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Incredibile Vanilla

mar, ago 18, 2009

Commercio, La città, Pensieri e Storie

Francamente andare a rivedermi i quattro pezzi che hanno portato alla ribalta quest’estate il Vanilla non mi attira per niente.

Per sommi capi riassumo quello che sapete già.

Il Vanilla nega l’ingresso ad un ragazzo albanese che si sente discriminato. Il gestore dice la sua e ricorda  che qualcuno crea problema, tra i clienti. Dato ovvio.

Ma il giorno dopo la polizia perquisisce gli armadietti dei buttafuori e trova manganelli telescopici, spray urticanti e altre delicatessen del genere. Risultato: locale chiuso per tre giorni. Il gestore? Non sapeva.

Il gestore che fa? Licenzia i buttafuori, almeno mi pare. Era all’oscuro di tutto. Però nel primo episodio aveva parlato di disordini all’interno del Vanilla. Il gestore dice che la riapertura del locale per il prossimo anno non è sicura.

Ieri,  Dalla Nuova Venezia, l’ultimo atto a firma Giovanni Cagnassi
«Tu non entri perché sei un marocchino» 
 
Jesolo. Denunciato un caso di razzismo all’ingresso del Vanilla Club 
 
 JESOLO. «Non puoi entrare, sei marocchino». Ancora un caso di razzismo denunciato alle porte del Vanilla Club, locale notturno di via Buonarroti, dove l’altra notte un diciannovenne, residente a Milano, non è potuto entrare a causa della sua etnia. Dura la replica di Luciano Pareschi, proprietario del locale: «E’ impossibile, si vuole screditare il Vanilla e sono pronto a chiudere tutto e non riaprire il prossimo anno». Il marocchino ha chiamato i carabinieri e ora si riserva di denunciare il locale. Nei giorni scorsi Amine Zahir, 19 anni residente a Milano, si trovava con la fidanzata italiana a Caorle. Era andato a trovare il parroco don Claudio, che coordina una comunità di minori a Milano. La stessa comunità in cui è cresciuto Amine che poi si è rifatto una vita e oggi lavora come operaio. Con tre ragazze e quattro amici si era recato al Vanilla, ma al momento di entrare, visto il suo documento, è stato lasciato fuori. «Ho pure rifatto la fila per chiedere spiegazioni – ha raccontato – i miei amici e le ragazze potevano entrare tranne io perché marocchino. Anche un amico di colore, ma italiano, è entrato. Non lo accetto, per questo ho chiamato i carabinieri». Don Claudio è dispiaciuto. «Sono episodi che non dovrebbero accadere – racconta da Caorle dove è in vacanza con i ragazzi della comunità – Sono felice che Amine abbia scelto la via della giustizia per far valere i suoi diritti e non abbia reagito con rabbia o peggio violenza». Ma Luciano Pareschi non ci sta, dopo numerosi controlli e denunce, culminate con la chiusura del locale perché i buttafuori avevano armi illegali. «Il ragazzo è rimasto fuori per altri motivi – dice – qui non c’è razzismo».
 (Giovanni Cagnassi)

Che dire?

Rodolfo – Jesoloforum

3 Commenti per questo articolo

  1. angelo1 - commento N.1 :

    Per completare:in vacanza a Caorle con la comunità di recupero di Don Claudio c’erano anche questi due gentiluomini

    Dal Gazzettino di Venezia di oggi 20 c.m.

    Caorle
    Rapinano il nuovo “amico” appena conosciuto in discoteca, ma finiscono in manette nel giro di poche ore. La vittima è un diciottenne di Caorle che l’altra sera aveva conosciuto alla discoteca “Don Pablo” C.C., 19 anni, rumeno, e un diciassettenne del Marocco, entrambi con una lunga sfilza di precedenti penali, tanto che stavano per concludere il loro soggiorno a Caorle proprio con una comunità di recupero. Dopo aver bevuto una birra in compagnia, il duetto di stranieri s’è offerto di accompagnare a casa il diciottenne. In realtà s’è verificato un vero agguato ai danni del povero ragazzo. Di lì a poco, giunto in corso Chiggiato, il veneziano si è ritrovato con uno dei due che alle spalle lo ha aggredito, stringendogli il collo con un braccio fino a farlo svenire. Al suo risveglio il ragazzo di Caorle s’è ritrovato rapinato di due cellulari e del portafoglio con i soldi.
    Non ha potuto far altro che chiedere aiuto ai carabinieri, recandosi di corsa in caserma. Immediato l’intervento dei militari diretti dal maresciallo Francesco Lambiase. In dieci minuti una pattuglia dei carabinieri ha ritrovato uno dei due che ha tentato la fuga, salvo essere fermato dopo un breve inseguimento. Gli investigatori hanno scoperto il suo alloggio in un villaggio turistico, dove poco dopo è stato trovato anche il complice.
    Dalla perquisizione, i carabinieri hanno scoperto uno dei cellulari, nascosto in una valigia, e nella stessa, ma nascosto nel taschino di un costume da bagno assieme agli altri indumenti, anche i soldi appena rapinati. Incalzati dalle domande dei militari dell’Arma, i due hanno confessato, portando gli investigatori in una via vicina alla caserma dove, sotto una siepe, era nascosto l’altro cellulare. Entrambi sono finiti nelle rispettive carceri di Venezia e Treviso.

    Che dìre?

  2. jesoloforum - commento N.2 :

    Caro Angelo, hai letto l’articolo di Luigi Sclebin sui diritti d’autore in Internet?
    Ti preghiamo di dire la tua, non solo di copiare incollare. Se fai il copia incolla ricorda
    1-citare la fonte:
    2-estrapolare la parte interessata;
    3-mandare lil ritaglio il giorno dopo.

    Cerchiamo di riscoprire l’arte del riassunto :-)

    Jesoloforum

  3. merkurmarkus - commento N.3 :

    L’articolo mandato da angelo cosa c’entra col Vanilla?
    Anzi, Angelo, cosa c’entra l’articolo che hai mandato col Vanilla?

    Merkurmarkus

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