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Note in margine al Covegno sulla sicurezza

mer, apr 1, 2009

Generale, In Primo Piano, riflessioni


Ieri si è concluso il convegno sulla sicurezza così ben organizzato, pieno di ospiti illustri, quanto, forse, inutile.
Specialmente, a mio avviso, per quanto riguarda il capitolo dedicato alle giovani generazioni.
La Nuova di oggi, tra i vari argomenti possibili, punta i riflettori sul tema prostituzione.
I dati riferiti nell’articolo provengono in gran parte dalla relazione dell’Assessore ai Servizi Sociali di Jesolo, Daniele Bison.
E sono dati allarmanti, quasi difficili da credere. Infatti, il vice sindaco Valerio Zoggia si è dimostrato abbastanza sorpreso.
Allora, che combinano questi nostri giovanotti?
Bevono, molto. Si drogano, molto. E vanno con le prostitute e ci vanno chiedendo rapporti non protetti.
Il 50% non userebbe il preservativo.
Le ragazze, molte ragazze, dal canto loro, userebbero la solita arma del sesso per potersi pagare qualche capo griffato o la ricarica del telefonino.
Bene, anzi male.
E per finire i dati sulle prostitute “professionali”.
Sarebbero circa 500 tra stradaiole e accasate.
Dati impressionanti.
Tutti i relatori hanno sottolineato la pericolosità di questi comportamenti. Alex Zanardi poi si è distinto per simpatia e profondità esaminando i comportamenti a rischio in automobile.
Ma mi pare che manchi qualcosa.
Manca la matrice, il modello, il pifferaio magico.
Matrix
E’ noto che tutti noi seguiamo, consapevoli o no, dei modelli di comportamento, abbiamo un rapporto col mondo per gran parte etero guidato, abbiamo dei codici morali che non ci siamo inventati, abbiamo esempi che ci invitano ad essere seguiti, copiati, esaltati.
E allora, quali sono i modelli di questi famosi giovani?
Ne elenco qualcuno.
Modello Carfagna: dai calendari supersexi a ministro della Repubblica per le pari opportunità.( modello: e allora anch’io)
Quella che vuole vendere la propria verginità per un milione di euro. (modello: esagerata; a proposito, non si tratta di prostituzione?)
Eva Henger da porno star a conduttrice di Mediaset.(modello …della libertà).
Michela Brambilla, da inviata nelle discoteche “estreme” a prossimo ministro ( modello…della libertà 2)
Gli ignorantoni del Grande Fratello (modello perfetto di idiotismo di massa).
Modello Mario Chiesa (giudici comunisti…).
Modello veline, schedine, Chiambretti, tettone, culone, barzellette, scherzi, De Filippi, le risse, dagli agli immigrati, teste rasate, vinci milioni senza saper niente, la talpa, Corona, i pianti in diretta, l’Italia sul 2, se non ci sei non sei nessuno, la prova del cuoco.
E se non sei un vincente che fai?
Modelli, tutto il santo giorno e tutti i giorni dell’anno, modelli da seguire, una nuova Italia da rifondare, una nuova gioventù più cattiva, insicura, aggressiva, ignorantissima, che ha voglia di un capo che pensi al resto.
Ma, ecco il punto, se dobbiamo parlare dei modelli, dovremmo parlare di chi è il principale spacciatore di questi modelli.
E, credo, per i molti relatori del forum, non è proprio il momento di trattare questo tema…
Meglio qualche autovelox in più e qualche fiaccolata notturna.

alfred

5 Commenti per questo articolo

  1. Alberto Teso - commento N.1 :

    Caro Alfredo, non posso che confermare la correttezza delle tue affermazioni.
    Ancora una volta, mi trovo d’accordo con quello che scrivi.
    Fino a tre righe prima della conclusione.
    Ma siamo proprio sicuri che la colpa di quanto sta capitando e che tu efficacemente hai descritto, sia colpa di Berlusconi?
    Se fosse così, l’Italia sarebbe una caso isolato in Europa e nel mondo (in fondo, in Francia, Gran Bretagna, Spagna, USA ecc. Berlusconi non c’è…).
    In realtà, purtroppo, la soluzione non è così semplice.
    Berlusconi ed il modello consumistico e materialista che incarna (e che pure io e molti come me, pur non essendo di sinistra, aborriamo) non è la causa della mercificazione dell’esistenza ma l’effetto della stessa.
    Berlusconi ha cavalcato efficacemente, forse ampliandola (posso ammetterlo), una moda tragica ed uno stile di vita abominevole già imperante.
    Ho scritto “purtroppo” perché sarebbe assai semplice risolvere il problema se tutto si riducesse a Berlusconi. La questione è molto più seria e più grave: il sistema sta marcendo dall’interno e, francamente, non so cosa noi nel nostro piccolo saremo in grado di fare per contrastare la “malattia” che lo sta divorando.
    Io, intanto, evito di portare i miei bambini al centro commerciale e di far loro guardare più di mezz’ora di TV al giorno….
    Attendo consigli da chi è in grado di fornirne.

  2. alfredo - commento N.2 :

    Sul fatto che il problema della gioventù perduta non sia (solo) Berlusconi, sono d’accordo con te.
    Un po’ in tutto il mondo “evoluto” possiamo notare segni tremendi di decadenza morale e civile.
    Va bene.
    Ma la differenza, secondo me, tra l’Italia e gli altri Stati sta nel fatto che lì la politica, nelle forme più alte si pone come “contrappeso”, come “altro da”, mentre da noi si è formato un blocco indistinto, ripeto indistinto, tra il modello scristianizzato/ipervolgare/individualista dato dai media e la politica.
    L’hai visto il povero Schifani insieme a Di Pietro prendere la torta in faccia al bagaglino? o i poveri parlamentari farsi prendere per scemi dalle iene o dal gabibbo? e il tuo coinquilino di partito mangiare in parlamento a bocca aperta la mortadella il giorno della caduta di Prodi?
    Io capisco, almeno credo, la tua posizione e, per certi versi, la condivido, ma il modello vincente non è il tuo, anche se sei al governo ed in un partito che punta (pericolosamente) al 51%
    Fiction + fiction + fiction + fiction.
    alfred

  3. rodolfo - commento N.3 :

    Una parter del ragionamento di Alfredo mi ha fatto pensare parecchio. La riporto

    Modelli, tutto il santo giorno e tutti i giorni dell’anno, modelli da seguire, una nuova Italia da rifondare, una nuova gioventù più cattiva, insicura, aggressiva, ignorantissima, che ha voglia di un capo che pensi al resto.

    Quell’espressione senza scampo, “nuova gioventù più cattiva, aggressiva, ignorantissima…”, se in un primo momento mi ha trovato concorde, ora la trovo talmente problematica da doverla rigettare.
    Per necessità, perchè non vi è altra via, la gioventù deve rifarsi a modelli, ne ha bisogno come l’aria, non può prescindere da essi per prender forma, spesso attraverso la negazione, per arrivare ad un’identità propria.
    Manuel Benasayag, filosofo e psicanalista franco-argentino, ha scritto recentemente (2004) un libro che tutti dovrebbero leggere, per se stessi e gli altri: L’epoca delle passioni tristi.
    Le passioni tristi non sono il ripetersi rituale di un quotidiano totalmente banale, semmai sono la consapevolezza dell’andare verso un futuro indecifrabile e insensato.
    Questo andare “triste” travolge prima di tutto i giovani, ma noi che dei giovani siamo i genitori, i maestri, i punti di riferimento, le guide, in che mondo viviamo?
    Lasciamo stare Berlusconi, apice simbolico di una mentalità radicatissima che, per quanto potente, egli non può imporre, ma solo far prevalere (e la cosa gli risulta facile perchè ha possibilità tecniche che rendono la sua comuniazione pervasiva).
    Noi non viviamo nel mondo di Berlusconi, che non è la Matrice, semmai solo (e non è poco)un simulacro aggregante, intorno al quale si raccoglie la sensazione di un mondo facile, allegrotto, sguaiato, pressapochistico.
    Mi fanno un po’ ridere i proclami del Cavaliere, quelli che si inoltrano nel campo delle categorie poliiche: sei con me, sei con la LIBERTA’, non sei con me, sei COMUNISTA. Ridicolo.
    Ma noi, non più giovani e non ancor vecchi, dove stiamo? In che mondo viviamo? In che misura lo sappiamo capire e criticare, il mondo?
    Siamo modello etico e comportamentale per i giovani cattivi, arroganti e ignorantissimi? Non credo proprio.
    Se i ragazzi sono rincitrulliti da un’esistenza in gran parte gestita da transistor, la nostra è forse ispirata a principi di parca riflessione, di morigeratezza, di semplicità e saggezza? O anche la nostra vita è percorsa da venti cattivi, aggressivi ed è caratterizzata da una ben più consapevole “scelta” di non sapere
    Due cose sono terribilmente difficili oggi: insegnare ed educare. Due le figure profondamente evanescenti: l’insegnante ed il genitore. Senza capire lo sfascio di queste colonne portanti è facile scaricare il peggio degli atteggiamenti sui giovani, quando i modelli comportamentali li mutuano da noi adulti, che coccoliamo in modo perverso quel che per loro è il normale, e che per noi è lo “straordinario”, lo “strabiliante”: sono le mamme che chiudono i battenti per due ore da dedicare a telenovelas dove ridge e suo padre discutono con un drink in mano su chi è il padre della donna incinta che entrambi hanno posseduto.
    Questo è degrado morale. Questa è la bibbia di tante mamme.
    E i padri? Fedeli alle liturgie calcistiche i più, stregati e drogati dalle meraviglie tecnologiche che li rendono
    apparentemente iperinformati ma incapaci di coniugare pensiero e azione, ignorantissimi verso le emozioni, immersi più in un clima di vago eciclopedismo da inserto di quotidiano, che intenti ad uno sguardo attento e protettore nei confronti di chi resterà dopo di noi.
    La fonte profonda dell’insicurezza dei giovani( e della loro conseguente cattiveria, aggressività e ignoranza) non può dipenere SOLO da un presidente del consiglio particolare, altrimenti, come dice Alberto, sarebbe un caso solo italiano.
    Fanno paura semmai i fans di Berlusconi, cloni ma non troppo, fa paura il fai da te dei genitori, fa paura la rassegnazione di tanti insegnanti. E la marea scura e triste che riversa le proprie passioni nello stupore dell’ultima “maraviglia” tecnologica, o nell’ultima community di internet, una di quelle che si dedicano alla ricerca del tempo perduto (non quello di Proust, ovvio).
    Ci sono vette da scoprire, entusiasmi autentici: riguardano la conoscenza, riguardano lo sport, riguardano il FUTURO.
    In questo senso (e in che altro,poi?) dovremmo essere modelli e compagni di viaggio SICURI per i giovani.

    Rodolfo

  4. merkurmarkus - commento N.4 :

    “I giovani rimangono affascinati da ciò che è interessante e strano, e per loro non fa differenza se sia vero o falso.”

    Nietzsche

  5. Franco Lomartire - commento N.5 :

    Molto interessante l’articolo di Alfred.
    Lui entra subito al nocciolo della questione, descrivendo correttamente la realtà, ad ogni livello, sociale e politico. Fondamentalmente oggi viviamo in una società che si sta sgretolando. Assistiamo infatti allo sgretolamento dei valori che fino a qualche tempo fa hanno retto il sistema. Non è importante in questo momento stabilire se quei valori erano buoni o cattivi. Solo che, fino a un certo punto, hanno retto un sistema che, come sempre accade, ne determinano poi anche la fine. Ciò è valso per il sistema sovietico, come per quello fascista, da noi sperimentato, tanto per fare un esempio. Ciò è accaduto con la caduta del muro di Berlino che ha provocato una serie di conseguenze nell’Est europeo e da noi. La nostra democrazia, rispetto a quella degli altri Paesi, non ha retto al colpo, mancando di valori forti di sostegno. L’asse socialista-democristiano-comunista si è infranto, e l’impalcatura strutturale, che fino a quel momento ha retto il Paese, è venuta meno per il venir meno dei valori che reggevano quel sistema. E così la corruzione, diventata ormai un fatto convenzionale, fece esplodere la questione morale dando luogo a tangentopoli, che fece sparire i partiti tradizionali, mentre la corruzione, per nulla debellata, ha ritrovato il vigore di sempre, acquisendo anzi proporzioni assai superiori a prima e non più controllabili a tutti i livelli sociali, in particolare nella politica.
    Quando i valori su cui si regge il sistema crollano, facendolo crollare, vuol dire che quei valori non funzionano più. Hanno retto fino allo scoppio delle loro contraddizioni interne perché non si rinnovano, essendo diventati obsoleti, e perciò vengono rifiutati dalla società in quanto cattivi valori. I cattivi valori non rispecchiano il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. Non è questo il caso della democrazia inglese, di quella americana, di quella francese, ecc. In questi Paesi il processo democratico segue gli eventi e le modificazioni della storia, rinnovandosi e adattandosi alle nuove esigenze, ai nuovi bisogni, soprattutto di libertà. Certo, anche da loro ci sono delle difficoltà anche a livello giovanile, ma non più che tanto, perché è lo stesso sistema sociale che culturalmente respinge certe deviazioni, contenendole ad un livello fisiologico di normalità. Da noi invece il sistema è corrotto al punto tale che il concetto stesso di democrazia perde notevolmente del suo significato, basti dare un occhio agli ultimi centocinquant’anni di storia del nostro Paese per renderci conto di quanto siamo instabili.
    Come ho più volte ribadito nei miei articoli, Berlusconi non è che il prodotto di questo sistema fragile e corrotto. E chiunque al suo posto probabilmente farebbe quello che sta facendo lui, sia esso di destra che di sinistra.
    Egli deve tutta la sua fortuna, o quasi, allo Stato, se non altro per il mercato e il sistema che gli ha messo a disposizione…, e al Partito socialista, ovvero a Craxi e all’ex sindaco di Milano Pillitteri. Diversamente non sarebbe il Berlusconi che conosciamo.
    È entrato in politica per difendersi dalle sinistre, che si dice volessero tarpargli le ali sul campo delle televisioni e dell’editoria, e siccome lui le sinistre le ha sbaragliate, ci ha anche preso gusto. E fintanto che non trasferirà la propria residenza sul Colle, non avrà pace, comprensibilmente. E quando ciò avverrà, essendo l’evento molto probabile, terminerà la propria carriera politica a ottant’anni suonati da un bel pezzo. C’è forse qualcuno che vorrebbe sostenere che Berlusconi è un perdente? Se ci fosse, mi permetto di consigliargli di andare a farsi vedere da uno psichiatria di buona rinomanza. Il cd berlusconismo è un fenomeno tutto italiano perché rispecchia il male della nostra democrazia, e questo male, di natura strettamente culturale, risiede in particolar modo nei partiti di sinistra, che sembra vivano nel pianeta marte. Nel ’22, il Partito fascista ha occupato lo spazio politico lasciatogli dal Partito socialista. E poi c’è chi dice che la storia non si ripete. Ma la storia bisogna anche conoscerla per evitare di ripetere gli stessi errori.
    Possiamo discutere sulla discutibilità dei valori che hanno permesso a Berlusconi di raggiungere il suo successo. E qui possiamo fare un lungo elenco di atti di dubbia onestà da lui messi in opera. Il punto è che quello che in altri Stati non può accadere, da noi accade, e con molta disinvoltura anche.
    Il terreno su cui Berlusconi agisce, cioè gli italiani, è estremamente fertile, non solo per lui, ma per chiunque operi in una posizione di comando all’interno dell’ente pubblico, ma anche di quello privato. Mi riferisco a casi come Telecom, Cirio, Parmalat, per citarne alcuni. Il male non è Berlusconi. Il male siamo noi, o la maggioranza di noi, nevrotici, figli, nipoti e pronipoti di nevrotici. Per nevrotico intendo insicuro. Siamo un popolo mansueto. Al massimo lamentoso, ma privo di personalità.
    L’insicurezza ci rende deboli, e ci porta spesso ad appoggiarci su falsi modelli e falsi valori, per poi scoprire che non funzionano; e quando ciò avviene vediamo il sistema crollarci addosso, e a quel punto fanno la loro comparsa l’angoscia e la paura. Vengono meno gli stimoli sani come lo scopo, che una persona si pone e vuole realizzare nella propria vita, con la sua pianificazione dettagliata, necessaria per costruirsi una certezza nel suo futuro. E quando manca tale certezza si torna all’angoscia esistenziale, al vuoto di valori, alla disperazione. Come uscirne? Come la società e la politica, ci aiutano ad uscire dal dramma? E in mancanza di risposte e di stimoli, che non arrivano, si arriva invece alla degenerazione, con la fuga nella violenza, nella droga, nelle illusioni, nella follia.

    Franco Lomartire

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