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Il virus

gio, apr 30, 2009

Ambiente, riflessioni, Salute/Medicina


ROMA – Come di fronte a una cassaforte dalla combinazione sconosciuta, il virus prova in continuazione a scassinare l’organismo umano. Tenta con una cifra, poi con un’altra leggermente diversa. Usa una chiave, torna alla carica con un grimaldello. Il suo obiettivo è penetrare le nostre difese immunitarie, propagarsi all’interno del corpo e da lì contagiare più individui possibile. Causare un’epidemia come quella della Sars, dell’aviaria o dell’influenza suina è già un buon risultato per un microrganismo. Ma l’ambizione massima di ogni virus è ben altra: raggiungere il livello di pandemia, toccare con la sua presenza ogni luogo del pianeta e saltare da un individuo all’altro come dentro a un biliardino impazzito.

Il virus dell’influenza – il più mutevole e proteiforme della famiglia dei virus – tentò di scassinarci nel 2007 con la combinazione H5N1 (la sigla dell’aviaria). Ma riuscì – e ancora oggi non si è arrestato in alcuni paesi di Asia e Africa – a contagiare solo persone che avevano avuto contatto diretto con polli o altri volatili. Nel 2003 toccò alla Sars, che non aveva la stessa rapidità nel mutare i suoi connotati, ma era capace di uccidere il 50-60 per cento dei contagiati. Ora il virus è tornato all’attacco con un nuovo set di numeri e cifre: H1N1. È la sigla del microrganismo che causa la febbre suina, che diversamente dal passato ha imparato a propagarsi nella nostra specie, senza più bisogno di focolai animali. Quella combinazione è la stessa con cui venne etichettato il virus della spaventosa pandemia spagnola, che tra il 1918 e il 1919 con 50 milioni di vittime in tutto il mondo risultò più letale perfino della Grande Guerra.

“Una nuova pandemia dovrebbe arrivare da un momento all’altro. È nell’ordine delle cose. Il virus muta rapidamente e prima o poi troverà il modo di contagiarci in maniera massiccia. Ma oggi non siamo più nell’epoca della spagnola. Sappiamo come difenderci anche da agenti patogeni molto aggressivi” spiega Guido Antonelli, ordinario di virologia dell’università di Roma La Sapienza e dirigente del Policlinico Umberto I. “Il virus dell’influenza è il più subdolo perché ha un genoma frammentato. Fa presto a mettere insieme pezzi provenienti da animali contagiati diversi, come il maiale e il pollo, ma anche la foca o il cavallo” prosegue il virologo. Il maiale si è dimostrato un crogiolo molto efficiente: luogo di incontro e ricombinazione per virus dalle provenienze più disparate.

Anche la sequenza delle pandemie del passato – 1918, 1957 e 1968 – indica che una nuova fiammata dell’influenza sarebbe in arrivo. Il lungo silenzio delle pandemie, come un numero del lotto che non esce da troppo tempo, rende inquieti gli epidemiologi di tutto il mondo. E fin dai tempi della Sars, l’Organizzazione mondiale della sanità cura e aggiorna di continuo un programma ad hoc per affrontare la possibile emergenza.

“Il paragone con la pandemia del 1918 però non è del tutto corretto. Oggi la rete dell’informazione è molto più rapida. Isolamento e controllo dei virus avvengono in modo efficiente. Farmaci antivirali ed eventualmente vaccini ci garantiscono che un disastro simile alla Spagnola difficilmente si ripeterà” spiega lo storico della medicina Giorgio Cosmacini, filosofo, medico e autore tra l’altro di “Le spade di Damocle, paure e malattie nella storia”. “Ma di una malattia – prosegue – non dobbiamo considerare solo gli aspetti somatici. C’è anche la paura, che è perfettamente comprensibile di fronte a virus invisibili e sconosciuti”.
tratto da “Repubblica.it” a firma di Elena Dusi

2 Commenti per questo articolo

  1. Nicola - commento N.1 :

    Tutti venduti!
    Provo a spiegarmi, l’altro giorno a Radio24 nel corso della trasmissione “l’elefante” di Ferrara (:-)) hanno notato questa “strana” (?!?) coincidenza:
    da quando è scoppiata la fobia del maiale sono schizzati i titoli delle società farmaceutiche, in controtendenza al dato medio negativo delle borse mondiali; non è un caso!!!
    Altro dato che hanno dibattuto: l’Ialia ha c.a. 40mln di dosi in magazzino per fronteggiare questi virus; negli USA?!? 150mln…fate vobis!

    Nicola.

  2. alfredo - commento N.2 :

    Nicola, io personalmente non ci trovo nulla di strano che in presenza di una possibile pandemia i titoli delle industrie farmaceutiche schizzino in alto.
    Se in questi giorni avessi comprato azioni, mi sarei indirizzato verso quel settore.
    Sul numero delle dosi effettivamente c’è un certo squilibrio tra Italia e Usa, ma nemmeno così elevato.
    Sulla base della popolazione il rapporto è 1 a 3,7 e dovrebbe essere 1 a 5, ma credo che l’Italia nei confronti degli USA abbia l’handicap di avere una densità di popolazione molto superiore e quindi, in caso di pandemia, sia meno controllabile.
    Piuttosto la cosa che io trovo strana è che nel momento in cui da più parti si comunica, in modo autorevole, che il virus è debole, poco aggressivo e ci sono in corso numerose guarigioni, nello stesso tempo l’allerta viene elevata da 4 a 5.
    saluti
    alfred

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