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…e qualcosa rimane

Gio, Lug 2, 2009

riflessioni

 

Ogni tanto, volenti o nolenti, capita di metter mano, per la semplice necessità di fare ordine o per affrontare un trasloco, alla nostra biblioteca personale, piccola o grande che sia. Qualche mese fa è toccato anche a me. Un lavoraccio, un sacco di polvere ma anche un’esperienza illuminante. Dopo aver risistemato libri, cd e videocassette ho constatato, con una consapevolezza maggiore, un fenomeno che ha a che fare con la memoria (e non solo).
I libri (ma vale anche per dischi, cd e video) si possono suddividere in cinque categorie:
1) Quelli che ho comprato e che non ho mai letto (e che probabilmente non leggerò mai, pur permanendo la possibilità teorica di farlo) : molti…troppi.
2) I libri che ho iniziato e che poi ho lasciato perdere (non usando il segnalibro, ma le “orecchie”, l’incompletezza si mostra in tutta la sua evidenza, portatrice di cupi sensi di colpa): molti.
3) I libri che ho letto (le “orecchie” che arrivano fino in fondo testimoniano la conclusione della lettura), ma che non riuscirei, se non vagamente, nemmeno a riassumere: Moltissimi.
4) I libri che ho letto e che ricordo bene: non più di una trentina, a farla grande.
5) I libri che ho riletto, una o più volte, di cui conosco bene la trama, la struttura, il senso (sempre nuovo): pochissimi. Sono i “miei” classici, vale a dire i riferimenti che hanno perso la contingenza nel “mio” tempo.

Un processo di selezione spietato.
Del resto, durante la vita quante persone conosciamo! La maggior parte di queste, Facebook permettendo, si dimenticano; altre si ricordano se alcune circostanze si incrociano e fanno emergere il ricordo di rapporti per lo più superficiali; poi ci sono le persone con le quali abbiamo percorso un sentiero che alla fine s’è interrotto, ma con le quali comunque un pezzo di strada l’abbiamo fatto. Infine ci sono le persone della “nostra” vita, quelle che hanno lasciato, e lasciano anche nel presente, un segno indelebile. Amicizie, amori, avventure, giochi, disgrazie, esperienze importanti. Queste persone sono i libri riletti, i dischi che hanno fatto da sfondo ai momenti più importanti, i film che citiamo come parametri dei nostri sogni, incubi, sensazioni, previsioni ed emozioni.
Per dirla con De Gregori, …qualcosa rimane.
Il punto importante è nella domanda:  perchè rimangono? E perchè, alla fine, che siano storie, musiche o persone, sono così poche? Forse perché in esse abbiamo trovato un’eco profonda che ha toccato la parte più peculiare della nostra sensibilità e del nostro carattere?
Fernand Braudel, grande storico francese, uno dei principali esponenti della scuola delle Annales, ha scritto che gli eventi sono paragonabili ad un fiume. In superfice la velocità dell’acqua è notevolmente superiore a quella che troviamo negli strati più profondi, dove le cose accadono molto più lentamente.
E’ forse per questo, per il fatto che certe persone, storie e musiche, nonché immagini e ricordi permangono? Perché stanno sotto il turbinio incontrollabile delle novità, della superficie? Perché contengono segni di universalità ai quali demandiamo sentimenti, idee, previsioni e ci fanno sentire di appartenere ad uno scenario molto più ampio di quello che circonda la nostra singolarità?
Non so. Certo è che se siete arrivati a leggere fino a questo punto, forse vi saranno già venute in mente le pagine che non perderete mai, che vi sorprenderanno ad ogni nuova lettura, le musiche, alcune piacevoli da risentire altre evitate come la peste ma forse proprio per questo maggiormente ricordate, i film che riguardate per l’ennesima volta perché…il perché lo sa ognuno di noi.
Lasciando perdere le persone, con le quali si sommano troppi aspetti significativi, non so davvero spiegarmi perché ho letto tante volte volte Il richiamo della foresta (London), o il Deserto dei Tartari (Buzzati), o Il processo (Kafka), o 1984 (Orwell), Cecità (Saramago) o perché, dovunque sia o vada, mi porto dietro i Canti di Leopardi. Non so perché, avendo visto, che so, forse 1000 film, mi riguardo regolarmente 2001 odissea nello spazio, Blade Runner, qualsiasi cosa con Peter Sellers e tutto Eastwood, in modo quasi religioso, che faccia il pistolero, l’ispettore o il regista e Il Gladiatore, che quando muore mi commuove.

Se la cosa vi interessa  ed è sufficiente per fare due chiacchiere estive, accomodatevi e raccontate il vostro “indelebile”.

Rodolfo

2 Commenti per questo articolo

  1. john - commento N.1 :

    Già, anch’io, ogni tanto, provo a rimettere le mani fra le tonnellate di polvere che ricoprono i raccoglitori di cd, dvd, e le centinaia di libri. E ogni volta, salta fuori quello che definisco l’”indelebile”.
    E’ vero, è quel libro che ogni volta che lo rivedo, mi fa venire la voglia di rileggerlo, e che, dopo aver pensato: “Ma dai, lo hai già riletto 7 volte”………..lo sfilo dal ripiano, gli dò due colpi (per spolverarlo)…………..mi prendo una birra, spengo la tv, mi accendo una sigaretta, mi siedo in poltrona…..e lo rileggo come fosse la prima volta.
    Ed ogni volta mi fa scoprire sfumature nuove.

    “L’ombra dello scorpione” di Stephen King.

    Tra l’altro, caso strano, ne hanno fatto una versione cinematografica che non ne ha stravolto il senso.

    john

  2. Indomabile - commento N.2 :

    Leggendo l’articolo mi sono venute in mente alcune persone con le quali ho condiviso anni o mesi della mia vita, esperienze più o meno forti, importanti tanto o poco, delle quali non so più nulla nè mai saprò (facebook permettendo!)… E quante ce ne saranno ancora!!
    Stavo poi guardando la mia scarna biblioteca ed effettivamente gli unici libri che leggo e rileggo (per quel poco che negli ultimi anni leggo, ahimè…) sono i sei romanzi di Jane Austen (scrittrice inglese di fine ‘700) zeppi di madri ciarliere e arruffone, ufficiali dalle affascinanti uniformi, signorine assennate e ragazzette sventate, zie apprensive, timide ereditiere, reverendi pedanti e ossequiosi, padri di poco cervello, giovanotti innamorati e compitissimi, che si intersecano a vicenda in visite di casa in casa, cene, riunioni familiari e una marea di balli!
    Il mio preferito rimane “Orgoglio e pregiudizio” e la versione cinematografica mi ha strappato fiumi di lacrime e sogni ad occhi aperti.
    E’ evidente per me che in queste storie avrei voluto essere la protagonista; rispecchiano il mio ideale di vita in un altro tempo, in altri luoghi…

    Indo (bravissima a togliere la polvere… ;)

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