Penso che anche tu abbia presente com’è fatta Jesolo.
Schiacciata tra il mare ed il Piave.
E l’arenile può sostenere solo un certo numero di persone.
Lo sviluppo edilizio di Jesolo ha i suoi limiti, come dovunque.
la differenza ovviamente è che mentre il territorio genovese è saturo, quello jesolano è ben lontano da esserlo. mooolto lontano.
“l’arenile può sostenere solo un certo numero di persone”
sì, questo è un altro cavallo di battaglia che si sente ripetere spesso.
ma lo sviluppo di jesolo non è infinito, è quello previsto dal piano regolatore, quindi, dov’è il problema? perchè così tanta gente si fa prendere dal panico?
sappiamo che siamo in una fase di transizione che durerà un certo numero di anni e poi si esaurirà quando tutte le aree edificabili saranno state edificate e si sarà raggiunto un assetto definitivo.
“la differenza ovviamente è che mentre il territorio genovese è saturo, quello jesolano è ben lontano da esserlo. mooolto lontano”
…mooolto lontano, dici.
Non è abbastanza così?
Allora capovolgiamo la questione.
Non quanto si costruirà ancora, ma quanto verde resterà.
E due domande semplici e chiare:
1-a cosa servirà saturare il territorio Jesolano di cemento, a parte il diventare la capitale del turismo estetico-cementizio del terzo millennio?
2-quali parti del territorio rimarranno illese dalle “gettate”?
Caro punks,
non devi convincere me,
ma Massimiliano Schiavon e Angelo Faloppa, che a più riprese hanno detto: A Jesolo s’è costruito troppo! E i due presidenti di categoria sono solo la punta dell’icebrg di un malcontento che si f sempre più diffuso.
Quante persone credi abbiano capito davvero il prg, soprattutto con le varianti che lo hanno accompagnato?
Il piano regolatore ha subito tante di quelle varanti da risultare stravolto nella sua filosofia originaria.
Resta pure ubriacato dalle tue ferree convinzioni-visioni, tanto, chi ti smuove.
Stai dando del barbaro e dell’incolto a chiunque non capisca e non approvi il tuo verbo, quello sì veramente ideologico e dogmatico: …il verde è un’attività in perdita, lo hai scritto tu. Ma se il turismo mondiale sta virando proprio sul verde e sull’elemento naturale!!!
“il verde è un’attività in perdita, lo hai scritto tu”
esatto, il verde urbano ha costi di manutenzione altissimi, questo è un dato di fatto.
ma qui non si critica il programma riguardante gli spazi verdi, tema che sarebbe senz’altro interessante, ci si limita ad un generico “dagli al cementificatore”.
il “cemento” è male a prescindere, che sia la palazzina abusiva o l’opera di prestigio non ha importanza, non si fa distinzione.
il territorio viene “consumato”, anche se si tratta di un micro-lotto che veniva adibito, nella migliore delle ipotesi, a parcheggio o a coltivazione di asparagi, in quelle meravigliose (e “verdi”) serre ricoperte da teli di plastica.
non si sentono mai proposte concrete sulla gestione del verde, solo posizioni dogmatiche
e manichee: il cemento=male da una parte, il verde=bene dall’altra.
il risultato di questo conservazionismo a oltranza è semplicemente il non sviluppo del territorio.
lo stop all’edificazione dev’essere generalizzato, non importa se sia il bordo laguna o il retro di piazza torino con le pannocchie. tutto ha lo stesso valore, tutto è messo sullo stesso piano.
si guarda al proprio orticello (nel vero senso della parola) senza avere la visione di insieme della città inserita in un sistema fatto di competizione turistico-commerciale,
dove lo sviluppo, anche edificatorio, è un elemento indispensabile.
ovviamente non uno sviluppo infinito e disordinato, ma programmato e della maggiore qualità possibile.
la qualità ovviamente comprende anche gli spazi verdi, nessuno lo nega.
ma un conto è criticare nello specifico la gestione di questo aspetto (cosa che non ho sentito ancora fare da nessuno) un conto è lanciare anatemi e lasciarsi andare a celentanismi da ragazzo della via gluck.
settembre 8th, 2009 at 17:58
“il centro storico di Genova è nato dalla *speculazione edilizia* del sedicesimo e diciassettesimo secolo.
settembre 8th, 2009 at 19:18
“Bisogna crescere per implosione, in modo sostenibile”
Rodolfo
settembre 8th, 2009 at 20:45
penso tu abbia presente come è fatta Genova no?
schiacciata tra il mare e le montagne.
settembre 9th, 2009 at 00:47
Penso che anche tu abbia presente com’è fatta Jesolo.
Schiacciata tra il mare ed il Piave.
E l’arenile può sostenere solo un certo numero di persone.
Lo sviluppo edilizio di Jesolo ha i suoi limiti, come dovunque.
Rodolfo
settembre 9th, 2009 at 22:15
la differenza ovviamente è che mentre il territorio genovese è saturo, quello jesolano è ben lontano da esserlo. mooolto lontano.
“l’arenile può sostenere solo un certo numero di persone”
sì, questo è un altro cavallo di battaglia che si sente ripetere spesso.
ma lo sviluppo di jesolo non è infinito, è quello previsto dal piano regolatore, quindi, dov’è il problema? perchè così tanta gente si fa prendere dal panico?
sappiamo che siamo in una fase di transizione che durerà un certo numero di anni e poi si esaurirà quando tutte le aree edificabili saranno state edificate e si sarà raggiunto un assetto definitivo.
settembre 9th, 2009 at 22:35
“la differenza ovviamente è che mentre il territorio genovese è saturo, quello jesolano è ben lontano da esserlo. mooolto lontano”
…mooolto lontano, dici.
Non è abbastanza così?
Allora capovolgiamo la questione.
Non quanto si costruirà ancora, ma quanto verde resterà.
E due domande semplici e chiare:
1-a cosa servirà saturare il territorio Jesolano di cemento, a parte il diventare la capitale del turismo estetico-cementizio del terzo millennio?
2-quali parti del territorio rimarranno illese dalle “gettate”?
Rodolfo
settembre 9th, 2009 at 23:18
“…mooolto lontano, dici.”
dico, basta dare un’occhiata a google maps.
“quanto verde resterà.”
c’è un piano regolatore, basta vedere quello.
1. non verrà saturato.
2. http://sit.jesolo.it/portale/
settembre 10th, 2009 at 07:05
Caro punks,
non devi convincere me,
ma Massimiliano Schiavon e Angelo Faloppa, che a più riprese hanno detto: A Jesolo s’è costruito troppo! E i due presidenti di categoria sono solo la punta dell’icebrg di un malcontento che si f sempre più diffuso.
Quante persone credi abbiano capito davvero il prg, soprattutto con le varianti che lo hanno accompagnato?
Il piano regolatore ha subito tante di quelle varanti da risultare stravolto nella sua filosofia originaria.
Resta pure ubriacato dalle tue ferree convinzioni-visioni, tanto, chi ti smuove.
Stai dando del barbaro e dell’incolto a chiunque non capisca e non approvi il tuo verbo, quello sì veramente ideologico e dogmatico: …il verde è un’attività in perdita, lo hai scritto tu. Ma se il turismo mondiale sta virando proprio sul verde e sull’elemento naturale!!!
Tra un po’ predicherai nel deserto, temo.
Rodolfo
settembre 10th, 2009 at 23:46
“il verde è un’attività in perdita, lo hai scritto tu”
esatto, il verde urbano ha costi di manutenzione altissimi, questo è un dato di fatto.
ma qui non si critica il programma riguardante gli spazi verdi, tema che sarebbe senz’altro interessante, ci si limita ad un generico “dagli al cementificatore”.
il “cemento” è male a prescindere, che sia la palazzina abusiva o l’opera di prestigio non ha importanza, non si fa distinzione.
il territorio viene “consumato”, anche se si tratta di un micro-lotto che veniva adibito, nella migliore delle ipotesi, a parcheggio o a coltivazione di asparagi, in quelle meravigliose (e “verdi”) serre ricoperte da teli di plastica.
non si sentono mai proposte concrete sulla gestione del verde, solo posizioni dogmatiche
e manichee: il cemento=male da una parte, il verde=bene dall’altra.
il risultato di questo conservazionismo a oltranza è semplicemente il non sviluppo del territorio.
lo stop all’edificazione dev’essere generalizzato, non importa se sia il bordo laguna o il retro di piazza torino con le pannocchie. tutto ha lo stesso valore, tutto è messo sullo stesso piano.
si guarda al proprio orticello (nel vero senso della parola) senza avere la visione di insieme della città inserita in un sistema fatto di competizione turistico-commerciale,
dove lo sviluppo, anche edificatorio, è un elemento indispensabile.
ovviamente non uno sviluppo infinito e disordinato, ma programmato e della maggiore qualità possibile.
la qualità ovviamente comprende anche gli spazi verdi, nessuno lo nega.
ma un conto è criticare nello specifico la gestione di questo aspetto (cosa che non ho sentito ancora fare da nessuno) un conto è lanciare anatemi e lasciarsi andare a celentanismi da ragazzo della via gluck.