A A
Registrati / Collegati
RSS

IL CROCIFISSO CHE NON C’E’

ven, nov 13, 2009

Costume, riflessioni

Tutti a stracciarsi le vesti per la decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo di vietare la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche

Corriere della Sera
«Via il crocefisso dalle scuole»
Vaticano: «Sentenza miope»
Accolta la richiesta di un’italiana di origine finlandese. Il governo presenta ricorso. La Cei: «Sentenza ideologica
Repubblica
SCUOLA & GIOVANI
La Corte europea dei diritti dell’uomo accoglie la denuncia di una madre
Il ministro Gelmini attacca. Bersani: “E’ una tradizione inoffensiva”
Strasburgo, no al crocifisso in aula
Il governo italiano presenta ricorso
Dura reazione della Santa Sede: decisione “miope e sbagliata

Stampa
L’Europa: niente crocefisso nelle aule

Sentenza della Corte di Strasburgo:
«E’ un limite alla libertà religiosa».
Il Vaticano: una pesante interferenza.

E il governo italiano presenta ricorso

Angelo 1

21 Commenti per questo articolo

  1. Cicero - commento N.1 :

    A colui che ha scritto questo post, stranamente ignoto, chiedo :

    Lei non si straccerebbe le vesti per questa decisione?
    Non riesco a capire l’utilità di riportare i titoli dei giornali : forse un segnale per far capire il suo pensiero?

    Il post, così costruito, è proprio inutile e irritabile.

    Cicero

  2. barbossa - commento N.2 :

    Mi stupisco che chi vuole far togliere i Crocifissi poi parli anche di integrazione e rispetto. Il Crocifisso fa parte della cultura italiana, e non nuoce a nessuno. Se non si è Cristiani è solo un soprammobile. Io accetto la tua cultura, tu la mia. Questa è integrazione. A questo punto ha ragione anche chi chiede ai mussulmani (ad esempio) di togliersi il burka, o no?
    Di questo passo hai nostri figli non isegneremo il rispetto e l’integrazione, ma l’eliminazione di tutto ciò che non ci sta bene.

    Barbossa

  3. rodolfo - commento N.3 :

    x Cicero,
    Se un autore si dimentica di firmare il post, come è successo in questo caso, basta andare in Gestione, aprire e vedrai tutti gli articoli pubblicati con tanto di titolo, autore e ora di pubblicazione.
    Nessuna stranezza.

    Rodolfo

  4. Luigi - commento N.4 :

    Dev’essere probabilmente una di quelle strane coincidenze di cui è sempre prodiga la storia: lo stesso giorno che la Corte di Strasburgo decretava l’illegittimità del crocefisso nelle scuole, veniva annunciata la morte di Claude Levi Strauss, uno dei più grandi antropologi contemporanei.
    Tra le principali teorie che hanno reso famoso Levi Strauss vi è quella conosciuta come etnocentrismo.
    In base a questa teoria, è naturale che una famiglia umana (popolo, nazione, tribù ecc.) ponga il proprio modo di vivere e di pensare al di sopra di ogni altra cultura o civiltà che si discosti troppo dai valori e dalle usanze cui si è abituati.
    Secondo lo studioso era addirittura auspicabile che ci sia un certo grado di chiusura e di incomunicabilità tra culture diverse, perché solo chiudendosi almeno parzialmente agli altri si possono preservare sistemi di valori particolari e distinti, ma tuttavia capaci di rinnovarsi all’interno (senza quindi necessità di invadenti influssi esterni).
    Le culture e le civiltà esistenti, anche quelle che consideriamo più primitive, per effetto dei moderni mezzi di comunicazione e per gli imponenti fenomeni migratori, sono destinate a interagire sempre più tra di loro, con il rischio di andare troppo in là nel riconoscimento delle diversità dell’altro.
    A ben vedere, è proprio quello che sta accadendo con la questione del crocefisso nelle scuole: per non offendere le altre culture presenti sul nostro territorio, la soluzione che ci proviene dalla Corte europea è quella di opprimere la nostra, nascondere le nostre origini, al punto che nei trattati fondamentali dell’Unione europea è bandito qualsiasi cenno alle nostre radici giudaico-cristiane.
    Il modello sono i laicissimi Stati Uniti d’America, che a dire il vero, per la loro giovane età, nemmeno potrebbero richiamarsi a tradizioni plurisecolari.
    Ma l’Europa, invece, non dovrebbe essere gelosa della sua storia che l’ha resa la culla della civiltà occidentale?
    Evidentemente no, perché per il principio supremo della laicità dello Stato le pareti delle scuole (ma presto presumo anche di tutti gli uffici pubblici) devono essere assolutamente bianche, o al massimo tappezzate da qualche carta geografica e da qualche anonimo disegno.
    Nessun simbolo religioso che possa ostacolare il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni, e pazienza se quel simbolo rappresenta un elemento importante dell’identità di tutti i popoli europei.
    Immagino, allora, che tra qualche mese l’inconveniente si riproporrà con il presepio (forse l’albero però si salva, perché disturba meno), mentre nessun problema a quanto pare con la molto tradizionale e molto significativa festa di Halloween.
    Tolto infine ogni fastidioso richiamo alla nostra tradizione religiosa e alla nostra cultura storica, non possiamo che offrire agli altri, agli immigrati che vengono da terre e culture molto lontane, quella nostra moderna identità che non disturba nessuno, fatta com’è di veline, Grande Fratello, telerisse, escort, magnacci, faccendieri e travestiti.
    Se posso dire la mia, però, tutto questo furore laicista e tutto questo politically correct non mi convincono affatto, tanto che stasera ho sentito il bisogno di tirar fuori dal cassetto un vecchio crocefisso che avevo riposto ormai molti anni fa, e che ora ho deciso di appendere alla parete del mio studio.

    Luigi-JF

  5. rodolfo - commento N.5 :

    Il crocefisso è un simbolo e come tale, facendo parte di un linguaggio (figurato, in questo caso), va considerato. I simboli hanno due valenze : una convenzionale ed una analogica.
    Quella convenzionale rimanda ad un patto sociale che nel simbolo si ritrova insieme (una bandiera, un’ immagine, ecc.)
    Quello analogico invece fonde un oggetto con un’idea, un sistema mentale (spirituale) di idee, credi, punti di riferimento del pensiero.
    In entrambi i casi simbolo vuol dire mettere insieme.
    A me pare evidente che nel caso del crocefisso sia la seconda valenza, quella analogica, ad essere la più significativa.
    Tuttavia la società reale ormai è composita. E’ costruita da soggetti sempre più eterogenei. E’ in atto un rimescolamento epocale della composizione sociale: rimescolamento nuovo (nella qualità e nella quantità) e, soprattutto, irreversibile.
    Pensare che le società ritornino alle loro rispettive (quanto storicamente evanescenti) appartenenze geografiche (anche queste tutt’altro che precise) è impensabile. Ed è ancora più impensabile credere che le nuove generazioni non riescano a realizzare quel mix, quella fusion etnica e culturale che a noi, più maturi e più attaccati ai simboli), incute un certo timore, quando non suscita una vera e propria fobia.
    Tra cinquant’anni probabilmente simboli più pieni di attualità sostituiranno altri che si sono svuotati perché non più aderenti alla realtà dei fatti.
    E’ un processo che sta già avvenendo sui nostri corpi, soprattutto su quelli dei nostri figli. Forse hanno la catenina col Gesù in croce, ma insieme hanno tatuati simboli indiani, o cinesi ecc. e formule e simboli tribali. La spinta unificatrice (è una spinta spaventosa) sta già marchiando e mescolando simboli tra loro estranei per cultura e provenienza proprio sulla nostra pelle.
    Il crocefisso è per noi un punto di riferimento, possiede un enorme carattere intersoggettivo, aggregante. Ma esso splende sia sul petto di un cardinale, quanto sulle curve nude di una ballerina lap-dance, quanto sui funebri maquillage dei dark.
    Se il simbolo rappresenta un “pieno” di senso, se esso indica, per esempio, la virtù del sacrificio estremo, della carità e della resurrezione (come è nel crocefisso), val bene una barricata in sua difesa. Ma se esso s’è svuotato e confuso in mezzo ad altri simboli e se, soprattutto, s’è interrotto il legame profondo con un ordine di pensiero (la religione), perderà sempre di più il suo valore convenzionale e sociale, per restare confinato, custodito e amato solo nell’ambito soggettivo.
    E così mi pare avvenga.

    Rodolfo

  6. barbossa - commento N.6 :

    Rodolfo afferma che il Crocifisso sta perdendo tutto il suo valore sociale. Premetto che per me non è così, comunque se ciò fosse vero, togliendolo da classi ed uffici pubblici, questo valore verrebbe del tutto eliminato. Sarebbe bella una riscoperta di tali valori (e quindi della nostra storia) e non una cancellazione.
    Gente che crede nei valori del Crocifisso e che non lo reputa solamente un simbolo ce ne ancora molta. Sicuramente il numero di questa gente sarà sempre più esiguo e si sà che in questo mondo le minoranze non hanno vita facile.
    Per un Cristiano che ha sempre visto il Crocifisso appeso in luoghi pubblici, non è facile cambiare mentalità. E come se venisse abbattuto un monumento, qualcosa che rende importante il suo credo.

    Barbossa

  7. Rachele - commento N.7 :

    Buongiorno a tutti, mi permetto di esprimere il mio modesto parere in merito alla questione.
    Partiamo dal presupposto che sono credente e praticante (o per lo meno, cerco di applicare nella mia vita quotidiani tutti quei princìpi che la mia religione mi insegna avendo come punto di riferimetno Gesù, con tutti i limiti che sicuramente mi caratterizzano), per cui tento, e non so se ci riesco, di avere una visione obiettiva, valutando ed ascoltando i pareri opposti ai miei.
    La notizia della decisione della Corte Europea ha, nell’immediato, provocato in me un grande dispiacere, ma questo sicuramente deriva dal significato che il crocifisso ha per me. Successivamente ho cercato di capire quali fossero le motivazioni che avessero portato a tale decisione.
    Al di là dei ragionamenti sulla laicità o meno dello Stato, che è un dato di fatto ed è stato sancito anche dalla Corte Costituzionale come “principio supremo dello Stato”, sono profondamente convinta che non sia questo il punto focale della questione.
    I miei genitori mi hanno insegnato il rispetto per gli altri, la compassione e la carità nei confronti dei più bisognosi e non credo di avere pregiudizi nei confronti di coloro che professano una religione diversa dalla mia o non ne professano alcuna.
    Tutti questi rapporti raggiungono un equilibrio solo con il RISPETTO RECIPROCO (delle diversità che ci caratterizzano).
    Il sollevare la questione del crocifisso si pone a livelli più alti di discussione rispetto al perché toglierlo o perché non toglierlo. Ritengo che la presenza del crocifisso non leda chi in esso non crede (allo stesso modo non potrei mai sentirmi offesa della presenza di simboli di culture o religioni diversi dalla mia: perché dovrei???). Allo stesso modo non mi sento lesa se in un qualsiasi locale pubblico il crocifisso non è presente.
    La pretesa della sua rimozione, invece, quando da sempre c’è stato, la percepisco come una mancanza di rispetto nei miei confronti e di tutti coloro che sono cresciuti con la presenza di tale simbolo (indipendentemente che ci credano o meno). Non riesco a trovare delle motivazioni valide che giustifichino la decisione della Corte, ma ancora di più mi dispiace che ci siano state persone che abbiano sollevato la questione: secondo voi, in questo consta il bisogno di integrazione e di tolleranza che tutti noi o parte di noi grida a gran voce?
    Ringrazio per lo spazio che mi è stato concesso.

    Rachele

  8. BastianContrario - commento N.8 :

    Decision of the Court

    The presence of the crucifix – which it was impossible not to notice in the classrooms – could easily be interpreted by pupils of all ages as a religious sign and they would feel that they were being educated in a school environment bearing the stamp of a given religion. This could be encouraging for religious pupils, but also disturbing for pupils who practised other religions or were atheists, particularly if they belonged to religious minorities. The freedom not to believe in any religion (inherent in the freedom of religion guaranteed by the Convention) was not limited to the absence of religious services or religious education: it extended to practices and symbols which expressed a belief, a religion or atheism. This freedom deserved particular protection if it was the State which expressed a belief and the individual was placed in a situation which he or she could not avoid, or could do so only through a disproportionate effort and sacrifice.

    The State was to refrain from imposing beliefs in premises where individuals were dependent on it. In particular, it was required to observe confessional neutrality in the context of public education, where attending classes was compulsory irrespective of religion, and where the aim should be to foster critical thinking in pupils.

    The Court was unable to grasp how the display, in classrooms in State schools, of a symbol that could reasonably be associated with Catholicism (the majority religion in Italy) could serve the educational pluralism that was essential to the preservation of a “democratic society” as that was conceived by the Convention, a pluralism that was recognised by the Italian Constitutional Court.

    The compulsory display of a symbol of a given confession in premises used by the public authorities, and especially in classrooms, thus restricted the right of parents to educate their children in conformity with their convictions, and the right of children to believe or not to believe. The Court concluded, unanimously, that there had been a violation of Article 2 of Protocol No. 1 taken jointly with Article 9 of the Convention.

    http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=857732&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649

  9. undertacker - commento N.9 :

    Quoto il post di Rachele.
    Mi pare che in nome di questa supposta integrazione valga tutto e che i “residenti” debbano perdere la loro identità a favore di questo Melting Pot surreale.
    Non credo debba essere così e soprattutto perchè unilaterale?
    Tu vai nei paesi Arabi e poi vedi, loro vengono da noi e debbono fare ciò che più gli piace? Più che integrazione mi pare una grande “calata di braghe” nel nome di che cosa?
    Booh! Aspetto che l’eminenza grigia dei Sapienti me lo spieghi…
    In merito al post di Rodolfo, credo che i giovani d’oggi hanno sì le catenine d’oro perchè magari regalategli dai genitori ma che i tatuaggi “Tribali” di cui tu parli nn sono fatti in in nome dell’integrazione ma solo perchè “di moda”. Se chiedi loro perchè e per come, vedrai che ti rispondono nella maggior parte dei casi.
    Il crocifisso non ha mai ucciso e obbligato nessuno dai muri delle classi ove è appeso, lasciamolo dov’è.

    Undertacker

  10. Emiliano75 - commento N.10 :

    Il crocefisso è un simbolo religioso, e come tale DEVE essere rimosso dai luoghi pubblici.
    Come giustamente scriveva un mio amico, se entri in chiesa, non ci trovi la foto del presidente della repubblica, se entri in una scuola, non ci devi trovare il crocefisso.

    Tutti i discorsi relativi alle nostre “origini” o alla “tradizione” sono aria fritta, la religione è una FEDE, e non un’imposizione, anche se in Italia sembra passare come tale.

    Ci sono mille religioni a questo mondo, e la scuola è di TUTTI, non si vede perchè debba essere presente il simbolo di UNA religione, e non anche quelli di tutte le altre. Molto più semplice e corretto che non ce ne sia alcuno.

    L’assunto leghista “se vieni in Italia, accetti le “regole”, è un’emerita sciocchezza (visto il livello medio di cultura dei leghisti c’è poco da stupirsi), perchè io sono Italiano (e quindi il “ti adegui” lo dici a qualcun’altro) e il crocefisso non ce lo voglio, perchè NON MI RAPPRESENTA, e siccome parliamo di un luogo pubblico (= di TUT-TI), vanno rispettate anche le volontà di coloro che come minimo non ci si riconoscono, o che professano altra fede.

    Se vuoi, a casa TUA ne metti anche trecento di crocefissi, ma io devo poter mandare a scuola un figlio in un ambiente privo da condizionamenti religiosi. Punto.

    Chi non accetta questo è semplicemente un intollerante (come lo è la maggior parte dei cattolici, e la storia parla chiaro…), che se ne voglia rendere conto o no.

  11. Claudiow - commento N.11 :

    Giusto, Rachele. E’ seccante quest’obbligo a togliere il Crocifisso.
    Porterà a strani percorsi, temo. Edicole con santi e madonne che riempiono le nostre strade, Cristi lignei nelle nostre montagne, monumenti sacri: togliere tutto? prima o poi?
    I laicissimi USA, hanno nei loro dollaroni il motto “in god we trust”: da cancellare?

  12. quinto - commento N.12 :

    Trovo interessantissimo l’esempio portato da Rodolfo sui tatuaggi incisi sui corpi dei giovani, dove convivono più simbologie. Se convivono nei corpi perchè non dovrebbero convivere, come sparire, sui muri?
    I simboli hanno senso se hanno un riferimento. Cos’è rimasto di cristiano nella nostra società?

    Quinto

  13. merkurmarkus - commento N.13 :

    Nell nostra società, caro Quinto, di cristiano c’è rimasto il crocefisso. E basta.

    M/m

  14. Luigi - commento N.14 :

    Rodolfo, vivendo tutti i giorni nella scuola, ha certamente meglio di me il polso della situazione, per cui non dubito che quello che dice sia vero, e cioè che i giovani portano già sulla pelle i simboli della società ventura.
    Ciononostante, questo nuovo sincretismo multiculturale privo, a quanto pare, di ogni riferimento alla propria storia e alle proprie tradizioni mi lascia sbigottito.
    Davvero il crocifisso può valere quanto un amuleto indiano o un ideogramma cinese di cui nessuno capisce il senso?
    Davvero quel simbolo, per la sua importanza storica, non merita un pò più di riguardo generale, anche se uno si professa ateo?
    Anch’io per esempio non sono credente, ma con tutto il rispetto che cerco di avere per gli altri, non mi sento di dire che per me, visto che non credo, il crocifisso vale quanto la mezzaluna o la stella di davide o addirittura come un totem indiano.
    Emiliano scrive che il crocifisso è un simbolo di una religione tra le tante, mentre la scuola appartiene a tutti.
    Giusto, per carità, ma davvero la religione cristiana per noi italiani ed europei è semplicemente una fra le tante?
    Se è così, e se la scuola deve per forza essere assolutamente neutra rispetto alla religione, dovremmo prima o poi pensare a togliere dai programmi scolastici parti compromettenti come ad es. la Divina Commedia o alcuni secoli di storia dell’arte (sempre che non sia già avvenuto!).
    Siamo sicuri che saremo tutti più ricchi o più liberi culturalmente una volta che abbiamo tolto il simbolo religioso dai luoghi pubblici? Per far posto a che cosa?
    Mah, continuo a credere che Levi Strauss non avesse tutti i torti: a forza di aprirci troppo alle altre tradizioni, abbiamo perso le nostre, e siamo rimasti con una gran confusione in testa.
    Luigi-JF

  15. Indomabile - commento N.15 :

    Io lavoro in un ente pubblico e fino a ieri non c’era un crocifisso nel mio ufficio… Avevo notato che non c’era, ma per me non era un problema (ne ho sempre addosso uno).
    Stamattina ho portato da casa un piccolo crocifisso e un cordoncino con una Tau e li ho appesi vicino al mio pc.

    Indo (quando il gioco si fa duro…)

  16. undertacker - commento N.16 :

    @ Emiliano 75: Mamma mia che confusione che hai in testa; parli come un esponente delle BR anni70.
    Cito:L’assunto leghista “se vieni in Italia, accetti le “regole”, è un’emerita sciocchezza (visto il livello medio di cultura dei leghisti c’è poco da stupirsi), perchè io sono Italiano (e quindi il “ti adegui” lo dici a qualcun’altro) e il crocefisso non ce lo voglio, perchè NON MI RAPPRESENTA, e siccome parliamo di un luogo pubblico (= di TUT-TI), vanno rispettate anche le volontà di coloro che come minimo non ci si riconoscono, o che professano altra fede.

    Mi sembra che si stia parlando di Crocifisso, non di politica e quindi non ti deve “rappresentare” nessuno, non lo hai mica eletto tu il crocifisso sai?
    E fino a prova contraria, la religione principale degli itaiani è il Cattolicesimo e non altre, che molto civilmente permettiamo nel nostro Paese.
    Ma da qui a venir a dire di dover togliere dalle nostre scuole un simbolo della nostra Storia, beh! ne passa molta di differenza.
    Poi si può essere Atei o meno ma è un’altra storia, allora se al Mussulmano o all’ Ebreo di turno da fastidio che sò il cartello con la scritta Predappio all’ingresso del territorio comunale perchè gli ricorda L’Occupazione Fascista che facciamo? FAcciamo sparire tutti i cartelli indicatori vero?
    Ma fatemi il piacere…

    Undertacker

  17. Mauro - commento N.17 :

    Per Undertacker… Emiliano75 ha fatto un discorso semplice, chiaro che da ben poco adito a mal’interpretazioni, con il quale concordo PIENAMENTE.

    La storia di un paese è una cosa, la religione principale di un popolo (come la descrivi tu) è un’altra cosa. Come italiani mi riconosco nel simbolo del tricolore e non nel crocifisso che è il simbolo di una religione, seppure la principale, sempre di una.
    E’ chiaro qundi, che un simbolo come il crocifisso non debba essere presente obbligatoriamente negli uffici ed edifici pubblici.
    Esiste nelle chiese, nelle case e ognuno è libero di indossarlo e attaccarlo alla propria scrivania nel posto di lavoro se ci crede ed a quel simbolo è legato.

    Se leggete il testo della sentenza della corte europea la decisione è stata presa perchè il simbolo chiaramente visibile nelle classi frequentate dai bambini è un charo simbolo religioso (non storico, ne culturale) per cui i bambini stessi sentano il peso di essere formati ad una religione imposta. Questo è incoraggioante per i bambini che fanno parte di quella religione, ma contemporaneamente può disturbare i bambini che fanno parte di altre religioni o che sono atei e soprattuto se fanno parte di religioni minori.

    NIENTE DA ECCEPIRE!

    Non è un discorso legato agli immigrati. C’è molta gente che è nata e cresciuta in Italia, che non è cristiana, e che vorrebbe garantito il diritto allo studio dei figli senza un obbligo ad una fede relegiosa.

    Mi infastidisce molto poi l’ipocrisia che sta poi dietro a tutto questo.

  18. barbossa - commento N.18 :

    Scusami Mauro, ma il Crocifisso appeso nelle classi non è sinonimo di fede imposta come dici tu. Vado spesso all’estero per lavoro ed in molti paesi gli “stemmi” religiosi non sono solo negli uffici pubblici, ma anche nelle piazze. Abbiamo vissuto bene con il Crocifisso negli uffici fino ad oggi, non vedo perchè ora è diventato un problema? Avete paura che i vostri figli diventino Cristiani? Io lo spero, ma se proprio non volete, educateli diversamente e il Crocifisso rimarrà per loro solo un simbolo da rispettare, ma senza alcuna valenza. Proprio questo dobbiamo insegnare ai nostri figli, il rispetto. No l’intolleranza. Il Crocifisso non mi sta bene quindi lo togliamo, questa è intolleranza nei confronti di una religione.
    Mi stupisco che questi probemi siano gli atei ad evidenziarli. Ho qualche amico Musulmano e per loro il Crocifisso nei luoghi pubblici non è un disturbo. Se parlo con un ateo, apriti cielo.

    Barbossa

  19. fazzi - commento N.19 :

    Fermi tutti!
    Bison ha parlato, fugando ogni dubbio su crocefisso sì crocefisso no.
    Dalla Nuova, arriva un “avvertimento perentorio”…

    Fazzi

    JESOLO. “I crocifissi a Jesolo non si toccano”. Lo ha detto l’assessore alle politiche sociali Daniele Bison, ma a rafforzare questo avvertimento perentorio è arrivato anche il consigliere provinciale Roberto Dal Cin della Lega che sempre da Jesolo ha presentato una mozione in Provincia per confermare che i crocifissi devono essere esibiti nelle scuole ed edifici di proprietà della Provincia. Jesolo è scesa in prima linea contro la decisione della corte europea dei diritti dell’uomo secondo la quale «La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». E mentre il Governo presenta ricorso, a Jesolo ci sono le prime reazioni. Una fila di genitori delle scuole materne ed elementari, ma anche tanti anziani dei centri di ritrovo, si sono rivolti all’assessore Bison per chiedere garanzie. “Ho detto loro – taglia corto l’assessore – che da noi non si toccherà alcun crocifisso da scuole, edifici pubblici o luoghi di ritrovo”. Il consigliere Dal Cin ha intanto già protocollato la mozione in Provincia. (g.ca.)

  20. undertacker - commento N.20 :

    Quoto Barbossa in pieno!!!!
    In più vorrei dire a Mauro che amio modestissimo parere il crocefisso è parte integrante della Storia, visto che, solo per far un esempio, le Crociate sono state fatte in suo nome e credo facciano parte della Storia, nel bene e nel male.
    Vorrei poi, se ne hai il tempo, che tu mi spiegassi dove vedi e in cosa consista l’ipocrisia di voler mantenere un piccolo particolare della tradizione del popolo Italiano.

    Saluti
    Undertacker

  21. fratelloblutarsky - commento N.21 :

    “La storia di un paese è una cosa, la religione principale di un popolo (come la descrivi tu) è un’altra cosa.”

    Caro Mauro,permettimi ma la tua premessa è sbagliata sotto tutti i punti di vista.
    Non si può scindere la tradizione di un paese dalla sua storia,sono due aspetti della stessa medaglia,due fattori che si coniugano a vicenda.
    E se si sbaglia la premessa…

    Fratello.(con dovuto rispetto)

Lascia un commento

Devi essere registrato/loggato per scrivere un commento.

Advertise Here
"Rugolotto" adolescenti Scalari famiglia Aggiungi nuovo tag Andrea Boccato Ascom Auser Beppe Grillo Berlusconi"Di Pietro Brunetta Calzavara Claudio Ferro Croce Rossa daniele bison Davide Zoggia democrazia diretta democrazia partecipata Dominici facebook Fiorella Migliore Francesco Calzavara Galan Gelmini Giacarlo Galan Girotondo Jesolosandonà basket Lega macroregione Massimo Priviero Mirco Crosera movimento 5 stelle jesolo Napolitano Nedda Fancio Obama Oscar Zambon P.A.T 2020 PD profughi referendum riforma della scuola Roberto Rugolotto Roberto Russo ronde padane Sacconi sand nativity Veneto

Archivio



Categoria


Advertise Here
Advertise Here
Advertise Here