Pnl e felicità: Robert Kennedy l’eretico, 1968.
mer, mag 27, 2009
Correva l’anno 1968. !8 marzo, in piena campagna presidenziale, Robert Kennedy parlò di Pnl (prodotto nazionale lordo) e felicità, cotestando che il primo fosse un indicatore della seconda. Un documento impressionante, attualissimo, non già per il contenuto, ma perchè è stato scritto 40 anni fa e perchè rinnega decisamente il criterio di misurazione che viene usato per quantificare la nostra felicità.
Rodolfo
Ecco il testo:
Il calcolo del notro Prodtto Nazionale Lordo tiene conto dell’inquinamento atmosferico, della pubblicità delle sigarette e delle corse in ambulanza per soccorrere i feriti sulle strade. Mette in conto i sistemi di sicurezza che acquistiamo per proteggere le nosre case e il costo delle prigioni in cui rinchiudiamo coloro i quali riescono a penetrarvi. Integra la distruzione delle nosre foreste e la loro sostituzione con un’urbanizzazione tentacolare e caotica.Comprende la produzione di napalm, delle armi nucleari e delle automobili blindate della polizia destinate a reprimere i disordini nelle nostre città.
Mette in conto i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo divendere i giocattoli corrispondenti ai nostri bambini. In compenso il Pnl non tien conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione nè dell’allegria dei loro giochi. Non misura la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni. Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l’integrità di nostri rappresentanti. Non tiene conto del nostro coraggio, della nostra saggezza o della nostra cultura. Non dice nulla della nostra pietà o dell’attaccamento al nostro paese. In breve, il Pnl misura tutto, tranne quello che rende la vita degna di essere vissuta. (corsivo mio).
Robert Kennedy, 18 marzo 1968, pochi giorni prima di essere assassinato.







maggio 27th, 2009 at 21:38
” Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l’integrità di nostri rappresentanti.”
sembra scritta per Berlusconi… e per Bondi l’altra sera a ballarò!!!
maggio 27th, 2009 at 21:57
PNL=gross domestic product, conosciuto anche come PIL.
quest’anno si prevede che il PIL avrà una decrescita del -3% (se tutto va bene), quindi
saremo tutti più felici
certo che, discorso di Robert Kennedy, del 18 marzo 1968, proprio roba fresca!
(più che l’Eretico direi il Demagogo)
Latouche t’ha proprio colpito eh?
maggio 27th, 2009 at 22:59
Si, Latouche mi ha convinto, e non solo lui, dici bene.
Ma non tanto per il concetto economico di decrescita, giacchè di economia me ne intendo poco (difatti mi correggi sempre gli acronimi e i riferimenti).
La decrescita, per me, è carica anche di significati culturali o, se vuoi, di valori: moderazione, risparmio, convivialità (Illich), e soprattutto sacrificio.
Per me decrescere non è solo una categoria quantitativa, ma una scelta di vita: il consumare comporta spesa di tempo sia nell’atto del comprare sia in quello del modo di lavorare per comprare. Consumare di meno non è solo un risparmio economico, ma anche un un acqusizione di tempo: per i figli, per se stessi, per gli amici a cui si può dedicare più cura (e loro a noi).
Scrive Lucio Anneo Seneca:
“Tutti vogliamo vivere felici, ma abbiamo l’occhio incerto quando dobbiamo stabilire ciò che rende felice la vita. Giungere ad una vita felice è impresa difficile a tal punto che ciascuno, se appena esce di strada, se ne allontana tanto più, quanto più in fretta cammina”.
Ecco, io vedo la decrescita come una riscoperta della lentezza. E’ la fretta, l’essere “opertivi” 24 ore su 24, a trasformare la ricerca della felicità in una specie di bulimia compulsiva, in una sostanziale depressione emotiva.
Conosco decine decine di storie famigliari saltate per assenza di tempo vero. Sappiamo quanto sia deleteria l’ansia da prestazione e quanto siano preziosi i doni che non si comprano: la cura verso chi ci sta vicino, la solidarietà, il tempo della riflessione.
Un esmpio. Si può andare, mettiamo, a San donà in auto, in bici e a piedi.
Lo spostamento è lo stesso, ma la somma delle emozioni provate aumentano con il decrescere con la velocità. Non è solo una questione di risparmio di benzina in cambio di un “uso” virtuoso del corpo, ma anche l’apertura di un tempo “pensato”, in cui si può dar forma ad idee, ripensare i rapporti o anche solo avvertire il mutare delle stagioni.
Se poi la decrescita è una contraddizione economica, ancora non so. Ma perchè dovrebbe esserlo?
Rodolfo
maggio 28th, 2009 at 00:29
ti sorprenderà ma condivido al 100% quello che hai scritto, parola per parola, se si parla in termini di aspirazione morale di tipo idealistico.
il problema è che questo tipo di scelte sono possibili solo in una economia governata dalla crescita, come la nostra. quello di andare a san donà a piedi è a tutti gli effetti un lusso, che qualcuno alla fine dovrà pagare.
Latouche è deleterio perchè non propone la decrescita nei termini che dici tu, come obiettivo morale, ma auspica una effettiva diminuzione della crescita economica.
questo avrebbe effetti devastanti su tutto il nostro stile di vita. non solo sugli eccessi di benessere, ma anche su cose essenziali come istruzione, sanità e stato sociale (che non ci potremmo più permettere). In soldoni sarebbe un ritorno al medievo, idea affascinante per alcuni, terrorizzante per chi abbia un minimo di cervello.
un solo esempio, quest’anno saremo effettivamente in decrescita, col PIL negativo,
Latouche farà i salti di gioia.
magari poi dovrà spiegare a tutti quelli che perderanno il lavoro (decrescita=disoccupazione in aumento) perchè, in realtà, dovrebbero essere più felici.
lo scenario più plausibile è che lo inseguano coi forconi.