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La salute dell’ambiente

lun, ago 24, 2009

Ambiente, Politica, riflessioni

Consapevoli che proporre temi ambientali può provocare reazioni  allergiche in qualcuno. E’ comprensibile. La salute dell’ambiente e del clima tocca corde sensibili dell’economia, corde che danno suoni poco piacevoli da ascoltare.
Comunque sia proponiamo, dal Corriere, un’analisi di Giovanni Sartori, sperando che inneschi un buon dibattito.

Rodolfo
La salute dell’ambiente
Passa un Ferragosto, passa l’altro, torno sempre al tema dell’ambiente e del clima. Chi la dura la vince, dice il proverbio. Speriamo che sia vero.

Che tempo fa? Che tempo farà? E’ quel che ogni giorno vien spiegato e previsto dai meteorologi. Qual è il clima, e cosa succede del clima, è invece una domanda del tutto diversa che verte, nel lungo periodo, sulle condizioni di siccità, calore, inquinamento e vivibilità del nostro pianeta. Eppure moltissime persone confondono le due cose. L’anno scorso — dicono — ha piovuto poco e ha fatto molto caldo; ma quest’anno ha piovuto molto e siamo stati bene. Dunque — concludono — quelle dei climatologi sono balle. E se la pensa così anche un bravo giornalista come Pietro Calabrese, mi tocca di rispiegare tutto daccapo.

L’indicatore più ovvio del riscaldamento climatico è che i ghiacciai si stanno sciogliendo, con una velocità imprevista, dappertutto: in Asia, Africa, Europa, sulle Ande, ai Poli. Abbiamo poi misure precise della quantità crescente di anidride carbonica e di altri gas serra nell’atmosfera. Pertanto la disputa non è più sul riscaldamento del clima terrestre — il fatto è indubbio —ma sulle sue cause.

Chi dubita che la causa prima, primaria, «siamo noi», ricorda che i cicli di riscaldamento e di raffreddamento della Terra sono sempre avvenuti, e quindi che possono soltanto dipendere da cause astronomiche. Sì, ma nel ciclo che stiamo vivendo sono entrate due nuove variabili: la società industriale, che è fortemente inquinante, e un gigantesco «salto» in popolazione. E l’entrata in gioco di questi due nuovi fattori inficia le analogie con il passato. Tantovero che la stragrande maggioranza degli studiosi ritiene che il riscaldamento in corso non appartiene alla naturale variabilità del clima.

Beninteso la scienza non è mai unanime. C’è ancora chi nega, per esempio, che il virus dell’Hiv sia la causa dell’Aids. Inoltre, e soprattutto, il problema del clima e dell’ambiente è davvero un macro- problema, tanto grande e complesso da non consentirci di stabilire chi sia un competente e chi no, chi abbia davvero voce in capitolo e chi no. Ma non c’è dubbio che la scienza nel suo complesso punti il dito su un malfare e strafare dell’uomo, su cause «antropiche». Ciò posto, a che punto siamo?

La buona notizia è che ci siamo liberati del «texano tossico», del nefasto ex presidente Bush, e che il suo successore Obama ha già fatto approvare dal Congresso una severa legge anti-inquinamento che prevede una riduzione dei gas serra dell’83% entro il 2050. E l’America è un Paese che quando si mobilita, si mobilita sul serio. Anche l’Unione europea si è convinta, e propone la formula del 20-20-20 (meno 20% di emissioni di anidride carbonica, più 20% di efficienza energetica, più 20% da fonti di energia rinnovabili). Ma Berlusconi è come Bush, Berlusconi non ci sta. Combatte persino le esigue (e insufficientissime) riduzioni imposte dal protocollo di Kyoto; e a dicembre ha brutalmente dichiarato a Bruxelles: «Trovo assurdo parlare di emissioni quando è in atto una crisi». Sì, ma no. Perché una catastrofe ecologica sarebbe mille volte più grave della crisi in atto.

Giovanni Sartori

20 Commenti per questo articolo

  1. punks not dead - commento N.1 :

    la cosa buffa è che molti che non credono in Dio credono però al riscaldamento globale, che è un fenomeno molto più difficile da dimostrare.

  2. rodolfo - commento N.2 :

    x punks
    A me fa sorridere la tua ostinazione. La scomparsa progressiva dei ghiacciai non è, in termini logici, una dimotrazione. Ma allora cos’è? Una falsità messa in giro a oscurantisti talmente potenti da influenzare il presidente degli Stati Uniti?
    Non è che ti piace il transumanesimo (che sicurmente conosci)?

    Rodolfo

  3. punks not dead - commento N.3 :

    “La scomparsa progressiva dei ghiacciai non è, in termini logici, una dimostrazione?”

    fosse vero:

    “Glacier Grows Despite Global Warming”
    (Ghiacciaio cresce nonostante il Global Warming)
    JEANNETTE NEUMANN, The Associated Press
    15/06/09
    http://news.aol.ca/article/glacier-grows-despite-global-warming/646019/

    “transumanesimo”

    la considero sicuramente una ideologia più interessante di certo oscurantismo luddista che si annida con facilità tra le pieghe del catastrofismo ambientalista.

  4. angelo1 - commento N.4 :

    http://www.riscaldamentoglobale.org/

    Su questo sito verità e falsità a confronto.

  5. pumaro - commento N.5 :

    … e Cina ed India?
    o è solo colpa di Silvio e di Bush che si sciolgono i ghiacciai?

  6. rodolfo - commento N.6 :

    Caro punks,
    mi sa che ti devi rassegnare.
    Cosa significa poi
    “certo oscurantismo luddista che si annida con facilità tra le pieghe del catastrofismo ambientalista”
    che qualcuno ha sfasciato i “mezzi di produzione”?
    A me non risulta. Che poi qualche idiota DICA una cosa del genere, beh, il processo alle intenzioni generalmente non si fa.

    Ma restiamo sul concreto e scusami se ti porto come esempio un caso “empirico”.

    1-Tre anni fa sono stato con un amico all’Isola d’Elba. Alla prima calletta, stranamente deserta, via in acqua. Ed è arrivato il “bacio” della medusa. Ricovero in ospedale a Porto Ferraio, foto da parte dei sanitari, cortisone a gogò. Cicatrice indelebile sul collo. Motivo: specie tropicale che si è riprodotta nel Tirreno (a causa di un obiettivo riscaldamento dell’acqua) portata dalle navi che venivano dai porti asiatici.

    Occhio se vai a fare il bagno! Amche qui a Jesolo: da qualche giorno oltre la prima secca di meduse ne trovi a tonnellate.
    Magari fornisciti di qualche neo-preparato fornito dalle high-tecnology che fanno impazzire (di piacere) i transumanisti.

    Naturalmente la mia testimonianza vale quello che vale, ma ce ne stiamo accorgendo un po’ tutti che qualcosa non va. Chiedere ai contadini, per esempio…

    ;-) Rodolfo

  7. Dreamer - commento N.7 :

    Secondo me basterebbe anche già partire dalle cause anziché dagli effetti più o meno dimostrati o dimostrabili e mi spiego meglio. Milioni e milioni di veicoli sulle strade e nei cieli (anche perché, parlando di auto, chi rinuncia alla possibilità di partire come e quando vuole, senza essere condizionato da altre persone per fare una macchina unica, o peggio dagli orari e disagi dei mezzi pubblici?). Emissioni di tutti i tipi nell’aria da fabbriche e altro, riscaldamento e aria condizionata a go go (e guai se rimaniamo senza per 5 minuti, ci sentiamo “morire”), rifiuti tossici e chi più ne ha più ne metta. Senza voler essere catastrofista, che non è nella mia natura, ma anche un bambino capisce secondo me che tutto questo non può non avere conseguenze sul nostro pianeta. Se oltre a prenderne coscienza (che è già qualcosa), non ci si mette seriamente a considerare non solo energie alternative, ma anche una ‘revisione’ o quanto meno ‘riflessione’ sul nostro stile di vita (e mi ci metto dentro in pieno anch’io ovviamente), tira e tira e tira….prima o poi la corda si spezza…e non si può più rimandare, lo abbiamo già fatto anche troppo, secondo me

  8. punks not dead - commento N.8 :

    Cosa significa poi
    “certo oscurantismo luddista che si annida con facilità tra le pieghe del catastrofismo ambientalista”?

    a me conprensibilmente non credi, quindi te lo faccio spiegare da Gerd Leipold, boss di Greenpeace:
    (parlando di un comunicato di Greenpeace del 15 luglio, al quale molti hanno creduto, secondo il quale l’artide si scioglierebbe completamente nel 2030).

    Gerd Leipold:
    “noi dobbiamo “drammatizzare” le tematiche, non ci vergognamo di “drammatizzare” le tematiche.
    Non credo che l’artide si scioglierà nel 2030.”
    http://www.youtube.com/watch?v=NC7bE9jopXE&feature=channel

    insomma messo alle strette ha ammesso di sparare una marea di cazzate per sensibilizzare la popolazione ai temi ambientali.
    scopo nobile per carità, ma sempre cazzate rimangono.

    il luddismo.
    sempre dalle parole di Gerd Leipold:
    “dovremo sicuramente muoverci verso un diverso modello di crescita. Lo stile di vita dei ricchi del mondo non è un modello sostenibile”

    e qui si arriva al vero scopo delle “drammatizzazioni” ambientaliste, che poi coincide con le teorie sulla decrescita, ovvero
    la teorizzazione del ritorno all’era pre-industriale.
    cioè, l’unica soluzione secondo questi signori è sempre la distruzione del telaio meccanico e il ritorno all’illuminazione a candele e alla trazione animale.
    ovvero il peggio del conservatorismo reazionario retrogrado e antiprogressista.
    che poi è la ratio di quasi tutte le forze politiche che oggi si dicono, di nome, progressiste.

  9. rodolfo - commento N.9 :

    X punks
    Il neo-luddismo, secondo te, quali e quanti danni reali ha provocato all’economia capitalistica?
    Quelle di Greenpeace sono atti dimostrativi che non hanno scalfito neppure un po’ l’eterno “ciclo di produzione e distruzione” che tu tanto ami e difendi.
    Dimmi se sbaglio.
    Quanto alla sostenibilità non ti sarà sfuggito l’editoriale di Padoa-Schioppa sul Corriere di ieri.
    Padoa-Schioppa, un eversivo naturalmente, ma sarei curioso di saper un tuo giudizio articolato.
    Crescita zero per i ricchi occidentali, che possono anche accontentarsi, e sviluppo per chi non ha nulla, neanche di che mangiare.
    Se l’umanità facesse squadra… che bella partita!

    Rodolfo

  10. punks not dead - commento N.10 :

    leggo solo oggi l’articolo dello scoppiato padovano, il quale parla di sviluppo sostenibile,
    idea sulla quale sono perfettamente d’accordo, come ho più volte scritto.
    sviluppo, quindi, crescita, come necessità.
    latouche la decrescita e tutte quelle menate, pupù.
    bene, c’è però un punto sul quale non concordo,
    la crescita zero per l’occidente (con però un “quasi” significativo, da parte di TPS, che comunque non è Bertinotti).
    primo perchè l’occidente, storicamente quando va bene cresce del 3-4%, che è già quasi zero.
    secondo si parte sempre da una prospettiva eurocentrica o occidentecentrica, senza considerare che in pochi anni india e
    Cina sono diventate potenze economico-militari pari o superiori a noi. lo stesso sta succedendo al brasile e potrebbe
    succedere a qualsiasi paese africano non appena riuscisse a liberarsi dalla corruzione endemica e dalle classi
    politico-militari uniche cause dell’arretratezza e dello stato miserevole di quelle nazioni.
    terzo, ad alcuni professori di una certa generazione, evidentemente la lezione della caduta del muro non è
    servita a molto, se ancora non hanno capito che livellare per legge la crescita e le ambizioni degli individui equivale
    a condannare i popoli e le nazioni a scivolare lentamente nell’apatia e nella decadenza economica e civile.

    per quel che riguarda i danni di certo ambientalismo fanatico, potrei citarti l’ostruzionismo sulle infrastrutture (la
    penosa vicenda della TAV, il valico sulla Firenze Bologna, i ritardi al passante e alla terza corsia dell’a4), sulle
    fonti energetiche,
    sulla gestione dei rifiuti.
    tutte cose che hanno contribuito a rallentare il progresso economico del paese, mentre in Cina costruivano dighe
    ciclopiche che annientavano interi ecosistemi, e in pochi anni treni ultraveloci e ponti più grandi di quello sullo
    stretto.
    nel silenzio ovviamente di Greenpeace.

  11. rodolfo - commento N.11 :

    scusa punks,
    mi sono perso qualche passaggio.
    Chi è lo scoppiato padovano?

    “Latouche la decrescita e tutte quelle menate, pupù”
    E’ un’affermazione tua? o del padovano scoppiato?

    Saluti,
    Rodolfo

  12. punks not dead - commento N.12 :

    Chi è lo scoppiato padovano?

    dai che hai capito.
    l’affermazione è sua, derivata dal contenuto dell’articolo, io l’ho sintetizzata.

  13. rodolfo - commento N.13 :

    No. sinceramente non so chi è.
    Siccome vorrei leggere l’originale, se mi dai delle indicazioni precise, non posso che ringraziarti.

    Rodolfo

  14. punks not dead - commento N.14 :

    Padoa-Schioppa

  15. rodolfo - commento N.15 :

    ah, padovano scoppiato!
    :-D

    Rodolfo

  16. punks not dead - commento N.16 :

    buongiooorno!
    :-)

  17. rodolfo - commento N.17 :

    Bene, sto al gioco.
    Ho questa impressione, punks,
    che dell’ambiente in sè non te ne freghi proprio nulla. L’uomo è, biblicamente, il sovrano dell’eden, e qualsiasi cosa faccia, va bene.
    Purtroppo, non è così, lo si è capito dopo la seconda rivoluzione industriale.
    Citarti l’infinità di inquinamenti, nubi tossiche, figli malnati per cause chimiche, centrali nucleari che hanno seminato orrori, esperimenti nucleari che hanno prodotto mostruosità, centinaia di migliaia di specie animali e vegetali annientate ad opera dell’uomo, credo non abbia senso.
    Tu neghi perfino l’effetto serra mentre i paesi più industrializzati hanno capito che se non si abbassa il tasso di CO2 la Terra è fregata.
    Obama, il G8, protocolli e forum da quarantanni ad oggi=pupù?
    Tutto in cento anni (100) o poco più.
    Padoa-Schioppa parla di sviluppo zero per chi ha tante scarpe e di sviluppo per chi non ne ha neanche una.
    O i cinesi, gli indiani e i brasiliani non devono raggiungere gli standard che abbiamo raggiunto noi?
    Tu,forse, hai il terrore di perdere i privilegi che ci sono concessi dal nostro (tramontante) predominio tecnologico-politico, ed il profitto ad essi legato.
    E privilegio vuol dire privo di legge, di regola, di norma.
    E’ un’ossessione radicatissima in occidente: l’angoscia esistenziale occidentale (comprovata dall’immane uso di psicofarmaci) si fonda proprio sulla prospettiva di perdere gli status, di perdere la possibilità di consumare: il terrore del non poter accedere all’ultimo modello di qualsiasi COSA.

    CONSUMO,DUNQUE SONO

    questo è il paradossale esito del triste, melanconico razionalismo scientista (con l’economia che ne consegue) sul quale tu, come milioni di occidentali, fondi le tue sicurezze.
    Dire che il sistema terra non è infinito ti produce panico, punks.
    Se le riflessioni di un paio di economisti innocui (che “pericolo” vuoi che rapprentino Padoa-Schioppa e Latouche? ) sono pupù…beh, mi sembra che il tuo grado di angoscia sia già a livelli di guardia.
    E’ quello che ti porta ad interventi così scomposti, duri, sprezzanti?

    C’è un altro mondo possibile, utopico, che si può riassumere in queste parole di Ivan Illich

    « Ognuno di noi si definisce nel rapporto con gli altri e con l’ambiente e per la struttura di fondo degli strumenti che utilizza. Questi strumenti si possono ordinare in una serie continua avente a un estremo lo strumento dominante e all’estremo opposto lo strumento conviviale: il passaggio dalla produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono. [...] Il rapporto industriale è riflesso condizionato, risposta stereotipa dell’individuo ai messaggi emessi da un altro utente, che egli non conoscerà mai, o da un ambiente artificiale, che mai comprenderà; il rapporto conviviale, sempre nuovo, è opera di persone che partecipano alla creazione della vita sociale. »

    Qui non si tratta di credere, ma di scegliere che mondo lasciare ai nostri figli e nipoti. Magari discutendo, con argomenti un po’ più ragionevoli della semplice pupù.

    Saluti
    Rodolfo

    P.S. Naturalmente non credo affatto che tu, quando scrivi, sia del tutto serio. C’è un elemento di provocazione che non guasta… ;-)

  18. punks not dead - commento N.18 :

    @Ho questa impressione, punks,
    che dell’ambiente in sè non te ne freghi proprio nulla.

    ho detto più volte il contrario, se non ci credi pazienza, ma non è simpatico mettere in discussione la buona fede dell’interlocutore.

    @Tu neghi perfino l’effetto serra mentre i paesi più industrializzati hanno capito che se non si abbassa il tasso di CO2 la Terra è fregata.

    ti propongo un articolo che riassume abbastanza bene il più recente stato dell’arte delle conoscenze sulla questione.

    E’ il parere di Richard Lindzen, “professore di scienze atmosferiche al MIT, autore di una interminabile serie di pubblicazioni, nonchè leading author dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo internazionale che si occupa di cambiamenti climatici).”

    “I cambiamenti in termini di temperatura cui abbiamo assistito sono dell’ordine di pochi decimi di grado, ovvero di un’ampiezza largamente inferiore ad una variabilità di lungo periodo ampiamente documentata e sono del tutto ascrivibili all’intrinseca variabilità di un sistema che non è mai in equilibrio. La teoria dell’AGW, oltre a non essere assolutamente necessaria perchè tali cambiamenti si verifichino, richiederebbe un comportamento delle temperature della media troposfera tropicale che non si riscontra nelle osservazioni, rivelando un’ampia sovrastima della sensibilità climatica, ovvero della reale potenzialità dell’accrescimento della concentrazione dei gas serra di far aumentare le tempeature medie globali. Tale sovrastima, per lo più dovuta ad una incompleta o imprecisa descrizione dei fattori di amplificazione del riscaldamento, è comune a tutti i modelli di simulazione il cui accordo, più che essere garanzia di esattezza delle interpretazioni, può semplicemente voler dire che sono tutti in errore.

    In effetti, secondo quanto sostenuto dall’IPCC, gli attuali livelli di concentrazione dei gas serra di origine antropica, dovrebbero aver prodotto già un riscaldamento maggiore di quanto misurato in superficie. Inevitabilmente Lindzen prende atto che parlare di ripresa del riscaldamento significa ammettere che questo si sia arrestato, per di più per cause tutt’altro che chiare.

    Ma c’è spazio anche per valutare l’eventualità che il fattore antropico sia in effetti preponderante. Se così fosse, il solo aumento della temperatura media globale non necessariamente dovrebbe essere causa di disastri climatici, dato che questi avvengono a scala regionale e sono generati da molti fattori concomitanti ascrivibili al comportamento di tutti i paramentri che definiscono l’atmosfera, non certo esclusivamente al fattore termico dello strato superficiale.

    Non c’è dunque ragione di suscitare allarme, a meno che questo non avvenga per ragioni diverse dalla reale possibilità che si verifichino tali disastri. Il problema, secondo Lindzen, risiede nelle agende che si sono sviluppate nel tempo attorno a questa problematica. L’interesse del movimento ambientalista e di una certa burocrazia di acquisire maggior potere, la possibilità per il mondo politico di imporre nuove tassazioni con relativa facilità perchè c’è di mezzo la “salvezza” del pianeta, la competitività tra nazioni e, non ultimo, il fattore economico. Molte, se non tutte le realtà finaziarie più potenti del pianeta sono o sono state massicciamente coinvolte nell’affare. Tra queste anche quelle che sono state protagoniste dei crack più esplosivi in tempi recenti.

    Naturale quindi che in presenza di una fase di stasi di un trend di riscaldamento che potrebbe essersi interrotto definitivamente, si ravvisi l’urgenza di agire almeno da parte di quanti hanno degli interessi come quelli appena descritti, prima che l’evidenza dei fatti dimostri che le cose stanno diversamente. Non tutti la pensano così tuttavia, almeno secondo Lindzen, che conclude che gettar via importanti risorse per arrestare simbolicamente il cambiamento di ciò che è comunque soggetto a variabilità non è decisamente prudente, e tantomeno è intelligente pensare che le condizioni climatiche che abbiamo avuto a metà del XX° secolo rappresentassero un momento di perfezione.”

    http://www.climatemonitor.it/?p=3414

  19. rodolfo - commento N.19 :

    Dall’Osservatore Romano…
    Rodolfo

    Conferenza internazionale a Ginevra

    Confronto sul clima per tutelare l’ambiente

    Ginevra, 31. La questione climatica riveste un aspetto decisivo nell’azione internazionale nella più generale materia della tutela dell’ambiente. Creare una piattaforma globale per il servizio climatico favorirebbe l’accesso alle informazioni scientifiche soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, quelli cioè che subiscono le maggiori devastazioni collegate ai cambiamenti climatici.
    Proprio questo è lo scopo della terza Conferenza sul clima che si apre oggi a Ginevra per iniziativa dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). La Wmo vuole stabilire a livello internazionale un quadro comune per lo sviluppo di informazioni basate sulle previsioni scientifiche, in relazione alla gestione dei rischi e all’adattamento ai cambiamenti climatici nel mondo. Nella presentazione dei lavori della conferenza, la Wmo spiega che il pianeta è servito da un unico sistema climatico che ridistribuisce caldo, energia e altri fattori dell’atmosfera e degli oceani e che per questo la cooperazione a livello globale è indispensabile. Negli anni, la Wmo ha acquisito capacità e ha raccolto una enorme quantità di dati. Questi possono costituire una risorsa per sviluppare servizi e prodotti, come previsioni accurate e mappe, oppure potenziali rischi ed opportunità per energie rinnovabili, gestione urbana e scoppio di malattie.
    All’attenzione del summit di Ginevra, che vedrà riuniti fino al 4 settembre circa mille partecipanti fra esponenti governativi e istituzionali, scienziati e rappresentanti di imprese, sono i più recenti modelli di previsione, utili per l’adattamento alle variazioni del clima in diversi settori come agricoltura e sicurezza alimentare, energia, acqua, salute, infrastrutture, turismo, natura, commercio e trasporti, che nel loro insieme contribuiscono ad uno sviluppo socioeconomico sostenibile.
    Quello aperto oggi a Ginevra è uno dei più importanti tra i confronti internazionali sulle principali emergenze ambientali, anche in vista della Conferenza mondiale di Copenaghen, che in novembre dovrà ridefinire il protocollo di Kyoto. I dati degli ultimi anni, mostrano un peggioramento generalizzato della situazione, con un’alternanza di inondazioni e siccità particolarmente grave nel sud del mondo. Ma anche Paesi avanzati, come gli Stati Uniti, sono in maggiore difficoltà rispetto al passato nel fronteggiare le emergenze. Se ne sta avendo una dimostrazione in queste ore in California, dove incendi che divampano da oltre tre giorni hanno già provocato vittime – due vigili del fuoco morti e tre gravemente ustionati – e danni materiali ingenti.
    Le fiamme – alimentate da un forte vento che non smette di soffiare – hanno già distrutto 8.000 ettari di vegetazione e lambiscono zone abitate in una zona settentrionale della contea di Los Angeles. Le case distrutte sono finora relativamente poche, quasi tutte nel Tuyunga Canyon, ma circa 4.000 abitazioni sono state fatte sgomberare e altre 12.000 hanno ricevuto un avviso per un eventuale sgombero immediato. I vigili del fuoco, impegnati con duemila uomini coadiuvati da aerei ed elicotteri antincendio, nella tarda serata di ieri erano riusciti a mettere sotto controllo solo il 5 per cento del fronte delle fiamme, che si sono sviluppate a nord di cinque città, comprese Los Angeles e di Pasadena. Il fronte dell’incendio è amplissimo, di circa quaranta chilometri e sono già andati bruciati 35.000 acri di territorio. Il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha dichiarato lo stato d’emergenza per la contea e ha invitato la popolazione a lasciare le zone più esposte.

  20. MB2 - commento N.20 :

    Caro Rodolfo,

    ma perche’ insisti?
    Lo facevo anch’io, ma alla fine ho deciso che e’ proprio come dici tu… Gli “sviluppisti” e io (noi?) viviamo proprio in due mondi diversi.

    Non e’ abbastanza chiaro? Ma certo che a personaggi cosi’ non interessa nulla dell’ambiente di per se’. Se pure accondiscendono alla necessita’ di qualche compromesso nel nome dell’ecologia, e’ per un tornaconto che lo fanno. Non scorgono alcun valori esogeni rispetto ai dogmi del “secolo breve”. Prova a chiedere loro se traggano alcuna gioia dal campo fiorito dietro casa, ultimo scampolo delle lottizzazioni che propugnano.

    Si entusiasmano per i loro giochetti da architetto infante, tralasciando qualsiasi disegno piu’ generale e arrabbiandosi furenti se qualcuno tenta di frenare tendenze dalle conseguenze evidentemente disastrose, al solo guardarle in una prospettiva un po’ piu’ storica e un po’ meno localistica.

    Fremono per PIL ed simili, ma se inchiodati sui particolari che esso nasconde vanno in crisi, non sanno rispondere.

    Esultano per la costruzione del Passante, ma non si chiedono come possa un litro di latte bavarese costare meno di quello prodotto a San Dona’ (“Eh, grazie al Mercato”, ti rispondono).

    Possono gioire tutt’al piu’ della poetica marinettiana ma senza possederne almeno la novita’.

    Non sanno molto di scienza (e se ne sanno, si tappano volentieri gli occhi), abbracciano volentieri le teorie di qualche climatologo controcorrente, dimenticandosi di cercarlo nel libro paga delle aziende petrolifere.

    Infine, usano spesso un tono cinico e sprezzante, un po’ simile a quello che per gioco ho voluto tenere in questo messaggio.

    Saluti,
    Matteo

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