… la Costa Smeralda non ride.
lun, lug 6, 2009
PORTO CERVO — «Baracche, tendoni, spiagge sporche diventate bazar di mercanti abusivi, parcheggio selvaggio che distrugge la natura, ecomostri… ». Un tratto di litorale abbandonato in un’anonima periferia urbana? No, è la Costa Smeralda, paradiso (perduto, pare) delle vacanze vip. E a descriverla così sono 400 proprietari di ville e appartamenti.
Decadenza, declino, degrado. «Una volta le spiagge erano bianchissime e pulite, ogni mattina all’alba squadre di operai rastrellavano gli arenili — spiega Satta — ora c’è molta sporcizia e c’è un’invasione di file d’ombrelloni da affittare, chioschi e punti ristoro. La Regione Sarda ha dato troppe concessioni. In altri tempi il Consorzio Costa Smeralda l’avrebbe impedito…».
STRADE DISSEMINATE DI CARTELLONI PUBBLICITARI, «Porto Cervo sembra Las Vegas — riassume Satta — è la progressiva distruzione di una cosa speciale costruita con passione e competenza in oltre 40 anni». Nella lettera c’è anche scritto: «Gli ecomostri abbondano sfacciatamente ». Afferma Satta: «Quando in barca si entrava a Porto Cervo c’era la vista spettacolare di una collina con picchi di granito. Ora lì s’innalza una costruzione di 18 mila metri cubi».
«Un tempo il comitato d’architettura del Consorzio vigilava su tutto; senza permesso non era possibile piantare un albero, fare una recinzione e neanche collocare un lampione».
Punks not dead






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