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	<title>Commenti a: Ero straniero e mi avete accolto (Mt 25,35)</title>
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	<description>La città che parla</description>
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		<title>Di: FIERA</title>
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		<dc:creator>FIERA</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 17:40:39 +0000</pubDate>
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		<description>Lo so, sono ignorante: di Kierkegaard non avevo mai neppure sentito parlare.- Dopo la segnalazione di Rodolfo ne ho letto qualche profilo ed ho capito il suo apporto: il filosofo riconosce nell’uomo singolo l’esistenza e l’essenza; cioè proprio le due condizioni sulle quali dovrebbe poggiare qualsiasi nostra considerazione e valutazione sull’argomento che io proponevo e che continuo ad auspicare resti oggetto di pacate considerazioni: la recente approvazione del DDL sulla “sicurezza”.
Ovvero, i punti più salienti: a) Introduzione del reato di immigrazione clandestina; b) Tassa di 200 euro per avere la cittadinanza; c) Prolungamento a 6 mesi della durata di permanenza nei centri di identificazione; d) Introduzione delle ronde.
Sotto l’aspetto emotivo è indubbio che, nel suo insieme, le norme paiono idonee.
Se, però, proviamo a considerarle con un minimo di introspezione forse ci appaiono non adeguate o, quantomeno, non oneste.
Nessuno mette in dubbio che in mezzo a centinaia di disperati si intrufoli anche qualche lestofante, ma siamo proprio sicuri che altri non arrivino, anche ben vestiti, attraverso i nostri aeroporti?  E’ sufficiente che abbiano un passaporto in regola?
Respingiamo due o tre barconi in mezzo al Mediterraneo ma, contemporaneamente, i media ci informano che gli ingressi irregolari sono migliaia attraverso i nostri confini via terra. 
Tanti sostengono che gli immigrati, regolari e non, usurpano posti di lavoro agli italiani però tutti sono a conoscenza di quanto, moltissimi fra loro, sono oggetto di sfruttamento e di ingiustizie.
Non sono, forse, queste, moderne forme di schiavismo? Certo, nel ‘500 il Portogallo iniziò ad estirpare con forza i negri d’Africa per utilizzarli nel nuovo mondo, ora altri negrieri, promettendo un qualche futuro, estorcono dei miserabili per effettuare dei trasbordi assolutamente privi di qualsiasi certezza.
Altri hanno la soluzione bell’e pronta: bisogna aiutarli nei loro Paesi, solo così rimangono lontani da noi.-  E’ una delle risposte più condivisa.- Peccato però che l’Italia, come tutti gli altri Paesi ricchi, sia gravemente inadempiente: ci eravamo impegnati di versare un miliardo di dollari all’Africa, finora abbiamo contribuito con 30 milioni.
Nessuno mette in discussione il fatto che il problema sia grave ed abbisogni di soluzioni, però le stesse devono essere contemperate.
Al riguardo, un grande aiuto può venirci dalla recente enciclica “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI.
Giorgio Ruffolo, analizzandola, scrive: “Tutto ciò richiederebbe un “governo della globalizzazione” che si basi sulla sussidiarietà, e cioè sull’autonomia dei corpi intermedi tra i quali ripartire le responsabilità della produzione e della distribuzione delle risorse.” ….. “Una forma che si avvicini il più possibile all’autogestione sociale, cooperativa e democratica.”


Cordialità  FIERA</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, sono ignorante: di Kierkegaard non avevo mai neppure sentito parlare.- Dopo la segnalazione di Rodolfo ne ho letto qualche profilo ed ho capito il suo apporto: il filosofo riconosce nell’uomo singolo l’esistenza e l’essenza; cioè proprio le due condizioni sulle quali dovrebbe poggiare qualsiasi nostra considerazione e valutazione sull’argomento che io proponevo e che continuo ad auspicare resti oggetto di pacate considerazioni: la recente approvazione del DDL sulla “sicurezza”.<br />
Ovvero, i punti più salienti: a) Introduzione del reato di immigrazione clandestina; b) Tassa di 200 euro per avere la cittadinanza; c) Prolungamento a 6 mesi della durata di permanenza nei centri di identificazione; d) Introduzione delle ronde.<br />
Sotto l’aspetto emotivo è indubbio che, nel suo insieme, le norme paiono idonee.<br />
Se, però, proviamo a considerarle con un minimo di introspezione forse ci appaiono non adeguate o, quantomeno, non oneste.<br />
Nessuno mette in dubbio che in mezzo a centinaia di disperati si intrufoli anche qualche lestofante, ma siamo proprio sicuri che altri non arrivino, anche ben vestiti, attraverso i nostri aeroporti?  E’ sufficiente che abbiano un passaporto in regola?<br />
Respingiamo due o tre barconi in mezzo al Mediterraneo ma, contemporaneamente, i media ci informano che gli ingressi irregolari sono migliaia attraverso i nostri confini via terra.<br />
Tanti sostengono che gli immigrati, regolari e non, usurpano posti di lavoro agli italiani però tutti sono a conoscenza di quanto, moltissimi fra loro, sono oggetto di sfruttamento e di ingiustizie.<br />
Non sono, forse, queste, moderne forme di schiavismo? Certo, nel ‘500 il Portogallo iniziò ad estirpare con forza i negri d’Africa per utilizzarli nel nuovo mondo, ora altri negrieri, promettendo un qualche futuro, estorcono dei miserabili per effettuare dei trasbordi assolutamente privi di qualsiasi certezza.<br />
Altri hanno la soluzione bell’e pronta: bisogna aiutarli nei loro Paesi, solo così rimangono lontani da noi.-  E’ una delle risposte più condivisa.- Peccato però che l’Italia, come tutti gli altri Paesi ricchi, sia gravemente inadempiente: ci eravamo impegnati di versare un miliardo di dollari all’Africa, finora abbiamo contribuito con 30 milioni.<br />
Nessuno mette in discussione il fatto che il problema sia grave ed abbisogni di soluzioni, però le stesse devono essere contemperate.<br />
Al riguardo, un grande aiuto può venirci dalla recente enciclica “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI.<br />
Giorgio Ruffolo, analizzandola, scrive: “Tutto ciò richiederebbe un “governo della globalizzazione” che si basi sulla sussidiarietà, e cioè sull’autonomia dei corpi intermedi tra i quali ripartire le responsabilità della produzione e della distribuzione delle risorse.” ….. “Una forma che si avvicini il più possibile all’autogestione sociale, cooperativa e democratica.”</p>
<p>Cordialità  FIERA</p>
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		<title>Di: angelo1</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2009/07/ero-straniero-e-mi-avete-accolto-mt-2535/comment-page-1/#comment-20533</link>
		<dc:creator>angelo1</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 18:19:46 +0000</pubDate>
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		<description>Come al solito predicano bene ma gli atti non sono conseguenti.
Vi invito a leggere
Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi – Chiarelettere € 15,00
E’ appena uscito in libreria ‘Vaticano Spa’ del giornalista, inviato di Panorama, Gianluigi Nuzzi. Il libro, pubblicato da Chiarelettere, denuncia gli affari oscuri o poco chiari della Santa Sede.

Il saggio firmato da Nuzzi nasce dal ritrovamento dell’archivio segreto di monsignor Renato Dardozzi che, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano, con Agostino Casaroli e Angelo Sodano ha seguito per vent’anni tutte le operazioni più delicate dello Ior.

L’autore, con dovizia di particolari, presenta più di quattromila documenti inediti, con nomi e numeri, a dimostrazione dell’esistenza di una rete clandestina di conti correnti, speculazioni, arricchimenti personali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito predicano bene ma gli atti non sono conseguenti.<br />
Vi invito a leggere<br />
Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi – Chiarelettere € 15,00<br />
E’ appena uscito in libreria ‘Vaticano Spa’ del giornalista, inviato di Panorama, Gianluigi Nuzzi. Il libro, pubblicato da Chiarelettere, denuncia gli affari oscuri o poco chiari della Santa Sede.</p>
<p>Il saggio firmato da Nuzzi nasce dal ritrovamento dell’archivio segreto di monsignor Renato Dardozzi che, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano, con Agostino Casaroli e Angelo Sodano ha seguito per vent’anni tutte le operazioni più delicate dello Ior.</p>
<p>L’autore, con dovizia di particolari, presenta più di quattromila documenti inediti, con nomi e numeri, a dimostrazione dell’esistenza di una rete clandestina di conti correnti, speculazioni, arricchimenti personali.</p>
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	<item>
		<title>Di: rodolfo</title>
		<link>http://www.jesoloforum.com/2009/07/ero-straniero-e-mi-avete-accolto-mt-2535/comment-page-1/#comment-20505</link>
		<dc:creator>rodolfo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 17:10:46 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;em&gt;Riporto una celebre pagina di Kierkegaard sul rapporto tra fede e ragione.
Rodolfo&lt;/em&gt;

Kierkegaard riprende lo schema di san Paolo secondo il quale il cristianesimo non può essere che &lt;strong&gt;scandaloso&lt;/strong&gt; per la ragione

S Kierkegaard, Scuola di cristianesimo 

 Al pari del concetto di “fede” anche quello di “scandalo” è una categoria specificamente cristiana che si riferisce alla fede. La possibilità dello scandalo è una specie di bivio, pone dinanzi a un bivio. Ci si allontana da questa possibilità per andare o allo scandalo o alla fede; ma non si giunge mai alla fede senza passare attraverso la possibilità dello scandalo.

Lo scandalo si riferisce essenzialmente all’unione di Dio e dell’uomo, o all’Uomo-Dio. La speculazione ha naturalmente creduto di poter “concepire” l’Uomo-Dio, e s’intende, perché la speculazione lo spoglia delle determinazioni di temporalità, di contemporaneità, di realtà. Insomma, e non si esagera a dire che ciò significa semplicemente abbandonarsi a delle buffonate e farsi beffe della gente, è triste e terribile vedere che quest’atteggiamento ha ricevuto gli onori di una profonda teoria. No, l’Uomo-Dio è legato anche alla situazione, quella situazione in cui l’individuo &lt;strong&gt;al tuo fianco &lt;/strong&gt;è l’Uomo-Dio. Questi non è l’unità di Dio e dell’uomo, una simile terminologia è una profonda illusione ottica. L’Uomo-Dio è l’unità di Dio e di un individuo particolare. Che il genere umano sia o debba essere imparentato con Dio, è paganesimo antico; ma che un uomo particolare sia Dio, è cristianesimo, e quell’uomo particolare è l’Uomo-Dio. Né in cielo, né in terra, né all’inferno, né nei traviamenti del pensiero piú fantastico si incontra la possibilità di un’associazione cosí folle per la nostra ragione. Lo si riconosce quando si è nella situazione di contemporaneo, e non c’è possibilità di rapporto con l’Uomo-Dio senza mettersi prima in questa situazione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XVIII, pag. 1300</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riporto una celebre pagina di Kierkegaard sul rapporto tra fede e ragione.<br />
Rodolfo</em></p>
<p>Kierkegaard riprende lo schema di san Paolo secondo il quale il cristianesimo non può essere che <strong>scandaloso</strong> per la ragione</p>
<p>S Kierkegaard, Scuola di cristianesimo </p>
<p> Al pari del concetto di “fede” anche quello di “scandalo” è una categoria specificamente cristiana che si riferisce alla fede. La possibilità dello scandalo è una specie di bivio, pone dinanzi a un bivio. Ci si allontana da questa possibilità per andare o allo scandalo o alla fede; ma non si giunge mai alla fede senza passare attraverso la possibilità dello scandalo.</p>
<p>Lo scandalo si riferisce essenzialmente all’unione di Dio e dell’uomo, o all’Uomo-Dio. La speculazione ha naturalmente creduto di poter “concepire” l’Uomo-Dio, e s’intende, perché la speculazione lo spoglia delle determinazioni di temporalità, di contemporaneità, di realtà. Insomma, e non si esagera a dire che ciò significa semplicemente abbandonarsi a delle buffonate e farsi beffe della gente, è triste e terribile vedere che quest’atteggiamento ha ricevuto gli onori di una profonda teoria. No, l’Uomo-Dio è legato anche alla situazione, quella situazione in cui l’individuo <strong>al tuo fianco </strong>è l’Uomo-Dio. Questi non è l’unità di Dio e dell’uomo, una simile terminologia è una profonda illusione ottica. L’Uomo-Dio è l’unità di Dio e di un individuo particolare. Che il genere umano sia o debba essere imparentato con Dio, è paganesimo antico; ma che un uomo particolare sia Dio, è cristianesimo, e quell’uomo particolare è l’Uomo-Dio. Né in cielo, né in terra, né all’inferno, né nei traviamenti del pensiero piú fantastico si incontra la possibilità di un’associazione cosí folle per la nostra ragione. Lo si riconosce quando si è nella situazione di contemporaneo, e non c’è possibilità di rapporto con l’Uomo-Dio senza mettersi prima in questa situazione.<br />
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XVIII, pag. 1300</p>
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