Rebellin e la storia di sempre
sab, mag 2, 2009
Da quel che ne so, Rebellin non potrà partecipare al giro d’Italia. Positivo al Cera, l’Epo di terza generazione, agli ultimi giochi olimpici, dove Rebellin aveva conquistato il secondo gradino.
Non è più uno scandalo, nè la notizia desta più di tanto clamore. Rientra ormai nella normalità.
E’ una storia vecchia quella che vede protagonisti il ciclismo ed il doping.
Il ciclismo è uno sport terribile.
Chiunque l’abbia praticato ad un certo livello sa che si ha a che fare con una bestia, che ha, oltre alla fatica, smisurata, anche i suoi incubi: le salite e i loro orribili volti, fatti di tornanti , i loro nomi austeri, che si pronunciano con rispetto, come si trattasse di forze che ti possono svelare crudelmente i tuoi limiti: Stelvio, Giau, Fedaia, Mortirolo fino al grande mostro, lo Zolcolan dal versante ovest, porta dell’assoluto ciclistico.
Chi ha scalato, anche a livello amatoriale, qualcuna di queste vie crucis, sa.
Sa quanto sia profonda la consapevolezza del limite fisico, e sa che ad un certo punto ai muscoli occorre aggiungere un qualcosa in più: la volontà, l’impuntatura assurda di non mollare, anche se il cuore va a duecento al minuto, la vista si appanna, e nel pensiero provi una rabbia cieca, disperata, ma insieme un’euforia particolare, provocata dalla visione della vetta. Si arriva in alto solo per un atto di volontà, nel ciclismo. E quando si arriva dove ogni salita diventa semplicemente discesa, si libera una gioia difficile da contenere, che deforma il volto come alla fine di una guerra vinta.
Se il ciclismo fosse solo questo, sarebbe qualcosa di simile ad una disciplina filosofica, o ad una pratica come lo Yoga, o ad una particolarissima forma di meditazione. Si avvicinerebbe, probabilmente, all’alpinismo.
Ma il ciclismo è anche uno sport, è soprattutto una gara.
Competizione. Non basta raggiungere il traguardo, ma raggiungere il traguardo per primi.
La ricerca della supremazia nel ciclismo è fatale e funesta.
…se io devo mettere alla prova me stesso, sto nei miei limiti e adeguo la velocità, il ritmo ecc. al raggiungimento del traguardo; ma se debbo confrontarmi con uno, due, cento avversari, i miei limiti si devono ricalibrare sui limiti degli altri…
…e se poi sono un professionista, devo vincere contro i limiti degli altri, altrimenti il cash non arriva e resto, al massimo, un oscuro gregario…
…l’Epo (eritropoietina) è una sostanza che si usa (anche) in dialisi, per aumentare il numero dei globuli rossi, quelli che portano ossigeno ai muscoli. Di conseguenza aumenta la resistenza alla fatica, innalza i limiti di questa e…si vola, anche in salita.
Questo è il ciclismo agonistico, e le sue leggi vanno ben oltre la sfera professionistica. Non importa se il sangue diventa denso come la marmellata, non importa che poi un ciclista di notte debba assumere dosi impressionanti di anticoaugulante (acido acetilsalicilico, per esempio) e debba alle volte persino farsi un paio d’ore di cyclette.
Per restare solo in Italia: Pantani, Frigo, il reo-confesso Basso … ora pure Rebellin.
Oramai, purtroppo, la cosa non impressiona più di tanto.
Diceva Pierre de Coubertin, citando il vescovo anglicano Ethelbert Talbot : « L’importante è partecipare » Spiacente, Barone, Lei si sbaglia.
Oggi “L’importante è sì partecipare…ma solo ed esclusivamente alla premiazione…”
Il resto non importa nulla a nessuno.
Così a guardar negli occhi la fatica di un ciclista vincente non si sente più una profonda commozione, ma un dubbio sinistro.
Rodolfo







maggio 3rd, 2009 at 10:37
Ciao Rodolfo, percepisco dal ricordo delle nostre uscite in bici quanto tu ami il ciclismo ma non condivido l’accusa nei confronti di chi questo sport lo vive come un LAVORO, perchè tale è.
Come sai ho avuto l’onore di far parte del “giro azzurro” del ciclismo ed ho smesso perchè non ho resistito alla frustrazione di essere sorpassato da colleghi coetanei che fino a 6 mesi prima non riuscivo nemmeno a vederli al traguardo perchè arrivavano dopo, “molto dopo”.
Davide Rebellin è veramente forte. Quando corravamo insieme vinceva con una facilità assurda e i 3 titoli MONDIALI che vinse da Juniores (a 18 e 19 anni) sono la testimonianza, scritta.
Nel ciclismo c’è il periodo “non professionistico” (passione, tanta-tanta passione) che ti accompagna fino ai 18 anni passando per le varie categorie (Giovanissimi-Esordienti-Allievi-Juniores) per le sagre del Veneto fino ad arrivare ai piedi dell’Olimpo: Dilettanti e, poi, solo per gli eletti, il Porfessionismo.
Da quando passi Dilettante (a 19 anni, solitamente nell’anno della maturità/primo anno di università…) sei, di fatto, un professionista.
Correre in bici e’ il tuo lavoro, CORRI TUTTI I GIORNI e quasi non c’è distinzione tra estate ed inverno, pioggia-sole, nebbia-sereno: bici, solo bici e tanta bici (mediamente percorri c.a. 30.000 KM da gennaio a dicembre…) percepisci uno stipendio e, come tutti i lavori, devi dare sempre il tuo massimo. Non puoi fare il fannullone perchè, anche se hai 20 colleghi in “azienda”, non ti puoi imboscare; sei lì, insieme agli altri, a respirare asfalto e bere sudore.
Da Juniores inizia il vero percorso verso la filosofia del prossimo professionismo: insieme alla bici-i genitori e l’allenatore arrivano anche la dieta, un preparatore atletico ed un equipe medica che ti monitorizza costantemente; tutto questo a 17 anni perchè con la categoria Juniores iniziano le prime gare internazionali, indicative mondiali e campionati del Mondo (Davide è stato il PIU’ FORTE di tutti i tempi, ricordo che una volta vinse una gara in salita con le SCARPE DA GINNASTICA e solo chi ha corso in bici in salita può capire cosa significhi arrampicarsi sulle due ruote senza l’ausilio delle tacchette sotto le suole! Staccò tutti ed arrivò DA SOLO in cima).
Correre diventa IL TUO LAVORO e come in ogni lavoro ci sono ogni giorno scelte da fare.
Solitamente prima o poi arriva la scelta “fatidica”: un aiutino per recuperare la dispendiosa gara della scorsa domenica (sali minerali, integratori energetici..): NON è doping ma segna il primo passo verso il doping! Da questo momento tutte le assunzioni diventano lecite perchè intimamente ti autoconvinci che sia l’unico modo per “recuperare in fretta” le forze perse, POI ti accorgi che “fanno tutti così” ed inizia la corsa parallela, ovvero, la corsa a chi “si carica di più” per non perdere.
Non ho MAI partecipato a questo genere di competizioni perchè per me la gara è sempre stata una e una sola; quando ho VISTO con i miei occhi che c’era una gara parallela (sempre, ogni domenica) ho lasciato la Nazionale, ho lasciato la mia squadra (che due lire le aveva pure spese per “acquistarmi”), ho reso la bici ed ho “cambiato lavoro” facendomi assumere in un residence di P.zza Milano per fare il bagnino (inizio ore 07:00, scopare il parcheggio, pulire la piscina, portare dentro e fuori gli ombrelloni e sdraio tutti i giorni, tagliare la siepe, pulire la spiaggia dalle cicche, qualche lezione di nuoto, qualche manutenzione…): aprile 1990.
Davide spopolò tra i Dilettanti e passò professionista MA non vinse tra i “prof” quanto ci aspettavamo, abituati ai tanti successi precedenti al professionismo.
Mi convinsi che la spiegazione di questi pochi successi di Rebellin tra i Grandi era la sua scelta di rimanere “puliti” ma, evidentemente, mi sono sbagliato e l’ho tristemente letto su La Gazzetta qualche giorno fà.
Questo non significa che tutti i ciclisti sono dopati.
Questo non significa che “solo” nel ciclismo c’è il doping: casi e casi testimoniati ci fanno capire che nello sport professionistico si “vince scorrettamente”.
Questo no significa che “si rischia” solo con il doping: io per lavoro percorro in auto c.a. 40.000km/anno ed è un gran rischio MA non ho la certezza di finire in dialisi come chi usa l’EPO.
Non condivido Rodolfo quando scrivi che il ciclismo è terribile: IO lo adoro. E’ sicuramente lo sport “di fatica” per antonomasia e le “imprese” dei tanti Coppi nel mondo lo testimoniano; per questo i media vogliono inculcarci nella testa il binomio doping-ciclismo, senza variante alcuna. NON LO ACCETTO!
La cosa che mi ha insegnato il ciclismo è FARE SQUADRA nella vita, e per me è TUTTO.
Ad Anna, la mia grande, io e Barbara l’abbiamo “iniziata allo sport” a 6 anni perchè siamo convinti che solo con lo sport impari a vincere ma anche a perdere (senza traumi) e, soprattutto a fare SQUADRA.
Buon sport a tutti e ciao Davide (resisti ai media ed agli avvoltoi).
Nicola.
maggio 3rd, 2009 at 11:00
Ciao Nicola. Tu lo sai che aspettavo il tuo commento, vero?
Sono convinto che hai capito la base profonda che mi ha portato a scriverlo. Non condanno Rebellin, ne gli altri. Tu lo sai che mezzo metro, due secondi di distrazione e… non recureri più.
Sono le leggi del lavoro applicate allo sport.
Conseguentemente, il resto dl tuo discorso mi trova d’accordo.
Ciclismo come passione-filosofia è una cosa, il ciclismo come agonismo è un altro pianeta, estraneo.
Il ciclismo è terribile, lo ribadisco. Ma mi stupisco che tu non colga in quel terribile una dichiarazione d’amore verso il ciclismo stesso.
Scusa se ti rispondo in fretta, ma sto andando a “farmi” il Piancavallo… ovvero è il Piancavallo che “farà” me.
Ciao ciuciarode…
Rodolfo
maggio 3rd, 2009 at 15:06
Già, già, peccato però che in negativo si parli SOLO di ciclismo!
la situazione di “incopatibilità” tra ciclo-amatori e ciclisti-professionisti è IDENTICA a quella che sto vivendo tra praticanti-politici e Politici-professionisti: stavolta però non mollo, denunceremo il “doping dei parrucconi” e proporremmo almeno una soluzione, NUOVA per il nostro (di tutti) Veneto Orientale.
W Il Giro, W JESOLO!!!
Nicola.
P.S.: qui al Parco Grifone c’è…….IL MONDO: bravissimi organizzatori!!!
maggio 3rd, 2009 at 17:26
Nicola, se per caso hai inteso il post come un abbasso il Giro e abbasso Jesolo, allora non ci siamo. Doping e agonismo sono sempre andati a braccetto. Doping e ciclismo particolarmente:non è uno sport particolarmente ricco (se non per i vincenti), la fatica è smisurata e la tentazione è forte.
Per quanto riguarda LA TUA DENUNCIA, attendo con molta curosità.
Rodolfo
maggio 5th, 2009 at 21:06
Scusa Manente, ma tu sei un politico dilettante o un politico professionista?
Fazzi
maggio 6th, 2009 at 19:48
Ciao Fazzi, mi ritengo (come scritto più volte anche qui in Jesoloforum) uno dei tanti “aspiranti Politici”.
Con la bici, invece, sono annoverato tra i “ciclo-ombre” (e Rodolfo non l’è da manco!!!).
Nicola.