Il sesso mordi e fuggi
mar, apr 7, 2009

Sembra che molte mie coetanee, parliamo dai quarantacinque ai cinquantacinque, stando a un servizio trasmesso da un Tg, nella strepitosa percentuale del 50% , facciano le corna al proprio marito o compagno. Forse la percentuale non è così alta, ma siamo lì, confermo, anche se la mia voce non fa testo perché sono felicemente divorziata e quindi, come si dice, sono “sul mercato”. Ma ho molte amiche…
Ma il dato eclatante non è questo, anche se è piuttosto crudo nel suo livellare il tradimento femminile alle percentuali maschili.
Il bello è che noi mature signore preferiamo, sempre secondo il sondaggio, non già il classico amorazzo, per lo più vissuto sul posto di lavoro, tetro di clandestinità e spesso di squallore, ma cerchiamo semmai uomini più giovani per un rapporto mordi e fuggi. Una specie di take-away erotico.
E’ successo anche a me, e la cosa non mi è piaciuta, s’è lasciata dietro una striscia di grigiore.
Ma non giudico. Figuriamoci, lo specchio è un esercizio di realtà che riflette punti di domanda sempre più difficili da esorcizzare.
…e per voi, cari amici maschi, non dev’essere tanto diverso.
Andreina






aprile 7th, 2009 at 12:55
Cara Andreina, ti sei inoltrata su un vero e proprio campo minato.
Non ho visto quel servizio, però dici cose risapute da molti, se non da tutti, ma tenute in “sordina” per il quieto vivere.
Credo che “storia” sia datata. Cioè è una cosa che da sempre, magari variando al rialzo le percentuali, viene fatta.
Son del parere che l’aumento delle percentuali sia salito per l’arrivo nelle abitudini quotidiane dell’uso del pc e della Rete.
Diciamo quindi che la Rete ha dato un bel contributo a chi si annoiava fra le mura domestiche. Ha reso tutto più facile e immediato, in ogni settore.
Ma l’amore mordi e fuggi con un partner più giovane è un desiderio(maschile e femminile) che c’è sempre stato. Quindi nulla di nuovo.
Solo più parlato, più discusso. Anche l’amore (con la a minuscola in questo caso) si è adeguato ai tempi moderni.
rudy
aprile 7th, 2009 at 21:15
No rudy, non sono d’accordo con te.
Non è che l’aumento delle percentuali sia salito grazie all’arrivo del pc e della rete;
grazie a questi mezzi, ne è aumentata la conoscenza.
Si sente dire troppo spesso che, al giorno d’oggi, ci sono più gay e più lesbiche, ma non è vero assolutamente.
Molto più semplicemente, una volta, neanche tanti anni fa, erano più nascosti; i giornali e i tg non ne parlavano così apertamente; loro stessi si tenevano nascosti, la famiglia li teneva nascosti, per non essere esposti al pubblico ludibrio, al parere vincolante dei benpensanti che imponevano regole e limiti.
Che sentenziavano su ciò che era giusto e ciò che non lo era…………….e sorvolo sul ruolo che la Chiesa ha avuto, ed ha tuttora, in merito alla vita sessuale privata del singolo individuo!!
Verissimo, invece, che c’è sempre stato il desiderio di amore mordi e fuggi con partners più giovani,………… ma anche più vecchi.
Eh sì, perchè, sennò, il discorso non funziona, non ti pare?
Cara Andreina, non capisco se il tuo è stupore, o cosa.
50%? Ti pare tanto?
Prova a partire dal presupposto che, se un uomo tradisce, di solito, lo fa con una donna………che a sua volta tradisce,…… o no?
Ergo, fifty/fifty.
E non parliamo delle percentuali di tradimento dai 35 ai 45!
Vedi Andreina, secondo me, tutto ciò è dovuto, principalmente, al fatto che sempre più donne si sono liberate dal binomio sesso/amore.
Cioè, faccio l’amore con te, solo se provo un sentimento nei tuoi confronti.
Sempre più donne sono arrivate al punto di dire: “Mi piace e gli piacio, ho voglia di lui e lui di me, è una cosa bella, naturale, ci fa stare bene, non facciamo del male a nessuno perchè nell’atto sessuale in sè e per sè, non entra nessun sentimento che possa, in un secondo tempo, minare ciò che è parte della nostra vita corrente.
Fa bene alla salute, ci toglie di torno le paranoie varie, è molto meglio di un vibro-massaggiatore, ci rende felici, fa bene all’acne giovanile (se lui è più giovane), gli da una sferzata d’energia (se è più giovane lei), ma insomma………….!!”
john
aprile 7th, 2009 at 21:18
Orrore!
Domando pubblicamente scusa per quel “…aumento delle percentuali sia salito…”
john (brrrr)
aprile 8th, 2009 at 09:40
La questione introdotta da Andreina sollecita alcuni punti di domanda molto complessi e di notevole importanza, e ciò a partire dal fatto che è molto improbabile che maschi e femmine cornifichino il rispettivo partner mossi dallo stesso motivo. Alla base c’è comunque un’instabilità del rapporto matrimoniale che consiste nella maggior parte dei casi in una carenza di riconoscimento da parte di uno dei due soggetti nei confronti dell’altro. Mancanza di carezze transazionali, visto che conosci un po’ di analisi transazionale, Andreina. Incapacità comunicativa dettata da egoismo schizoide e noia. E in genere è il maschio l’egoista e annoiato di turno, che non si preoccupa dello stato di salute spirituale della moglie. Pc e rete sono soltanto due vie di fuga dalla realtà, allo stesso modo di trovasi un’amante. Lei, invece, sentendosi trascurata ed esclusa dalla vita intima del marito, reagirà guardandosi attorno.
Ma non tutte dispongono dei mezzi fisici e talvolta psicologici per poter tradire. Molte lo farebbero, e anche volentieri, ma alcuni messaggi genitoriali dell’infanzia (ingiunzioni) glielo impediscono. Il tradimento è espressione di insoddisfazione sia quando la relazione è sentimentale, oppure del tipo mordi e fuggi. Quest’ultimo, addirittura, rivela insicurezza nella persona che cerca continue conferme del proprio sex appeal soprattutto quando la relazione avviene con partner più giovani. È il caso del “giovanotto” cinquantacinquenne; mentre lei, sui trent’anni, cerca il fascino dell’uomo maturo e il senso di sicurezza che non ha trovato in suo padre. Nel caso opposto, si ha quello della donna meno giovane che ha rapporti col maschio più giovane di dieci e più anni. È il classico rapporto edipico madre-figlio che “si lascia dietro”, usando la tua espressione, “una striscia di grigiore”.
La percentuale del 50% è probabilmente giusta, solo che è addirittura potenzialmente più elevata. Perché ci sono donne che praticano regolarmente e gioiosamente il tradimento come da percentuale, e donne che lo praticherebbero. Ma, sia nel caso in cui c’è sentimento, sia in quello mordi e fuggi, si nasconde un malessere che alla lunga porta spesso a danni irreparabili. Il divorzio è uno di questi.
Non credo nel mordi e fuggi, o take-away erotico. È più una patologia che un piacere della vita (mi riferisco alle persone sposate), confermata da molti miei seminaristi praticoni.
Nel 2006 ci sono stati 180 mila divorzi contro 350 mila matrimoni; dei 170 rimasti, un’infinità sono in crisi. Tanto per avere un’idea di quanto male stia la gente, senza che la stessa lo dia a capire, mentre il sesso facile è, nella maggior parte dei casi, l’equivalente di un’aspirina.
Ci sono anche di quei casi che, paradossalmente, hanno avuto un effetto curativo. Lui, che vive una situazione depressiva del suo matrimonio, si trova l’amante. Una storia che dura qualche mese e, senza poi rendersene conto, a depressione passata, riscopre l’importanza e l’amore per la moglie. Casi di questo tipo ne ho conosciuti sia da parte maschile che da parte femminile. Questi sono fenomeni che avvengono, e possono avvenire, solo al di fuori della consapevolezza. Pertanto, non sono da seguire come terapia. Accadono e basta.
I nostri comportamenti attuali dipendono molto dal rapporto più o meno equilibrato che si è avuto durante l’infanzia con la madre.
In ogni caso, una volta che il periodo di stretta intimità con la madre è finito, la persona, per tutto il resto della sua vita, lotta incessantemente per riottenere quel perfetto stato in cui riceveva carezze incondizionate. Nella realtà, naturalmente, questo stato di nirvana non può più essere ricreato, una volta superata l’infanzia. Il momento in cui ci riavviciniamo a un tale stato è nell’intimità sessuale piena di affetto, che per la maggior parte degli adulti è la più ricercata e appagante di tutte le esperienze possibili. Pochi riescono ad ottenere ciò di cui in genere non sono consapevoli e che in realtà voglio e cercano: una enorme quantità di carezze fisiche rivolte al proprio Bambino Sensuale. Ma per avere carezze, bisogna anche dare le stesse carezze al Bambino Sensuale dell’altro. E al di fuori del rapporto intimo pieno di affetto, parliamo con il partner, o con gli altri, esprimendo parole di gratitudine, di affetto, simpatia, attenzioni, piacere della compagnia dell’altro. Lo diciamo con i fiori, ma anche con molti altri atti simbolici i quali servono ad appagare il nostro bisogno più vitale che è quello di essere accarezzati.
Il sesso mordi e fuggi, in quanto tale, esclude queste possibilità perché si rivolge al corpo della persona, non alla persona, mentre è dalla persona che si ottengono carezze, non dal suo corpo.
aprile 8th, 2009 at 21:53
Sono d’accordo con John quando parla del ruolo che la chiesa ha avuto nei riguardi della coscienza delle persone in materia sessuale. Non posso che confermare come la chiesa abbia “plagiato” il cervello di persone giovani convincendole che il sesso non doveva essere praticato prima del matrimonio, e se capitava erano sensi di colpa, e che comunque rientrava in una logica di procreazione, per non parlare poi del divieto del preservativo, anzi di qualsiasi metodo contraccettivo che non rientrasse tra i metodi naturali. O almeno questo è quello che è successo anche a me. Con fatica mi sono liberata da pregiudizi assurdi e privi di qualsiasi utilità, fino a maturare una…libera coscienza, che mi ha portato ad essere una persona più libera ed anche un po’ più disinibita. Ma sono d’accordo con Franco quando parla di rapporto pieno di affetto contro un rapporto sessuale vissuto alla “mordi e fuggi”, perché anch’io credo che sia solo nel primo caso che si possono trarre i riconoscimenti e le carezze che continuamente ricerchiamo. Personalmente non potrei mai accontentarmi di un rapporto mordi e fuggi, mi lascerebbe l’amaro in bocca credo, come è successo ad Andreina. Dare e ricevere carezze, per usare il linguaggio di Franco, è cosa che ci fa stare bene e che ci dona appagamento…perché rinunciarvi se ne sentiamo il bisogno?..
aprile 9th, 2009 at 19:36
Noi siamo corpo.
) accade che io desideri senza che il corpo desiderato (la persona che è quel corpo, ovviamente) desideri il mio (e la persona che è quel corpo desiderante che sono io, ovviamente), e allora il mio desiderio resta represso, depresso e in più mi carico sulle spalle una delusione. una frustrazione.
Ed il corpo è intimamente legato al desiderio, anche oltre le “relazioni” con gli altri, alle quali non possiamo ridurre tutti i “sensi” delle nostre azioni. Il corpo è soprattutto “in sè”.
Il corpo è desiderio e il nostro desiderio si declina in due direzioni. Il corpo desiderato e il corpo desiderante.
Entrambi, se non avessimo intorno e dentro di noi delle norme che ne regolano i richiami, reclamano il piacere assoluto (sciolto cioè da ogni vincolo).
Vedo una bella donna, mi attrae,la prendo.
Sembra che agli albori dell’avventura umana avvenisse così.
E accade così anche ora, solo che, nel momento di prendere, il corpo che desidera (desiderante) incontra l’ostacolo delle norme, prima fra tutte quella dell’appartenenza dei corpi ad insiemi regolati. L’atto del prendere assolutamente secondo la dittatura del desiderio non è consentito, perchè per farlo dovremmo adoperare la violenza. D’altra parte, il corpo desiderato potrebbe essere desiderante nei miei confronti,e mi pare evidente che debba essere io a decidere se concedermi o meno.
L’argomento proposto da Andreina è complicatissimo proprio perchè rompe gli schemi tradizionali di relazione.
Se io desidero, per esempio, posso trovarmi sia nella situazione (piacevole) di essere desiderato e allora il desiderio viene (o può essere) appagato.
Ma spesso (troppo spesso
Ancora più complicata è la situazione in cui io desidero (cioè sono desiderante) ma il mio corpo è o sta diventando (ecco l’argomento di Andreina) non più desiderabile “ai miei stessi occhi”: accade principalmente sulla soglia della vecchiaia, o nei paraggi di questa, quando vediamo i segni del tempo solcarci il volto e il corpo tutto, segni che raccontano, come proprio Andreina ha scritto molto tempo fa, tutta la nostra storia.
Allora la ricerca si fa frenetica, esige risposte veloci, perchè quando abbiamo trascorso tanto tempo il tempo da trascorrere si riduce.
L’esigenza del piacere non è più relazionale verso gli altri, ma verso se stessi e si configura come riprova, come conferma.
In questo caso è auspicabile che che un’improbabilissima “pace dei sensi” ci venga in soccorso…
Un bel guaio, in ogni caso
Rodolfo
P.S. Ripropongo un articolo di Andreina (con il suo consenso), che ha impressionato molti.
2006, JesoloForum, Segni, di Andreina
Il passare del tempo è una scrittura.
La penna del tempo ci scrive con caratteri indelebili e da pagine bianche diventiamo racconti, romanzi e farse, commedie, tragedie e drammi, poesie e fumetti.
Di tutti noi che ci vediamo ogni giorno, o quasi, o anche quasi mai, leggiamo i segni che il tempo ci scrive addosso, dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa.
Il corpo è la pagina che riporta ciò che di noi lasciamo leggere, e poco abbiamo da mascherare le pagine che vorremmo nascondere, perché sono quelle che si leggono di più.
I volti dei vecchi diventano pietre, con gli stessi solchi, gli affossamenti, le screpolature. Diventano filigrana le mani, trasparenze d’ossa e vene azzurrine.
Quanto sole c’è voluto, e lacrime e gioie per scavare tanti segni, per cancellare ogni morbidezza.
Lasciano segni le pene d’amore, e sono i segni più profondi, ed anche le gioie. Testimonianze di cose sognate che non sono arrivate mai. O tesori di baci insperati che ci hanno ridato il vento nella parola, la luce nel sorriso, la vertigine negli occhi.
La passione toglie il sonno comunque, quando la viviamo e quando l’abbiamo perduta, o quando, come animali braccati, giriamo senza meta per cercare di farci, da lei, riprendere, . Senza passione è difficile vivere, e la sua assenza più che scrivere il volto, lo taglia.
Rivedo gli amici e le amiche e li leggo, e loro leggono me.
Dai segni ricaviamo spesso il pudore di non chiedere, perché è troppo doloroso quello che si legge.
Il pennino del dolore scava di più di quello delle gioie.
Ogni atto della nostra storia è presente, precisamente archiviato nello spessore della pelle, nella rigidità delle mani, nel sorriso, nell’eroica deformazione dei piedi, che si sobbarcano per tutta una vita il peso del resto.
Ma è il volto che racconta di più, mappa enigmatica e precisa nel suo labirinto, maschera sempre mutevole, sempre in procinto di cadere.
Dal ridere al pianto il passo è così breve che un attimo è una porzione di tempo infinita. I segni, a saperli leggere, coesistono nei nostri volti.
Forse per questo abbiamo qualcuno da amare: sono le persone che si lasciano leggere in volto, che, deposte le espressioni di rito, lasciano ai nostri occhi la stanchezza profonda, alle volte estrema, e liberano così le nostre, ed in esse vediamo la strada condivisa, le gioie comuni, i dolori, le grandi illusioni e le perdite.
Quanto vorrei placare la grafia tormentata dei delusi. Come tanto segnano gli occhi, e le labbra, e le linee della fronte i desideri mai soddisfatti, quelli che dicevamo essere fantasie e che invece erano la nostra più profonda realtà .
Che inganni, come sono vuote di ogni strumento le nostre attese.
Non ci sono abitudini innocue. La ripetizione comporta sicurezza, ma anche noia, tedio, asfissia.
I miei trucchi sono sempre più imprecisi, il rossetto sbava perché le labbra non sono più tumide, il fondotinta conta sempre di meno, hai voglia a ridare luminosità e scioltezza ai capelli.
E dovunque, sul corpo, conta di più la forma data dai vestiti più che la sfrontata bellezza della nudità della giovinezza arrogante.
Vedo pance che si gonfiano di anno in anno, segno che si è ceduto ai piaceri della tavola non per necessità , ma per una strana deviazione del piacere. Oppure perché di notte si presenta un bisogno che si traduce in fame, o in sete di cose che, per un po’, ti fanno sentire leggera. Ma quel desiderio è tradotto male, e il mattino presenta il conto.
Ho preso parte a battaglie campali in palestra, per modellare creta che si sbriciolava nell’informe, e ho combattuto mille guerre aerobiche fatte di scalini, barre, pesi, spin-bike e saune e massaggi e piscina. Ho provato anche con lo yoga, ma mi faceva dormire.
Tutto per fermare la scrittura del tempo su di me.
Ho pianificato decine di diete, alle quali però ho concesso troppe eccezioni. Per educazione e cortesia non ho mai insultato l’invito a cena degli amici, ma dentro di me sentivo di tradire un patto con la mia bilancia.
Telefonate chilometriche con le mie amiche mi hanno consolato, non ero poi così sola.
Non siamo soli nell’affare serio che abbiamo ingaggiato col tempo, o che il tempo ha ingaggiato con noi. Il tempo di noi non si scorda mai, neanche per un secondo. Noi sì ci scordiamo di lui, come ci dimentichiamo le cose moleste, che poi, di soppiatto, vigliacche, si ripresentano quando stai per mollare gli ormeggi della veglia per perderti nella deriva del sonno.
Nelle fotografie, i volti dei nonni sono più scuri della terra, e il contrasto con le canottiere bianche è accecante. Lì il tempo ha scritto epopee immense, fatiche a noi sconosciute, col concorso del caldo, del freddo, delle guerre vere, della fame. Non c’erano bilance con cui battagliare, si mangiava carne solo ai matrimoni.
Le mani di mio padre, che ha passato la vita a tirar su case e far malta, non avevano morbidezza nelle carezze se non nel gesto, quello sì, dolcissimo.
E mia madre sapeva di detersivi tutti i giorni, tranne la domenica, quando un po’ di cipria si sommava all’incenso della prima messa.
Le serate di oggi sono fiumi di profumo: sandalo, vetiver, palissandro, mughetto, cedro, violetta.
Come le stelle, la primavera non solo non si guarda più, ma neppure si sente.
E le ragazze, cari simulacri del mio essere donna, ben sopportano il doloroso cilicio di sandaletti dal tacco altissimo, che slancia il polpaccio e rende l’incedere seducente.
A loro non interessa avere un uomo, ma solo il suo sguardo.
Non lo sanno, ma il tempo sta lavorando anche su di loro, a matita, come segnando minuscoli appunti.
E i ragazzini, sempre più effeminati, segnano di china versata in piccoli punti le braccia e il petto, in variopinti tatuaggi.
Ed entrambi forano lobi, narici, capezzoli e sopracciglia con spille e sui denti incastonano piccoli brillanti. Che un giorno cadranno.
Il tempo gioca con noi, ed è il gioco dei segni. Scrive la nostra storia, preciso e calmo.
Saper leggere questa testimonianza dei nostri giorni passati, con pazienza, con calma, è molto di più che il perdersi nel fitto di un libro.
In tante trame che segnano i nostri sguardi ogni tanto trasuda un sorriso, una speranza, una riconoscenza che ci lega insieme. Abbastanza insieme per sentirci trasportati, lentamente, verso un unico destino, verso un’unica foce.
C’è n’è abbastanza per essere amici.
aprile 9th, 2009 at 19:39
Rodolfo, che casin che te si!
aprile 9th, 2009 at 22:47
Ok Larissa, sono contento per te che tu sia riuscita a liberarti da pregiudizi, preconcetti, pseudoregole e quant’altro.
Però, vorrei dire la mia sul rapporto “mordi e fuggi”.
A parer mio, questo termine è stato inventato da chi non è, e non vuole essere liberato dalle pastoie familiar-clericali, che lo hanno condizionato fin dai primi anni della sua vita.
Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che in un rapporto occasionale, non ci possa essere affetto alcuno.
Stiamo parlando di un rappoorto che, secondo clero e benpensanti (che Dio ce ne liberi), è un rapporto definito animalesco.
Si, certo che lo può essere, specialmente se questo rapporto è visto unicamente come …………..una botta e via.
Se l’uomo, è abituato, o se stato abituato a pensare al rapporto sessuale come ad un atto di sopraffazione fisica nei confronti della donna, vista come essere inferiore;
o se l’uomo, nella fattispecie, vive il rapporto sessuale, occasionale o duraturo esso sia, come un momento nel quale dare e ricevere piacere, per la soddisfazione reciproca.
Vorrei fare notare che ho scritto “dare” prima di “ricevere”!
Per me, ripeto “per me”, quando uno, in un rapporto sessuale, anche se occasionale, pensa, prima di tutto al piacere del partner,…..beh, non vi sembra una dimostrazione di affetto???
O, comunque, di un sentimento?
Insomma, alla fine dei conti, quando in rapporto, anche occasionale, io ho come fine l’obiettivo di dare piacere, io non sono una bestia.
Quindi, evitiamo di mettere etichette, di sparare certezze e convinzioni che non sono nostre, ma ci sono state inculcate.
A questo punto, non vi pare che anche questo rapporto “mordi e….”, possa essere visto sotto un’altra ottica???
john (libera, libera, libera nos Domine)
aprile 10th, 2009 at 23:37
Per quel che mi riguarda, non mi accontenterei di un rapporto cosiddetto mordi e fuggi, ma con quaesto esprimo una mia inclinazione, una mia opinione personale. Non intendo sparare a zero sulla “botta e via” in preda a pregiudizi di qualche tipo, non è mia intenzione. Esprimo quello che sento, e cioè che rinuncio volentieri alla botta e via se non c’è anche la stima, che nasce solo dalla conoscenza reciproca, lo scambio di interessi, di pensieri, di parole, sensazioni; per quanto possa sembrarti strano, caro john, non è il corpo che attira in primis la mia attenzione, ma l’insieme della personalità di un uomo, che in genere solo lo scambio e la frequentazione aiutano a conoscere. Non nego che vi possa essere una attrazione di tipo “animalesco”, ma noi non siamo solo animali…vuoi mettere la passione che si sviluppa da un rapporto fatto di dialogo e di stima? Che tipo di passione c’è in un rapporto occasionale , in cui sei spinto dalla sola pulsione animale?…O come credo dicesse Rodolfo, dalla volontà inconscia di trovare conferma del proprio essere ancora “piacevoli” per l’altro? Siamo corpo ma anche cervello e cuore..tutte componenti che non possono che arricchire l’incontro più intimo. Quali carezze e riconoscimenti ci scambiamo, se il nostro “darci” è spinto solo da un impulso fisico?
Interessante l’articolo di Andreina, trasmette un po’ di tristezza a dire il vero perché fa pensare al tempo che passa, inesorabile..sembra di cogliere una certa ansia in questo, la paura di perdere qualcosa (innanzitutto la bellezza ed il vigore della gioventù), e la paura di non riprovare le sensazioni più belle che si sono vissute…come i momenti della passione. C’è in tutto ciò una rincorsa continua, nel momento in cui mi accorgo che sto perdendo qualcosa lo rincorro sperando di fermarlo…
Tuttavia io credo che vi siano delle cose che il tempo non le toglie, ma le porta. Tutto sta a capire di cosa si tratta; ma ci sono. Credo che in questo senso la vita possa essere considerata un po’ come una pianta da coltivare, che cresce e si sviluppa man mano che passa il tempo; certo, va capito come curarla.
Non possiamo dirci ormai al capolinea perché abbiamo perduto il fulgore della giovinezza, ma ci può essere in noi una ricchezza interiore che può essere foriera di sviluppi, conoscenze, novità sempre positive. E anche di passioni insperate. Una volta un amico mi ha detto che la risorsa più grande che abbiamo è noi stessi; e mi ripeto spesso questa frase, specie nei momenti si debolezza, che sono tanti…Io credo che coltivare questa prima risorsa porti da sé molte altre soddisfazioni e gioie autentiche.
aprile 12th, 2009 at 01:22
Personalmente non mi è mai capitato di avere un rapporto sessuale con qualcuno per il quale non provavo un profondo (anche se a volte di breve durata) sentimento, che sentivo (in qualche modo) ricambiato.
Ma ho provato vari tipi di relazione, questo sì: il classico fidanzato di una vita, l’amore clandestino, l’amante “maturo” e… la relazione attuale (che non vado a definire, in quanto in itinere…).
L’idea che mi sono fatta è che per me il sesso senza amore non ha proprio alcun senso: mera attività motoria di due corpi che si intersecano piacevolmente. Ci sono mille altre attività che stimolano molto meglio le endorfine, senza andare ad intaccare l’interiorità, la stima di sè, il rispetto del proprio corpo e del proprio essere.
Perchè di questo si tratta in realtà.
Dell’espressione d’amore di sè verso un’altra persona.
Io non tirerò in ballo la Chiesa come fa tanto facilmente qualcuno che neanche sa cosa insegna a tal proposito, se non i divieti, le proibizioni. Ad es.: mio figlio vuole andare a giocare a palla in mezzo alla strada e io gli dico di no perchè può farsi male; se lui considera solo il mio divieto è chiaro che penserà che gli voglio solo proibire di divertirsi, ma se si soffermerà sulle mie motivazioni, capirà che io lo faccio solo per il SUO BENE.
Stessa cosa per l’uso del nostro corpo come mezzo di espressione d’amore e non di semplice uso fisico di sè e dell’altro. Non mi sembra che questo insegnamento sia poi così disprezzabile, ma ognuno è libero di credere ciò che vuole, ci mancherebbe.
Comunque Andreina, non ti stupire davvero: io, che non sono poi sto gran pezzo di “ragazza” (passami il termine anche se vado per i 40), quando ero dichiaratamente single, di offerte piuttosto esplicite di “un giretto in giostra” da parte di uomini sposati ne ho ricevute parecchie (e non per scherzo). E so per certo che “i giretti” sono molto più di quelli che pensiamo anche tra persone al di sopra di ogni sospetto.
Comunque, da quando ho un anello all’anulare sinistro, di queste offerte non ne ho più ricevute. Che sia cambiato il mio atteggiamento o…?
Per inciso: vorrei ricordare che l’obbligo alla fedeltà nel matrimonio non riguarda solo il matrimonio religioso, ma anche quello civile, normato dal codice civile. A volte, eh?
Indo (incazz. come ‘na jena)
aprile 12th, 2009 at 14:18
Non credo che Andreina si aspettasse di tirarsi addosso una così articolata serie di commenti, e tutti, per un verso o per un altro, molto interessanti.
In particolare quello di Larissa che introduce l’argomento dell’educazione familiare, ma soprattutto quella religiosa, che ha influito in modo così forte sulla propria autostima, sul proprio senso di libertà, sulla propria emancipazione, e di conseguenza sulla qualità delle scelte future.
Quello sessuale è un argomento molto serio e troppo spesso trascurato, o eluso, in fase formativa, a causa anche dell’ingnoranza e del senso eccessivo di pudore da parte dei genitori che a loro volta hanno sofferto e soffrono dello stesso problema.
Sono certi messaggi genitoriali che influiscono in modo particolare sull’autostima del piccolo. Non mi riferisco all’esempio riportato da Indomabile, che, anche in quel caso va specificato il “come” viene trasmesso il messaggio: se con pazienza o con impazienza. Un bambino di tre anni ne capisce perfettamente la differenza.
La Chiesa è una figura genitoriale – riallacciandomi al discorso di Larissa – che ha fatto tanti danni, rovinando la vita a tante persone. Non lo dico io, lo dicono molti cattolici, di quelli che pensano, e che ne hanno fatto personalmente le spese. E qui parliamo di famiglie distrutte.
Tornando al problema introdotto da Andreina, su cui mi sono già espresso abbastanza sul mio precedente commento, mi limito semplicemente a ribadire che il sesso, nelle forme e nei modi espressi sopra dai commentatori, non può essere disgiunto dalla qualità della vita, dunque di libertà, della persona. Più la persona è interiormente libera più aumenta la qualità della relazione sessuale, che non si riduce nell’atto sessuale in sè. Infatti, spesso, l’atto sessuale si riduce a una vera e propria miseria.
Ho letto l’articolo di qualche anno fa di andreina, sopra riportato da Rodolfo.
E’ molto bello e molto profondo. Nel leggerlo, mi è venuto in mente “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, un libro che ho letto moltissimi anni fa e di cui mi ricordo poco, ma il concetto, che ricordo bene, si avvicina molto al tuo articolo, Andreina. Il quadro che invecchia al posto del protagonista è in analogia con lo specchio del tuo articolo.
Però mi sembra di aver capito anche un’altra cosa da quel tuo articolo: tu manifesti una certa posizione esistenziale, che io non voglio commentare, visto che ti intendi un pò di analisi transazionale.
E’ molto utile, in questo senso, il commento di Larissa. Lei guarda avanti…, se non ho capito male.
aprile 12th, 2009 at 18:52
Sì, in effetti non mi aspettavo tanti commenti, e sono felice che siano arrivati.
e per aver tirato fuori a chissà da dove il mio primo articolo, e poi tutti gli altri per aver considerato la mia provocazione.
Ringrazio tutti di cuore, soprattutto Rodolfo, che non mi dà mai tregua
Andreina
aprile 12th, 2009 at 22:27
Mi ritrovo con quello che dice Franco e mi consolo nel sentir dire dei danni provocati dalla figura genitoriale che è la chiesa nei confronti di persone psicologicamente deboli, come lo sono stata io. Mi sento meno sola!…Credo di sapere quello che dico, nel senso che sono stata una persona molto coinvolta nelle attività religiose. Su di me l’influsso negativo è stato forte, forse perché più debole di altri, forse perché pensavo di trovare in quell’ambiente delle sicurezze, delle consolazioni che da altre parti non riuscivo a trovare. La mia esperienza familiare è stata negativa perché le scelte che ho fatto non sono state dettate dalla ragione ma da altri fattori…Alla base, comunque, c’è sempre anche un ambiente familiare di provenienza che, nel mio caso, non ha favorito la mia indipendenza, la mia autostima e sicurezza interiore; quando mi sono sposata è prevalsa la volontà di fuggire da esso, e questo ha rappresentato il nocciolo dolente del mio matrimonio.
Si, cerco di guardare avanti, se così si può dire…malgrado i momenti di pessimismo. Diciamo che cerco di costruire, e di costruirmi un mondo interiore che mi tenga a galla nelle tempeste della vita…non c’è nessun altro che lo possa fare al posto mio.
…Una domanda a Franco: cosa intendi per libertà interiore, quando parli di un rapporto sessuale che si arricchisce se la persona è interiormente libera?…
aprile 13th, 2009 at 09:13
Alla domanda posta da Larissa si può rispondere, da un punto di vista tecnico, sia a partire dall’analisi transazionale, sia dalla psicoanalisi. Ma si può anche dare una risposta a partire dalla esperienza propria, senza tanta teoria, ed è quello che qui è più importante ed utile. Proprio per questo vorrei girare la domanda agli altri blogger intervenuti su questo articolo, ed in particolare ad Andreina, che ha scatenato tutto questo polverone.
Anch’io, alla fine, dirò la mia.
aprile 14th, 2009 at 08:50
Ho letto tutti i commenti e li ho trovati molto interessanti, e l’argomento lo trovo di primaria attualità.
Io credo che il problema sessuale diventi realmente un problema quando in superficie vi è incomprensione, insicurezza, paura, pregiudizi. Sto parlando anche delle normali relazioni con le persone, a partire da quelle a noi più vicine. E poichè ognuno di noi esprime una propria e unica personalità, sia in superfice che nell’intimità sessuale, sembra evidente che in presenza delle suddette carenze anche il rapporto sessuale ne venga menomato.
Credo sia questa una possibile, sia pur parziale, risposta alla domanda di Larissa.
Sono curioso di leggere anche il pensiero degli altri, perchè la domanda di Larissa è molto centrata.