N.E.X.T. Il giorno dopo
Ieri si è svolta al Kursaal a Jesolo la conferenza sui giovani promossa dall’Associazione di promozione sociale ConcretaMente, col contributo determinante, va detto, del suo presidente, Marco De Mitri.
I giovani e la politica, era il tema. Dove si riscontra una visibilmente scarsa partecipazione dei giovani alla politica. E quando c’è, essa è per lo più contaminata e spesso avvelenata in quanto modellata su quella dei notabili dei vari partiti.
L’Italia, come ogni altro Paese, può essere paragonata a un grande condominio. I cittadini sono i suoi condomini. Scopo dei condomini è quello di esercitare una buona ed equilibrata amministrazione del loro condominio, oltre a migliorare sempre di più la qualità della vita dei condomini stessi. Per questo c’è l’amministratore e l’assemblea, che almeno una volta all’anno, si trovano e democraticamente decidono gli interventi da fare.
Così dovrebbe avvenire in politica, ma non accade. I cittadini, che sono quelli che pagano le imposte, non si informano, non leggono, e le loro scelte non avvengono sulla base di informazioni personalmente apprese, pensate ed elaborate, bensì sulla base di stimoli che hanno un fondamento affettivo: perché su questa base una persona può scegliere di essere juventino, milanista, interista, ecc. Più logici, poi, sono quei tifosi che tifano per la squadra della città a cui appartengono. Per esempio, io sono nato a Udine ed è probabile che io tifi per l’Udinese, ma se abito anche a Verona, potrei tifare per il Chievo.
In Italia la politica partecipata presenta nella stragrande maggioranza queste caratteristiche. Ed è quindi facile comprendere il buon gioco che hanno i pifferai magici (politici e mass media) nell’agire sull’affettività delle masse.
I giovani, purtroppo, pagano una cultura di disorientamento che a partire dalla famiglia, che certamente non li aiuta a crescere, non trova certamente nella scuola la soluzione del problema, trovandosi così all’età di 20/25 anni impotenti nei confronti di chi non intende cedere loro il minimo spazio. Ed è per questo che siamo destinati a diventare (siamo già a buon punto) un Paese sclerotizzato. Perché sclerotizzati sono i privilegi, diventati ormai diritti acquisiti.
Giovani e politica, significa idee nuove, una ventata di aria salubre piena di ossigeno, sganciate dalla logica del favore e basate sulla meritocrazia e sull’efficacia, meno parole e più fatti.
Nella conferenza di ieri, il più giovane aveva vent’anni, e ce ne complimentiamo, gli altri partivano da circa trent’anni. È mancata la fascia dei venti ai venticinque trent’anni. Ma si può sempre migliorare.
Ribadisco qui i miei complimenti per Marco De Mitri e i suoi collaboratori per aver realizzato a Jesolo un evento impensabile fino all’altro ieri. È stato rotto uno schema fortemente limitante per tutti.
Elena Pasqual










dicembre 15th, 2009 at 13:48
Signora Pasqual, credo che non sia stato rotto alcun schema. Intanto i partecipanti non erano propriamente giovani. Trent’anni sono una età un po’ troppo avanzata per parlare di gioventù. E poi tranne gli indipendenti, coloro che hanno partecipato sono già politici inquadrati e di lungo corso. Bravi, bravissimi,ma molto simili, nell’eloquio e nei contenuti, ai politici vecchi, e per questo essi stessi vecchi.
Mi aspettavo giovani veri, incazzati e utopici, non giovani fotocopie di politiche già esistenti.
Di sicuro i giovani di Concretamente hanno organizzato una bellissima iniziatia, ma i politici “scafati” dovevano essere tra il pubblico, non sul palco.
Peccato.
Dinmint
dicembre 16th, 2009 at 00:05
Mi chiedo come mai, a iniziativa avvenuta, non continui l’animato dibattito che ha contraddistinto la vigilia. Non è un bel segno, ragazzi di Concretamente.
Potevate graffiare, lasciare un segno. Ma i giovani talenti vi hanno tagliato le unghie (se le avete…).
Concludo come il commento di Dinmint, che scrive cose che condivido pienamente:
peccato
Quinto
dicembre 16th, 2009 at 23:34
Per dinmint.
“Nella conferenza di ieri, il più giovane aveva vent’anni, e ce ne complimentiamo, gli altri partivano da circa trent’anni. È mancata la fascia dei venti ai venticinque trent’anni. Ma si può sempre migliorare”.
Come vede, sig. dinmint, la signora Pasqual ha già evidenziato i limiti della conferenza relativamente all’età dei suoi partecipanti, ma ha anche affermato che “si può sempre migliorare”.
Nulla è perfetto e lo sarà. E’ la prima esperienza, e questo è già molto. Dipende da come ci appare il bicchiere, se mezzo vuoto o mezzo pieno.
E questo vale anche per quinto.
dicembre 17th, 2009 at 09:00
Liutprando, ti sembra un limite da poco? Troppo facile fare propaganda di un evento che poi si presenta in modo diverso. Apprezzo la presenza di quei pochissimi veri giovani e li elogio, ma naturalmente addito e giudico negativamente la presenza di trentenni già politicamente navigati. Come dice dinmint, se vado ad una conferenza intitolata “i giovani e la politica” mi aspetto di trovare ventenni che parlano di politica, magari focosamente, con sentimento, con un pò di ingenuità e poco mestiere. Di questo abbiamo bisogno, di giovani che si formano senza seguire le tracce dei vecchi politici già presenti nel panorama, che li catechizzano a suo piacimento. Abbiamo bisogno di giovani utopici e determinati, non di trentenni che devono chiedere il parere alla segreteria di partito per partecipare alle conferenze e che magari hanno miliitato per anni in qualche altro partito naufragato.
Barbossa