La first lady italiana
mar, set 1, 2009
Altro che Carla Bruni, altro che Michelle, altro che Hillary…
Noi c’abbiamo la D’Addario. Dopo aver pescato (sappiamo come) uno specialissimo jackpot, è diventata una star. Contesa, fotografata, intervistata da quotidiani nazionali e internazionali, ora sbarca in laguna e le luci dei riflettori sono solo per lei, a Venezia, in occasione del Festival Internazionale del Cinema.
E’ una prostituta, una semplicissima prostituta. Vende il suo corpo per soldi. Ha un suo giro, ha amici che la introducono di qua di là, un tanto a botta, un tanto a notte.
Nulla di nuovo, nulla di scandaloso. La banalità di una realtà che non si dice volentieri ma che sappiamo esistere.
Come tante, la D’Addario sa di rispondere ad una domanda, e lei si offre.
Prima la domanda era limitata, presumo, al suo corpo offerto come merce ed il suo corpo come merce (merce particolare, ma sempre merce è) è stato comprato.
Poi arriva un malcapitato, ingenuo (sì, alla fine vien proprio da pensare che, Lui, sia un ingenuo) Presidente del Consiglio, ovvero Premier, di una delle prime 8 potenze del Pianeta, l’Ialia.
Il valore della merce D’Addario vola alle stelle. Da merce pura si sublima in simbolo. In questo senso può essere utile anche didattcamente: spiega alla perfezione quel difficile concetto che è “il valore simbolico delle merci”.
La D’Addario fa il salto di qualità: da mero oggetto d’uso diventa valore di scambio. Per lei non sarà più necessario vendere il corpo per fare reddito, basterà l’immagine, il simulacro.
Prima la volevano alcuni uomini, ora la vogliono i giornali del mondo intero, le televisioni. Forse farà un film, forse scriverà un libro. Non è escluso che faccia politica… qualche modo, già la fa. Parteciperà a programmi televisivi. Di sicuro è diventata una ex-prostituta, ora riuscirà a far cassa senza doversi più togliere mutandine e reggiseno, se non per chi sceglierà lei. Da oggetto di consumo a produttrice!
E’ una storia di emancipazione femminile, alla fine. Una specie di pretty woman all’italiana.
Ora sarà lei a diventare “utilizzatrice finale” di un popolo che, pur additandola e ricordandone le origini, non oserà più nè disprezzarla nè deriderla. Sarà lei ad utilizzare il valore aggiunto che gli è capitato addosso. Per vederla, il popolo sovrano comprerà le riviste che grazie a lei venderanno di più. Le tv, i programmi funzionano con lo share: lei ora è una garanzia di ascolti, di picchi inauditi. E’ la novità raggiunta praticando il mestiere meno nuovo del mondo…
Lo si è visto anche al Festival del Cinema di Venezia.
Non c’è dubbio, le vicende umane hanno il senso dell’ironia.
Rodolfo










settembre 6th, 2009 at 10:43
chissà, forse berlusconi ora le confezionerà un ministero tutto per lei, così completa il gruppo delle ministre…
se fa il ministro la carfagna, perchè non lo può fare la escort d’addario?
settembre 6th, 2009 at 14:15
Ho trovato questo commento scritto da una donna molto realistico.
Nadia Mangiabosco facebook
Io sono una che legge, chiacchiera, ascolta. E che frequenta la piazza dei social network. E noto che mentre tutti hanno una battuta o un’invettiva per il Puttaniere d’Italia, nessuno spende una parola per la Puttana del Re: c’è come una specie di imbarazzo collettivo e di ipocrita sospensione del giudizio: Come si fa a simpatizzare con una prostituta d’alto bordo o escort che dir si voglia? Pure quelli che odiano visceralmente Berlusconi si guardano bene dall’esprimere un giudizio positivo su quel che ha fatto questa donna – ma non volendo neanche esprimerne uno negativo, tacciono.
Sarà che siamo tutti, anche i più estremi comunisti, permeati fin nell’intimo dell’animo di quella morale catechistica e ipocrita, italica e ottocentesca, che ci fa distinguere nettamente fra le mamme e le puttane, le prime solo sante e le altre tutte all’inferno. Mah. Io penso che ognuno, per vivere, fa quello che sa, fa quello che può, fa quello che vuole. E se non procura danni a nessun altro, dove sta il problema? Una escort, poi, dispensa piacere, e senza sfruttare terze persone s’impegna e ci rimette, tutto, in prima persona. Non è forse peggio un truffatore di ingenui o uno sfruttatore di lavoratori indifesi? non è peggio un violentatore di donne e bambini inermi o un politico corrotto e corruttore?
E allora! lasciamo da parte la morale cattolica che tiriamo fuori dal cuore solo quando ci fa comodo e nell’esprimere il nostro giudizio su Patrizia D’Addario vediamo la cosa per quella che è, e anche con un po’ di ironia, se possibile.
La signora, date le tante fregature che aveva avuto in passato, s’è fatta furba e ha preso la sana abitudine di documentare tutto: chiamatela scema. E poi c’è da dire che se avesse taciuto e fatto il gioco dei potenti e dei loro giullari ci avrebbe di sicuro guadagnato, anche se non tutto e subito come le era stato promesso. Così, ulteriormente delusa e disillusa, Patrizia ha fatto saltare il banco, e solo per questo andrebbero cantate le sue lodi da qui all’eternità: perché non contano le sue motivazioni, né il libertinaggio compromissorio, ma il risultato eclatante: sputtanare il puttaniere.
E poi, chi poteva inventarsi mai questa fiction – o è un reality? – senza passare per un folle visionario?: scopare con Berlusconi nel lettone di Putin la notte vittoriosa di Obama! Solo per questo merita l’oscar e il prossimo che farà sesso con questa donna dovrebbe far cilecca solo pensando a quali grandi eventi e personaggi si sono uniti in una sola notte nel punto di congiunzione di quelle lunghe gambe!
Se Lui ammicca che non è un santo, facendo traslare l’idea del Santo Peccatore – perché non possiamo noi invocare la nostra Puttana Santa?
Io auguro una vita lunga e piena di successi e soddisfazioni a Patrizia D’Addario perché ci ha mostrato, a tutti, a tutti noi moralisti e invidiosi, come si sopravvive in questo mondo: a cosce o culi aperti, e un dito sul pulsante REC. Tutto il resto è inutile moralismo.
settembre 6th, 2009 at 17:38
Ricordate quando Berlusconi invitò una precaria a sposarsi un uomo ricco…
Sono questi i modelli educativi del Perseguitato.
La D’Addario ne rappresenterà la realizzazione?
Quante giovani ragazze faranno due più due fa quattro?
Andreina
settembre 6th, 2009 at 18:16
una eroina delle sinistre,
riempie le pagine del giornalaccio dello svizzero DB
un simbolo delle ultime campagne politiche dei compagni
settembre 6th, 2009 at 19:57
A quanto pare la D’Addario è in buona e nutrita compagnia.
Vogliamo parlare della avvocatessa trentaseienne S.P. che a colpi di gambe aperte si è fatta strada nella giunta dei compagni pugliesi?
La gnocca è bi-partisan.
settembre 6th, 2009 at 23:30
Per beltipo pumaro e pincion, ecc.
se avete letto bene il post, avrete notato che il soggetto principale è la signora D’Addario, e che le considerazioni fatte non rappresentano l’ennesimo attacco del Komunista contro il berluscanesimo.
Si tratta semplicemente di considerazioni relative al costume e all’ironia delle vicende umane.
Se poi volete anche qui buttarla sul “ma anche la sinistra” e “ma anche la destra”, quasi fosse un ossessione talmente terrorizzante da non farvi dormire, fate pure.
Mi stupisce questo aspetto. Qualsiasi cosa si dica ormai viene collocata, come si faceva una volta alle elementari, sulla lavagna divisa tra buoni e cattivi.
Personalmente, a questo livello di instupidimento, non ci sono arrivato, almeno per ora, e a sprecare il mio tempo ad andare a vedere se quello che ha fatto uno di sinistra ha un contrappeso in quello che ha fatto uno di destra, non ci sto.
Con questo, sia ben inteso, non intendo assolutamente criticare i vostri commenti, solo esprimere una certa stanchezza a vedere sempre e comunque ridotto a “intermilan” ogni ragionamento.
Rodolfo
settembre 7th, 2009 at 00:47
Per fortuna una cosa è certa: la f. resta sempre al centro!
settembre 7th, 2009 at 00:58
Condivido con Rodolfo. Sarebbe ora di smetterla coi battibecchi.
M/m
settembre 7th, 2009 at 13:09
Messaggio ricevuto.
Allora cambiamo le parole “D’Addario” con la sigla S.P.
Penso che comunque il tenore dell’articolo non cambi.
settembre 8th, 2009 at 10:58
Perfetto, Rodolfo. È ora di finiamola con il: “Ma anche lui, anche gli altri…….” john