Stop al parco commerciale di piazza Torino. Arrivano nuove due torri

Nel Gazzettino di domenica compariva la notizia riguardante un nuovo intervento edilizio nella zona di Piazza Torino, ed in particolare nell’area dove il PRG prevedeva uno dei famigerati 5 parchi commerciali. Come ben sappiamo, tre di essi sono stati già realizzati, e si tratta dell’area Cà Silis, dei Giardini di Jesolo (Bennet), e del parco commerciale Laguna Shopping, nell’area della rotonda Picchi.
Temevamo, diciamo la verità, la realizzazione del quarto parco, visti i risultati non proprio incoraggianti degli altri tre parchi: negozi invenduti, o attività che lavorano bel al di sotto delle aspettative.
La notizia, abbiamo visto, è stata salutata con favore dal nostro sindaco e dal consigliere di Forza Italia Mirco Crosera, che commenta: “Finalmente questa amministrazione comunale ha capito che cinque parchi commerciali erano troppi, soprattutto in considerazione di quella grande risorsa commerciale cui Jesolo dispone e che si trova nella via principale. Auspichiamo che anche Cattel-Capannine ci ripensi”.
Insomma, se ben capito, è merito della nostra amministrazione se al posto del parco sorgeranno le torri. Non avremo più il parco commerciale, bensì l’ennesimo intervento residenziale turistico sottoforma di colata di cemento, e poco importa se si sviluppa in verticale o in orizzontale.
Insomma, non che votassimo per la realizzazione del parco, intendiamoci: è chiaro anche ai polli che la politica dei 5 parchi commerciali non ha funzionato: essa è l’emblema di uno sviluppo urbanistico squilibrato, che ha puntato su un turismo potremo dire “di consumo” , basato sull’offerta di nuove case e nuove occasioni di shopping e non tanto sul potenziamento della residenzialità stabile e sull’offerta di servizi alternativi alla spiaggia.
Ma che dobbiamo rallegrarci con l’amministrazione per essere riuscita a promuovere l’ennesimo intervento residenziale, se permettete ho qualche dubbio.
Il cambio d’uso dell’area, non possibile in base alle norme del PRG, pare sia avvenuto mediante uno strumento urbanistico in deroga che è l’accordo di programma, nato con lo scopo di far si che possano essere realizzare opere pubbliche o di interesse pubblico che riguardano più amministrazioni pubbliche (provincia, regione, comune o più comuni), mediante appunto un accordo tra le parti. Secondo l’art. 34 del Decreto Legislativo 267/2000, si può ricorrere all’accordo di programma “per la definizione e l’attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l’azione integrata e coordinata di comuni, di province, di regioni, di amministrazioni statali e di altri soggetti o comunque di due o più tra i soggetti predetti.”
In particolare, l’accordo ha riguardato almeno così pare di capire, la realizzazione della “bretella di collegamento che va dalla nuova rotonda di piazza Torino fino alla sponda del canale Cavetta, strada che in futuro si connetterà con il nuovo ponte che verrà realizzato per completare la bretella di circonvallazione ….”
Insomma, il privato fa il tratto di bretella, e il comune gli concede il cambio d’uso dell’area, utilizzando un mezzo che consente la deroga alle previsioni vigenti e che è nato sostanzialmente per l’attuazione di programmi di pubblico interesse tra più amministrazioni; non che la bretella non lo sia, intendiamoci. Ma quale sia il collegamento con il cambio d’uso in residenziale dell’area di piazza Torino, bè, questo appare un po’ difficile da capire. In una Sentenza del TAR Marche del 2003, si è inteso dimostrare l’ illegittimità dell’accordo di programma per la variazione di strumenti urbanistici in caso di non diretto collegamento con l’opera pubblica da realizzare, vale a dire che con l’accordo di programma puoi cambiare la destinazione delle aree direttamente interessate dall’opera e non altro.
Ma, d’altra parte, non avevamo molte scelte: o il parco commerciale, o le torri di appartamenti. Non potevamo certo pretendere che il privato investitore rinunciasse all’operazione per piantare un altro campo di pannocchie.
Brindiamo quindi all’accordo, che se non altro non ha scontentato i commercianti. E godiamo nel vedere un’altra fetta del nostro territorio che si tramuta in palazzoni dal futuro incerto.
Rodolfo Murador- Jesoloforum
P.S. In sintesi : il settore commerciale è saturo. meglio investire nel residenziale, che lì la domanda è alle stelle!
Ultim’ora: “L’approvazione dell’accordo tra Comune e proprietà sarà oggetto di una variante urbanistica regionale grazie al celere intervento dei nostri assessori Marangon e Chisso, a conferma della loro sensibilità per il territorio jesolano”. Lo afferma Nicola Manente sulla Nuova di oggi.
… a conferma della sensibilità per il territorio jesolano!









Settembre 8th, 2009 at 08:13
Domanda per il consigliere Crosera:
quanto sarebbe stata la cubatura del centro commerciale e quanto invece sarà quella del residenziale? Quanto alte sono le due torri?
Grazie
Settembre 8th, 2009 at 09:27
Due nuove torri per dire ai vacanzieri che lì c’è piazza Torino come l’Aquileia informa che lì c’è piazza Mazzini e le torri gemelle che lì c’era piazza Drago.
Così ci è stato detto in prima battuta.
Poi si è aggiunto che è un bene trasformare i volumi commerciali in residenziali turistici.
Buona la prima. Nel senso che effettivamente l’amministrazione Martin-Calzavara ha fallito l’obiettivo del piano che prevedeva il raggiungimento dei 33.000 abitanti, tali da giustificare tanti parchi commerciali. Da bocciare la seconda parte dell’operazione.
Il consigliere Crosera esulta (Gazzettino 6 settembre) per la scomparsa del commerciale.
Siamo con lui. Peccato che il sindaco abbia sponsorizzato l’idea di conservare in credito parte della superficie commerciale per trasferirla nell’avveniristico centro Capannine-Cattel, che lo stesso consigliere si augura venga stralciato. Evidentemente all’interno della stessa maggioranza i corto circuiti sono all’ordine del giorno.
In sostanza avremo in quest’area la nascita di residenze turistiche (due torri di 90 metri più condomini) non contemplate dal PRG, che dunque si aggiungono alle già troppe previste.
Continua ad essere questa la politica di Calzavara-Martin, nuovi compagni di viaggio in casa PdL-FI con buona pace di AN e Lega; una politica che fortemente contrastiamo perché ai cittadini di Jesolo non porterà posti di lavoro, residenze e nuovi servizi.
Il Consiglio Comunale non è un consiglio di amministrazione. E nemmeno un ufficio del notaio dove si mette il timbro a quanto decidono i privati, la Giunta Regionale e quella Comunale riunite in conferenza di servizi. Così è avvenuto, in virtù dell’art 32 della Legge Regionale 35, per variare quella destinazione volumetrica. Solo alla fine dell’iter procedurale il Consiglio Comunale sarà chiamato a deliberare il progetto già deciso.
Meglio sarebbe, e lo ribadiamo ancora una volta, mettere a credito quella volumetria ex commerciale, o almeno buona parte di essa, per destinarla, in fase di pianificazione dell’Assetto del Territorio (PAT) a cubatura residenziale stabile nell’area della Campana\Parco Campagna.
Campana che noi continuiamo a ritenere il progetto più urgente per la città il quale, guarda caso, è vittima di continui rinvii. Non tutti comprensibili.
Basta seconde case. Permettiamo di costruire le case agli jesolani che sanno bene dov’è piazza Torino.
Dovrebbe essere questa la buona sensibilità dei plenipotenziari della Regione per gli jesolani!
Roberto Rugolotto
Settembre 8th, 2009 at 09:45
Rispondo al quesito di mimmo da amsterdam, poi magari il consigliere Mirco Crosera puntualizzerà.
Per il centro commerciale 200mila mq, per il residenziale 135 mq.
Le torri saranno di 20 piani ciascuna.
Rodolfo
Settembre 8th, 2009 at 12:07
A dire il vero Rodolfo, a giudicare del rendering che hai postato, le torri hanno 33-34 piani fuori terra (100-110 metri), + quella specie di mulini a vento (15-20 metri), per un’altezza direi di circa 115-130 metri in totale. Tra l’altro questo è confermato anche dal sito della “Porta Est” su europaconcorsi.
Settembre 8th, 2009 at 12:25
Un’ottimo affare come sempre.
Compri un campo di pannocchie,lo trasformi in commerciale e poi piangi il morto per far approvare la conversione a residenziale.
Compri a 10 e rivendi a 10.000…. che sfortunelli !!!
Mi sembra che l’articolo abbia ben chiarito tutti i passaggi delle battaglie mediatiche fatte ben 3 anni fà e che puntualmente si sono avverate.
O vi sono dei veggenti tra di noi, o vi sono dei polli tra il popolo votante che rimette nella stessa sedia i fautori di questi giochetti affaristici che nulla hanno a che fare con la politica e il bene popolare….
Basti vedere i prezi delle case ERP a Cortellazzo….dovrebbero vergognarsi al solo pensiero di chiede quei soldi !!!
.::GRAFFIO::.
Settembre 8th, 2009 at 14:46
Correzione. Mi fanno notare che il rendering che hai postato è il progetto di Boeri per il Bosco Verticale a Milano area Porta Nuova.
Date un’occhiata qui:
http://europaconcorsi.com/projects/71626-La-porta-est-di-Jesolo
Fabio
Settembre 8th, 2009 at 16:23
Per Rodolfo,ma il post è davvero TUTTA farina del tuo sacco?
Sei davvero così esperto di urbanistica,piani regolatori, Pat e sentenze del Tar?
Caspita,ti avevo sottovalutato.
Fratello.
Settembre 8th, 2009 at 16:39
non capisco perchè il rughi parli sempre al plurale: in CC è rimasto il solo a rappresentare la sx jesolana.
Sarà una mania di grandezza, ma a me fa sorridere.
Settembre 8th, 2009 at 17:17
4 nni di forum, senza mai saltare un giorno, mi hanno insegnato almeno due cose: la prima è che ci sono un mucchio di persone che sanno molto più di me ed alle quali, se non so, chiedo.
.
La seconda non te la dico. Te la direi se sapessi chi sei. Tu sai chi sono, ma non io chi sei, capisci?…
Saluti,
Rodolfo
Settembre 8th, 2009 at 17:28
Jesolo, 07 settembre 2009
Oggetto: Conversione parco commerciale “Terre di Mare” in zona P.zza Torino
In seguito alla Commissione riunitasi il giorno 04 settembre, i Consiglieri Commissari presenti per Forza Italia verso il PDL Manente Nicola (Capogruppo) e Vallese Giacomo, dichiarano:
“Quanto illustrato dal Sindaco venerdì scorso in III Commissione Urbanistica è il risultato del nostro impegno preso con i concittadini in campagna elettorale in merito alla diminuzione dei Parchi Commerciali approvati dalla precedente Ammistrazione contro la nostra volontà nel 2004; l’accordo raggiunto con la proprietà riduce la cubatura del 35% e offre altri benefici per i nostri concittadini quali la realizzazione del tombinamento del canale in Via Correr con deflusso delle acque piovane, la creazione di nuovi parcheggi indispensabili ed il completamento della nuova strada che collegherà Piazza Torino al nuovo ponte sul Cavetta, opera fondamentale per riqualificare finalmente la viabilità di Jesolo-Pineta.
Il tutto quantificato in oltre 6 milioni di Euro di opere per gli jesolani.
Il Sindaco ci ha inoltre comunicato che verrà realizzato un supermercato di c.a. 2.000mq che darà risposta alle naturali esigenze delle nuove abitazioni costruite tra il Comparto Torcello e la Pineta.
L’approvazione dell’accordo tra Comune e proprietà sarà oggetto di una variante urbanistica regionale grazie al celere intervento dei nostri Assessori Marangon e Chisso, a conferma della loro sensibilità per il territorio jesolano”.
I Consiglieri comunali:
Nicola Manente (Capogruppo)
Mirco Crosera
Alessandro Iguadala
Luigi Rizzo
Ennio Valiante
Giacomo Vallese
Settembre 8th, 2009 at 18:02
“Auspichiamo che anche Cattel-Capannine ci ripensi”
auspichiamo proprio di no invece, l’occasione di avere un’opera di Zaha Hadid a Jesolo è irripetibile e troppo importante per la Città nel suo insieme per sacrificarla a piccoli interessi di bottega.
Settembre 8th, 2009 at 19:26
Io devo ancora sentire qualcuno che si azzardi a dire di amare la propria terra dove è nato e che non la deturperebbe o stravolgerebbe per quattro miseri soldi (è un’eufemismo..).
Mi sembra che dia più fastidio che un’opera sia fatta da quelli di Destra rispetto a quelli di Sinistra, o che essendo un’opera firmata si abbia tutto il diritto di essere l’ennesimo feticcio fallico del suo creatore……..
Della speculazione, a nessuno dà fastidio.
Jesolani….mi fate schifo !!!
.::GRAFFIO::.
Settembre 8th, 2009 at 20:09
Dice punks not dead
“auspichiamo proprio di no invece, l’occasione di avere un’opera di Zaha Hadid a Jesolo è irripetibile e troppo importante per la Città nel suo insieme per sacrificarla a piccoli interessi di bottega”
Caro Mirco Crosera, sei out, sei sorpassato. Non c’entra nulla, che un centro commerciale (o parco) funzioni. L’importante è la struttura non la sua funzione.
Rodolfo
Settembre 8th, 2009 at 20:48
che Mirco Crosera difenda gli interessi particolari di quelli che rappresenta non può meravigliare, è il suo lavoro.
che persone di cultura appoggino gli stessi interessi contro un’operazione di straordinario valore culturale, lascia sinceramente sconcertati.
Settembre 9th, 2009 at 00:32
La tua, punks, è un’allusione un po’ velenosa e ti fa difetto la memoria. Non mi è mai dispiaciuta l’idea di una sorta di città-museo, capace di raccogliere al suo interno opere di indiscusso valore. Qui però si tratta di capirne la funzionalità o, se preferisci, la produttività.
Nessuno, credo, mette in dubbio il pregio architettonico di tali opere. Qui si tratta, come sostiene Crosera e se non sbaglio anche il Sindaco, di mantenere un equilibrio commerciale fragile e già largamente saturo.
Da questo punto di vista, culturale quanto il tuo, senza mettere in discussione il valore architettonico, si tratta di valutare l’opportunità di avere un altro centro commerciale.
Infine esiste anche la preoccupazione, anche questa di valenza culturale, di veder conservato ed incentivato il più possibile il patrimonio naturalistico di Jesolo. In qualsiasi manuale di marketing turistico l’elemento ambientale è al primo posto. Ben vengano le opere importanti, se riqualificano la città. Ma accanto ed intorno a esse stanno nascendo una miriade di quartieri e quartierini, da cortellazzo al faro fino all’intero entroterra, che stanno sottraendo spazi verdi in modo molto pesante. E non sono per niente belli, nè, a quanto pare, utili al “bene comune”.
Rodolfo
Settembre 9th, 2009 at 00:41
In seguito alla Commissione riunitasi il giorno 04 settembre, il Consigliere Commissario presente per l’UNIONE ha ascoltato attentamente la presentazione del progetto del signor Sindaco annotando
• La disponibilità della proprietà ad abbandonare la propria iniziativa (noi crediamo, senza temere smentita, perché l’operazione centro commerciale non si reggeva più nemmeno su una gamba, non certo per fare un piacere ai sensibili consiglieri di FI regionale);
• A fronte di una iniziativa commerciale di circa 200.000 mc e 12.500 mq di superficie di vendita, già definitivamente autorizzata sotto il profilo sia edilizio che commerciale, e già in corso di realizzazione..l’opera di ridimensionamento dell’intervento e la modifica della destinazione del comparto in residenziale\direzionale;
• La richiesta dell’amministrazione comunale, a seguito della domanda della proprietà (nel mese di gennaio 2009 e riunioni seguenti) della convocazione di una conferenza di servizi tra Comune, Regione e Privati per definire gli accordi (strada..) in ossequio all’art. 32 della L.R. 35\2001;
• L’auspicata tenuta in credito di una parte di superficie commerciale da traslare nell’area deficitaria delle Capannine-Cattel;
• La costruzione di due torri di 90 metri e di edifici complementari per l’utilizzo della cubatura disponibile (compreso il supermercato);
La Variante, pubblicata e osservata dalla Regione (il Sindaco si è impegnato, pur non essendo un atto dovuto, a presentare le eventuali osservazioni anche alla Commissione), otterrà dalla medesima Giunta veneziana l’accoglienza o meno delle osservazioni pervenute e concluso il suo iter sarà sottoposta al voto notarile del Consiglio Comunale.
La nostra proposta alternativa (cosa che sempre cerchiamo di fare, per non ragionare per partito preso) rimane la stessa.
Poiché questa proposta delle Giunte e dei privati non porta agli jesolani lavoro, casa e servizi:
• riteniamo più “sensibile per il territorio jesolano” mettere a credito quella volumetria ex commerciale, o almeno buona parte di essa, per destinarla, in fase di pianificazione dell’Assetto del Territorio (PAT), a cubatura residenziale stabile nell’area della Campana\Parco Campagna.
Che ne pensano i consiglieri della parte della maggioranza che ha inviato il commento n.10 circa la proposta di trasferire parte della superficie commerciale nell’area Capannine-Cattel?
Sono del parere che sia “sensibilità per il territorio jesolano”, o meglio per le famiglie e per le attività commerciali di vicinato e per l’economia jesolana in generale, aggiungere volumetrie per le seconde case?
E le altre tre parti (forse cinque) della maggioranza?
Con il rispetto dovuto e sempre osservato per le valutazioni e le proposte altrui.
Roberto Rugolotto
Settembre 9th, 2009 at 07:33
la proposta del rughi è pura demagogia.
perchè il rughi non ha fatto la stessa proposta per ca silis?
Settembre 9th, 2009 at 14:55
a Jesolo manca il cinema, perchè nessuno apre un cinema??? dobbiamo sempre andare a trovare il buon Priviero a S.Donà per vedere un film??? basta centri commerciali e aprite un cinema comunale e un centro di incontro con punti di ristoro, palestra, biblioteca, internet point, un asilo per aggregare un pochino la gente e la gioventù di questa città; a prezzi modici per gli utenti possibilmente.
Settembre 9th, 2009 at 17:18
Caro Punks not dead (post nr. 11), si possono anche realizzare delle opere urbanistiche griffate, senza che obbligatoriamente vi si debba vendere all’interno pane, latte e quant’altro, non trovi?
F.to Mirco Crosera.
P.S.
Senza dimenticarci che la cubatura è stata approvata qualche anno fa e quindi esiste
Settembre 9th, 2009 at 21:03
Per Punks not dead: io personalmente rinuncerei volentieri alla grande opera dell’architetto Zaha Hadid, se per esempio al suo posto facessero un bel parco.
Ma insomma, che idea hai della tua città?..Di una città museo, con edifici che più che usati sono oggetto di visita da parte degli studenti di architettura? A me pare pura follia. Un edificio deve essere usato, deve vivere, pulsare di vita…che me ne faccio di un bestione di cemento che, con molta probabilità, sarà usato poco e languirà per buona parte dell’anno?
A chi serve, è l’ennesima domanda che viene da porsi.
Non si tratta di un quadro o una scultura che domattina sposti da un angolo all’altro della casa se ti va di cambiargli posizione. Si tratta di un intervento edilizio e urbanistico, che muterà in modo irreversibile una fetta del tuo territorio.
Sono d’accordo con Tororolo: si al cinema, si ad un luogo di ritrovo tipo centro civico, magari al Lido visto che in Paese bene o male un po’ di “centro” c’é.
E aggiungerei: fate il verde!! Non si vede il verde in queste nuove urbanizzazioni…a parte Cà Silis, (che vi invito a vedere com’è ridotta per la mancata manutenzione…), non mi pare si veda altro in giro. E invece è qui che si dovrebbe puntare. Aree a verde attrezzate,con centri sportivi, percorsi, ecc…Questo va potenziato, altro che case su case…
Una città deve essere vivibile, in primo luogo per i suoi cittadini!
E se vivi di turismo, non puoi offrire solo appartamenti, negozi e spettacolini!
E’ troppo facile affidarsi al privato per fare gli interventi: più difficile avere una idea di giusto equilibrio dello sviluppo della città in modo da dirigere, secondo questa idea, il “traffico” dell’urbanizzazione.
Ma questa sembra essere la nostra cultura..
Settembre 9th, 2009 at 21:14
Caro Mirco Crosera, capisco che nella tua posizione tu non possa dire niente di diverso, vorrei solo ricordare che negli ultimi 100 anni di storia del nostro comune, di opere “griffate” da architetti che si possono classificare tra i primi 10 al mondo per importanza non mi risulta ce ne siano state, quindi, per quel che mi riguarda queste sono occasioni da non perdere assolutamente.
Nell’ottica dell’interesse generale della Città, tutte le altre considerazioni sono secondarie.
Settembre 9th, 2009 at 21:41
“Qui però si tratta di capirne la funzionalità o, se preferisci, la produttività.”
se si dovessero fare considerazioni di funzionalità bisognerebbe radere al suolo la Basilica di San Marco per far posto ad un parcheggio multipiano, ovviamente dopo avere asfaltato il non funzionale Canal Grande (come auspicato da Marinetti).
davvero non ho mai capito questa preoccupazione diffusa, da parte di persone che non hanno un interesse diretto (tipo un negozio in via Bafile) sul destino delle imprese commerciali presenti e future attive nel territorio.
capisco che si preoccupi Mirco Crosera, mi sfugge il motivo per cui queste questioni tolgano il sonno ai merkurmarkus della situazione.
intendiamoci, so benissimo che dietro c’è una questione ideologica, politica.
il problema è che quando si mette di mezzo la politica, l’ideologia, quando ci si schiera partigianamente, si perde la capacità di valutare obbiettivamente, caso per caso.
quella contro i centri commerciali è una lotta che ha anche molte ragioni.
però bisogna saper distinguere.
distinguere dal capannone prefabbricato senza qualità (Centro Piave) e un’opera che ha un valore artistico e culturale unico al mondo.
“stanno nascendo una miriade di quartieri e quartierini, da cortellazzo al faro fino all’intero entroterra, che stanno sottraendo spazi verdi in modo molto pesante”
anche qui non capisco perchè si parli sempre come se Jesolo fosse assalita dall’abusivismo edilizio e non fosse invece in corso uno sviluppo in accordo con un piano regolatore. mah!
Settembre 9th, 2009 at 21:57
comunque ha ragione Fabio C., il rendering riguarda il progetto di Boeri.
aggiungerei, “magari” fosse quello il progetto per Jesolo!
inoltre, piuttosto delle osservazioni abbastanza prosaiche sul metro cubo in più o in meno, sarebbe stato più essenziale far notare il fatto che un landmark così importante per la città viene affidato ad un illustre sconosciuto piuttosto che ad un progettista di valore.
Settembre 9th, 2009 at 23:14
“A chi serve, è l’ennesima domanda che viene da porsi.”
a chi “serve” il Colosseo? radiamolo al suolo!
la vera follia secondo me sono queste considerazioni utilitaristiche-funzionali che hanno il sopravvento sul valore culurale.
poi però ci si lamente che in Italia non si dà abbastanza spazio alla cultura.
“Si tratta di un intervento edilizio e urbanistico, che muterà in modo irreversibile una fetta del tuo territorio.”
sì e lo muterà in meglio, mi sembra che il punto sia questo.
opere di questo valore “accadono” una volta su un milione.
rispetto alla quantità di edilizia anonima e banale che viene costruita ogni giorno, questi sono avvenimenti che accadono una volta su un milione.
eppure non ce ne rendiamo conto.
la cosa triste è vedere chi dovrebbe diffondere
certi valori, dire di volere barattare un’occasione unica per un banale giardinetto.
“Cà Silis, (che vi invito a vedere com’è ridotta per la mancata manutenzione…”
già, chissà come mai…
mi rendo conto che molti hanno un’idea romantica del verde che non tiene in nessun conto gli aspetti pratici, tipo i costi di manutenzione, che sono altissimi (ed è ovviamente un’attività in perdita).
Settembre 10th, 2009 at 07:04
Per Punks: Colosseo e Basilica di San Marco sono stati costruiti uno mille e uno duemila anni fa, risponendo, all’epoca delle loro costruzione, a dei precisi bisogni, aspettative, funzionalità, ideali, ecc.ecc. Sono dei capolavori, patrimonio indiscusso dell’umanità. Adesso hanno anche un valore storico, oltrechè artistico, di testimonianza della storia dell’umanità.
Ma, ripeto, quando sono stati costruiti rispondevano a precise esigenze e bisogni sociali, e all’epoca non è che si costruisse tanto…i cantieri duravano decenni (non per niente queste opere rimangono nel tempo mentre i nostri architetti di grido fanno opere che dopo cent’anni sono in rovina o giù di lì…)
Qui si parla d’altro. Di uno sviluppo edilizio eccessivo, che riempie il nostro territorio di case e case, che saranno, se tutto va bene, seconde case usate tre settimane l’anno.Parliamo di centri commerciali mezzi chiusi e che non lavorano più di tanto.
Non ho dubbi che questo costruire sia stato voluto e sia il risultato di strumenti urbanustici approvati! Nessuno intende dire che è abusivo!
La riflessione che qualcuno sta facendo, caro punks, è di ordine più generale e culturale. Praticamente si dice che, così come voluto e autorizzato, questo sviluppo forse è squilibrato: che andava pensato in un altro modo; che rincorre logiche che stanno trasformando il nostro territorio in modo irreversibile e lontano dai reali bisogni della gente.
..un’attività in perdita il verde? Bene, e quindi se non rende e consuma solo non deve essere realizzato? vedi dunque l’utilità solo in termini di rendere, di tornaconto?..
C’è un concetto diverso, che si chiama bene pubblico o interesse publico. Non risponde necessariamente a logiche di tornaconto, anzi quasi mai.
Nessuno nega che vi siano diversi interessi da contemperare, ma per me il bene pubblico viene prima.
Immagino che per te sia un discorso da sognatori, ma io ci credo.
Settembre 10th, 2009 at 08:26
Una volta gli antichi si chiedevano: “si licet parva componere magnis”: “se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi…”
Beh, se è lecito questo paragone, e se quindi il centro commerciale di Zaha Hadid può essere paragonato alla Basilica di San Marco o al Colosseo, come intende punks, allora diciamo pure ben vengano almeno altri dieci centri commerciali, che non saranno mai vuoti della merce più importante, ossia la cultura (anche se la presidente degli industriali Emma Marcegaglia, confrontando il fatturato del solo Louvre di Parigi con i cento maggiori musei d’Italia, ha stabilito che il museo da noi rende poco).
Luigi-JF
Settembre 10th, 2009 at 09:22
Punks…io mi chiedo sinceramente in che mondo vivi…..
Sopratutto, se hai o avrai dei figli, che futuro vuoi lasciare a loro…….
Mi chiedo quando loro avranno 3-5 anni, e tu vorrai fare una passeggiata con loro, dove li porterai se i tuoi bellissimi palazzi e centri commerciali saranno fantasmi di cemento che ti guarderanno dall’alto e che rimarranno come monumenti a monito per il resto del mondo di cosa non è la vera archittetura.
Non credo che Jesolo diventerà mai patrimonio UNESCO, se è questo che speri.
Io non capisco, ma lo vorrei tanto, dove finisca il tuo amore per la terra sulla quale sei nato e dove inizino le tue, passami il termine, schizofreniche passioni architetturali megalomani.
Se la tua è solo una passione, non vedo perché é così poco lungimirante e perché lo devi ridurre solo ad un’aspetto tecnico questa occasione alla quale tu tanto aneli.
Un’opera di archittettura non è solo fine a se stessa, ma è un’inserimento che deve curare anche quello che la circonda, la vivibilità, l’ecosistema nel quale è inserita. Essere un pugno nell’occhio non è un distinguersi, ma solo un’opera brutta e non compresibile.
http://www.youtube.com/watch?v=F3F8an5W3Ro
Questo dovrebbe farti capire l’incoerenza che passa per la testa di tanti, se non tutti, gli Architetti che non vivono dentro le loro opere o che non sono lungimiranti.
A proposto, dato che tiri dentro tanto il fatto della faziosità dei commenti molto di parte o politicamente interessati, sappi che io sono sempre stato di Destra, molta Destra, forse più Destra della cosidetta Destra attuale.. pensa che sono così destrorso da scrivere solo con la Destra, ma quando la cosidetta Destra si scontra sono con i propri interessi, allora non è più politica ma solo affarismo screanzato sulla pelle degl’altri.
Peace and love…
.::GRAFFIO::.
Settembre 10th, 2009 at 10:19
http://www.youtube.com/watch?v=m9SaHTU2dyI
http://www.youtube.com/watch?v=6qSvPMMP-5w
Mi ritrovo concorde in questi pensieri…. stiamo mettendo la nostra vita in mano a persone che non penserebbero mai di viverci in ecosistemi creati da loro…… basti vedere il Corviale di Roma, un’utopia concettuale e un fallimento sociale da non ripetersi, anche se venisse espresso verso l’alto.
.::GRAFFIO::.
Settembre 10th, 2009 at 11:36
Giusto per ricordare coloro che stanno costruendo nella nostra città e il metodo con cui lo fanno….
http://sciencestage.com/v/2271/architettura-in-tribunale.html
Questa è il tipo di archittettura che non voglio vedere e subire.
Questa è la politica di costruzione irresponsabile che non riesco a sposare.
Questa è la fine che faranno, e hanno già iniziato a fare, le grandi opere Jesolane volute ad ogni costo (sia monetario che ambientale) dai cosidetti professionisti negli affari personali spacciati per politici.
Odio chi tratta in questo modo il proprio territorio.
.::GRAFFIO::.
Settembre 10th, 2009 at 11:48
Ipotesi numero 1: viene rispettato quanto programmato:si realizza il quarto centro commerciale. L’associazione commercianti,l’opposizione, gruppi di cittadini illuminati grida allo scandalo e all’attentato ai danni del commercio jesolano. Questo è il colpo definitivo alla vita commerciale degli esercenti jesolani!Una cinquantina di bazar tutti uguali costretti a chiudere la saracinesca, una trentina di rivendite di maglie tarocche “10 Totti” chiuse istantaneamente, innumerevoli rivenditori di vetri di “”Murano”" chiudono baracca. Sopravvivono solo i cinesi,ma loro puntano sulla qualità.
Ipotesi numero 2: scenario attuale: al posto del centro commerciale verranno realizzate due torri. Un gruppo consigliare grida vittoria:abbiamo salvato il commercio jesolano e abbiamo donato al disagio di via correr un supermercato!L’opposizione e gruppi di cittadini illuminati montano la protesta: spostate la cubatura dentro il piano Campana!Dove porteremo i nostri figli a passeggiare!
Ipotesi numero 3: non viene realizzato il centro commerciale e non si costruiscono le torri. Il gruppo consigliare grida alla vittoria: abbiamo salvato il commercio jesolano!E il supermercato per via Correr?Andranno in piazza Milano!
Intanto dall’opposizione e da vari gruppi militanti di cittadini illuminati si leva il coro di protesta: abbiamo perso una vera occasione per veder costruita un’opera architettonica di fama internazionale sul nostro territorio,tutta colpa di amministratori ignorantoni che non apprezzano l’arte e la cultura,ma si cuccano i metri di cubatura!
Fratello “Kultura Kubatura”.
Settembre 10th, 2009 at 21:48
Scuseme ma mi parle in lingua ufical, co l’aria che tira meio cambiar, che po me trove anca meio.
punks e fradel cubatura, no savee che el cemento fosse na droga. mi o abità intel corer e, par a me femena, far a spesa in piassa mian o in piassa torino satu cossa che cambia?
ma piasest el paragon co san marco e el colosseo. Vui anca mi na ponta de droga, che quando ocore me spare na dose e invesse de vedar a me femena vede sciaron ston e fae de manco de ciaparme cinquesento euri de multa.
Fazzi
Settembre 10th, 2009 at 22:48
“C’è un concetto diverso, che si chiama bene pubblico o interesse pubblico. Non risponde necessariamente a logiche di tornaconto, anzi quasi mai.”
bene, abbiamo stabilito che San Marco oggi non viene rasa al suolo, sebbene la funzionalità non sia la sua principale virtù.
Che quindi gli edifici possono essere carichi di altri significati, oltre quello funzionale.
San Marco possiede un particolare valore extra funzionale, che viene tenuto in gran conto da chi si occupa del bene pubblico.
Un valore simbolico, immateriale, non quantificabile.
Alcuni edifici possiedono questa caratteristica, di trascendere la loro funzionalità pratica.
Di fatto la funzionalità gioca una parte molto piccola nella maggior parte delle opere di architettura considerate tra i tesori dell’umanità.
Il Taj Mahal non ha nessuna funzione se non quella di omaggio monumentale a una persona defunta.
Applicando il criterio della funzionalità probabilmente qualcuno oggi si opporrebbe alla sua costruzione.
L’edificazione di un edificio progettato da uno dei maggiori architetti al mondo riveste, inevitabilmente, la stessa valenza simbolica, che trascende la destinazione d’uso della costruzione.
Che sia un centro commerciale o un museo non ha nessuna importanza.
Le dispute tra commercianti non devono interessare chi si occupa di valori quali cultura e diffusione della conoscenza.
Il fondaco dei Turchi a Venezia nasce come centro di commercio, (centro commerciale, se vogliamo), ma oggi tutto ciò che ha riguardato quei traffici è dimenticato, rimane solo un palazzo in stile bizantino sul Canal Grande, testimonianza dei valori espressivi di un’epoca e di un popolo.
Ripeto, io capisco le osservazioni dei commercianti, capisco anche l’indifferenza del cittadino medio, mi dispiace il silenzio o l’opposizione di chi a Jesolo dovrebbe occuparsi di temi più alti.
A proposito di funzionalità, è di questi giorni la notizia che il ponte di Calatrava ha manifestato grossi problemi statici, che si aggiungono alla già nota scarsa praticabilità e comodità d’uso dello stesso.
Eppure su Calatrava, sponsorizzato da Cacciari, nessuno osa aprire bocca.
Sulla Hadid invece, che non ha padrini così importanti ci si sente autorizzati a sparare a zero, realizzando un curioso corto circuito tra associazione commercianti e pensatori progressisti alleati nella lotta ideologica contro i centri commerciali, ignorando volutamente che questo non è un edificio qualunque.
La cosa triste è quando la politica si mette di traverso in operazioni che dovrebbero avere un appoggio trasversale ed entusiasta da parte di chi si occupa di certe tematiche.
Ripeto, non lamentiamoci poi se la gente invece di occuparsi di arte preferisce seguire le vicende dei protagonisti del Grande Fratello, e ha come maestro di pensiero il super qualunquista tuttologo Beppe Grillo.
Settembre 10th, 2009 at 22:58
“Louvre di Parigi”
Massimiliano Fuksas ricorda spesso che per emergere come architetto ha dovuto emigrare in Francia, dove l’architettura moderna è un argomento che interessa ed appassiona molto anche la gente comune.
Inutile ricordare il divario culturale, in termini generali, tra i due paesi.
E’ molto indicativo in effetti, il livello di diffusione della conoscenza dei valori dell’architettura moderna, del livello di cultura generale di un paese.
E’ un peccato quindi che un forum che potrebbe avere una funzione educativa in questo senso, anziche abbracciare certi eventi con entusiasmo, si lasci trasportare dall’atmosfera generale di scetticismo e dia corda alle posizioni più grette e retrograde che serpeggiano per la città.
Settembre 10th, 2009 at 23:02
Graffio: “Io non capisco”
sì,è evidente, se il tuo riferimento sull’argomento è Beppe Grillo, che nel suo inqualificabile monologo infila una serie di strafalcioni e inesattezza da mettersi le mani nei capelli, sapendo peraltro di poter contare sull’ignoranza del pubblico che va a vedere i suoi spettacoli.
Settembre 10th, 2009 at 23:11
Zen è un esperimento fallito.
eppure, caro Graffio, ti do una notizia:
ci sono architetti a cui Zen e Corviale non piacciono e che avrebbero realizzato quelle case popolari in tutt’altro modo.
spero con questo di non aver turbato la tua visione del mondo dell’architettura moderna come un blocco compatto di folli cementificatori (secondo la visione di Grillo).
Settembre 11th, 2009 at 09:17
Non sono un fun di Grillo, casualmente era però l’esponente che parlasse furoi dai denti più rappresentativo che ho trovato……
Se parliamo di ARTE, concordo con te che non è necessaria la funzionalità, anzi, spesso meno utile è e più raffigura l’arte.
Ma qui non stiamo parlando di arte ma bensì di CASE, o meglio ancora di PALAZZI che ci costeranno una fortuna in infrastrutture (ricordo che abbiamo ancora le fognature e strade da riqualificare…) per poi ritrovarci con le cosiddette “opere d’arte architettoniche” sulla schiena e vederne la loro funzionalità andare a farsi benedire, che in teoria dovrebbe essere quella di ospitare le persone, non quella di occupare mq di campagne.
Io trovo che se un’architetto vuole creare arte, che lo faccia per i musei di Arte Contemporanea, e non per la colletività che deve usufruire di servizi e soluzioni pragmatiche, cosa che spesso nell’arte costruttiva viene a mancare per il subentrare dell’ego personale.
Un’altra cosa che mi piacerebbe sapere è se tu sappia chi sono i proprietari dei terreni sui quali si costruiscano queste grandi opere, perché anche se a tanti qui non và di dirlo, a me sembra che lo zampino dei soliti noti ci sia e che la speculazione abbia oramai preso la sua posizione spacciandosi per arte contemporanea di archittettura, e purtroppo tu ne stai facendo da portabandiera spero involontariamente…
Voglio anche rimarcare una volta per tutte un paio di cose.
Non seguo, non appoggio, non incentivo politiche o politici di nessun genere, mi fanno schifo tutti dal primo all’ultimo, anche se a volte per far capire che non sono l’unico a pensare certe cose, mi servo delle loro citazioni o di filmati come quello di Grillo o di altri giornalisti.
Il secondo punto è che io amo l’arte e l’archittettura, ma devono essere nel loro contesto ed essere considerate tali. Se queste hanno il solo scopo di essere uno specchietto per le allodole, questo mi disturba parecchio sopratutto se inciderà sul futuro dei miei figli, snaturando anche l’identità territoriale e culturale di dove sono nato.
Nel nostro DNA non ci sono i grattacieli, quelli fanno parte dei Newyorkesi, nel nostro gira il “salso” e i “caparossui”, sarà poco o insignificante per te, ma se non ti senti parte di questa quasi “ottusa” comunità, mi spiace per te. Io amo la mia terra così com’è, o meglio amerei vederla riqualificata con strade e fognature decenti, con parcheggi gratuiti, con una politica e una cultura di benvenuto ai turisti e ai giovani del territorio decente, magari con dei cinema, teatri, sale concerti o quan’altro possa servire ad identificarsi con la propria terra….diversamente si perderà l’amore e i ricordi di ciò che siamo.
.::GRAFFIO::.
Settembre 11th, 2009 at 09:26
Se dal precedente registro aulico mi è consentito scendere a quello popolare, a me più congeniale, direi caro punks che non è il forum ad aver abbracciato le posizioni più grette e retrograde, ma sei tu semmai, citando a sproposito la basilica di San Marco, il Colosseo o il Taj Mahal, ad aver cacato un pò fuori dal boccale, come si suol dire.
Non metto in dubbio il valore architettonico del progetto di Zaha Hadid, che oltretutto andrebbe a sanare una situazione di attuale degrado della zona, ma l’interrogativo è se valga la pena fare un altro centro commerciale quando quelli che già ci sono si dimostrano più che sufficienti alle esigenze della popolazione.
E poi mi chiedo, perché delle preoccupazioni dei negozi di via Bafile e del centro storico dovrebbero prendersi carico soltanto i commercianti e il loro rappresentante Mirco Crosera?
Personalmente, credo che se il nuovo centro commerciale andasse ad aggravare la già difficile situazione dei negozi del centro, della cosa dovrebbero preoccuparsi un pò tutti.
Ti immagini, caro punks, avere un monumento dell’archittetura mezzo vuoto in via Roma dx e i negozi del centro chiusi perché, dopo aver risentito dell’apertura dei nuovi centri commerciali e del nuovo outlet di Noventa, non ce la fanno più a coprire le spese?
Viene prima un’opera architettonica “extrafunzionale” o la conservazione del centro storico e dei suoi commercianti, che spesso sono là da una vita e nel bene o nel male hanno fatto la storia di questa nostra città?
Davvero non deve importargliene ad alcuno, se non è un commerciante, la sorte dei negozi e del commercio di prossimità, che peraltro è in genere caratterizzato da un rapporto più umano con il cliente?
Luigi-JF
Settembre 11th, 2009 at 09:37
A proposito di cacare… avete notato che il nuovo centro compperciale assomiglia tantissimo ad un cacatoio ??? …
Sempre più basito………………
.::GRAFFIO::.
Settembre 11th, 2009 at 11:00
Be’, direi molto significativa, pur se a titolo di provocazione, la citazione di Marinetti, che con i suoi deliranti enunciati fu spesso sulla stessa lunghezza d’onda del fascismo. Ancor più significativa, in quanto proveniente da un soggetto che pare ritenersi un vero “progressista”, contrapposto alla massa di ignoranti e retrivi reazionari di sinistra. A questo punto, sarebbe il caso che punks pubblicasse il proprio CV, così magari valutiamo se eleggerlo ad unico con diritto di parola su certi argomenti (detto questo, posso anche concordare sulle derive demagogiche e gli strafalcioni di Grillo).
In ogni caso, il punto mi pare proprio essere quello descritto da larissa: al momento della costruzione di quelle che ora sono considerate tappe significative della storia dell’architettura, la loro funzionalità era importante. Se anche ora essa ci pare assente, ciò non era vero al tempo.
Che poi noi decidiamo di conservarle (e direi non è il caso qui di cominciare una discussione sul perché lo si faccia - o forse è proprio lì il punto?), è tutt’altra questione. Quel che è fondamentale è che esse servivano per qualche finalità che al tempo era sentita come importante, e, in quelle circostanze storiche, ne motivava la costruzione. Naturalmente questo avveniva all’interno di società ove certe decisioni non erano necessariamente condivise: la costruzione delle piramidi avveniva perché permessa e “necessaria” in un certo contesto storico e culturale, ma non vedo perché a) esse dovrebbero essere abbattute ora, b) dovremmo costruirne delle altre.
Da questo ragionamento scaturisce il fatto che l’avversione per un certo tipo di (non) urbanistica DEVE essere necessariamente culturale, cioè il frutto di una rete di considerazioni di diverso ordine, che dovrebbero essere alla base dei processi decisionali afferenti l’urbanistica e le opere pubbliche. Altro che “archistar”…
Purtroppo si è assistito in Italia in questi anni ad una progressiva depauperazione del pubblico riguardo tale questione. Uno strumento urbanistico come il PIRUEA, pur se nato con finalità talora condivisibili, finisce spesso per essere un canale parallelo (e non complementare ed armonico) alla pianificazione urbanistica “istituzionale”. La funzione dell’architetto celebre si riduce a mascherare con la sua firma (e, nella migliore delle ipotesi, con una buona progettazione) un’operazione che risponde ad una logica di interesse non (anche) collettivo ma spiccatamente ed esclusivamente privato. Peccato però che un edificio, a differenza di un quadro, abbia conseguenze dirette sulla vita di tutti, non solo del committente o del proprietario.
Di nuovo, è un problema culturale: se un Paese finisce con l’essere preda del particolarismo e del corporativismo, così come l’Italia - e non solo in questi ultimi anni -, ebbene, risultano vani i tentativi di “ingabbiare” questa moltitudine di attacchi al bene comune, qual è ad esempio il paesaggio.
Quanto al fatto che vi sia un universale consenso su opere come il ponte della Costituzione (di Calatrava) a Venezia, direi che siamo veramente fuori strada. Si dia un’occhiata agli interventi raccolti in http://www.eddyburg.it, tanto per un assaggio.
Ciò che è verissimo è invece che ampie parti dell’area politica di sinistra e centro-sinistra sono preda esattamente degli stessi fenomeni deleteri che caratterizzano più apertamente i partiti di centro-destra, e quindi un’opera sommamente inutile e totalmente fuori contesto come detto ponte ha potuto essere costruita, con il suo strascico di imperizie progettuali (mai denunciate per soggezione al “geniale” architetto) e di costi nascosti per l’amministrazione comunale.
Saluti,
Matteo
Settembre 11th, 2009 at 11:54
mi chiedo come mai le discussioni su questo forum partano regolarmente per la tangente …
Fabio
Settembre 11th, 2009 at 17:28
“massa di ignoranti di sinistra”
mai detto questo.
se iniziamo col distorcere le affermazioni altrui
partiamo col piede sbagliato.
peraltro l’ignoranza sarebbe un’attenuante.
funzionalità, ancora la benedetta funzionalità.
ma certo che ogni edificio ha una funzione.
ce l’ha il centro commerciale (esibizione e vendita di prodotti) il taj mahal (celebrazione del ricordo di una persona) e il colosseo (massacro di cristiani).
sono tutte funzioni.
uno dei capisaldi dell’architettura è il padiglione di Barcellona di Mies Van der Rohe,
edificio la cui funzione era esibire se stesso.
si potrebbero fare migliaia di esempi in cui la funzione di una costruzione è totalmente secondaria rispetto al suo valore simbolico.
spesso la funzione si trasforma.
il magazzino diventa abitazione (loft), la centrale termica diventa museo (Tate di londra)
l’abitazione diventa luogo di rappresentanza (Campidoglio) e via dicendo.
ciò che rimane è l’edificio fisico e i valori estetici che rappresenta.
il colosseo non è il colosseo per l’efficacia (notevole in verità) con cui consentiva lo sbranamento di cristiani da parte dei leoni, ma per l’altissimo valore architettonico che ne ha permesso la sopravvivenza attraverso le generazioni.
la torre eiffel nasce come torre radio, ma non è certo per questo motivo che è diventata il simbolo di parigi.
quindi le valutazioni sull’opportunità di erigere un edificio, basate su considerazioni di carattere funzionale, sono da considerare totalmente secondarie, quando ci si trovi di fronte a costruzioni caratterizzate da valenza estetica e simbolica di valore eccezionale.
la torre eiffel era una efficiente torre radio?
non lo sappiamo e la cosa non interessa nessuno, e ogni obiezione dell’epoca basata su questo tipo di osservazioni, sarebbe oggi considerata ridicola.
cerchiamo quindi di non passare alla storia come quei personaggi ridicoli che si sono opposti ad un’opera architettonica così importante per non danneggiare (forse) qualche negozio di via bafile.
Settembre 11th, 2009 at 17:43
“La funzione dell’architetto celebre si riduce a mascherare con la sua firma un’operazione che risponde ad una logica di interesse non (anche) collettivo ma spiccatamente ed esclusivamente privato.”
come si faccia a non considerare “interesse collettivo” avere nella propria città edifici progettati dai massimi architetti mondiali, che vanno a sostituire decrepiti e anonimi edifici, proprio non lo capisco.
lo si può giustificare solamente:
1.non conoscendo il valore del progettista in questione, e tutte le tematiche che riguardano il dibattito urbanistico e architettonico moderno (e questo credo sia il caso che riguarda la maggioranza degli jesolani)
2.l’idea che qualcuno realizzi un profitto attraverso la costruzione e la vendita di un edificio, dà talmente fastidio, che anche se il progettista fosse Andrea Palladio risorto,
si farebbe comunque di tutto per boicottare l’operazione.
3.si pensa che qualsiasi operazione edificatoria sia comunque da combattere a prescindere, che l’uomo è una minaccia per l’equilibrio della Terra e che comunque prima si leva di mezzo (come specie) meglio è.
Settembre 11th, 2009 at 18:09
Luigi, sinceramente preferivo il registro aulico, soprattutto mi piacerebbe si argomentassero le obiezioni.
ma se preferisci liquidare le opinioni altrui e gli esempi (per forza di cose semplici, visto che non siamo in un forum tecnico)funzionali ad un certo discorso come “cagate”, libero ovviamente di farlo.
sull’esigenza o meno di un centro commerciale si è discusso a lungo.
alcuni prevedevano che i due finora aperti avrebbero chiuso subito i battenti per mancanza di clienti (mi risulta siano ancora in attività), altri invece immaginavano scenari catastrofici per le attività esistenti a causa dei nuovi venuti (mi risulta che nessuna attività commerciale finora abbia chiuso per colpa dei nuovi operatori economici).
nessuno sa come andranno le cose in futuro, un sacco di fattori possono influenzare l’andamento delle cose, ad esempio la terribile crisi mondiale.
di sicuro credo che chi decide di fare investimenti così consistenti faccia delle analisi di mercato più attendibili delle opinioni degli avventori del bar sotto casa.
detto questo non so se il cattel-capannine vedrà mai la luce, se sarà ridimensionato, convertito in residenziale o cosa, qui si tratta di stabilire delle priorità.
premesso che ogni intervento nuovo va a turbare un equilibrio esistente e quindi a favorire o danneggiare qualcuno, dobbiamo domandarci se è più importante per la Città:
1. avere l’opera di un architetto di fama mondiale, opera che eleva il valore di TUTTA la città (e di tutti i cittadini, per i quali diventerebbe motivo di orgoglio), e mettere in secondo piano tutte le altre considerazioni.
2.considerare la possibilità che *forse* qualche attività economica potrebbe essere danneggiata, (o forse per l’effetto volano, difficilmente prevedibile, il nuovo edificio potrebbe trascinare vantaggi commerciali per tutta l’economia cittadina) e quindi bisogna mettersi di traverso a prescindere che il progettista sia Zaha Hadid, o un tizio caio qualsiasi.
Settembre 12th, 2009 at 11:58
“come si faccia a non considerare “interesse collettivo” avere nella propria città edifici progettati dai massimi architetti mondiali, che vanno a sostituire decrepiti e anonimi edifici, proprio non lo capisco.”
Esattamente nello stesso modo in cui capisco che alcuni (!) degli abitanti di Palermo possano non considerare interesse collettivo avere lo Zen, opera del pur celebre Gregotti. O no?
Piu’ esplicitamente, quel che voglio affermare con decisione e’ che, come cittadino, non rinuncio alla mia parte di discrezionalita’ sui processi urbanistici (che si attua nella delega alle apposite istituzioni - purche’ esse si collochino in un “ambiente” socio-culturale sano ed equilibrato), nel nome di un architetto famoso.
A questo punto si innesca la riflessione su cosa sia un ambiente socio-culturale sano ed equilibrato, punto sul quale punks e io certamente divergiamo, poiche’ ritengo che l’urbanistica “contrattata” in voga di questi tempi stia producendo sostanzialmente solo danni (e penso alle follie tipo “Veneto City”, o allo stesso Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, che, nonostante le numerose enunciazioni di principio contro il consumo di suolo e via cosi’, tra molti altri difetti va ad individuare negli svincoli autostradali - si’, avete letto bene - poli dove promuovere nuovi insediamenti).
Non credo di essere il solo a ritenere che un tale approccio al bene comune sia da aborrire, e mi adopero per quel poco che posso per cercarne un altro che sia piu’ “sano ed equilibrato”. Credo che questo progetto sia possibile solo attraverso il dibattito culturale, esattamente come tentiamo di fare su questo forum.
Vorrei anche rispondere ai punti seguenti:
“lo si può giustificare solamente:
1.non conoscendo il valore del progettista in questione, e tutte le tematiche che riguardano il dibattito urbanistico e architettonico moderno (e questo credo sia il caso che riguarda la maggioranza degli jesolani)”
Puo’ essere, ma non e’ impossibile documentarsi. Personalmente, pur non essendo un professionista del settore, mi ritengo un appassionato di architettura, anche di quella di oggi. Apprezzo alcuni dei nomi famosi dell’architettura contemporanea, altri meno, ma cerco comunque di approfondire la loro opera. Non credo che sia questo il punto. Come si e’ detto molte volte, un edificio non e’ un bene mobile che ha un valore slegato da tutta la rete di concetti che possiamo riassumere con il termine “urbanistica”; il suo valore “architettonico” e’ solo una delle molte componenti di cui tener conto.
In ogni caso, non sottovaluterei la capacita’ della “persona comune” di riuscire a farsi un’idea (pur se in modo approssimativo, rozzo, o pur nell’incapacita’ di declinare il giudizio con la giusta terminologia) dei progetti che insistono sul territorio in cui si trova a vivere.
“2.l’idea che qualcuno realizzi un profitto attraverso la costruzione e la vendita di un edificio, dà talmente fastidio, che anche se il progettista fosse Andrea Palladio risorto, si farebbe comunque di tutto per boicottare l’operazione.”
Certo che no! Ritengo che la costruzione e compravendita di edifici faccia parte della nostra societa’. Benvengano gli Andrea Palladio, purche’ lavorino nell’ottica che ho tentato di tratteggiare sopra. Semmai mi preoccupa un Paese come il nostro, ove tale attivita’ diventa preponderante rispetto ad altre, ove spesso si e’ rinunciato ad eccellenze in ambito tecnologico o scientifico - non molte, ma nemmeno poche! - per basare invece ampie parti dell’economia sul mattone.
“3.si pensa che qualsiasi operazione edificatoria sia comunque da combattere a prescindere, che l’uomo è una minaccia per l’equilibrio della Terra e che comunque prima si leva di mezzo (come specie) meglio è.”
Non sono ancora arrivato ad un tale livello di delirio. Ritengo semplicemente che un Paese e una Regione fortemente antropizzati come i nostri farebbero meglio a stabilire con efficacia vincoli allo spropositato consumo di suolo (in grande, ma anche in piccolo: anche il parchetto sotto casa puo’ essere importante), e a dedicarsi alla bonifica e al recupero della quantita’ di orribile costruito, che purtroppo rischia di essere il principale contributo del Novecento alla storia dell’urbanistica.
Mi piacerebbe sapere se i miei interlocutori hanno visitato posti come ad esempio le metropoli del sud-est asiatico (Singapore, Kuala Lumpur), dove si attuano esattamente i predicati che sembrano filtrare dalle loro parole. Citta’ del tutto o quasi prive di storia (almeno documentata e visibile, se non da 150 anni a questa parte), e che basano la propria urbanistica esclusivamente sull’attivita’ degli architetti (parlo naturalmente degli interventi recenti), prescindendo quasi totalmente dall’ambiente esistente (basti pensare alle continue bonifiche o “reclaiming” attuate in quel di Singapore). Citta’ che non sono null’altro che poli commerciali, dove il cittadino e’ essenzialmente un consumatore.
Mi piacerebbe sapere se i miei interlocutori ritengono questi modelli da inseguire invece che megalopoli prive di cuore e di senso. Questo tanto per uscire dalla ridicola visione che gli amministratori jesolani sembrano aver preso piu’ dalla serie “Miami Vice” che dalla citta’ di Miami stessa, sciaguratamente dimentichi di trovarsi sul bordo di quella meraviglia dell’interazione tra uomo e natura che e’ la laguna di Venezia.
Saluti,
Matteo
Settembre 12th, 2009 at 15:19
Ritengo doveroso un grazie a Luigi, che nel suo post 37 sottolinea l’importanza dei commercianti per la città. Come dice Luigi, sembra infatti che solo i commercianti o chi li rappresenta si preoccupino delle conseguenze dell’apertura di troppi parchi commerciali, quasi il fatto fosse solo loro, dimenticando che sono parte fondamentale dell’economia turistica, anima della città. Provatevi ad immaginare Jesolo senza alberghi….e senza o con pochi sparuti negozi? Che ne sarebbe della bella, lunga ed animata passeggiata commerciale del Lido? Non dimentichiamo che costituisce una delle attrattive irrinunciabili di Jesolo, senza la quale la nostra città non sarebbe più la stessa. Creano un’attrattiva di cui giova l’intera città, offrono un servizio e il rapporto umano con il cliente, tipico del “piccolo commercio”, al quale una città turistica non può rinunciare.
Saluti.
F.to Mirco Crosera
Settembre 12th, 2009 at 22:25
“lo Zen, opera del pur celebre Gregotti”
in sintesi:
1. Jesolo non è Palermo (non aveva, fino alla realizzazione dell’opera di Meier nessun edificio significativo a livello mondiale, contrariamente alla città siciliana)
2. Gregotti non è Richard Meier.
perchè, per quanto siano importanti i principi generali (e spesso condivisibili), risultano poco utili se non li si confronta con la realtà esistente e con modelli possibili di sviluppo.
prendiamo il principio della valorizzazione dell’ambiente naturale.
come si potrebbe non essere d’accordo?
però prendiamo il caso particolare di jesolo,
che non è un’oasi incontaminata da preservare,
come il delta del Po, tanto per cominciare.
e non è nemmeno un borgo medievale o una “città ideale” rinascimentale.
non c’è un ecosistema intatto, non c’è un insediamento storico da preservare dall’assalto del cemento.
abbiamo una porzione di territorio caratterizzato prevalentemente da costruzioni recenti di scarsa qualità, cresciuto in modo disordinato, con alcune zone umide di pregio, e alcune aree agricole di bonifica.
in queste circostanze del tutto particolari, attenersi rigidamente al principio della conservazione, come ci si trovasse in presenza, ripeto, di un’oasi faunistica, non fa un buon servizio nè al territorio, nè agli abitanti che lo occupano.
l’atteggiamento giusto è quello dello sviluppo sostenibile.
il primo passo (obbligato) era quello di dotarsi di un piano regolatore, per dare finalmente ordine al territorio.
perchè un “ambiente sano ed equilibrato”
non dipende solo dalla quantità di “verde”
ma soprattutto da come il territorio è organizzato, da come costruzioni e spazi verdi sono distribuiti in modo organico.
e nessuno può affermare che la jesolo dell’era precedente il piano regolatore, precedente lo sviluppo edilizio degli ultimi anni, fosse un ambiente “sano ed equilibrato”, e soprattutto piacevole, gradevole da vivere.
quindi l’urbanizzazione recente, alla fine ci restituirà finalmente un territorio più ordinato, dove spazi pubblici e edifici saranno distribuiti secondo una logica e secondo un disegno, non più, come prima, in modo casuale, e il risultato alla fine, anche se si sarà “consumato” il territorio, sarà un assetto più definito, una città con una sua fisionomia e una sua identità, non più un “non luogo” come prima.
detto tutto questo ben venga la valorizzazione delle zone naturali di pregio, i lungofiume, il bordo lagunare, ben venga il verde pubblico
curato e valorizzato, una volta che si sarà tracciato un limite preciso tra spazi edificati e spazi liberi.
Settembre 12th, 2009 at 22:35
“e il risultato alla fine, anche se si sarà “consumato” il territorio, sarà un assetto più definito, una città con una sua fisionomia e una sua identità, non più un “non luogo” come prima”
questo è puro delirio.
almeno scrivi
una città con la MIA fisionomia e la MIA identità.
Ma l’hai vista piazza drago? non-luogo
il bennet- non-luogo
tutta l’area del famila-non-luogo
la stessa ferrater come dimostrato dal jesoloforum è solo una riproduzione di un(a) ferrater di Barcellona precedente e riproposta in formato fotocopia.
l’hai vistro il residence antenor? non-luogo
La stai vedendo la sterminata serie di villette che sorgono ovunque- Jesolo sta diventando un non-luogo.
m/m
Settembre 13th, 2009 at 11:44
Che strano, mi trovo perfettamente d’accordo con quello che ha scritto punks nel suo ultimo intervento (n. 46), ma non riesco a trarne la conclusione cui volevamo giungere, e cioè che i nuovi centri commerciale nell’area ex Cattel e in Piazza Torino siano necessari e/o opportuni. Punks dice giustamente che lo sviluppo urbanistico deve essere equilibrato e in armonia con l’ambiente.
Bene, come dargli torto? Ma la domanda ora è: può dirsi armonica e (soprattutto) equilibrata la costruzione di una altro (o di altri due centri commerciali) quando quelli che già ci sono appaiono più che sufficienti, se non abbondanti, rispetto alla domanda dei potenziali utenti?
La qualità edilizia a Jesolo è piuttosto scarsa, aggiunge punks.
Verissimo, ma la domanda allora è: può un nuovo centro commerciale di un architetto di fama mondiale compensare le brutture che si vedono in giro? Di mounmenti architettonici mezzi vuoti ne abbiano già abbastanza, quanti ne servono ancora per l’equilibrio urbanistico della nostra città?
Luigi-JF
P.S.: a proposito, punks, l’espressione che ho usato sopra era un modo, se vuoi troppo colorito, per dire che secondo me stavi esagerando con i tuoi paragoni, non certo per liquidare come delle “cagate” le tue opinioni, come mi sembra tu abbia inteso.
Settembre 14th, 2009 at 12:15
x Punks:
ti è mai balzato in mente che anche i grandi architetti possano qualche volta fare anche grandi cazzate !!!
Io noto che succede in tutti i campi sia artistici che lavorativi, dove grandi professionisti della TV, Cinema, Sport, Arte, etc. arrivati a certi livelli o in certe situazioni facciano delle cappelle pazzesce…
Io se fossi in te starei attento a elogiare, o meglio, ad osannare come mostri sacri dell’architettura persone che hanno alle spalle anche tanti insuccessi…
x Markusmarkus:
…hai dimenticato anche Piazzetta Casa Bianca e Piazza Mazzini.
Ricordo inoltre che Piazza Mazzini è anche un’agglomerato di pericoli per chi la frequenta, e tra i tanti vi sono i cubi scuri di ferro, i quali quest’estate hanno ferito mio figlio alle costole perché di sera non sono visibili…la tentazione di denunciare il Comune era forte…molto forte…
x Tutti:
Spero che questa non sia il tipo di archittettura di cui Jesolo abbia bisogno……..
.::GRAFFIO::.
Settembre 14th, 2009 at 13:22
A mio avviso i commercianti di via Bafile o del centro storico non corrono pericoli dalla nascita dei nuovi parchi commerciali, sono altri i fattori che spiegano la loro crisi.
Piuttosto, è chi decide di investire nei nuovi spazi commerciali che rischia veramente di farsi male.
Andiamo con ordine:
1-La crisi del piccolo commercio, secondo me, trae origine dalla liberalizzazione delle autorizzazioni amministrative (al posto del previgente contingentamento) datata 1998 (mi pare) che ha portato, secondo le leggi dell’economia, ad un azzeramento dei profitti. Pertanto ora l’imprenditore del piccolo commercio guadagna si e no come un suo dipendente. Eccezione fatta per chi ha una spiccata capacità imprenditoriale (che gli viene riconosciuta e pagata dal mercato). Un tempo bastava essere titolari di un’autorizzazione amministrativa (licenza) per avere legittime aspettative sul proprio tenore di vita, ora non è più così.
Il fattore “nuovi parchi commerciali” poco influisce su questa tendenza già da tempo in atto ed oramai inarrestabile.
2-Chi si avventura in un’attività presso i nuovi spazi dedicati al commercio rischia molto di più in quanto va incontro a costi certi piuttosto elevati a fronte di vendite molto poco stimabili a priori e pertanto assolutamente incerte.
E non potrà fare conto sulla clientela degli altri commercianti oramai consolidata (è dura, per chiunque ci abbia provato, far cambiare abitudini alla gente) a meno che non sia forte di una ottima capacità commerciale. Auguri a chi ci prova, spero per loro in un aumento della domanda indotto da fattori “esogeni” in quanto se si tratta di spartirsi la stessa coperta, i vecchi commercianti hanno sicuramente il coltello dalla parte del manico.
In conclusione: limitare i nuvi spazi commerciali perchè?
- Per proteggere i vecchi commercianti dalla crisi? Non serve!
- Per proteggere i nuovi dal rischio di farsi male? Non è bene mettere limiti all’iniziativa privata in un’economia di mercato, ognuno è libero di farsi male quanto vuole quando facendosi male non nuoce anche agli altri.
- Per attenuare il rischio di vedere costruite delle cattedrali nel deserto? Ne possiamo parlare!
Pare comunque che il cambio di destinazione d’uso di quelle particolari aree possa dare nuova linfa ai costruttori che vi si sono impegnati oltre che al loro indotto…!
Di nuovo auguri!
Settembre 14th, 2009 at 22:20
“può dirsi armonica e equilibrata la costruzione di una altro (o di altri due centri commerciali) quando quelli che già ci sono appaiono più che sufficienti, se non abbondanti, rispetto alla domanda dei potenziali utenti?”
la questione centri commerciali/negozi diffusi è sicuramente interessante, e soggetto di interminabili disquisizioni accademiche.
gli addetti ai lavori ci hanno speso fiumi di inchiostro.
mentre si discute il mondo va avanti.
la gente sta cambiando/ha cambiato il suo modo di fare gli acquisti.
alla gente piacciono i centri commerciali.
ci vanno tutti, ci portano la famiglia, sono diventati potenti poli di attrazione.
tutto questo può non piacerci, può farci orrore, ma, a meno di essere in corea del nord, è un processo che è impossibile fermare.
ma questa è una questione che riguarda la politica, riguarda chi deve decidere i modelli di sviluppo futuro.
quando si parla tra comuni cittadini di avere o non avere un centro commerciale in più, non si capisce che obiezioni ci potrebbero essere, se non quelle di chi teme di venire colpito nei propri interessi.
per il comune cittadino, più centri commerciali ci sono, meglio è.
più scelta, più concorrenza, prezzi migliori, comodità, orari più flessibili, più offerta, ci sono solo aspetti positivi (e non è un caso se questi luoghi abbiano così successo).
quindi l’obiezione: “appaiono più che sufficienti”, ci si chiede su quali basi si fondi.
“più che sufficienti” per chi?
“compensare le brutture”.
c’è sicuramente una componente di riscatto in una architettura che si eleva in un ambiente mediocre.
l’architettura ha questo potere di gratificare e sollevare lo spirito (per lo meno, la buona architettura, ha questo potere).
di effetto Guggenheim si è parlato molto, ma gli effetti catartici di quella architettura calata in un vero non-luogo come la zona industriale di Bilbao, devono ancora esaurire la loro spinta, e dovrà passare ancora del tempo per tracciare un bilancio definitivo.
ma non è solo questo il punto.
il fatto è che nel nostro caso assistiamo ad un processo di sostituzione.
edifici senza qualità lasciano spazio a edifici di qualità eccelsa.
anche fosse solo un edificio, si potrebbe comunque dire che la città, anche solo per quell’edificio, è un po’ meglio di com’era prima.
questo forse è poco per qualcuno, per altri è molto, di sicuro è qualcosa, è qualcosa che si muove, è un non restare mummificati, immobilizzati, impolverati, paralizzati dalle nostre paure, dalla nostra incapacità di immaginarci un futuro diverso.
Settembre 14th, 2009 at 22:28
ah, ti ringrazio per il chiarimento.
evidentemente avrei potuto citare Notre Dame du Haut come luogo il cui valore viene associato più alla sua architettura che alla funzione originaria, ma mi sembrava che il Colosseo fosse un esempio più facile da cogliere per tutti.
Settembre 14th, 2009 at 22:30
graffio
“ti è mai balzato in mente che anche i grandi architetti…”
mi è balzato in mente che tu non abbia letto bene il commento 35.
Settembre 15th, 2009 at 18:03
Punks scrive “per il comune cittadino, più centri commerciali ci sono, meglio è più scelta, più concorrenza, prezzi migliori, comodità, orari più flessibili, più offerta, ci sono solo aspetti positivi (e non è un caso se questi luoghi abbiano così successo).”
direi che questa visione dei cc è piuttosto superficiale, in quanto :
- “più scelta, più concorrenza” ma stiamo scherzando ? la scelta sia dell’alimentare che non (elettronica, vestiti o altro) è per lo più relegata a prodotti non di prima qualità e non potrebbe essere altrimenti in quanto il prezzo è un elemnto fondamentale. Per non parlare della concorrenza che anzi è minore : i cc sono in mano sempre alle stesse compagnie di sistribuzione che vendono sempre le stesse cose, sempre, ovunque tu vada da Trapani a Bolzano.
- “prezzi migliori” : i cc minimizzano i prezzi a scapito di molti produttori, specie nell’alimentare che sono ormai alla mercè di poche catene di ditribuzione che impongono margini risicatissimi spingendoli inesorabilmente ad una produzione sempre più intensiva con tutto quello che ne consegue per il consumatore. Per non parlare del fatto che entri per acquistare 10 cose e te ne esci con 20 di cui 10 assolutamente inutili
- “comodità” : hai mai provato a raggiongere un centro commerciale a piedi ???
- “orari più flessibili” : mah, hai mai provato a vedere se per una sempòlice spesa ci si mette meno tempo nel negozio sotto casa (se non ha già chiuso !) o entrando in un 20 casse + 20 corsie di sabato ?
- vogliamo poi parlare della comeptenza del pèersonale ? sei mai entrato a chiedere di un libro o di un cd ? o di un pc ? o come consigliano di cucinare quel bel pezzo di manzo resecato con l’affettatrice contro tutte le leggi dell’anatomia ?
A già però tutto costa meno, specie quello che non ti serve …
Settembre 16th, 2009 at 00:30
“la scelta sia dell’alimentare che non (elettronica, vestiti o altro) è per lo più relegata a prodotti non di prima qualità”
ok, quindi apprendiamo che con i centri commerciali ci sono meno prodotti in offerta e meno possibilità di scelta.
segnato.
“hai mai provato a raggiongere un centro commerciale a piedi ???”
no, non ho neanche mai provato ad andare in america in bicicletta.
“i cc minimizzano i prezzi”
ok, su una cosa concordiamo.
“orari più flessibili” : mah, hai mai provato a vedere se per una semplice spesa ci si mette meno tempo nel negozio sotto casa (se non ha già chiuso !) o entrando in un 20 casse + 20 corsie di sabato ?
questo è Catalano. meglio essere belli e ricchi, o brutti e poveri?
ah, il “(se non ha già chiuso !)” vale sia come autorisposta sia come autogol dell’anno.
“vogliamo poi parlare della comeptenza del personale ?”
no, non parliamo della competenza (e della cortesia) del personale di molti negozi. stendiamo un velo.
quindicesima puntata di “Ai confini della realtà”.
Settembre 16th, 2009 at 10:35
“non ho neanche mai provato ad andare in america in bicicletta” : quando pane e latte li troverai solo in america mi sa che dovrai attrezzarti ..
“(se non ha già chiuso !)” vale sia come autorisposta sia come autogol dell’anno”: peccato che tu non abbia colto proprio questo punto che è il più importante: non mi riferivo alla chiusura giornaliera ma a quella defintiva
“i cc minimizzano i prezzi” ok, su una cosa concordiamo” : no, veramente neanche su questa che è proprio la più delicata. Infatti hai ignorato il mio commento alle distorsioni di un mercato che non contempla più il giusto margine ai (piccoli e medi) produttori (specie quelli alimentari) e che spesso li obbliga (pena l’esclusione dall’unico compratore) ad allevamenti intensivi a scapito della qualità dei loro prodotti (oltre che del loro lavoro e quindi del loro essere), con una ricaduta negativa sui consumatori (io e te anche senza l’america). A te va bene mangiare in pollo gonfiato in 30 gg a farmaci e avere una campagna devestata dalle coltivazioni intensive ? io credo e spero di no.
Non ai confini ne sopra la realta’ ma dentro, e se serve il boccaglio me lo metto. E in ogni caso grazie per il confronto.
alle Mi spiego A me non sta bene acquistare il pollame al prezzo minore .
Settembre 16th, 2009 at 17:12
… acc ! l’ultima riga è solo un refuso. Se gli amministratori, bontà loro, volessero eliminarla sarei grato.
Ottobre 20th, 2009 at 16:34
..con tutto il rispetto: punks not dead sei una palla!!! e piantala con questi architetti, ma che p…!!! E poi fai dei paragani con città storiche che veramente non si possono leggere!!
Concordo con graffio: ti è mai balzato in mente che anche i grandi architetti possano qualche volta fare anche grandi cazzate !!!
Ottobre 20th, 2009 at 23:17
ma sì, che palle l’architettura, l’arte, la cultura.
tocca studiare, leggere, informarsi, che palle!
Ottobre 22nd, 2009 at 09:55
x punks not dead…
non era certo questo che intendevo dire, la palla sei tu! Cubatura e cultura hanno due significati diversi e a me sembra che la tua sia troppo spesso in direzione di cubatura… vogliamo parlare qualche volta anche di NATURA!!! (e di certo io non sono dei verdi!)
Ottobre 23rd, 2009 at 01:27
certo, sono una palla, parlo di architettura (si dà il caso che il soggetto di questa discussione fosse appunto di natura architettonica), argomento che evidentemente non ti appassiona.
infatti hai scritto:
“piantala con questi architetti, ma che p…!!!”
però sei in buona compagnia, infatti nessuno sa niente di architettura, così come di arte, e il livello culturale, lo sappiamo, è quello che è.
io non sono a favore nè contrario alla cubatura in sè, cerco di farne un discorso qualitativo, non quantitativo.
di natura si può certo parlare, e lo si è fatto altrove, la progettazione degli spazi naturali fa parte dello studio della città.
anche qui sarebbe utile fare un discorso di qualità più che di quantità, ma se parlare di architettura è difficile, discutere di architettura dei giardini con un minimo di cognizione di causa è praticamente impossibile.
e te lo dice uno che si è girato mezza europa e italia a visitare giardini e parchi.
Gennaio 5th, 2010 at 12:08
non metto becco sulla traformazione sul mercato saturo o che altro ancora…
io sono per lo sviluppo in verticale… mi piace molto ma basta che sia fatto con testa… che sia fatto con materiali e studi sull’ambiente e che alla base della costruzione ci sia un bel parco verde o comunque del verde.
non credo sia così difficile….