La Cina è vicina?
La Cina, ed anche il Bangladesh, con i suoi commercianti, stanno lentamente ridisegando la mappa del commercio jesolano. Ufficialmete non se ne parla, ma bastano poche chiacchere con gli amici ristoratori, con chi vende vestiti e tante altre cose, per capire che il cambiamento in atto è concreto e ha numeri che cominciano a fare impressione.
Pizza+kebab revolution?
Non ci sarebbe nulla di eclatante. In gran parte delle città tedesche, soprattutto nelle zone pedonali (ho in mente Colonia) sono dieci anni che l’intraprendenza turca ha scalzato, o ridimensionato di molto, l’egemonia italiana negli eis-cafè e nelle pizzerie.
Ma se sta accadendo la stessa cosa da noi, occorrerebbe, da parte di chi regola e osserva il commercio, un’analisi precisa del fenomeno. Soprattutto bisognerebbe capire come i nuovi operatori riescano a sostenere, con esercizi relativamente piccoli, affitti senza dubbio alti, non sostenibili dalle imprese italiane.
A Jesolo s’è investito troppo sull’immobiliare, poco su l’immobiliare di grande qualità, moltissimo su quello medio e medio basso, con prezzi comunque altissimi. Si tratta però di una scelta precisa.
Nel commercio invece regna il caos, non c’è coordinamento tra qualità del commercio e sviluppo complessivo della città e del territorio.
Forse occorre pensarci un po’ su…
Rodolfo







maggio 1st, 2009 at 15:52
La questione si potrebbe aprire e chiudere in poche parole ; fare commercio ( serio ) oggi , è diventato molto difficile,scarsamente remunerativo e pertanto poco ambìto . Se poi tentiamo di analizzare la questione ed andiamo a vedere quali sono le zone dove si sta maggiormente sviluppando questo fenomeno dei cambi di gestione con l’insediamento di titolari “ esotici “ , allora si capisce meglio il perché questo succeda . Le prime zone che “ cadono “ in mano a questi nuovi business man,sono in assoluto le meno appetibili
commercialmente parlando, e pertanto con “ buone uscite “abbastanza abbordabili , canoni di affitto non così proibitivi , diventa relativamente facile l’entrata nel mondo commerciale Jesolano di questi nuovi attori. .
Questa poi è gente dotata di grandi stimoli ,che si accontenta di poco , ed è molto ben allenata alla fatica del vivere quotidiano e perciò ben disposta a far sacrifici che noi locali forse non reputiamo più necessari al giorno d’oggi . Mangiare , dormire , lavarsi , e insomma vivere fra le quattro mura del negozietto di poche decine di metri , tenendo aperte le attività a tutte le ore , era una condizione comune anche a noi che negli anni sessanta / settanta siamo partiti con un bagaglio fatto di speranze , di cambiali , ma anche di tanta volontà di farcela . L’atteggiamento di questa povera gente , fotografa esattamente la nostra situazione di allora .
E’ chiaro che la situazione oggi è diversa , il personale lavora le normali sette /otto ore , gode del suo riposo settimanale e gli vengono versati i giusti contributi previdenziali . La musica però non si puo’ dire che sia cambiata un granchè per i gestori degli esercizi pubblici e del commercio , che continuano imperterriti a sciropparsi le tredici / quattordici ore giornaliere di menù fisso per i canonici cento giorni . Questo porta inevitabilmente ad un abbruttimento fisico e mentale di non poco conto . L’unica medicina che nel tempo ha sempre dato ottimi risultati per superare questa fase di vita così impegnativa è sempre stato il momento del consuntivo finale di Settembre che quasi sempre era gratificante sotto il profilo economico .
Quando questo elemento determinante viene meno , e magari nel frattempo è sopraggiunta per te l’ora della pensione , con i tuoi figli memori dei sacrifici dei genitori ,forti del loro sudatissimo titolo di studio , e che di questo mondo non ne vogliono sapere , ecco che allora che dopo infiniti momenti di dubbi ed esitazioni , uno capisce che è giunto il momento del suo capolinea
professionale . Si attiva allora con le agenzie specializzate ed aspetta ,ogni tanto ti arriva la segnalazione di un timido interessamento da parte di un cinese , poi chiama un indiano , tu tieni duro , non tanto per pregiudizio o per razzismo , quanto perché conoscendo il basso livello della mercanzia che questa gente andrà a vendere in quello che era fino a ieri il tuo negozio, non era propriamente ciò che tu avevi in mente per il proseguio del tuo punto vendita . Aspetti ed aspetti ancora , finchè non ti stanchi di aspettare chi non ha nessuna voglia di farsi vivo , ed allora a quel punto che cedi . Ecco in sintesi come nasce questo nuovo ( per noi ) aspetto della società attuale .
P.S. Quanta influenza possano aver avuto sull’evoluzione di questo fenomeno , le decisioni politiche che hanno ridisegnato drasticamente la distribuzione commerciale negli ultimi anni qui da noi , è difficile dirlo , certo che l’avvento di questi ciclopi commerciali non è da considerarsi totalmente estraneo al coincidente inizio delle vacche magre per il piccolo commercio.
La auspicata selezione , per cui secondo l’idea dei nostri governanti con l’apertura dei centri commerciali le attività meno qualificate dovevano essere espulse dal mercato , non si sta affatto verificando , anzi , in certe zone esse stanno aumentando e si stanno consolidando punti vendita dal look decisamente poco moderno che trattano esclusivamente merci di bassa qualità , senz’altro non qualificanti per il soddisfacimento delle ambizioni dei nostri rappresentanti politici e perché no , della città intera.
El Fef
maggio 7th, 2009 at 21:21
A mio parere, così come per la promozione turistica o per pubblicizzare questo o quell’urbanista esistono delle strategie di marketing, allo stesso modo se ne dovrebbero individuare per dare un certo slancio e soprattutto una certa immagine al commercio, che vada di pari passo con l’immagine e la riqualificazione urbanistica della località.
Non è un caso che sia stato creato il marchio Jeshopping, che dovrebbe costituire proprio il punto di partenza per un piano globale più ampio, un contenitore che però deve essere riempito da tutti i soggetti.
Alcune proposte in tal senso potrebbero essere:
- evitare ‘l’effetto qasba’, che contrasta nettamente con la direzione che si vuol percorrere con la riqualificazione, magari dando la possibilità di delimitare l’esposizione di merce nei plateatici e nello stesso tempo però concedere delle chiusure dignitose;
- un piano colori per gli edifici (su questo basta alzare gli occhi) ;
- pensare a delle promozioni come ad esempio un’ora di parcheggio gratuito in via Bafile per chi vuole fare shopping, magari conglobando l’iniziativa in card promozionali che però non siano un pezzo di plastica da tenere in portafoglio ma che abbiano una molteplicità di funzioni ( parcheggi, acquisti, carta di credito ecc ecc) il tutto in un’unica card.
La famosa jescard!!
In poche parole una vera e propria strategia commerciale, che non avrebbe dei risultati immediati e quindi, se vogliamo, apparentemente non di grande effetto e risonanza, ma che alla lunga, concretamente, aiuterebbe tutti.
Ed è proprio questa la sfida che chi amministra questa città deve saper cogliere.
Non è innaffiando una pianta continuamente che la si mantiene in vita (marcisce), bisogna dare acqua un pò alla volta per tenerla in vita il più possibile.
Un caloroso saluto
f.to Mirco Crosera