Giustizia per Stefano Cucchi
sab, nov 14, 2009
ANSA.it
E’ la teoria degli inquirenti, ricevuti gli avvisi
14 novembre, 09:24
Morte Cucchi, sei gli indagati
ROMA – Il presunto pestaggio di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni morto il 22 ottobre scorso, sarebbe avvenuto nel sotterraneo del palazzo B della Città giudiziaria di Roma, dove si trovano le celle di sicurezza. A questa conclusione sono arrivati gli inquirenti che oggi hanno emesso sei avvisi di garanzia nel quadro degli accertamenti sulla morte dell’uomo. Secondo quanto riferito oggi in procura, Cucchi sarebbe stato scaraventato in terra. Cucchi, dopo aver sbattuto violentemente il bacino, procurandosi una frattura dell’osso sacro, sarebbe stato colpito a calci. Il tutto sarebbe avvenuto il 16 ottobre, all’indomani dell’arresto dell’uomo per possesso di droga, e prima dell’udienza di convalida del suo fermo.
Tre agenti di polizia penitenziaria e tre medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma sono indagati dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi. I primi tre per omicidio preterintenzionale, i secondi per omicidio colposo. Oggi hanno ricevuto tutti gli avvisi di garanzia.
Gli avvisi di garanzia sono stati notificati in vista della riesumazione della salma di Cucchi, in programma lunedì prossimo. Gli indagati avranno quindi la facoltà di nominare dei consulenti di parte che parteciperanno agli accertamenti disposti per fare luce sulla morte del geometra. Per i tre agenti di polizia penitenziaria l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale potrebbe essere modificata in lesioni gravi se gli esami medico legali dovessero stabilire che la morte non è avvenuta per effetto del pestaggio. I medici del Sandro Pertini coinvolti, il responsabile del reparto penitenziario e due sanitari, devono rispondere di presunte omissioni e negligenze legate agli interventi eseguiti sul paziente, in particolare per quanto concerne la mancata alimentazione e la disidratazione.
TRA TESTIMONI SENTITI ANCHE PM E GIUDICE DI UDIENZA
Tra i testimoni sentiti dai pm titolari del fascicolo aperto dopo la morte di Stefano Cucchi, ci sono stati anche due loro colleghi: il pm Emanuele Di Salvo e il giudice monocratico Maria Inzitari che fissò il processo per il geometra non concedendo gli arresti domiciliari all’udienza del 16 ottobre scorso. Cucchi comparì in aula dopo il pestaggio che sarebbe avvenuto nelle celle della cittadella giudiziaria a piazzale Clodio. Secondo quanto si è appreso i pm avevano tra l’altro chiesto ai loro colleghi se si erano accorti delle condizioni fisiche di Cucchi ma nessuno dei due magistrati, come emerge dalla loro testimonianza, si sarebbe accorto dello stato fisico molto provato del geometra romano. Tra i testimoni sono stati sentiti anche altri detenuti presenti nelle celle di sicurezza di Piazzale Clodio che avrebbero riferito di aver udito dei lamenti e altre persone presenti. Il supertestimone, l’immigrato sentito dai pm, ha riferito ai magistrati di aver “udito a visto appartenenti alla polizia penitenziaria in divisa colpire Cucchi” precisando successivamente all’aggressione le confidenze del geometra “durante il tragitto – si legge nel capo di imputazione – dal Tribunale a Regina Coeli” dove entrambi furono portati dopo la convalida dell’arresto”. Nel pomeriggio a Piazzale Clodio i pm hanno effettuato un sopralluogo alle celle di detenzione del Tribunale di Roma senza la presenza del testimone. Non è escluso che sarà fatto un ulteriore sopralluogo alla presenza dello stesso testimone.
Non riesco a capacitarmi, davanti a questa storia terribile: un ragazzo probabilmente ammazato di botte, una famiglia che lo ha visto sano l’ultima volta poi sulla pietra di un tavolo per autopsia, un ministro che si azzarda, con una faccia di tolla da far schifo, a dire che Stefano Cucchi è morto perche era drogato.
Ma quante vergogne continuiamo a sopportare silenziosi?
Tutto si mescola alle nuove vergogne sulla giustizia, con l’ennesima legge salva premier ( una schifezza, per Casini, un affronto per tutti).
Occorrono im banchetti della sinistra in piazza: Bersani, batti un colpo. Finiani, fate qualcosa. Gente pensante, non ancora completamente rincoglionita tra pallone e rassegnazioe: facciamo qualcosa.
M/m







novembre 19th, 2009 at 16:20
Povero ragazzo!
L’immagine del suo volto mi fa venire in mente una poesia di Ungaretti:
NON GRIDATE PIÙ
Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate,
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.
Dedicata a tutti quelli che sentono il peso di questa morte.
Andreina