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L’integrazione vissuta. Di Roberto Rugolotto

lun, set 14, 2009

Cultura, riflessioni

Sembrano deboli le motivazioni presentate dall’Amministrazione per negare una sala a chi vorrebbe celebrare la fine del ramadan. Questioni burocratiche per le quali un rimedio altrettanto burocratico si può sempre trovare, e più facilmente di molte altre deroghe deliberate d’urgenza.
Evidentemente qui ci sono equilibri politici da salvaguardare.
Ancor più deboli le ragioni che qualcuno si ostina a estrapolare dal Libretto Verde: “Se vado in Arabia mica mi lasciano costruire una chiesa per pregare il mio Dio!” Oppure “…Le riunioni di preghiera islamiche offrono copertura alle cellule terroristiche anticristiane”.
Può succedere. Come capita che cosche malavitose nostrane frequentino le chiese per invocare la protezione dei santi sull’esito di iniziative armate d’altro che del rosario.
E’ vero. Presentare il progetto di una chiesa in Arabia è oggi impraticabile, come lo era in Cina e in paesi ad essa vicini.
Del resto non si hanno notizie di cristiani animati da spirito missionario emigrati in Arabia o giù di lì per fuggire dalla fame, dalla guerra, dall’odio etnico-tribale.

Ore 8,10. Primo giorno di scuola. Classe prima.
Stamattina si sono presentati in fila scolaretti albanesi, marocchini, senegalesi, bengalesi, rumeni, russi, colombiani, cingalesi, armeni, moldavi…
Sono arrivati accompagnati dalle loro mamme, con le mani strette strette a quelle del papà.
Come erano strette quelle dei piccoli compagni di Passarella, di Cortellazzo, di via Monti, di Ca’ Vio e di Punta Sabbioni.
Hanno pianto uguali lacrime, si sono aggrappati alle giacche e ai pantaloni dei genitori per lo stesso bisogno di essere rassicurati ed incoraggiati…
Hanno ricevuto uguali carezze, gli stessi baci, le medesime raccomandazioni. Forse qualche foto e qualche ripresa di meno,  ma la loro storia non sarà per questo meno importante.
Hanno finalmente preso posto nelle aule con gli occhi spalancati: alcuni più chiari e trasparenti, altri più scuri e profondi. Tutti hanno detto il loro nome, fatto indistintamente di tante consonanti e di tante vocali: Chanthal, Sharon, Guglielmo, Amira, Gaia, Samir, Jonathan, Giovanni, Sheila, Claudia, Irina, Kleidy…
Forse tutti, appena svegli, avevano recitato le preghierine.
Di certo le mamme armene, jesolane, albanesi, treportine, moldave, marocchine… credono che le esperienze scolastiche dei loro piccoli varranno per la buona vita.
Stamattina nelle aule scolastiche non si è discusso di integrazione. E’ stata vissuta.

11 Commenti per questo articolo

  1. salvatore esposito - commento N.1 :

    Gli organizzatori della giornata dedicata alla festa per la fine del Ramadan, invitano il Sindaco, gli assessori ed i consiglieri comunali tutti a partecipare, unitamente ai Parroci di tutte le parrocchie di Jesolo ed ai rappresentanti di tutte le religioni, al rinfresco che si terrà in luogo ed orario da convenire in segno di reciproca conoscenza.
    La religione è un elemento di pace e di collaborazione tra tutti gli uomini di buona volontà e qualsiasi iniziativa finalizzata al raggiungimento della reciproca comprensione, va salutata come segno di speranza e di distensione tra i popoli.

    Salvatore Esposito a nome degli organizzatori

  2. il gatto - commento N.2 :

    La religione come momento di pace e speranza???La religione di questo paese è come professavano i nostri avi la religione cattolica.E,la discussione dovrebbe essere finita lì.Io se fossi in un altro paese rispetterei gli usi del luogo e,se volessi pregare la mia entità ;pregherei anche col pensiero.Non trovo giusto cercare di creare problemi di ordine sociale anche e sopratutto per il rispetto verso un paese quale l’ITALIA che fà già molto in solidarità e accoglienza verso le persone (rosse o gialle)che soffrono.

  3. punks not dead - commento N.3 :

    “La religione è un elemento di pace”

    non era l’oppio dei popoli?

  4. fazzi - commento N.4 :

    L’oppio dei popoli era la religione.
    Ora è mediaset, il campionato di calcio, il consumismo.
    Si sono svuotate le chiese e si sono riempiti gli outlet.

    Complimenti a Rugolotto per il bell’articolo.
    Fazzi.

  5. punks not dead - commento N.5 :

    quindi ritieni che Marx sbagliasse.
    la religione non è l’oppio dei popoli.
    ok, prendo atto.

  6. Luigi - commento N.6 :

    Chi scrive non è certo un paladino degli extracomunitari e condivide le comprensibili preoccupazioni di gran parte dei cittadini di fronte ad un fenomeno, quello dell’immigrazione, di così vasta portata e di così rilevanti conseguenze.
    Tuttavia, mi sto chiedendo da tempo se non sia il caso, nel nostro stesso interesse, di iniziare a riconoscere loro una serie di diritti essenziali sul piano civile e democratico.
    Mi riferisco in primo luogo al diritto di voto alle elezioni amministrative, il diritto di concorrere, con strumenti democratici, alla vita civile e politica della nazione e il diritto di poter eleggere in seno alle istituzioni locali dei loro rappresentanti.

    Non è certo il caso di accogliere tutti indistintamente, ma ormai il fenomeno dell’immigrazione interessa la nostra penisola da alcuni anni, ci sono famiglie straniere che vivono qui da molto tempo, lavorano nelle nostre fabbriche o nei nostri alberghi (a volte sottopagati!), oppure si sono aperti la loro partita iva, hanno fatto dei figli e li mandano nelle stesse scuole dei nostri.
    Ha senso continuare a negare loro gli strumenti per partecipare alla vita sociale e politica della città in cui vivono?
    Le incomprensioni reciproche, come il caso della moschea negata, saranno sempre all’ordine del giorno se non daremo loro il modo di interloquire nella società civile.
    Non ne faccio assolutamente una questione di carità o compassione per persone che spesso fuggono da situazioni terribili, ne faccio invece una questione di opportunità e convenienza per la nostra società e le nostre istituzioni.
    Gli stranieri che risiedono da noi sono sempre più numerosi (anche perché fanno più figli), ormai è un dato di fatto, che ci comodi o meno.
    Di fronte a questa realtà così vasta e complessa, una politica di totale chiusura è altrettanto folle e dannosa di una politica di totale apertura.
    Non c’è posto per tutti, è ovvio, ma per quelli che ormai sono qui da diversi anni, che hanno il loro lavoro, che pagano le tasse come tutti gli altri, non sarebbe ora di dare una rappresentanza politica a livello locale, dove peraltro sono più delicati gli inevitabili problemi di convivenza con razze e culture tanto diverse.
    Oggi sono i mussulmani che reclamo un posto per festeggiare la fine del Ramadan, domani saranno i cinesi a chiedere qualcos’altro, il giorno dopo sarà la volta degli africani.
    Come abbiamo intenzione di continuare a governare questo fenomeno?
    Risponderemo con il solito teatrino della politica o la strumentalizzazione delle loro richieste da parte di un gruppo politico che magari è solo intenzionato a danneggiare l’avversario più che a tutelare gli immigrati? E poi perché gli immigrati dovrebbe affidare la rappresentanza dei loro diritti ad uno o all’altro partito, anziché poter eleggere un loro rappresentante.
    E’ autenticamente democratica una comunità che impedisce ad una fetta sempre più consistente della popolazione di esprimersi con il voto? Ha senso escludere una quota crescente di persone, che vivono e lavorano nel nostro territorio, dal diritto di partecipare alle decisioni comuni?
    Non sarebbe ora che l’Italia desse piena attuazione alla Convenzione di Strasburgo del 5 febbraio 1992 in materia di “partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale”, il cui art. 6 recita: “Ciascuna Parte (leggi Stato ndr) si impegna a concedere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali ad ogni residente straniero, a condizione che questi soddisfi alle stesse condizioni prescritte per i cittadini e inoltre che abbia risieduto legalmente nello Stato in questione nei cinque anni precedenti le elezioni”.

    Luigi- JF

  7. il gatto - commento N.7 :

    Dal commento n 6 si capisce velatamente che possono servire e possono votare ,cavalcare questo momento di coscienza è solo un sistema che non fà parte dell’insegnamento cattolico che hò ricevuto!

  8. pumaro - commento N.8 :

    il rughi poteva risparmiarci questo patetico intervento da libro cuore. Lui che ha tanta influenza nel consiglio pastorale di San Giovanni battista proponga al parroco suo amico di prestare una sala del patronato agli islamici. Naturalmente previo corrispettivo, perchè, se pagano i bimbi per le feste di fine anno, perchè non dovrebbero pagare anche i seguaci di maometto?

  9. fratelloblutarsky - commento N.9 :

    Chi sono gli organizzatori della Festa per il fine del Ramadam?

    Fratello.

  10. rodolfo - commento N.10 :

    Per pumaro
    Non trovo affatto patetico e da libro Cuore l’articolo di Rugolotto.
    Da insegnante vivo da tempo le stesse situazioni, essendo a contatto diretto con ragazzi che vengono da tutte le parti del mondo (Oceania esclusa). Avere in classe ragazzi che vengono dall’Africa,dall’Asia, dall’America Latina e dall’Est Europa, e vedere quante poche barriere vi siano tra loro, ci fa vedere, riflesse, le nostre chiusure.

    Trovo patetico, e un po’ stupido, chiamare Rugolotto “il rughi”. Lo fai perchè coperto da nick? A viso aperto lo faresti?

    Rodolfo

  11. salvatore esposito - commento N.11 :

    Gli organizzatori sono un gruppo di signori del Bangladesh che hanno fatto, anche se non dovuta, comunicazione alla Polizia del loro lomento di preghiera e festa.
    Noi di Sinistra e Libertà abbiamo solo portato in evidenza il fatto che il Comune di Jesolo non ha loro concesso una sala per la festa di fine Ramadan.
    La stessa ed identica cosa che avremmo fatto per qualsiasi altro gruppo religioso o non.

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