Musica- Stefano Graziani, Sicuro & Fragile
lun, mag 25, 2009
Stefano Graziani, Sicuro & fragile
Il titolo del primo disco di Stefano Graziani dice molto. Apparentemente è un ossimoro, ma l’ascolto toglie ogni dubbio. Sicuro è il sound, sicuri sono l’impostazione e l’esecuzione di ogni brano; fragile e delicata e la trama complessiva, delicato e fragile è il sentimento di fondo, il filo conduttore che lo percorre dal primo all’ultimo brano.
La chitarra di Stefano emerge sempre limpida e discreta, vero elemento di coesione di una band che conta nomi importanti, primi fra tutti Piergiorgio Caverzan (sax tenore e clarinetto) e Nicola Dal Bo (pianoforte e piano elettrico), senza dimenticare però Paolo Prizzon (batteria e percussioni) e la “regia” orchestrale di Stefano Panizzo, che spesso disegna sfondi suggestivi.
Nella sua presentazione Stefano Graziani parla di episodi disseminati lungo l’arco della sua esperienza artistica, tuttavia l’ascolto complessivo del disco fa pensare invece ad una specialissima colonna sonora originale (OST): quella di un film che è la stessa storia di una ricerca giovane, che si è strutturata in questi ultimi anni. La sensazione è quella di aver assistito da tempo alla gestazione di questo lavoro, un ricordo leggero pieno di intuizioni che ora hanno una forma precisa.
La determinazione, la tenacia di Stefano nel “darsi” alla musica (parte come pianista poi incontra la chitarra, che lo illumina) è nota a me come, ancor di più, a tutti gli amici che ne hanno seguito lo sviluppo, così come la determinazione.
Sicuro, dunque, nella curatissima qualità del suono, che ogni tanto prevale sulla fragilità, che invece è la cifra più affascinante di questo suonare il jazz (ma non solo) in modo quasi impressionistico.
Cosa succede agli angeli è sicuramente uno dei brani più completi, ma non sono da meno Nissilo (un omaggio all’indimenticato Renato “Nissilo” Gelli, musicalmente una piccola perla).
Molto belle Tu per me e una Tazza di te (dove si trovano gli assolo di chitarra più significativi).
In Tu per me va segnalato un assolo di basso di una delle special guest dell’album: il nostro Alfredo Ranieri.
Bellissimo Notturno, con Nicola Dal Bo e il suo piano in evidenza.
Commovente è Ninna nanna, una carezza al neonato Andrea Graziani.
Ma è tutto l’album ad essere semplicemente convincente, gradevole, discreto eppure fitto di citazioni, alle volte esaltante lungo le linee disegnate dal sax di Caverzan, e dagli interstizi aperti e chiusi del piano di Dal Bo.
Preziose le collaborazioni: dal già citato Alfredo Ranieri, ad Alvise Stiffoni (violoncello), da Enzo Moretto (fisarmonica) ad Angela Matteini (voce soprano).
La chiave di lettura definitiva, comunque, la dà lo stesso Graziani quando scrive:
“Mi sento molto grato che, negli anni, la mia chitarra e il mio pianoforte mi abbiano permesso di tradurre, in note e armonia, parole e stati d’animo che altrimenti non avrei saputo esprimere.”
Rodolfo








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