibe, in cui venivano gettati gli italiani eliminati dai partigiani comunisti slavi
    Corriere della Sera 10/2/2005

  9. andrea - commento N.9 :

    UOMO DEL MIO TEMPO.

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
    con le ali maligne, le meridiane di morte,
    t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
    alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.
    E questo sangue odora come nel giorno
    Quando il fratello disse all’altro fratello:
    «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    Salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

    Salvatore Quasimodo

    da Andreina (NO all’uso politico della storia!)

  10. niko arsen - commento N.10 :

    (NO all’uso politico della storia!)

    Brava andreina!

    Niko Arsen

  11. daniele bison - commento N.11 :

    Dopo tutta questa discussione che ho seguito con molta attenzione,sono davvero contento che anche a Jesolo sia stata intitolata una via, anzi un Viale ai “MARTIRI DELLE FOIBE”.
    L’unico rammarico è stato quello che per vedere realizzato questo se pur simbolico, ma importante riconoscimento, si sono dovuti inspiegabilmente attendere quasi 15 anni e l’arrivo nella maggioranza che governa la città degli uomini di Alleanza Nazionale. Era il 1995 quando il Consiglio Comunale voto’ un mio ordine del giorno che chiedeva esplicitamente questo,peccato che nessuno che ne avesse titolo diede seguito alla richiesta contenuta nel documento, ma come si dice, meglio tardi che mai. Per il resto credo l’importante sia che questo argomento diventi finalmente oggetto di libera discussione (fino a pochi anni fà sarebbe stato impensabile) e mi auguro che la cosa entri sempre di piu’ nelle coscienze delle persone e…nei libri di scuola!

    Un saluto.

    Daniele Bison

  12. merkurmarkus - commento N.12 :

    Ricordare è giusto.
    -ricordare che l’italia ha avuto una sola dittaura;
    -che questa dittatura ha promulgato le leggi razziali;
    -che questa dittatura si è imposta con la violenza, smascherata a Matteotti che ha pagato con la vita.

    M/m

  13. rodolfo - commento N.13 :

    La giornata del ricordo, come quella della memoria, è istituita dallo Stato dal 2004.
    In tutte le scuole viene quindi rigorosamente osservata la ricorrenza.
    Per quanto riguarda i libri di storia, entrambi gli eventi sono ancora oggetto di studio e di dibattito.
    Di sicuro una cosa lega gli studiosi seri e preparati: la convinzione che la polemica politica non serva a nulla, e che la prospettiva giusta pervalutare ciò che è successo debba essere libera da intenzioni strumentali e propagandistiche.

    Rodolfo

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