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POLITICA: 25 APRILE. CHE FESTA E’?

mar, apr 28, 2009

Cultura, Politica, riflessioni


L’anno scorso su questo blog scrissi un articolo dal titolo “E così Pantalone paga, come ha sempre pagato”. Il la mi era stato dato da un dibattito su Porta a porta che aveva come tema il sessantesimo anniversario della nostra Costituzione. Presenti in studio, fra gli altri, c’erano il professor Lucio Villari, noto storico, il giornalista Giampaolo Pansa e l’attuale ministro della difesa.
Il dibattito, incominciato in modo pacato sotto la direzione di Bruno Vespa, cominciò a scaldarsi sul punto in cui la Costituzione sarebbe nata dalla Resistenza, la quale, secondo Pansa, sarebbe stata altra cosa che una guerra di liberazione, aggiungendo inoltre che la Resistenza avrebbe contenuto i germi per un’altra dittatura, quella del proletariato.
Il professore gli fece notare che, nonostante il fatto che nei suoi libri raccontava delle verità, peraltro accadute per lo più dopo il 25 aprile, esse non avevano alcun rilievo storico se non quello di mera cronaca, che per nulla inficiavano il significato della Guerra di liberazione, la quale è stata ben altra cosa rispetto a quanto raccontato da Pansa. Il ministro della difesa, fortemente legato alle proprie convinzioni di un tempo, si è limitato a discorsi retorici senza senso, facendoci peraltro capire la sua precaria e raffazzonata conoscenza della storia; allergico per di più a pensare la Costituzione come figlia della Resistenza.

Oggi, con l’avvicinarsi della data del 25 aprile, il nostro ministro della difesa, in ogni occasione, libri di Pansa alla mano e con tanto di citazioni, è appassionatamente impegnato a svalorizzare il significato della Resistenza. In questi giorni in cui il Presidente della Repubblica partecipa alle manifestazioni in memoria dei caduti della Guerra di liberazione, accompagnato dal ministro La Russa, si notano chiaramente nelle espressioni facciali di quest’ultimo le smorfie di disagio ai discorsi del Presidente.

E allora noi, popolo di ignoranti che facciamo anche fatica a capire gli atteggiamenti contradditori di uomini che ricoprono ruoli così importanti nelle istituzioni, ci chiediamo: il 25 aprile che festa è?

E il fatto interessante è che il ministro non è solo in questa sua avventura visibilmente antipartigiana. Vi è un’eco che proviene da vaste aree della destra. Allora vorrei dire a questi signori, eccellenza di mediocrità, proprio per la loro disonestà intellettuale dovuta a nevrosi da complesso di inferiorità, che quando leggono la storia, semmai la leggessero, di farlo con serenità e spirito di apprendimento, e non di distorsione.
In un commento al mio articolo “Svirilizzati e Controriforma” ho dato una definizione abbastanza compiuta sul totalitarismo fascista e di quello nazista, e loro differenze.

Ma chi sono i fascisti sotto l’aspetto psicologico?

La mentalità fascista è la mentalità dell’«uomo della strada» mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario. Il grande industriale e il grande proprietario agrario approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma del fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento e lo riproduce in modo deformato e ingigantito. Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica: il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie. Quando un generale «proletario» si copre il petto da ambo le parti con medaglie, e perché no, dalla gola fino all’ombelico, dimostra così al piccolo uomo comune che non intende essere da meno del «vero» e grande generale.
Solo dopo aver studiato a fondo e per anni il carattere del piccolo uomo comune represso, e le cose come si svolgono realmente dietro le quinte, è possibile comprendere su quali forze poggia il fascismo. (da “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, libro che sto attualmente scrivendo)

Il 25 aprile, più che una festa dovrebbe essere una giornata di riflessione: che cosa l’Italia ha perso con il ventennio fascista? E come saremmo oggi noi se non ci fosse stata quella rivolta popolare che ha investito le coscienze di tutti (i non fascisti)?

La Sinistra, che vive in uno stato di letargo beato, ogni tanto sussulta e vede in Berlusconi una specie di Cavaliere Nero che vuole accentrare nelle sue mani tutto il potere, facendola così passare, di tanto in tanto, dalla beatitudine all’incubo.

E a tal proposito, ieri sera su Anno zero, con un’ampia rassegna di scritti, dichiarazioni e interviste, è stato ricordato Indro Montanelli nel centenario della sua nascita. In un’intervista su Berlusconi, egli rispose che non è Berlusconi al potere che preoccupa, ma quelli che lo hanno votato.
Mussolini, mantenne il governo, successivo al primo incarico, per avere vinto le elezioni.
Franco Lomartire

24.04.09

21 Commenti per questo articolo

  1. Alberto Teso - commento N.1 :

    Il 25 aprile è una festa di tutti.
    La nascita della nostra democrazia dalle macerie della guerra rappresenta lo sforzo unitario di un paese umiliato e sconfitto, che ha saputo rialzare orgogliosamente la testa, ma che ancora oggi non riesce a liberarsi dei fantasmi del passato.
    Qualcuno, però, ha preteso di appropriarsi di questa festa.
    A sinistra si è ritenuto per tanti (troppi) anni che quella della liberazione fosse esclusivamente una festa “di parte”.
    Come il primo maggio.
    Perché mai la festa del lavoro dovrebbe essere una festa comunista?
    Forse che quelli di destra non lavorano?
    Perché il 25 aprile dovrebbe essere una festa comunista?
    Forse che le forze di destra non hanno partecipato alla guerra di liberazione?
    C’erano uomini di destra da entrambe le parti della barricata e c’era la parte giusta (angloamericana) e quella sbagliata (nazista).
    (Poi c’era una parte comunque sbagliata, quella di tutti coloro che sono rimasti alla finestra, per poi correre a salire sul carro dei vincitori: braccio teso al mattino e pugno chiuso alla sera…. Ma questa è un’altra storia).
    Ci sono stati veri e propri eroi della destra che hanno combattuto per la liberazione dell’Italia: l’ammiraglio Durand de la Penne, l’eroe di Alessandria, incursore dei MAS e dopo l’8 settembre combattente con regno del sud; Amedeo Guillet detto Comandante Diavolo, una sorta di misconosciuto Lawrence d’Arabia italiano, terrore degli inglesi in africa orientale e, dopo l’armistizio, al servizio del re contro i nazifascisti; Edgardo Sogno; la Divisione Acqui; i Carabinieri ed i Granatieri di Sardegna a difesa di Roma lo stesso 8 settembre…
    Ma di tutte queste cose non si può e non si deve parlare, perché il 25 aprile è “cosa loro”.
    Quando la sinistra ammetterà che il 25 aprile è una festa di tutti e la smetterà una buona volta con questa “appropriazione indebita” di valori e vittorie che non le appartengono in via esclusiva, potremmo festeggiare tutti assieme.
    Fino ad allora, per me il 25 aprile resta San Marco.

  2. rodolfo - commento N.2 :

    Per me resta la giornata in cui si celebra la Liberazione dal nazi-fascismo. Come l’olocausto, considero però il nazi-fascismo una categoria della storia, non dello spirito. E’ giusto storicizzare gli eventi, che, a mano a mano che si allontananano nel
    tempo, risultano più definiti e chiari. Renderli categorie dello spirito, vale a dire immutabili e “sciolti da” ogni relazione,cioè assoluti, significa trasportarli oltre la storia, in una sorta di mondo delle idee.
    Fino a quando qualcuno vorrà neutralizzare la portata ed il senso della parola Liberazione con la filosofia del “io sì, ma anche tu”, per me il 25 aprile è la festa della liberazione dal nazi-fascismo.
    Tutte le forze politiche portatrici di ideologie che sono state “usate” per costruire i totalitarismi, fascismo, nazismo e comunismo, le hanno ufficialmento rigettate da tempo, e questa è una gran cosa. Il 25 aprile 1945 in Italia si libera dal connubio nazi-fascista che schiacciava l’Italia di allora. Oggi si celebra QUELLA liberazione.

    Rodolfo

  3. Franco Lomartire - commento N.3 :

    Ricordiamoci che fascisti e nazisti, a parte le origini sulle quali ci sono comunque delle differenze, non sono la stessa cosa.
    L’Italia fascista è stata nei confronti della Germania il suo vassallo. E, a conflitto iniziato, questa sottomissione ha assunto il più ampio carattere di evidenza.
    Molti fascisti questo stato di cose non lo hanno accettato, oppure lo hanno accettato mal volentieri, creando comunque una frattura all’interno del Partito fascista, mettendo in fine Mussolini in minoranza in seno al Gran consiglio. Si è trattato di quei fascisti dal volto umano, per così dire, legati a un’idea romantica decaduta e, più o meno sinceramente, a valori sostitutivi di un complesso di inferiorità tipicamente italiano.

    Molti ufficiali pur abbracciando l’idea fascista, dopo l’8 settembre, sono rimasti fedeli allo Stato più che non al Partito. Ma l’idea fascista l’hanno conservata.
    Ho conosciuto personalmente persone, legate ad un passato vissuto ed anche esaltato, che si accendono facilmente quando entrano sull’argomento, ma che a livello di relazione personale e principi, sono molto più coerenti e sinceri di tanti comunisti e cattolici. Queste persone non sono razionalmente dei fascisti. Lo sono a livello di sentimento e di appartenenza, nel senso: “Quella volta c’ero anch’io”. Nella loro esperienza di vita hanno vissuto una giovinezza molto più stimolante ed esaltante rispetto a quella di tempi precedenti, oppure a quella di tempi successivi. È come un grande amore, ormai finito, che non si dimentica mai, di cui si rivivono piacevolmente i ricordi.

    Sono quelli che sono fascisti pur no dichiarandosene, che quel periodo non l’hanno vissuto, che costituiscono motivo di preoccupazione.

    Il 25 aprile è un giorno in cui pensare e riflettere almeno per un minuto a quanto importante sia la libertà. La libertà è il bene, il valore più importante di cui l’essere umano possa disporre. Riempie di significato la vita e permette di riconoscere quella degli altri. Solo attraverso la libertà ci si può realizzare, perché la libertà è crescita.

    È vero, il 25 aprile non può essere vista come una festa delle sinistre. È una festa di tutti, tutti quelli che credono nella libertà e nella democrazia, ma per rinforzare questa credenza occorre anche ricordare al di là di ogni pregiudizio, sia esso di destra che di sinistra…

    … e poi, tutti insieme andiamo a fare San Marco

  4. Alberto Teso - commento N.4 :

    Ok. Io il prossimo anno posso cercare di fare uno sforzo, ma leggere i giornali di stamattina mi fa sempre pensare che per qualcuno, politicamente molto “stimolato”, il 25 continui ad essere una festa di parte…
    Dal Corriere dela Sera: “Corteo del 25 Aprile, fischi a Formigoni”; “CONTESTATA LA BRIGATA EBRAICA – I rappresentanti della Brigata ebraica, composta da 5mila sionisti che parteciparono alla guerra di Liberazione, sono stati oggetto di una piccola contestazione a base di urla e fischi durante la loro marcia nel corteo milanese. «Assassini, Palestina libera, vergogna”.
    Che c’entra Formigoni col Duce? e la Brigata Ebraica?
    Confusione, un bel po’ di ignoranza e la soltita arroganza…
    Ripeto: ci proverò, ma la pace è come l’amore: per farlo bene bisogna essere in due…

    Corriere.

  5. liutprando - commento N.5 :

    Lomartire ha detto che siamo un popolo di ignoranti, e per certi aspetti, aggiungo, molto vicini ai latino americani.
    Teso conferma “confusione, ignoranza, arroganza” e sono pienamente d’accordo con lui. Si sa che l’estremismo è male, è ignoranza e allo stesso tempo insicurezza. Ma noi, che siamo convinti di essere migliori, visto che in questo modo scriviamo in questo blog, dovremmo lavorare, ognuno nel proprio partito, associazione o area d’influenza, per una “crescita culturale” – per dirla con le parole di Lomartire – lavorando sugli elementi migliori e più progrediti, per convergere, in fine, verso un concetto di libertà e democrazia molto ravvicinata, che rispetti le diversità degli altri, quando queste non siano socialmente nocive.

    Le persone, infine, al di là delle loro capacità politiche ed efficacia operativa, possono apparire simpatiche o antipatiche. Dipende anche da loro stesse. Per esempio Fini è uomo che piace ed è apprezzato anche alla Sinistra, o parte di essa; Berlusconi, nonostante tutto, non sa essere antipatico neanche se ci si mettesse d’impegno; Formigoni, vuoi per la sua personalità equivoca, vuoi per il suo bacchettonismo spinto, vuoi per la dubbia onestà intellettuale che lascia trasparire quando parla, insomma, non riesce a piacere che a pochi accoliti della sua area politica.
    E alla gente di sinistra, che lo vede come un monsignore con gli abiti da laico, non può che apparire oltre modo antipatico. Quindi, se Formigoni viene, all’occasione, “educatamente”, ma ripetutamente fischiato, non ha nulla a che vedere col 25 aprile. Dunque, comprendiamolo.

  6. larissa - commento N.6 :

    “….È vero, il 25 aprile non può essere vista come una festa delle sinistre. È una festa di tutti, tutti quelli che credono nella libertà e nella democrazia, ma per rinforzare questa credenza occorre anche ricordare al di là di ogni pregiudizio, sia esso di destra che di sinistra…”

    Concordo con queste parole di Franco, ed in particolare sul valore del “ricordare, al di là di ogni pregiudizio”.
    Ricordo che quando ero alle medie i prof ci preparavano a questa festa, ci spiegavano il suo significato, ci mandavano a parlare con persone che avevano vissuto la resistenza, ci facevano scrivere temi sull’argomento.E non mi è mai sembrato che la cosa avesse un sapore di parte, ma che tutto fosse sostanzialmente dettato dalla volontà di far conoscere la storia. E credo che così fosse.

    L’impressione è che oggi si tenda invece a “far” ricordare poco,
    forse perchè gli stessi insegnanti non colgono più l’importanza di certi eventi, o forse la questione liberazione si è talmente intrisa di pregiudizi e strumentalizzazioni politiche che sembra politicamente corretto non parlarne.
    Tuttavia ritengo che il ricordo deva essere considerato un valore da portare avanti, in particolare nei confronti delle nuove generazioni, alle quali non potrà che essere utile cercare di far capire il significato ed il valore del termine libertà. Sempre se questo ricordo è scevro di pregiudizi, perchè in caso contrario si finisce per rendere un cattivo servizio ai giovani, che nel migliore dei casi ne ricaveranno una gran confusione e comunque l’impressione che sia meglio star lontani dalla vita politica.
    …E non è certo di questo che abbiamo bisogno, bensì di giovani che rimpiazzino il vecchiume politico esistente.

  7. barbossa - commento N.7 :

    Secondo me bisogna festeggiare il 25 aprile come una giornata di fratellanza. Dobbiamo essere felici e festeggiare perchè l’Italia è uscita dalla guerra coesa e mantenendo l’unità del paese. Onore ai vincitori come ai vinti, tutte persone che hanno combattuto e sono morte per un’ideale che può sembrare giusto o sbagliato ai nostri occhi, ma ripeto, loro hanno dato la vita per per quello in cui credevano. Se noi facciamo il suo stesso errore di “farci la guerra” non siamo molto meglio di loro, e non abbiamo imparato proprio nulla. Il 25 aprile dovrebbe essere una giornata che dimostri che abbiamo imparato ad essere un popolo miglioire e più civile.

    Barbossa

  8. zorro - commento N.8 :

    Che festa è il 25 aprile??
    Ogni anno a riscrivere una storia semplice: c’era chi combatteva per la libertà (i partigiani) e chi per sopprimerla (i fascisti).
    Se non fosse stato per i primi oggi non ci sarebbe la ricorrenza.
    O sbaglio…?

    Zorro

  9. Alberto Teso - commento N.9 :

    @Zorro (post n. 8)
    Il contenuto del mio post non era (banalmente) su chi avava ragione 60 anni fa, ma sulla necessità di non considerare il 25 aprile una festa ad uso e consumo della sinistra (perché è questo che è, da 60 anni!).
    Dire che da una parte c’erano i buoni e dall’atra i cattivi è banale (ed in parte anche poco corretto, perché dalla parte dei “buoni” ci dovrebbero stare anche quelli di Porzus, i filotitini indirettamente complici delle foibe, i massacratori delle ausiliarie RSI diciottenni, ecc.).
    Dalla parte dei buoni, poi, c’erano moltissimi che di sinsitra non erano, pensiamo alla Brigata Osoppo…
    Questi non possono festeggiare oggi?
    Ma, ripeto, non era questo l’oggetto del post.
    Al contrario, scrivevo che per considerare il 25 aprile una festa di tutti, è indispensabile che la sinistra la smetta di considerarla cosa propria, la smetta di fischiare gli uomini del PDL (non dico di AN, attenzione) quando intervengono a qualche commemorazione.
    E si vergogni di fischiare i reduci della Brigata Ebraica, confondendo israeliano con israelita e dimostrando un razzismo peggiore di quello che finge di condannare…

  10. alfredo - commento N.10 :

    Il dibattito sul 25 aprile, e non solo sul forum, ha prodotto una serie incredibile di fraintendimenti.
    Innanzitutto dire che è, o dovrebbe essere, la festa di tutti è una stupidaggine colossale.
    E’ la festa di tutti sì, ma di tutti gli antifascisti.
    Non di tutti-tutti.
    Non è e non può essere la festa di quelli che manifestavano la gioia per l’elezione di Alemanno con le braccia tese, non può essere la festa di quel sacrestano di Vigevano che aspettava i fedeli con la svastica al braccio.
    Voglio dire che se uno si richiama al fascismo, ai suoi ideali o, come minimo, non si sente antifascista, non può festeggiare il 25 aprile.
    Non gliene faccio una colpa, ma nemmeno ci deve essere l’unanimità a tutti i costi.
    Poi c’è da registrare il capovolgimento del mondo, quando sento La Russa dettare le condizioni e dare pagelle su chi dovrebbe partecipare a pieno titolo e chi no.
    Questo è, se mi permettete, il massimo.
    Caro Alberto, è vero, verissimo che ci sono stati episodi odiosi di inciviltà legati in primo luogo all’ignoranza, tipo quello di contestare la Moratti con il padre partigiano in carrozzella o la contestazione alla Brigata Ebraica, me dovresti avere l’onestà intellettuale di riconoscere che se la destra non ha mai partecipato alle manifestazioni del 25 aprile non è stato per le contestazioni ma perchè per lunghi anni non ha riconosciuto la liberazione come una festa.
    Anzi l’ha sempre avversata. E parte della destra continua ad avversarla.
    Le diciamo le cose come stanno o ci rifugiamo dietro i centri sociali cattivi?
    alfred

  11. Alberto Teso - commento N.11 :

    Ho sempre avuto delle riserve sul ruolo “salvifico” della Resistenza.
    Ritengo che il suo peso nella guerra di liberazione sia stato decisamente inferiore a quanto si è sostenuto: la guerra l’hanno vinta gli americani. Punto.
    E’ vero, comunque, che ci sono stati degli Italiani coraggiosi (pochi) che, nonostante la minaccia di un regime dittatoriale anche se non totalitario (com’era invece la Germania di Hitler, la Russia di Stalin o la Cambogia di Pol Pot) non hanno piegato la schiena e si sono ribellati, lottando per la democrazia.
    Poi ce ne sono stati diversi altri che, pur combattendo contro i nazifascisti, sostenevano valori anti-italiani, come l’annessione di Trieste e parte del Friuli alla Jugoslavia di Tito, ovvero la sottomissione politica e giuridica ad un regime, come quello sovietico, che possiamo tranquillamente definire “nemico”.
    Come i fascisti non possono gloriarsi del 25 aprile, quindi, ritengo che anche molti altri che si vantano di aver fatto la guerra di liberazione non hanno diritto di festeggiare un bel niente il 25 aprile perché, se fosse stato per loro, avremmo fatto una fine simile ai Kulaki Ucraini, agli Istriani o, se ci andava bene, ai tedeschi di Berlino Est.
    Togliatti voleva trasformare l’Italia in un’altra Jugoslavia e chi ha combattutto per lui ed i suoi finanziatori sovietici non ha combattutto per l’Italia.
    E, lo ripeto, non ha nulla da festeggiare il 25 aprile.
    Che, poi, in questa occasione, si arroghi il diritto di fischiare i partigiani che non portavano il fazzoletto rosso al collo, francamente non mi stupisce.
    Mi pare che la destra qualche importante passo in avanti lo abbia compiuto, anche facendo ammenda dei propri errori precedenti.
    C’è, invece, chi è rimasto arroccato sulle proprie posizioni, non accorgendosi che ormai non aveva più nulla da difendere…
    Ci vorrà ancora del tempo perchè il 25 aprile diventi una festa condivisa.

  12. Brindisi - commento N.12 :

    L’articolo di Lomartire mi ha particolarmente colpito, oltre al resto, sul punto in cui descrive la mentalità fascista, la sua psicologia. E su questo punto nessuno ha fatto commenti.
    Allora, se settant’anni fà, cioè prima della guerra, c’era quel modo di pensare e di essere, che cosa è cambiato oggi?
    Quando l’autore dell’articolo definisce in quel modo coloro che sostenevano il fascismo prima del 1940, afferma che il popolo italiano, in sostanza, era un popolo, ed in quanto tale, meno che mediocre.
    Se è vero quanto egli afferma, oggi che cosa siamo? In che cosa siamo diversi da allora?

    Le persone che provengono da Alleanza nazionale, già Movimento sociale italiano destra nazionale, sotto la guida di Giorgio Almirante, magnifico oratore, ma anche gerarca fascista già appartenente al defunto regime, ci dicano che cosa di quel regime rifiutano, e lo dicano in modo esplicito, e che cosa invece vogliono salvare e che possa, secondo loro, essere di insegnamento oggi, per noi e le nuove generazioni.

    Le polemiche che ho letto su chi ha diritto o meno di festeggiare il 25 aprile, dimostrano ancora una volta che siamo, se fossimo un campione di valutazione, un popolo politicamente immaturo. E per questo, abbiamo sempre bisogno di uno che ci comandi.

    Siamo forse lo stesso popolo, o quanto meno somigliante, di quello che nel ’22 ha favorito l’ascesa di Mussolini?

    Lomartire ha scritto, sempre nel suo articolo, che il 25 aprile è la festa di chi si DICHIARA democratico e antifascista.

    Non siete d’accordo?

  13. barbossa - commento N.13 :

    Se vogliamo a tutti i costi metterla sul fattore politico allora proporrei di instaurare una festa anche per l’anti-comunismo. Gli estremismi sono profondamente sbagliati, di destra o di sinistra che siano, il fanatismo avanza con il paraocchi! ricordiamo che il comunismo ha fatto tanti morti quanti il fascismo…anzi di più, e noi in Italia siamo l’unico stato al mondo assieme a Cuba ad avere dei partiti con la parola “comunista” al suo interno. La vera democrazia sta bene alla larga dagli estremismi, ma noi italiani fino a che non proviamo non crediamo.
    Non riesco a capire perchè il 25 aprile non possa essere la festa di tutti. Di tutti quelli che professano la libertà, di destra o di sinistra che siano, senza distinzione, escludendo tutti gli estremismi.
    I partigiani all’epoca hanno fatto un grandissimo errore, alla fine della guerra dovevano fermarsi e non trucidare brutalmente tutti i fascisti che sono riusciti ad imprigionare, così facendo si sono abbassati al livello dei rivali, ed anche se hanno contribuito alla liberazione del paese, ai miei occhi sono uguali ai fascisti. Dei carnefici. Penso che il libro di Pansa “il sangue dei vinti” possa essere un buon documento di testimonianza.

    Barbossa

  14. zorro - commento N.14 :

    Intanto la legge per l’equiparazione tra partigiani e repubblichini sarà ritirata. Dichiarazione di Berlusconi.
    Bene così.

    Zorro

  15. barbossa - commento N.15 :

    Perfetto Zorro, sono profondamente deluso da chi si dichiara democratico e poi difende l’una o l’altra fazione estremista…vuol dire che di democratico non ha proprio nulla. Come mi fanno ridere le braccia destre tese con il palmo aperto, mi fanno ridere le braccia sinistre alzate con il pugno chiuso, un pugno che ha fatto molto male…basta chiedere a chi lo ha vissuto. Per me i partigiani non erano migliori dei fascisti…tutti carnefici allo stesso modo.

    Barbossa

  16. alfredo - commento N.16 :

    Caro barbossa,
    una festa anti-comunista?.
    Di solito le feste si fanno per le cose belle, positive.
    Al massimo si potrebbe istituire una “giornata dell’anti-comunismo”.
    Io sono pronto.
    Ma mi sembra che tu stia facendo un po’ di confusione.
    Ad esempio sul fatto che nel mondo ci sarebbero solo due partiti comunisti,in Italia e Cuba.
    No, solo in Europa ce ne sono almeno una quindicina, più o meno forti.
    Ci sono Partiti comunisti in Francia, in Spagna, Finlandia, addirittura in Inghilterra.
    Contano ormai poco, ma esistono.
    Quanto all’equiparazione tra partigiani e fascisti, anche qui leggo un po’ di confusione.
    Innanzitutto non tutti i partigiani erano comunisti.
    Vorresti escludere anche i partigiani di origine cattolica o liberale?
    E poi non tutti i partigiani rossi si sono macchiati di delitti dopo la liberazione.
    Per ultimo, vorrei dire che penso che dopo venti anni di dittatura ed una guerra persa con migliaia di morti, qualche conto da regolare magari c’era.
    Non voglio con questo giustificare niente. Voglio dire solo che per noi, con la pancia piena e la tv accesa, entrare nelle dinamiche di quei durissimi anni è difficile.
    Magari riflettendo un po’ prima di decidere di avere le idee chiarissime.
    saluti
    alfred

  17. barbossa - commento N.17 :

    Conti da regolare? Se fossero stati migliori dei dittatori, non si sarebbero comportati come loro, io li metto sullo stesso piano.
    Io non ho detto che tutti i partigiani erano comunisti, ho detto che tutti i partigiani sono in torto. Ripeto, se ti comporti come l’avversrio non sei migliore di lui.
    Proprio perchè noi ora possiamo beneficiare della pace e possiamo starcene davanti la TV con la pancia piena, mi piacerebbe che ci lasciassimo alle spalle queste brutte dittature e vivessimo in armonia.
    Lasciando stare per un attimo il 25 aprile, non dirmi che il comunismo ha fatto meno vittime delle altre dittature?
    Forse qualcosina hai provato a giustificare…

    Barbossa

  18. liutprando - commento N.18 :

    Il 25 aprile è una festa antifascista, nè di destra nè di sinistra. Con il 25 aprile i comunisti contano come i socialisti, i democristiani, i repubblicani, i liberali, i popolari, ecc. E’ la festa di tutti coloro che hanno combattuto, e sono morti, per la libertà e la democrazia, tradotte nella nostra Costituzione, e a tutti coloro che si rifanno ai valori della Resistenza. Non può essere la festa di chi è fascista, oppure trae dal Ventennio i valori principali del suo modo di essere e di vedere la politica.

    Se Barbarossa è antifascista e democratico non c’è nessun problema. Lo dichiari, però. E su questo concordo in tutto ciò che ha scritto Brindisi.

    Io, che non sono certo di sinistra, considero l’azione svolta dal Partito comunista non meno importante di quello svolto dalla Democrazia Cristiana. E stato un Partito che ha svolto una grande azione di crescita nel Paese, e al quale tutti noi dobbiamo essergli debitori.

    Mi si faccia capire, chi hanno ucciso i comunisti? Sono forse quelli descritti da Pansa? Si parla forse dei massacri operati dai Sovietici e da Stalin? Oppure dai Cinesi?

    Ma che cosa hanno a che fare quei comunisti con la storia del nostro Paese?
    Il fascismo invece lo abbiamo avuto noi, e a quanlto pare sta facendo ancora danni.
    Quelli descritti da Pansa sono uccisioni operate da psicopatici folli che non avevano nulla a che vedere con la politica e con la storia. Tutta la striografia lo conferma.

    Pansa arriva in soccorso proprio di coloro, e sono molti purtroppo, che a differenza di Fini non hanno ancora evacuato certi sentimenti.

    Benedetto Croce ha considerato il fascismo una parentesi nella soria d’Italia. Mica tanto poi…

  19. merkurmarkus - commento N.19 :

    Ma che cosa hanno a che fare quei comunisti con la storia del nostro Paese?
    Il fascismo invece lo abbiamo avuto noi, e a quanlto pare sta facendo ancora danni.

    Sono perfettamente d’accordo con Liutprando

    M/M

  20. admin - commento N.20 :

    Mi stai ponendo un bel problema.
    In poche righe, tentando di non annoiare il prossimo, dovrei cercare di spiegare eventuali giustificazioni o, almeno, il mio attuale credo.
    Proviamo.
    Non credo che il conto dei morti sia il migliore mezzo per giudicare la bontà o la perfidia che governano il mondo.
    Certo ha il suo peso decisivo, ma non è l’unico “parametro”.
    Noi stessi siamo molto colpiti dal terremoto in Abruzzo che ha prodotto 350 morti e siamo abbastanza indifferenti a cataclismi che negli ultimi anni hanno fatto registrare decine di migliaia di vittime.
    Solo che erano più lontani geograficamente.
    Secondo punto.
    Se dovessimo applicare la tua regola del “chi è migliore”, allora, ad esempio, se andiamo a vedere le immagini spaventose del carcere americano di Abu Ghraib, le torture ammesse dalla CIA, le prigioni di Guantanamo, dovremo dire che Americani e Irakeni sono sullo stesso piano. Usano gli stessi mezzi.
    Anzi, gli Americani hanno attaccato l’Iran senza nessuna ragione, usando prove false, ingannando l’opinione pubblica mondiale.
    Come vedi le cose sono abbastanza complicate.
    Semplificare è sempre sbagliato. Ripeto: sempre.
    Ma veniamo al fascismo/comunismo.
    La mia idea è questa.
    Il comunismo ha usato le stesso misure dei regimi fascisti, ma ritengo abbia un leggero vantaggio almeno sui “blocchi di partenza”.
    Voglio dire che le motivazioni storiche sono accettabili da parte dei movimenti comunisti mentre i regimi fascisti non hanno alcuna giustificazione.
    Lo ripeto, è quello che penso io ma sono disposto a discuterne.
    In più ritengo il movimento comunista sulla via del definitivo tramonto, a livello mondiale.
    Mentre l’idea fascista resta in piedi ed è sempre pronta a ritornare in auge perchè credo che il fascismo, prima di essere un movimento politico, è un modo di essere, di pensare, di comportarsi.
    Tutto questo in soldoni.
    Ultimo pensierino.
    Se per venti anni fossi vissuto durante il periodo fascista e fossi stato perseguitato dal signorotto del paese, forse al momento della resa dei conti…
    saluti
    alfred

  21. Franco Lomartire - commento N.21 :

    La dipendenza da sentimenti in modo indiscriminato determina la debolezza della persona. Il suo cervello, in atteggiamento autodifensivo, vede e sente quello che più gli conviene, non la realtà obiettiva, che da esso viene trascurata e ignorata. Così la persona utilizza meno della metà delle proprie risorse, rendendosi, dal punto di vista della efficacia operativa, ad essere generosi, meno che mediocre.
    I sentimenti sono di per sé entità irrazionali, non per questo tutti distruttivi. Alcuni sono costruttivi, amore, gioia, altri invece distruttivi, paura, rabbia, tristezza, che generano, da un punto di vista sociopatico, odio, violenza, vendetta, omicidio, suicidio.

    L’ideologia, in sé e per sé, è un sistema auto difensivo apparentemente razionale, ma in realtà profondamente irrazionale. Un conto è il riferimento culturale e storico a partire dalle sue origini, che rientra nella valutazione razionale a titolo informativo, un conto è la militanza. La militanza è difesa di quel sistema, sia esso fascista che comunista, tanto per fare un esempio. Il militante esclude, o combatte, tutto ciò che possa mettere in crisi il suo sistema. Diventa intollerante ad ogni altra possibilità, credendo la propria ideologia esatta e assoluta. Certe esaltazioni e certe paure sono determinate da paranoia.

    Chi si difende? Chi ha paura, chi è insicuro. Egli infatti difende un sistema fantasioso al quale si aggrappa per difendersi dalla propria insicurezza.

    I commenti che ho visto su questo articolo, alcuni sono lodevoli, come quello di Brindisi, altri invece, presentano le caratteristiche che ho sopra descritto.

    Fintanto che si decide di rimanere deboli non si costruisce niente.

    Il nemico da battere non è fuori di noi, è dentro di noi. Altrimenti la partita è perduta. Non quella politica, ma quella della propria vita, che è infinitamente più importante di quella politica. Troppo spesso la politica è una fuga dalle proprie insicurezze…

    … ed è questo che fa di noi un Paese di serie C.

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