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	<title>Commenti a: Il giorno della memoria</title>
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	<description>La città che parla</description>
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		<title>Di: Luigi</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2010/01/il-giorno-della-memoria/comment-page-1/#comment-22626</link>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 16:33:18 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Chiedete pace per Gerusalemme, sia pace a coloro che ti amano&quot;. Le parole del salmo 121 evocano anche al giorno d&#039;oggi l&#039;anelito di pace per la Città Santa. Quasi la profezia di un sogno destinato a rimanere irrealizzato nei secoli.
Se il salmista invitava a domandare pace per Gerusalemme, forse presagiva che essa in realtà non l&#039;avrebbe mai trovata.
Gerusalemme, per l&#039;autore del salmo, era la città di Israele, la dimora della discendenza di Giacobbe, ossia l&#039;intero popolo ebraico.
Non vi era pace per questo popolo al tempo dell&#039;invasione babilonese, non vi era pace al tempo dell&#039;occupazione romana, non vi era pace durante lo sterminio nazista e non vi è pace nemmeno oggi, a distanza di anni da quell&#039;atroce periodo.
Perché dunque non vi è, e sembra che non vi possa mai essere pace per Gerusalemme e per il suo popolo?
I motivi sono sicuramente molti e complessi, la risposta è oltremodo incerta e difficile.
Ho spesso avuto la sensazione che l&#039;attuale popolo ebraico (cioè non solo gli abitanit di Israele, ma anche le diverse comunità sparse nel mondo) viva tuttora in forte conflitto con la propria memoria, specialmente quella dell&#039;Olocausto.
Non c&#039;è dubbio che questo evento sia stata un&#039;immane tragedia, ma ormai le persone che l&#039;hanno vissuta sulla loro pelle sono una piccola minoranza rispetto al resto della popolazione israeliana e dei discendenti della diaspora.
Come mai sembra che invece l&#039;intera nazione ebraica non riesca ad avere un rapporto più sereno con il suo doloroso passato?
Intendo dire che il doveroso ricordo di una enorme sciagura, che deve restare monito universale per le generazioni future, continua ad essere fomite di discordia e di pesante diatriba tra chi non ha commesso quel crimine e chi non lo ha direttamente subito.
Questa, ad esempio, è l&#039;impressione che ho avuto in occasione della recente visita fatta da Papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma.
Il movimento ecumenico seguito al Concilio Vaticano secondo ha comportato importanti passi di riavvicinamento tra il mondo cattolico e il mondo ebraico, eppure rimangono di mezzo sempre alcuni ostacoli che appaiono insormontabili.
In primis la nota polemica sui presunti silenzi di Papa Pacelli.
Non possiedo certo le competenze storiche per dire se questo silenzio c&#039;è stato o meno, d&#039;altronde anche gli storici di professione sembrano piuttosto discordi, ma quello che mi turba è che questa indagine storica possa rovinare le relazioni presenti ed impedire una definitiva riconciliazione con la parte cattolica.
La colpa storica dell&#039;Olocausto è certamente da attribuire ai carnefici nazifascisti e alle connivenze di chi non ha reagito alla orribile strage, ma nessuno potrebbe sensatamente sostenere che le colpe dei responsabili ricadono ora sull&#039;odierno popolo tedesco.
Allo stesso modo, allora, mi pare che nessuno possa ragionevolmente imputare alcunché agli attuali vertici della Chiesa Cattolica. 
Nemmeno qualora, con un atto del tutto interno alla Chiesa e ai suoi appartenenti, Papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, venisse nominato Beato.
E&#039; giusto che le ricerche storiche vadano avanti ed è anche auspicabile che cadano i segreti che ancora impedediscono di far piena luce su quei tragici anni, ciò che non trovo giusto è affossare il dialogo a causa di queste ipotesi storiografiche.
Il popolo ebreo, così attaccato alle proprie tradizioni, dovrebbe ben capire che il principio di continuità del papato petrino è una fondamentale tradizione della Chiesa romana.
Può allora questa irrinunciabile tradizione frapporsi ad una piena riconciliazione tra ebrei e  cattolici, ammesso che questo obiettivo sia sincero?
Questa questione la ritengo molto significativa, perchè se per gli ebrei è così difficile, sulla base dell&#039;avversione ad un Papa da tempo defunto, trovare un&#039;intesa con la religione cattolica, potrà mai esservi speranza di risolvere, in un futuro più o meno lontano, la ben più intricata questione della necessaria convivenza tra israeliani e palestinesi?
Il popolo d&#039;Israele è un popolo staordinario, da cui sono nati numerosi ed illustri scienziati, artisti e letterati; un popolo industre e laborioso, che possiamo sentire per molti versi affine a noi stessi, ma che nei rapporti con la propria storia dimostra a volte il peggio di sé.
In taluni ostinati atteggiamenti il popolo ebraico appare ancora come Dio stesso, parlando a Mosè, lo definì: &quot;un popolo dalla dura cervice&quot;.
Da qui, il mio personale augurio, in occasione di questa importante ricorrenza, è che il ricordo della Shoah aiuti tutti (ebrei compresi) ad abbattere gli steccati tra i popoli, non a crearne di nuovi.
Luigi -JF</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Chiedete pace per Gerusalemme, sia pace a coloro che ti amano&#8221;. Le parole del salmo 121 evocano anche al giorno d&#8217;oggi l&#8217;anelito di pace per la Città Santa. Quasi la profezia di un sogno destinato a rimanere irrealizzato nei secoli.<br />
Se il salmista invitava a domandare pace per Gerusalemme, forse presagiva che essa in realtà non l&#8217;avrebbe mai trovata.<br />
Gerusalemme, per l&#8217;autore del salmo, era la città di Israele, la dimora della discendenza di Giacobbe, ossia l&#8217;intero popolo ebraico.<br />
Non vi era pace per questo popolo al tempo dell&#8217;invasione babilonese, non vi era pace al tempo dell&#8217;occupazione romana, non vi era pace durante lo sterminio nazista e non vi è pace nemmeno oggi, a distanza di anni da quell&#8217;atroce periodo.<br />
Perché dunque non vi è, e sembra che non vi possa mai essere pace per Gerusalemme e per il suo popolo?<br />
I motivi sono sicuramente molti e complessi, la risposta è oltremodo incerta e difficile.<br />
Ho spesso avuto la sensazione che l&#8217;attuale popolo ebraico (cioè non solo gli abitanit di Israele, ma anche le diverse comunità sparse nel mondo) viva tuttora in forte conflitto con la propria memoria, specialmente quella dell&#8217;Olocausto.<br />
Non c&#8217;è dubbio che questo evento sia stata un&#8217;immane tragedia, ma ormai le persone che l&#8217;hanno vissuta sulla loro pelle sono una piccola minoranza rispetto al resto della popolazione israeliana e dei discendenti della diaspora.<br />
Come mai sembra che invece l&#8217;intera nazione ebraica non riesca ad avere un rapporto più sereno con il suo doloroso passato?<br />
Intendo dire che il doveroso ricordo di una enorme sciagura, che deve restare monito universale per le generazioni future, continua ad essere fomite di discordia e di pesante diatriba tra chi non ha commesso quel crimine e chi non lo ha direttamente subito.<br />
Questa, ad esempio, è l&#8217;impressione che ho avuto in occasione della recente visita fatta da Papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma.<br />
Il movimento ecumenico seguito al Concilio Vaticano secondo ha comportato importanti passi di riavvicinamento tra il mondo cattolico e il mondo ebraico, eppure rimangono di mezzo sempre alcuni ostacoli che appaiono insormontabili.<br />
In primis la nota polemica sui presunti silenzi di Papa Pacelli.<br />
Non possiedo certo le competenze storiche per dire se questo silenzio c&#8217;è stato o meno, d&#8217;altronde anche gli storici di professione sembrano piuttosto discordi, ma quello che mi turba è che questa indagine storica possa rovinare le relazioni presenti ed impedire una definitiva riconciliazione con la parte cattolica.<br />
La colpa storica dell&#8217;Olocausto è certamente da attribuire ai carnefici nazifascisti e alle connivenze di chi non ha reagito alla orribile strage, ma nessuno potrebbe sensatamente sostenere che le colpe dei responsabili ricadono ora sull&#8217;odierno popolo tedesco.<br />
Allo stesso modo, allora, mi pare che nessuno possa ragionevolmente imputare alcunché agli attuali vertici della Chiesa Cattolica.<br />
Nemmeno qualora, con un atto del tutto interno alla Chiesa e ai suoi appartenenti, Papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, venisse nominato Beato.<br />
E&#8217; giusto che le ricerche storiche vadano avanti ed è anche auspicabile che cadano i segreti che ancora impedediscono di far piena luce su quei tragici anni, ciò che non trovo giusto è affossare il dialogo a causa di queste ipotesi storiografiche.<br />
Il popolo ebreo, così attaccato alle proprie tradizioni, dovrebbe ben capire che il principio di continuità del papato petrino è una fondamentale tradizione della Chiesa romana.<br />
Può allora questa irrinunciabile tradizione frapporsi ad una piena riconciliazione tra ebrei e  cattolici, ammesso che questo obiettivo sia sincero?<br />
Questa questione la ritengo molto significativa, perchè se per gli ebrei è così difficile, sulla base dell&#8217;avversione ad un Papa da tempo defunto, trovare un&#8217;intesa con la religione cattolica, potrà mai esservi speranza di risolvere, in un futuro più o meno lontano, la ben più intricata questione della necessaria convivenza tra israeliani e palestinesi?<br />
Il popolo d&#8217;Israele è un popolo staordinario, da cui sono nati numerosi ed illustri scienziati, artisti e letterati; un popolo industre e laborioso, che possiamo sentire per molti versi affine a noi stessi, ma che nei rapporti con la propria storia dimostra a volte il peggio di sé.<br />
In taluni ostinati atteggiamenti il popolo ebraico appare ancora come Dio stesso, parlando a Mosè, lo definì: &#8220;un popolo dalla dura cervice&#8221;.<br />
Da qui, il mio personale augurio, in occasione di questa importante ricorrenza, è che il ricordo della Shoah aiuti tutti (ebrei compresi) ad abbattere gli steccati tra i popoli, non a crearne di nuovi.<br />
Luigi -JF</p>
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