Come si sottrae un bene già nostro.
sab, gen 16, 2010
L’altra sera assistendo all’incontro di presentazione dell’autostrada del mare, sono stato assalito da un salutare quanto naturale rigurgito di federalismo autonomista.
Che la Regione, lo Stato, che Roma (ormai non più ladrona), non avessero un soldo neppure per l’adeguamento o l’ampliamento ,di una strada che molti- giustamente- ritengono utile se non necessaria e strategica alla nostra economia; era cosa ormai già ampiamente digerita e giustificata dai più. Ma quella sera ho scoperto che lo Stato non solo non ci darà nulla, perchè non ha nulla da darci, ma che addirittura sottrarrà dalla nostra disponibilità, un bene che è già ampiamente nostro.
Se questo progetto va in porto , così come è stato elaborato, lo Stato sottrarrà al patrimonio del Popolo Veneto un bene che è già di sua proprietà. E lo sottrae per cederlo a un privato imprenditore, affinchè faccia ciò che lo Stato, per sua imprescindibile natura ,dovrebbe essere chiamato a fare.
Nulla potrà fermare l’inesorabile macchina delle decisioni già prese . Anche l’altra sera, noi eravamo lì solo per ascoltare e obbedire.
Ma almeno una domanda mi sento in obbligo di rivolgere ai nostri governanti.Naturalmente e primieramente alla componente leghista delle nostre amministrazioni pubbliche locali.Quella componente così vicina nei proclami, ma così lontana nei fatti, dai reali problemi della popolazione locale.Come in questo caso.
E allora chiedo: così come sono previsti dei rimborsi da parte dell società concessionaria , ai proprietari dei terreni che verranno espropriati; è pure previsto un rimborso per noi Veneti di periferia, per quella parte di strada pubblica esistente che viene privatizzata e sottratta al pubblico gratuito utilizzo.? Perchè noi collettivamente dovremmo essere considerati meno del singolo proprietario dei fazzoletti di terra che saranno parzialmente utilizzati come sedime della nuova strada?
Se così non fosse sarebbe oltremodo vero che non solo non ci danno nulla, ma che addirittura molto ci viene tolto.
Una risposta rassicurante in proposito sarebbe assai gradita.. Anche perchè la promessa di esenzione, per i soli residenti, fatta da un Assessore che è pur sempre pro-tempore e che non sappiamo se fra tre mesi sarà ancora lì, non mi rassicura.Ma più ancora non ci rassicurano le esperienze di un passato anche recente, che ci fanno ritenere inconsistenti le promesse sia sulla durata della prevista iniziale tariffa sia sulla durata della concessione.
Sante-JF







gennaio 16th, 2010 at 21:26
classaction!!
gennaio 17th, 2010 at 10:26
Ancora con l’inglese!
Si scrive class action.
Niko Arsen
gennaio 17th, 2010 at 21:11
grazie della rettifica, nessuno sicuramente avrebbe capito..
mandi avanti il blog con la tua puntalità..
veramente prezioso
gennaio 17th, 2010 at 23:38
…clasacscion…
gennaio 18th, 2010 at 00:10
Class action, da Wikipedia, così tutti capiscono qualcosa
.
Quello che ho capito io è che uomodelgiappone ha proposto un’azione legale precisa. Spero che i comitati di Roncade e Meolo seguano questa strada.
Rodolfo
Class action = Azione collettiva
Un’azione collettiva (negli Stati Uniti d’America conosciuta come class action), è un’azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti super partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe. Gli altri soggetti della medesima possono chiedere di non avvantaggiarsi dell’azione altrui (esperendone una propria) esercitando l’opt-out right, oppure possono rimanere inerti avvantaggiandosi dell’attività processuale altrui che avviene sulla base del modello rappresentativo. Con l’azione collettiva si possono anche esercitare pretese risarcitorie, ad esempio nei casi di illecito plurioffensivo, ma lo strumento oltre alle funzioni di deterrenza realizza anche vantaggi di economia processuale e di riduzione della spesa pubblica.
L’azione collettiva è il modo migliore con cui i cittadini possono essere tutelati e risarciti dai torti delle aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrà essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore.
La particolarità del modello statunitense di tutela dei consumatori si incentra soprattutto su due aspetti: la possibilità di ricorrere ad una azione collettiva a fini risarcitori e quella di ottenere i cosiddetti danni punitivi. È un meccanismo processuale che consente di estendere i rimedi concessi a chi abbia agito in giudizio ed abbia ottenuto riconoscimento delle proprie pretese a tutti gli appartenenti alla medesima categoria di soggetti che non si siano attivati. L’azione collettiva nasce dall’esigenza di consentire, per ragioni di giustizia, di economia processuale e di certezza del diritto, a chi si trovi in una determinata situazione di beneficiare dei rimedi che altri, avendo agito in giudizio ed essendo risultati vittoriosi, possono esercitare nei confronti del convenuto.
L’azione collettiva deve conciliarsi col diritto di difesa del singolo cittadino. Nel diritto statunitense il ricorrente deve essere informato del suo diritto di non aderire all’azione collettiva in tutte le fasi del procedimento, dall’avvio alla sentenza. Qualora il risarcimento risultasse penalizzante, il ricorrente conserva il diritto di rifiutare e intraprendere un’azione individuale.
Diversamente, la class action potrebbe essere strumentalizzata da ricorrenti che, promuovendo l’azione per primi in accordo alla controparte, accettano risarcimenti o transazioni di minimo importo, vincolanti anche per gli altri ricorrenti.
Nella legislazione italiana, una volta che è stata promossa l’azione collettiva, analogo procedimento non può essere promosso da altri soggetti in nessuna sede giurisdizionale. Dopo un esito negativo, non è possibile l’avvio di un’analoga causa collettiva, fatto salvo il diritto di appello dei ricorrenti, singolarmente o proseguendo la class action.