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I Militari e la Sicurezza

dom, feb 8, 2009

Generale

Il dibattito sulla sicurezza, aperto sul forum con la discussione sule ronde più o meno padane, mi ha spinto ad intervenire per illustrare un’iniziativa politica di AN, nata proprio tra San Donà e Jesolo.
“Sicurezza” è, certamente, uno dei termini maggiormente presenti nella discussione politica attuale. Ma mentre su molti altri concetti la divisione tra le diverse scuole di pensiero è radicale, tanto da escludere persino la legittimità stessa dell’istituto, quando si parla di “sicurezza” tutti siamo d’accordo sulla rilevanza dell’argomento e il dibattito si sposta sulle sole modalità per la realizzazione di questo principio di civiltà (mi spiego: mentre se disquisiamo ad esempio di “testamento biologico” o di reato di “immigrazione clandestina” ci sono delle parti politiche che negano addirittura la possibilità di dare accesso al concetto nell’ordinamento, quando pensiamo alla sicurezza ognuno si limita, più o meno, a fornire la propria ricetta).
Come Alleanza Nazionale abbiamo cercato di affrontare il problema chiedendo, con una proposta di legge di iniziativa popolare, il riconoscimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza ai membri delle forze d armate. Si tratta, in sostanza, di modificare l’art. 16 della legge n. 121/81, includendo tra gli agenti Pubblica Sicurezza anche i militari, affiancandoli a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ed agli altri corpi che, negli anni, hanno ricevuto questa qualifica.
Si può, ovviamente, non essere d’accordo, ma mi pare una proposta seria, su cui è possibile discutere, senza preconcetti.

Penso alle possibili obiezioni.

1) Rischiamo di militarizzare le forze di polizia.
Non credo possa capitare. Le forze armate, oggi, non hanno più nulla a che fare con la concezione classica dell’esercito. Non esiste più le leva di massa obbligatoria e lo stesso concetto di “guerra”, nei paesi occidentali, ormai non ha più nulla in comune con i tragici eventi dei secoli scorsi. Gli eserciti nazionali si vanno specializzando in “forze di intervento rapido” (piccole unità, molto mobili, in grado di arrivare sull’obiettivo in pochissimo tempo: gli americani stanno addirittura passando alle basi navali mobili, abbandonando il vecchio concetto di “caserma”, che servirebbe solo per gli addestramenti) e servizio di polizia internazionale sotto l’egida dell’ONU (peace keeping), in entrambi i casi proiettati verso l’esterno.
Ad essere impiegati in tali attività, per uno stato come l’Italia, sarebbero solo poche decine di migliaia di uomini, mentre attualmente ci sono ben 180.000 militari in servizio, che potrebbero essere impiegati in funzioni interne, appunto di pubblica sicurezza.

2) I militari non hanno la competenza per fare i poliziotti.
In realtà, i nostri militari stanno facendo egregiamente i “poliziotti” in una decina di paesi stranieri, ove sono impiegati con le forze di polizia internazionale e in molti casi si limitano a verificare documenti di identità, controllare veicoli e persone sospette, sorvegliare accessi e dimostrare la presenza dell’Autorità dove c’è bisogno anche solo di “percepire” la sicurezza.
Penso, inoltre, che un volontario a ferma più o meno lunga (come sono i nostri militari oggi) potrebbe benissimo ricevere un addestramento specifico di alcuni mesi, tale da consentirgli di svolgere le funzioni di agente di PS, quanto meno alla pari di un agente di Polizia Municipale o di una Guardia Forestale.

3) Avrebbe un costo proibitivo
Senza dubbio sarebbe una riforma con una certa spesa, ma dobbiamo pensare anche che potremo “recuperare” migliaia di militari, attualmente in esubero rispetto alle reali esigenze della Difesa e, di fatto, sottoutilizzati (si stimano circa 30.000 esuberi rispetto alle reali esigenze delle nostre forze armate e per il 2012, gli effettivi dovranno ridursi ulteriormente, sino a 120.000 unità: ciò significa che abbiamo circa 60.000 persone che debbono essere utilizzate in altro modo).
La riforma da noi proposta consentirebbe, inoltre, di uscire dall’emergenza e ricondurre la spesa sotto un controllo ordinario: oggi i militari impiegati in attività di pubblica sicurezza costano parecchio, perché percepiscono una sorta di “indennità” di missione (circa 600 euro in più rispetto al normale stipendio): divenendo normali forze di polizia svolgerebbero i compiti di PS senza bisogno di particolari incentivi, come un normale poliziotto, insomma.

4) I militari in strada sono roba da paese sudamericano
Dipende tutto dal modo in cui siamo abituati a considerare i militari.
A me, personalmente, non danno affatto fastidio le divise (anzi…) ma vedere piazza Mazzini il sabato pomeriggio “presidiata” da decine di Poliziotti in tenuta anti sommossa, con tanto di cani e camionette, suscita un certo disagio.
Eppure non sono militari…
Gli stessi carabinieri, per contro, fanno parte delle Forze Armate, ma nessuno pensa più alla polizia militare vedendoli girare per strada.
Si tratta, a mio avviso, di una questione di abitudine mentale.

5) Non serviranno a nulla
Qui i numeri danno un grande supporto alla nostra proposta.
44 militari impiegati a Padova, in tre turni sull’arco della giornata, in un anno hanno controllato circa 10.000 persone, compiuto circa 300 arresi, verificato 800 veicoli, sequestrato un chilo di droga ed una trentina di armi proprie.
Il tutto senza contare che, in questo modo, si “liberano” i corpi specializzati (carabinieri e polizia) da tali compiti di routine, consentendo loro di dedicarsi all’attività di polizia giudiziaria che, secondo la nostra proposta, non andrebbe riconosciuta ai militari.

Serviranno 50.000 firme: se ne saremo capaci, bene. Altrimenti resterà una delle tante cose su cui abbiamo discusso, magari per il solo piacere di farlo…

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