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L’ “Autostrada del Mare”? Non si discute…

lun, gen 11, 2010

Ambiente, Trasporti/Viabilità

La foto è stata scelta dalla redazione

La conferenza dei capigruppo, convocata prima delle festività per l’ ”Illustrazione del Progetto Autostrada del Mare” da parte del Sindaco, dei tecnici della Regione e del Consorzio di Imprese realizzatrici, ha potuto osservare il tracciato del manufatto (senza entrare nel dettaglio) e conoscere il crono programma dei lavori (consegna per la metà del 2014).
Le Amministrazioni e i cittadini interessati potranno intervenire con le loro osservazioni solo dopo che il progetto verrà inserito nella Legge Obiettivo (presumibilmente entro gennaio 2010) e per i successivi 60 giorni.

Indicazioni tecniche di massima che di certo con hanno consentito ai capigruppo di entrare nel vivo delle questioni e di conoscere nel dettaglio quali criticità e quali vantaggi ne trarranno la località, le aziende, i cittadini residenti e gli operatori.
Si è parlato di controstrade, di effetto imbuto nella rotatoria Frova (in attesa del completamento della circonvallazione che fra qualche anno dovrebbe spingersi fino a Piazza Torino).
Si è detto di possibili sopraelevazioni sulla medesima rotatoria Frova per dividere il flusso veicolare diretto a Punta Sabbioni da quello intenzionato a raggiungere il litorale Jesolano di levante.
Si è precisato che le imprese proponenti sosterranno per intero la spesa di circa 200.000.000 di € con la postuma riscossione del pedaggio di circa 2 € a veicolo per 40 anni (dovranno essere almeno 1.250.000 i mezzi percorrenti la strada all’anno\stagione, esclusi quelli dei residenti nei comuni attraversati!).
Sosterranno le spese del pedaggio i cittadini degli altri comuni, che in questo modo pagheranno due volte la strada Treviso-Mare: per la sua prima costruzione, e per il suo raddoppio in Autostrada del Mare.

In territorio jesolano (da Santa Maria di Piave) la superstrada ripercorrerà l’attuale tracciato della Jesolo Caposile e sarà accompagnata da controstrade e dai sottopassi necessari per non isolare aziende e abitazioni.

La maggioranza e le altre opposizioni hanno sottoscritto “in fiducia” il tracciato intravisto e l’efficacia dell’opera. Noi vogliamo conoscere nel dettaglio vantaggi e disagi.

Jesolo ha bisogno di accogliere i suoi visitatori e ospiti con una adeguata viabilità in entrata ma anche con una efficace rete per la mobilità interna, nonché aree adibite a parcheggio (dove li troveranno gli automobilisti che sceglieranno di raggiungere la zona della Pineta?)
Poco si sono soffermati i relatori sui disagi che l’opera recherà alle località attraversate: l’effetto imbuto in rotatoria Frova, il maggiore traffico sulle vie comunali e su quelle minori dei paesi valicati, Jesolo compresa.

Da sempre riteniamo che la cosiddetta Superstrada del mare deve essere un investimento della Regione, un tracciato a servizio della gratuita circolazione del traffico locale e turistico.

La reclamano e la meritano Jesolo e le spiagge della costa veneziana che contribuiscono in percentuale sostanziale e sostanziosa alla Ricchezza del Veneto, almeno quanto le imprese che hanno avuto e hanno bisogno della grande viabilità Pedemontana e di quella Romea.

Ribadiamo che ai lavori di raddoppio della TV-Mare si dovranno accompagnare quelli paralleli per la realizzazione del tratto Meolo-Jesolo (e allungamento verso Eraclea e verso Punta Sabbioni) della metropolitana di superficie, il cui scalo scambiatore potrebbe trovare alloggio nell’area ex XSite, a pochi passi dalla nuova stazione del trasporto su gomma ATVO.

Non si può giudicare la bontà di un progetto ancor prima di conoscerlo e di poter fare le osservazioni migliorative.

E’ stata una valutazione e una decisione per partito preso, che non abbiamo condiviso.

Roberto Rugolotto

17 Commenti per questo articolo

  1. Alberto Teso - commento N.1 :

    Il progetto delle “Vie del Mare” si inserisce in un quadro complesso che rivoluzionerà la viabilità del Veneto Orientale nel prossimo futuro.
    Di esso si sta discutendo molto anche nei Comuni dell’entroterra, (Musile e Meolo in primis), nei quali impera il concetto che la “Via del Mare”, in fondo, servirà solo a Jesolo…
    È pacifico, in realtà, che la domanda di spostamento/mobilità nella nostra zona non ha ricevuto, negli anni, risposte pari all’incremento dei volumi del traffico. Conseguentemente viviamo situazioni difficili date dall’intasamento delle arterie viarie, dall’aumento dell’inquinamento, dall’incremento dell’incidentalità ed è quindi necessario che si provveda affinché la rete viaria sia adeguata ai volumi di traffico, trovando alternative che separino la media e lunga percorrenza da quella breve e, la dove possibile, arricchire il nostro territorio di sistemi alternativi come quelli ciclabili.
    In questo ampio disegno si collocano la prossima realizzazione della terza corsia sulla autostrada A4 (con la previsione addirittura della quarta) e del nuovo casello di Meolo, che andrà ad interessare direttamente l’asse della Treviso Mare.
    Il progetto dell’Autostrada del mare va visto in questo quadro complessivo e, soprattutto, nella prospettiva del progressivo aumento dato anche dalla nuova connessione all’autostrada.
    Data la cronica carenza della finanza pubblica, il sistema del Project Financing, col coinvolgimento dei privati nella realizzazione di opere pubbliche della portata dell’intervento in questione (circa 200 milioni di Euro) è la condizione essenziale affinché le opere di importanza strategica vengano realizzate.
    Già nel corso dell’ultimo consiglio comunale a Musile abbiamo spiegato la rilevanza e l’utilità pubblica del progetto, alla luce dei dati sulle previsioni di traffico: sulla base dei dati raccolti nel 2005 è stato simulato un orizzonte temporale 2008 (quindi già superato), ipotizzando gli effetti sulla rete stradale interessata del progetto. Teniamo presente che la Treviso Mare risulta già sottodimensionata in relazione al traffico attuale, che va dai circa 11.000 veicoli al giorno nei mesi invernali, a punte di 25.000 nei fine settimana estivi.
    In base ai rilievi della Provincia e della Regione, si ipotizza che nei mesi estivi il tratto di nuova viabilità tra Meolo e la SS 14, nel fine settimana, sarà impegnato da un carico veicolare stimato di oltre 24.000 e nei giorni feriali tra i 18.700 veicoli/24h.
    Nei periodi di “morbida”, cioè tra il Novembre e Febbraio, il carico sull’asta nel fine settimana e nei giorni feriali tenderà ad oscillare tra i circa 10.000 e i 11.000 veicoli/24h. Complessivamente, il flusso veicolare (dato medio annuale) tenderà ad attestarsi tra i 13.600 veicoli/24h nei fine settimane e gli oltre 15.900 veicoli/24h nei giorni feriali.
    L’incremento più evidente rispetto al traffico attuale, però, sarà concentrato sul tratto tra la SS 14 in prossimità del canale Fossetta e Caposile. In questo tratto l’asse, nei mesi estivi (Luglio e Agosto) sarà interessato da un carico veicolare compreso tra 32.500 veicoli/24h nei fine settimana, mentre nei giorni feriale il dato stimato si attesta a circa 24.000. Sulla terza asta (Caposile-circonvallazione di Jesolo) nei fine settimana estivi i carichi stimati ammonteranno a circa 48.000 veicoli/24h , con medie nei giorni feriali che si attesteranno a circa 33.600. Di converso, nei periodi di morbida, compresi tra il mese di Novembre e Febbraio, il carico sull’asta nel fine settimana e nei giorni feriali tenderà ad oscillare tra i 11.000 e i 12.500 veicoli/24h. Infine, il flusso veicolare medio oscillerà tra i 19.000 veicoli/24h dei giorni feriali 24.600 veicoli/24h nei fine settimane e nei giorni festivi.
    Tutto questo per indicare che l’allargamento della Treviso Mare non può essere considerato una scelta, ma una vera e propri necessità. E’ evidente che il passaggio di un bene pubblico ai privati, col conseguente pedaggio a pagamento lungo quella che era una strada pubblica, rappresenta in linea generale un impoverimento della collettività, ma è anche vero che, senza l’intervento dei privati non riusciremmo ad avere una strada sufficiente verso il mare in tempi brevi.
    In sostanza, non possiamo pensare alla privatizzazione della Treviso Mare come un’operazione fine a se stessa, ma come la soluzione dell’incremento del traffico verso il litorale che sarà conseguente all’apertura del casello autostradale di Meolo.
    Potremmo dire, in altre parole, che metà del traffico autostradale che esce a Noventa tra un anno uscirà a Meolo e, senza il raddoppio della Treviso Mare finirebbe per intasare definitivamente le nostre già provate strade interne.
    Non e neppure vero che, alla fine dell’Autostrada del mare, la viabilità di Jesolo costituirà comunque un “tappo” senza vie d’uscita: a Jesolo è in corso di completamento la circonvallazione nord: dalla rotonda Frova alla strada Eraclea-Jesolo e poi fino a Piazza Torino, quindi il sottopassaggio alla rotonda Picchi, che distinguerà i flussi di traffico verso il Cavallino da quelli diretti a Jesolo.
    Il pedaggio gratuito per i residenti nei comuni attraversati dall’autostrada e la viabilità di supporto realizzata a carico degli investitori (a Musile, la nuova bretella di collegamento all’area artigianale) completa il quadro.
    Se posso, in conclusione vorrei permettermi una battuta: la “bandiera” dei soggetti contrari all’istituzione di una strada a pagamento in luogo dell’esistente Treviso Mare libera e gratuita è che non è giusto privatizzare un bene pubblico.
    Sarebbe molto meglio ampliare l’attuale strada, lasciandola senza pedaggio.
    Perfetto: come non essere d’accordo?
    Un mio compagno di scuola diceva che è meglio sposare una donna giovane, bella e ricca piuttosto che una brutta vecchia e povera…
    E’ evidente, quindi, che sarebbe molto meglio trasformare l’attuale Treviso Mare in una strada pubblica a quattro corsie, ma tutto questo costa qualcosa come 200 milioni di euro, che nessun ente pubblico oggi ha a disposizione…
    La “privatizzazione” della strada è, quindi, un male necessario, che dobbiamo impegnarci a rendere il meno “doloroso” possibile…

    Alberto Teso
    Assessore alla Viabilità del Comune di Musile di Piave

  2. admin - commento N.2 :

    “Project financing”
    Sarebbe facile dire che oggi si usa l’Inglese, come un tempo i legulei da strapazzo usavano il latino, per imbrogliare la povera gente.
    Non è sicuramente il caso del sig. Teso, di cui sul blog si apprezzano i puntuali interventi.
    Ma oggi “project financing” potrebbe essere tradotto più comprensibilmente così: io do un a cosa a te e tu dai una cosa a me.
    Da una parte gli interessi puramente finanziari dell’attore impresario e dall’altra quelli più generali della comunità.
    La legge che disciplina il ” progetto di finanza”è piuttosto recente ( l. 11/11/1998)
    Di fatto è un escamotage che serve a dare un’impronta di credibilità e di nobiltà a una procedura che in pratica significa: privatizziamo ciò che è pubblico e deleghiamo a uno, ovvero a pochi, i compiti che dovrebbero essere di tutti e quindi dello Stato.
    E il tutto, nella maggior parte dei casi, con grande discrezionalità e con pochissima trasparenza.
    In effetti quello che sempre più velocemente sta avanzando è la rinuncia dello Stato a svolgere alcune di quelle funzioni che da sempre erano o dovrebbero essere di sua esclusiva competenza, in quanto costituenti la sua ragione d’essere.
    Fin dai tempi dell’antica Roma, ma anche prima, le strade erano competenza dello Stato. Al pari della difesa dal nemico, della sicurezza interna e dell’amministrazione della giustizia.
    Il progredire della civiltà attribuiva allo Stato sempre maggiori compiti. Dall’istruzione, alla tutela della salute, alla difesa dei beni ambientali, artistici, culturali fino alla sicurezza sociale e così via, con sempre maggiori competenze e incombenze.
    Sarebbe facile dimostrare che solo negli anni più bui del Medio Evo e fino alle soglie dell’800, prevalsero i particolarismi e la gestione privata di tutto ciò che riguardava la comunità.Stendendo un velo pietoso su quello che tutto ciò ha comportato.
    Il sig. Teso è libero di vedere il “project financing” come crede, (del resto è in buona compagnia). Io lo vedo come un’abdicazione dello Stato agli interessi del privato.
    Non vedo perchè non dovrebbe essere possibile allo Stato, ciò che è di normale praticabilità da parte di un privato.
    Ognuno di noi, ma ancor più un pubblico amministratore, dovrebbe sentirsi sminuito nelle sue facoltà e capacità se si vedesse deprivato delle sue prerogative di programmatore, di investitore e di costruttore.Che sono poi le capacità imprenditoriali che caratterizzano il buon Governo. Là dove funziona.
    Ma per scendere nel particolare e per rimanere nella sua metafora, perchè dovremmo sempre essere noi poveri cittadini dell’estrema periferia dell’ Impero a sposare le donne brutte, lasciando le belle e ricche a chi ha più Santi in Paradiso?
    Se non erro, il sig. Teso lavora a fianco di un Sindaco che rappresenta la nostra negletta periferia in quel di Roma.
    E non solo. La sua parte ha ormai da lunghi anni larghi e consolidati poteri in Regione e ora anche in Provincia.
    Ma le strade, le sue e le nostre, sono rimaste quelle di 60 anni fa.
    Il nostro Ospedale langue. I servizi pubblici sono pressochè inesistenti. E potrei continuare, elencando una ad una le carenze e le assenze dello Stato, nella nostra realtà quotidiana.
    E tutto questo in un territorio che con la sua operosità frutta allo Stato centinaia di milioni di entrate tributarie.
    E’ fin troppo facile predicare l’autonomia, il federalismo, gridare a Roma ladrona e poi tacere di fronte all’assenza cronica dello Stato, della Regione e della Provicia e giustificare il tutto dicendo: non c’è una lira.
    Sante Vianello

    P.S. per le altre argomentazioni: aumento del traffico in seguito all’apertura del casello di Meolo, eliminazione del “tappo” alla rotonda Frova, tangenziale est e sottopasso del Picchi, mi permetto, con molto rispetto di dissentire.
    Ma sarebbe troppo lungo e noioso approfondire in questa sede. Riserviamoci, se lo desidera, di riprendere l’argomento più avanti.

  3. Alberto Teso - commento N.3 :

    Purtroppo l’incapacità dello Stato di realizzare in un’ottica di economicità interventi di interesse pubblico è ormai conclamata.
    La machina statale, da noi più che in altri paesi, è stata per troppi anni considerata esclusivamente una sorta di “diligenza”, cui dare l’assalto con tutti i mezzi disponibili ed immaginabili, senza alcun riguardo per l’interesse generale che dovrebbe, invece, sovrintendere ad ogni scelta dell’Ente Pubblico: lo dimostrano le centinaia di migliaia assunzioni immotivate nella pubblica amministrazione, le prebende e regalie periodiche ai dipendenti pubblici, le aziende del “parastato” decotte e tenute in piedi per anni col sacrificio di tutti e per il guadagno di pochi (Alitalia ne era l’esempio più eclatante)…
    Lo Stato, a causa soprattutto di questa gestione fallimentare pluridecennale, di cui destra e sinistra sono corresponsabili (anche se non in egual misura…), non è assolutamente in grado di comportarsi da imprenditore e, quindi, non può compiere in tempi contenuti e nell’ottica del risultato migliore al prezzo più conveniente (che, invece, è il motore dell’impresa privata) quegli interventi di pubblico interesse che premono alla collettività.
    E questo, intendiamoci, è una vergognosa sconfitta: forse il più grave fallimento dello stato centrale dal suo concepimento e, probabilmente, persino più grave dell’involuzione antidemocratica di cui la concezione di Stato moderno può soffrire, perché da questa si può uscire, con una rivoluzione più o meno incruenta che ristabilisca l’ordine democratico e liberale, mentre dalla degenerazione della macchina amministrativa non si esce, se non con la soppressione della stessa (e, anche qui, Alitalia potrebbe esserne un esempio: l’azienda si salverà solo se sarà gestita con piglio manageriale, con l’abbandono definitivo del precedente modus operandi sindacal-pubblicistico).
    Se un dipendente pubblico costa quasi il doppio di un dipendente privato; se “soffre” mediamente di 32 giorni di malattia all’anno contro gli 8 di un lavoratore di un’impresa privata; se per ogni lavoratore ci sono due “dirigenti”; se il controllo disciplinare praticamente non esiste, se produttività e meritocrazia sono concetti del tutto sconosciuti, se la dedizione all’incarico ricevuto è rimesso alla semplice buona volontà individuale, allora è evidente che l’impresa-Stato non è assolutamente in grado di competere con l’impresa privata.
    E siccome un intervento pubblico deve essere pagato con i soldi della collettività, ossia di tutti noi, è evidente che il perseguimento dell’economicità dell’intervento medesimo deve essere lo scopo primo del committente, che in questo caso è lo Stato.
    Se lo Stato non è in grado di realizzare questo obiettivo primario, neppure tramite l’appalto delle opere pubbliche, atteso che il malfunzionamento della macchina pubblica si trasmette (come un’infenzione…) tramite la gara, allora deve inevitabilmente lasciare il posto ai privati.
    E lo dico con grande rammarico, da liberale ma non liberista: credo fermamente che l’intervento dello Stato nei settori di interesse generale e nazionale sia condizione prima per garantire l’uguaglianza di cui all’art. 3 della nostra costituzione.
    I servizi pubblici gestiti integralmente dai privati sono, lo ribadisco, il segno più evidente del fallimento dello Stato post-capitalista.
    Ma questo è, purtroppo, un dato di fatto: se lo Stato vuole realizzare un’opera od un servizio nel minor tempo possibile e col miglior rapporto costi/qualità, deve abdicare al privato.
    Abbiamo due esempi eclatanti proprio nel sandonatese: uno è il ponte Granatieri di Sardegna, che è costato una cifra spropositata ed ha richiesto 12 anni per essere terminato; l’altro è il nuovo Tribunale, realizzato in soli sedici mesi…
    Lo sapevano anche gli antichi romani, il cui apparato amministrativo ha retto efficacemente per secoli, anche dopo la caduta di Roma: per la riscossione delle tasse si affidavano alla Società di Pubblicani , che anticipavano alle casse dell’Erario il gettito totale previsto e si occupavano, poi, di procedere materialmente all’incasso, comprensivo della propria “commissione”.
    La “finanza di progetto” (per evitare termini esterofili…) è, spesso, l’unico sistema per realizzare determinati progetti: quello che deve essere certamente verificato sono le condizioni economiche del project e, soprattutto, quelle dei subappalti che si sviluppano all’interno di esso.
    Ma non buttiamo il bambino assieme all’acqua sporca…

  4. punks not dead - commento N.4 :

    “project financing potrebbe essere tradotto più comprensibilmente così: io do un a cosa a te e tu dai una cosa a me”

    il project financing è un mezzo per velocizzare operazioni che altrimenti richiederebbero tempi biblici, tra discussioni e reperimento di fondi.
    poi certo, sarebbe meglio che facesse tutto lo Stato, ma in attesa del piuttosto, meglio fare le cose adesso. Meglio FARE.

    “Sarebbe facile dimostrare che solo negli anni più bui del Medio Evo e fino alle soglie dell’800, prevalsero i particolarismi e la gestione privata di tutto ciò che riguardava la comunità.Stendendo un velo pietoso su quello che tutto ciò ha comportato.”

    Qualcuno potrebbe obbiettare che le cose funzionavano meglio sotto la Serenissima che dopo l’avvento dello Stato Nazionale.

  5. Sante - commento N.5 :

    Egregio Assessore, non si meravigli se le dico che mi aspettavo una risposta sifatta.Non le nascondo però che il suo commento l’ho letto con crescente tristezza.La Sua pur onesta disanima mi sembra la confessione di un sacerdote che celebra la Messa per un Dio in cui non crede più.
    Nel Suo caso non è la fede che vien meno.
    Quello che vien meno è il senso dello Stato.
    La Sua è una triste riflessione sulla incapacità dello Stato ad essere tale e in definitiva una constatazione sulla sua inutilità .Ma se uno Stato è inutile sono inutili anche i suoi governanti.
    Governare infatti significa trovare soluzioni, eliminare le storture, indirizzare verso il bene,trovare rimedio a ciò che si ritiene errato.
    Governare significa innovare ma anche ribellarsi alle vergognose sconfitte.
    Registrare le sconfitte e farle pagare ai cittadini non è un compito lodevole. E la faccenda Alitalia, a cui Lei fa riferimento, nè è un esempio lampante. Si è seguita la strada più facile. Si sono pubblicizzate le perdiite e si sono privatizzati gli utili.
    Il governante non può ridurre la sua funzione a quella dello scritturale, che registra a margine del brogliaccio le offerte dei probabili venditori o compratori.In questo caso a dirigere lo Stato potremmo mettere un ragioniere o meglio ancora un banditore d’asta.
    Seguire le strade più facili e praticabili non sempre significa perseguire il bene comune.Così come ricercare il consenso attraverso la piaggeria ,la lusinga e la demagogia.
    Un vecchio saggio diceva: Ho visto due sentieri nella foresta. Ho seguito quello meno battuto.E’ per questo che oggi sono diverso ma anche più forte e pronto ad ogni avversità.
    L’onestà intellettuale, che si percepisce dai Suoi interventi, mi fa presumere che Lei possa uscire dal branco e seguire il sentiero meno battuto, che è quello del coraggio e dell’innovazione ma anche della fiducia nelle capacità rigenerative dello Stato.
    Sante Vianello

  6. barbossa - commento N.6 :

    Io penso che Jesolo debba evolvere, l’autostrada del mare la trovo una bella evoluzione.

    Barbossa

  7. Redazione - commento N.7 :

    Jesolo forum molto profeticamente l’aveva già annunciato: l’autostrada del mare non si discute.
    Quando ieri sera, all’incontro, organizzato dalla Regione per illustrare il progetto, uno dei tanti cittadini intevenuti , si permetteva, non solo di criticare il progetto della nuova autostrada, ma anche di suggerire una o due possibili parzialissime modifiche, l’Assessore Chisso ha tagliato corto.
    Ricorrendo a una metafora ormai trita, ha paragonato l’intervento dello sprovveduto cittadino a quello dei milioni di Italiani che, ritenendosi grandi conoscitori delle tecniche calcistiche si reputano autorizzati a suggerire all’allenatore: formazione e tattica.
    Il “simpatico” Assessore ha perfettamente ragione.
    Salvo che per un punto.
    Il calcio è un gioco e le relative compagini sono proprietà privata dei ricchi milionari, che sono, in quanto tali, liberi di fare e disfare a loro piacimento.Senza essere obbligati a seguire idee e suggerimenti di alcuno.
    Le sembra proprio questo il caso egregio Assessore?
    Se un cittadino vuole intervenire in un consesso di così pregnante significato , non lo fa nè per gioco nè per passare il tempo allegramente. Lo fa perchè è convinto che certe scelte importino la qualità della sua vita futura. Perchè importano, presumibilmente al suo benessere non solo economico ma anche fisico e non solo al suo ma anche a quello della sua famiglia insieme a quello della comunità con cui si rapporta.
    Perchè, non solo se stesso, ma una comunità quel cittadino rappresentava.
    Ma proseguendo nell’ allegra metafora, in quel momento quel cittadino non si raffronta con un qualsiasi arrogante Presidente di club, ma con un semplicissimo puro amministratore della cosa pubblica.Il quale, come tale, non può considerarsi il proprietario esclusivo di quel bene;che è di tutti e che in quel momento si sta invece proponendo di alienare a un privato.Anche in nome e per conto di quel modestissimo ininfluente contribuente.
    Molto spesso si accusano coloro che non sono d’accordo su una qualche scelta dei potenti, di farlo per partito preso. Di criticare a prescindere Di non fare proposte alternative. Poi quando qualcuno le fa,le si irride tacciandole di qualunquismo.

    La redazione

  8. Mkp - commento N.8 :

    piu velocemente si arriva al mare megliio è!

    pero’ la mia domanda e…ma siamo sicuri che poi non faremo il solito ingorgo nelle nostre strade?

    la risposta per me e si!
    se non ci “spezziamo” da cavallino e troppo un casino!!!

  9. Alberto Teso - commento N.9 :

    Diceva Giuseppe Prezzolini che l’uomo di destra si comporta in base al mondo com’è, mentre quello di sinistra in base a come vorrebbe che fosse.
    Per il valore che può mantenere ancor oggi la distinzione destra/sinistra, io continuo a riconoscermi nella prima descrizione e non ritengo che le mie scelte siano mosse da un pessimismo di fondo, considerandole per contro semplicemente realistiche.
    Detto questo, per tornare alla finanza di progetto, non posso che ribadire la funzione positiva dell’intervento dei privati nell’economia pubblica, al fine di realizzare opere per le quali lo Stato detta le linee generali e fissa gli obiettivi da perseguire, nell’ottica esclusiva del pubblico interesse, mentre l’imprenditore privato si occupa della fase esecutiva in un’ottica di economicità.
    Per quanto riguarda la nostra realtà, basta pensare all’ospedale All’Angelo od al Passante di Mestre per capire l’efficacia dello strumento…
    L’intervento in Project Financing, inoltre, garantisce una miglior redistribuzione dei costi: l’autofinanziamento dell’opera realizzata, infatti, consente che il suo costo venga a ricadere solo chi la utilizza, senza gravare in modo indeterminato su tutta la collettività, con un carico fiscale indiscriminato.
    In altre parole, perché la mia vicina di casa, anziana e pensionata, dovrebbe pagare il rifacimento della Treviso Mare, se in spiaggia non ci va? Perché i 250 milioni di euro di spesa pubblica dovrebbero gravare pro-quota anche su di lei, facendo lievitare la “sua” quota di debito pubblico da 30.000 a 30.001 euro?
    Se io, invece, decido di utilizzare quella strada (o quel parcheggio, quell’impianto di cremazione, quella piscina: tanto per fare esempi di project cosiddetti “caldi”, ossia in grado di ripagarsi completamente), pagherò il costo del servizio (e non anche l’onere pubblico, anticipato dall’impresa esecutrice)…
    Inoltre, l’opera in project sgrava lo Stato degli oneri di manutenzione, che per quanto riguarda le strade non sono poca cosa.

    Una riflessione, infine, sulle ragioni del “no”.
    Io non ho ben capito quali siano i motivi veri che sostengono il fronte contrario alla realizzazione dell’autostrada del mare:
    - non si tratta di questioni ambientali perché, a parte il veto aprioristico di Legambiente, il comitato meolese ha detto a chiare lettere che il raddoppio della strada sta bene, purché il transito resti gratuito: dal momento che una strada a quattro corsie ha il medesimo impatto ambientale sia che la si chiami autostrada sia che la si consideri una specie di tangenziale, non vedo le implicazioni ecologiche della scelta;
    - analogamente, non può preoccupare l’incremento del traffico, che troverà la sua origine non nell’autostrada ma nel nuovo casello di Meolo: l’autostrada, per contro, consentirà un scorrimento più veloce, con minor accumulo di polveri sottili;
    - non si tratta dell’impoverimento del patrimonio statale, perché abbiamo visto che un’opera in project grava sull’erario in modo enormemente minore rispetto alla classica opera pubblica, senza contare che il tratto da “privatizzare” sarebbe di pochi chilometri (essenzialmente, dal casello di Meolo alla Fossetta);
    - non può essere un problema di espropri, perché la Treviso-mare verrà allargata utilizzando l’attuale ciglio stradale e tombinando fossati di scolo, mentre qualche esproprio significativo potrebbe avvenire per il tratto successivo Caposile-Jesolo, sul quale però non mi risulta che vi siano state particolari proteste.

    Quindi tutto si riduce, a mio avviso, solo ad una polemica politica di scarso rilievo, contro “l’autostrada di Chisso”, contro gli “speculatori” ed in favore di un irrealistico Eden alla Pecoraro Scanio, che tanti guai ha causato al nostro paese, cavalcata in qualche modo da un PD stanco e demotivato, alla costante ed affannosa ricerca di un consenso che, invece, va progressivamente scemando.
    Sono molto critico, infine, sulla posizione vagamente “cerchiobottista” della Lega che, come al solito, quando si presenta un qualsiasi comitato affetto dalla sindrome NIMBY, è sempre pronta a farfugliare i suoi “ma anche”, di veltroniana memoria…
    Confido che Zaia abbia, per contro, un maggior senso dello Stato.

    Alberto Teso

  10. marubio2 - commento N.10 :

    Riguardando al contenuto del commento dell’Assessore Teso, la citazione di Prezzolini non poteva essere più appropriata.
    Prezzolini è stato lo scrittore Italiano più qualunquista e conservatore del ‘900. Le sue trasmigrazioni ideologiche si sprecano.
    Con maggiore coerenza di quanto non faccia Prezzolini, si potrebbe dire che ci sono almeno due modi di governare. Quello di chi lo fa camminando con la testa rivolta all’indietro e quello di chi lo fa guardando avanti.E questo può essere sia di destra che di sinistra.
    Non so Lei, io quando scelgo preferisco quelli che guardano avanti.
    Ma andiamo al dunque!
    L’Assessore parla di ottica della economicità. Sarebbe facile opporre che quella che Lui propone, meglio potrebbe definirsi l’ottica del profitto. Ma del profitto del singolo, non di quello della collettività.
    Altrettanto facilmente potremmo convenire che ciò è opinabile. Ne convengo. Solo che l’Assessore la dà come una verità inoppugnabile.
    L’assessore cita “All’Angelo” e il passante di Mestre e parla come fossero due realtà frutto di un progetto di finanza perfetto e pertanto imitabile.
    Potremmo citare mille casi (non due) di inziative pubbliche esemplari fatte senza ricorrere alla furbizia del privato. Anche quì a Jesolo egregio Assessore!
    All’Angelo ( Ospedale di Mestre) i problemi sorti immediatamente dopo l’inaugurazione, a causa di insufficenze materiali e progettuali, sono eclatanti . Subito si è dovuto intervenire e ancora si interviene per sanarli.
    E tanto per restare nella nostra Jesolo, l’Assessore faccia mente locale circa la bontà del progetto di finanza di Piazza Mazzini per cui si è dovuto tener mano per giorni e mesi alla riparazione della pavimentazione . E ancora non è finita!
    E sempre quì a Jesolo, si potrebbero citare non solo uno, ma più casi di finanza di progetto, che di fatto hanno sottratto parte del territorio alla proprietà pubblica, per consegnarlo, “in eterno”, ai privati.
    Ma il qualunquismo raggiunge il culmine, quando l’Assessore parla della vecchietta che non usa l’autostrada e quindi non è giusto che contribuisca alla spesa generale.Dimenticando che la povera donna lo ha già fatto in passato e adesso, se per malaugurata sorte dovesse usare la strada, dovrebbe pagarla di nuovo.
    Analogamente allora, siccome ho avuto la grazia di non essere mai andato in Ospedale, perchè devo pagare per chi si ammala?
    La strada di accesso a casa mia è di terra e sassi ,ma nè io nè i miei vicini pensano che non si debbano pagare le tasse perchè la strada di casa Sua è asfaltata e illuminata.
    Perchè non dovremmo fare a pagamento anche la strada che passa davanti a casa Sua? Visto che io non ci passerò mai!
    Dovremo fare finanza di progetto anche per i carabinieri, i giudici, i maestri? Poichè molti non rubano, non vanno a scuola e non hanno mai avuto un processo?Perchè non privatizziamo tutto secondo la geniale intuizione e facciamo pagare solo a quelli che usufruiscono del servizio?

    Che siano i concessionari a pagare le opere di manutenzione è un’affermazione che non ci può lasciare che esterefatti.
    Che l’opera fatta in project gravi in misura minore sui cittadini lo dice l’Assessore,.
    Forse l’Assessore non sa che per tenere in efficenza le strade private si autorizzano gli aumenti di pedaggio?
    Che arrivano giusti giusti ad ogni 1°di gennaio, quando non il 1° di agosto ( quando molti vanno in ferie).Succederà cosi’ anche per l’Autostrada del mare?
    Non per caso, fra i più ricchi d ‘Europa ci sono i Benetton e i Gavio,proprietari di quasi tutta la rete autostradale italiana.
    Non per caso l’autostrada Serenissima ha più Consiglieri di Amministrazione (pagati lautamente) che Kilometri gestiti.
    Ma tornando a noi quale sarà il vantaggio per la città di jesolo? Quale sarà il valore aggiunto di una strada a pagamento, se poi tutti di nuovo dovranno fermarsi di nuovo sulla rotatoria Frova e subito dopo alla rotonda Picchi?
    Sarà questa strada a risolvere i gravi problemi del traffico cittadino e quelli dell’economia jesolana in generale?
    Alcuni mesi, fa molti operatori Jesolani, a ragione, hanno sollevato grosse critiche al Comune di Cavallino perchè l’introduzione della ZTL a pagamento, creava grave danno alla nostra economia.
    Sarà vantaggioso allora far pagare un ulteriore ticket , per quanto basso,a tutti i nostri ospiti.?
    Da ultimo ,egregio Assessore, chi ha sollevato la questione ambientale?
    Non mi sembra che alcuno in questo blog lo abbia fatto!
    Il poblema permane sia che ci sia o che non ci sia l’autostrada. Se qualche Meolese lo ha fatto se la prenda con quelli.
    Cosa c’entra quindi Pecoraro Scanio, che Lei in questo caso tira in ballo a sproposito e strumentalmente? E’ lei che ne fa una polemica politica di scarso rilievo e non certo quelli che quì sul blog hanno sollevato la problematicità della nuova strada a pagamento.Chi non vuol fare polemica ideologica lascia l’Eden di Pecoraro Scanio ad altri contesti.
    Altrettanto vero è che nessuno ha sollevato problemi di esproprio del privato. Semmai il problema si presenta per l’esproprio di ciò che attualmente è pubblico. Chiedo a Lei, la Società privata come rimborserà a noi cittadini quella strada che attualmente è nostra a tutti gli effetti?
    Non essendo un “cerchiobottista” come lei accusa di essere i suoi compagni di viaggio;Le dirò che io ho invece seri dubbi sul valore non “speculativo” di tutta l’operazione.
    Marubio

  11. quinto - commento N.11 :

    Mi complimento con Jesoloforum. Questo post è informazione e approfondimento, cose che nè il giornalismo nè la politica riescono a dare.

    Quinto

  12. Alberto Teso - commento N.12 :

    1) Egregio signor marubio,
    la parte che meno condivido del suo intervento (peraltro inutilmente sarcastico, ma si sa che l’irrisione è spesso l’arma di chi non ha argomenti…) non riguarda l’autostrada, sulla quale comunque continuano a sfuggirmi i reali argomenti del fronte del “no”, ma il suo giudizio su Prezzolini.
    Vorrei evitare di andare o.t., ma mi sento obbligato a spendere due righe sul fondatore de “La Voce”, che fu tutt’altro che un “qualunquista” voltagabbana.
    Il suo è un giudizio falso e gravemente ingiusto.
    Prezzolini fu un grande giornalista, costantemente controcorrente, maestro spirituale di Montanelli e padre del pensiero della destra laica, democratica e liberale, che oggi fa comodo solo quando ha il coraggio di contestare Berlusconi: fu uno dei pochi intellettuali italiani a non compromettersi col fascismo e, cosa più unica che rara, a vivere emigrato e povero in America proprio negli anni in cui dal Regime avrebbe potuto ottenere fama e onori, straniero in terra straniera (e nemica: siamo negli anni ’40).
    Leggermente diverso dagli odierni maestri come Giorgio Bocca ed Eugenio Scalfari, ad esempio: mano tesa a salutare il duce quando la piazza era gremita ad osannare il capo, pugno chiuso (ma sguardo ugualmente torvo) appena il vento cambiò direzione.
    Ma questi sono i giornalisti di oggi, quelli che guardano avanti: se li tenga pure.
    Io mi tengo Prezzolini e Montanelli.

  13. Alberto Teso - commento N.13 :

    2) Egregio signor marubio,
    fin dal mio primo intervento sull’Autostrada del Mare, ho precisato che dell’incapacità dello Stato di affrontare in maniera efficace molte delle sfide odierne non è cosa di cui gioire ma, per contro, un grave problema su cui riflettere.
    Ho ribadito che è possibile ottenere in tempi ridotti ed a costi contenuti delle opere di interesse pubblico ricorrendo all’intervento diretto dei privati, ma non tramite l’appalto pubblico, che deresponsabilizza l’imprenditore, ma attraverso forme di coinvolgimento diretto dell’impresa privata, in cui la remunerazione dell’opera sia collegata al risultato finale.
    Ho citato anche l’esempio del nuovo Tribunale di San Donà e del ponte Granatieri di Sardegna: la prima opera, pur non essendo un project, è stata realizzata direttamente dal privato, che ha ottenuto il corrispettivo solo a consegna avvenuta (16 mesi di lavoro!); la seconda rappresenta, purtroppo, il tipico appalto pubblico cancrenoso, costato il triplo del previsto e durato dieci volte…
    Non ho dubbi, ovviamente, che si siano ottime opere pubbliche realizzate senza ricorrere al project: sarebbe ridicolo sostenere il contrario, in quanto la finanza di progetto rappresenta solo una minima parte degli investimenti pubblici.
    Si tratta, peraltro, di una figura ancora relativamente nuova nel nostro ordinamento, regolamentata solo nel 1998 (merloni-ter) e “raffinata” nel 2002.
    Che il Passante di Mestre non sia un enorme successo credo nessuno lo possa seriamente sostenere (e basterebbe chiederlo a chi, quotidianamente, affronta la tangenziale di Mestre)…
    Il Passante, peraltro, è un esempio eccellente per dimostrare cosa intendevo con la “miglior redistribuzione dei costi” garantita dal project: se voglio fare presto ed spendere un euro, imbocco il Passante; se preferisco risparmiare l’euro anche a costo di metterci un po’ più di tempo, prendo la strada normale.
    Così sarà per l’Autostrada del Mare: se voglio arrivare a Jesolo in pochi minuti da Meolo, prenderò l’autostrada a pagamento; se non ho fretta, invece, al casello di Meolo prenderò per Losson, così magari potrò fermarmi da “Roma” a mangiare la costata o all’Ancora a giocare a Golf, uscirò a Fossalta (possibile birra non filtrata da Caramel e puntatina fino al monumento a Hemingway sul Piave), poi SS14 e via dritti fino al mare, sempre che ne abbia ancora voglia.
    Non, però, se guido un camion, perché noi a Musile abbiamo tutta l’intenzione di interdire del tutto l’accesso ai mezzi pesanti alle nostre strade urbane una volta ultimata l’autostrada e realizzata la viabilità di contorno prevista, anche di accesso alla nostra area artigianale.
    La SS14 ed il ponte della Vittoria senza autoarticolati sono un sogno che perseguiamo da tempo, ma capisco che la cosa possa non interessarle…
    Ma il mondo, per quanto può sembrare strano ad un jesolano, non finisce a Cortellazzo, né in piazza Nember…

    E tutto questo perché l’autostrada non è un servizio pubblico essenziale, come invece, lo sono l’ospedale, la scuola o i carabinieri, da lei erroneamente citati. Per questi, infatti, non vale il ragionamento della diversa ripartizione dei costi tra chi li usa e chi non li usa, proprio perché sono servizi essenziali, di cui la collettività non può fare a meno ed il cui costo grava integralmente sullo Stato, che poi lo ripartisce tra tutti i consociati.
    Ed ecco, ancora, l’esempio della manutenzione: è giusto che i costi di rifacimento del manto d’asfalto debbano essere pagati da chi utilizza l’autostrada e non dalla mia vicina che non ci va…

    Sul famoso “tappo” costituito dalla rotonda Frova, effettivamente, dovrete vedervela voi: la variante di collegamento con via Roma Sx, il canale Cavetta (pressappoco all’altezza in cui mio nonno materno, infiniti anni fa, gestiva il “passo”, ossia il traghetto…) e piazza Torino dovrebbe alleviare notevolmente il carico viario dalla rotonda Picchi: ma qui parlo solo come utente…

    Eccoci, poi, alla questione ambientale: come detto poco sopra, esiste un mondo anche prima di Caposile, parzialmente ignoto a voi, beati jesolani purosangue, invidiati da torme di trevigiani e campagnoli vari, tra cui il sottoscritto…
    Che il problema esista non lo dico io, ma Legambiente: se Lei passa adesso sulla Treviso Mare, vedrà gli striscioni.
    D’altro canto, quella che stiamo esaminando oggi si chiama “Valutazione di Impatto AMBIENTALE”, ossia lo studio delle conseguenze che un’opera di tale rilevanza potrà avere sull’ambiente circostante. Prendo atto che a lei non interessa, ma ritenevo che per i cittadini di Meolo, Musile e San Donà fosse una delle questioni principali, ma vedo che ci si focalizza sulla questione di principio (la strada “privatizzata”) e non sui problemi concreti.
    Un corretto atteggiamento ecologista, secondo me, non dovrebbe fermarsi al “no” preconcetto (alla Pecoraro, appunto), ma andare oltre, per giungere a trovare il corretto equilibrio tra le istanze dell’uomo contemporaneo ed il rispetto della natura: ha presente le autostrade tedesche?

    Infine, una riflessione un po’ tediosa ma, a questo punto, secondo me necessaria, sulle finalità generali del project financing, di cui parliamo da tempo ma del quale, forse, ci possono sfuggire gli elementi essenziali.
    La “Finanza di progetto” è una struttura contrattuale complessa, che coinvolge diverse figure, la prima delle quali è lo “sponsor”, ossia il soggetto proponente, quello che ha l’idea e si fa carico, a proprio rischio, dei costi della fase preliminare (molto onerosa, in quanto comprende: studio di inquadramento territoriale e ambientale; studio di fattibilità; progetto preliminare; bozza di convenzione; piano economico-finanziario asseverato; relazione descrittiva delle caratteristiche del servizio e della gestione, garanzie offerte, ecc.).
    La proposta dello sponsor è rivolta ad un’amministrazione pubblica, che è poi assolutamente libera di accettare o meno l’idea: in caso di mancanza di interesse, lo sponsor perde la possibilità di recuperare i costi anticipati.
    Qualora l’Ente pubblico ritenga interessante e meritevole di realizzazione l’opera proposta, bandisce la gara, all’esito della quale verrà individuato il “concessionario” che dovrà realizzare e gestire l’opera, ripagandosela con il ricavato della gestione, che non è “a discrezione”, ma è quello individuato nel bando di gara e, quindi, sempre soggetto al controllo pubblico.
    Tale soggetto, ovviamente, può non essere lo sponsor.
    Dalla scelta di ricorrere al project financing conseguono notevoli vantaggi in relazione alle differenziate ottiche e logiche con le quali le diverse tipologie di soggetti intervengono nell’operazione, mediante l’assunzione dei correlati rischi.
    Per lo sponsor e, chiaramente, per il concessionario, c’è la possibilità di realizzare un’opera ad elevata remunerazione, spesso senza incidere eccessivamente sulle proprie capacità di indebitamento.
    Per l’ente pubblico, di converso, è possibile realizzare opere per la prestazione di beni e (soprattutto) servizi a vantaggio della collettività di riferimento, senza sostenere i relativi investimenti, sovente ingenti, che si rendono necessari e anzi sfruttando le potenzialità dell’interazione con operatori privati, in genere dotati di maggiore esperienza e di particolare specializzazione nell’attività che si intende avviare e quasi sempre più caratterizzati sotto il profilo manageriale.
    Ciò è tanto più espressivo se riferito all’attuale contesto nel quale le capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche sono limitate per effetto, tra l’altro, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno e della riduzione dei trasferimenti erariali, che impongono sempre crescenti.

    E, per quanto conosco Jesolo, secondo me la sua strada è di sassi proprio perché è privata…

    Alberto Teso

  14. fazzi - commento N.14 :

    Scusate tanto se mi intrometto pur non avendo la vostra competenza, ma non ho ancora capito se la società che costruirà e gestirà il nuovo tratto di autostrada, che verrà costruita SUL vecchio tratto della tv-mare, sarà tenuta a rimborsare gli attuali proprietari, che poi saremmo noi.
    Se siete così gentili…

    Fazzi

  15. marubio2 - commento N.15 :

    Non è facile per una persona qualunque-non oso chiamarmi cittadino-ottenere risposte da un politico. Anche se di secondo piano.
    Rinuncio.
    Le decisioni sono già prese, l’accordo fra le parti -pubblico privato- già stabilito e discuterci attorno è pura perdita di tempo.
    Non mi resta allora che rifugiarmi nella più neutra discussione pseudo letteraria.Come puro passatempo intellettuale, che non può far male a nessuno.
    Così non disturberemo il manovratore e nel contempo faremo un pò di pubblicità all’autore preferito dal nostro Assessore.
    Opera senz’altro meritevole, visto che la sterminata opera del Prezzolini scrittore è considerata ” stucchevole e sentenziosa e ha ormai un valore quasi solo documentario” e pare essere divenuta assai poco attraente.
    Prezzolini aderì fin da giovane all’intuizionismo e al pragmatismo di Bergson per poi passare al modernismo e quindi al sindacalismo rivoluzionario ma subito dopo al Crocianesimo. Nazionalista con Corradini fu convinto interventista ma dopo la prima guerra mondiale tenne posizioni ambigue.Pur essendo sodale di Gobetti scrive una biografia apologetica di Mussolini in cui fra l’altro
    dice::” E io sono a Roma per aiutare Mussolini.sapete che è un uomo”.
    L’incertezza si risolse in un atteggiamento qualunquistico istintivamente attratto dall’ideologia fascista.All’avvento del regime si trasferisce a Parigi e poi a New York, non proprio da esule.
    Nel secondo dopoguerra delle sue nostalgie politiche fece testimonianza scrivendo il “Manifesto dei conservatori” e collaborando al “Il Borghese” di Longanesi; di chiaro orientamento conservatore se non reazionario.
    Con un curriculum di questo stampo ,definire un giornalista qualunquista e conservatore,mi sembra più un elogio che un’offesa.
    Penso che lo avrebbe gradito pure l’interessato.
    Visti i tempi che corrono e con gli slogan populistici e demagogici che la clase dominante quotidianamen
    te ci propina;volentieri aderirei invece a quella “Congragazione degli Apoti” che Prezzolini suggeriva di fondare nei lontani anni venti e che suggererei pure all’Assessore.
    Marubio

    P.S. Per chi non lo sapesse, ” CONGREGAZIONE DEGLI APOTI” significa “Coloro che non le bevono”

  16. Alberto Teso - commento N.16 :

    Mi spiace, egregio signor manubrio: se con un post di 100 righe non sono riuscito ad esprimere il mio pensiero, certamente è colpa mia.

    Su Prezzolini (che non è il mio autore preferito, ma un grande giornalista che merita rispetto), apprezzo il suo dotto copia-incolla, ma non ho capito da chi Lei abbia tratto la significativa citazione in base alla quale: la sterminata opera del Prezzolini scrittore è considerata ” stucchevole e sentenziosa e ha ormai un valore quasi solo documentario” e pare essere ormai assai poco attraente.
    O Lei ha fatto un errore col “control+c” (può capitare…) oppure non si ricorda la fonte…
    Infine, secondo me “conservatore” non è un’offesa, ma lo è “qualunquista”.
    Trovo molto più qualunquista la scelta di coloro che si sono accodati al regime per poi salire sul carro dei vincitori (come i citati Bocca e Scalfari), rispetto a quella di chi lascia la sua Patria quando poteva esservi acclamato e ci ritorna per fare la voce fuori dal coro cattocomunista.
    Noto, infine, che pur considerandolo “stucchevole”, anche lei apprezza le battute del nostro giornalista conservatore, addirittura aderendo alla “Congregazione degli Apoti”.
    Io ne faccio parte da tempo e mi impegno a mettere una buona parola per lei, vista soprattutto la simpatia…

    Per quanto riguarda il post di fazzi sul “rimborso”, attendiamo il decorso dei termini per le osservazioni, poi riprendiamo l’argomento.

  17. marubio2 - commento N.17 :

    Caro Fazzi in questo Paese il potere non ha l’abitudine di rispondere, pertanto attendi, come attendo io.
    Tranquillo Assessore, a Lei non chiedo niente.
    Rispondo.
    Il giudizio critico è di Franco Fortini.
    Chi sia Franco Fortini dovrebbe saperlo, se non lo sa, non glielo dico.Se lo studi da sè perchè io copio e incollo e faccio errori con il control+c (che da perfetto ignorante non so neppure cosa sia).
    Comunque mi sembra che anche Lei faccia errori. E non di poco conto.
    1°)Sull’antifascismo di Prezzolini. Si legga “Benito Mussolini” (G. Prezzolini.Ediz. Formiggini Roma 1924) e poi ” Quattro scoperte: (Croce,-Papini-Mussolini-Amendola) sempre del nostro..
    2°) Sugli anni di povertà in America, che così miseri non furono.,Visto che fu direttore della Casa Italiana della Columbia University e insegnante presso la stessa università.
    Non penso che nell’ America degli anni ‘30 un insegnante universitario potesse vivere peggio di un precario di oggi in Italia.
    Comunque altri in quel tempo vivevano nelle patrie galere e venivano assassinati dalla ferocia fascista ,sia in Italia che in Francia.Molti esuli antifascisti rientrarono in Italia, ben prima della fine della guerra e combatterono per la nostra libertà. (Anche la sua Assessore). Non ultimo il nostro Silvio Trentin che però mori in una prigione fascista, dopo aver vissuto veramente da povero in Francia.
    Anche dall’America, il nostro invece, tenne sempre rapporti con il regime fascista.
    3°) Sul rientro in Italia, che fu peraltro abbastanza breve , visto che si trasferì prontamente in Svizzera.
    Forse per paura della persecuzione cattocomunista?
    E sul cattocomunismo mi complimento con Lei.
    L’accusa di cattocomunismo è di una collaudata originalità e di un supremo anticonformismo.In questi tempi è sempre un bel dire e fa sempre un bel effetto Anche perchè non manca di farla, a colazione e a cena,ma qualche volta anche a pranzo, il Capo Supremo.
    Così come fa sempre un bel effetto citare Bocca o Scalfaro.
    Ma non capisco perchè, in un’analisi critica sull’operato di uno scrittore di altre stagioni e di altre epoche.
    Non vedo perchè Lei non citi invece (dico a caso): Feltri, Galli della Loggia, Pansa, Ferrara o Mauro o Mieli,o Minzolini, o Vespa o De Bortoli ecc. ecc. (Come vede sono bipartisan)
    Perchè proprio Bocca e Scalfari? Cosa le hanno fatto Assessore? A me non sembra che stiano assisi sul carro del vincitore.A me non sembra che stiano leccando il c. al Capo, come qualcuno di quelli che ho appena citato. Perchè allora non ha ricordato qualcuno di questi ultimi con altrettanta simpatia?
    Pensavo che Lei facesse parte del Partito dell’Amore. Ma forse mi sbagliavo.
    Marubio

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