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Galan presenta il nuovo Veneto: «Finita l’era di “capannone selvaggio”»

sab, feb 21, 2009

Generale, riflessioni

Tratto dal bel sito del “Gazzettino on line pubblichiamo questa interessante intervista a Giancarlo Galan.——.

«Se sciupiamo la natura, sciupiamo la vita». Poche parole in un soffio quelle di Mario Rigoni Stern ricordate (a otto mesi dalla scomparsa) con un video nell’aula Magna dell’Università Racconta della terra veneta dove il richiamo alla natura è ancora una specie di codice genetico che unisce le nostre vite.
Ed è nel senso di una natura finalmente da rispettare che la Regione ha deciso di portarsi sulle spalle la responsabilità di disegnare il Veneto del futuro nel quale immaginare ancora una casa in collina, l’aeroporto a meno di un’ora, un treno che ci porta in ogni paese, un capannone che non inquina lo sguardo.

Se un giorno ci sentiremo così vivendo nel Veneto, vuol dire che saremo dentro la realtà di ciò che ieri è stato chiamato Piano territoriale di coordinamento, ovvero la mappa-madre che la Regione consegna alle Province e ai Comuni senza dogmi, ma come un quadro da completare su come difendere e che cosa creare su questa terra nei prossimi anni.

«È una banca dati del Veneto offerta alla comunità per costruirci strategie ed azioni concrete». Così l’ha definita, presentandola davanti al consiglio regionale, i presidenti delle province, architetti e urbanisti, il presidente della Regione Giancarlo Galan. Con lui l’assessore regionale Renzo Marangon e il rettore dell’Università, Vincenzo Milanesi.

Un quadro che si compone di tante tavole, come un polittico del Quattrocento e che è costato quattro anni di fatiche. Non è facile disegnare il futuro. «Abbiamo deciso un’impostazione particolare: da un lato preservare alcuni aspetti del nostro paesaggio, e per il resto togliere più vincoli possibili per dare spazio alla creatività – ha detto Galan – Non c’è da parte nostra un’egemonia da imporre ma un’idea: che il Veneto è un’unica grande città metropolitana coi suoi centri abitati, i suoi parchi, le sue periferie. Un Veneto in cui avremo bisogno di due soli aeroporti, ovvero il sistema Venezia-Treviso da un lato e Verona dall’altro, perchè a un nostro imprenditore non importa certo di andare alla Malpensa. Deve arrivare all’aeroporto in meno di un’ora. Ma questo è anche il Veneto dov’è obbligatorio che ci sia una sola grande azienda dei servizi per evitare che vengano fagocitate da quelle europee. Ma è soprattutto un Veneto dove dobbiamo finirla di consumare territorio. Dunque verticalizziamo le costruzioni, ma non tanto quelle residenziali che non si sposerebbero col nostro modello culturale, piuttosto quelle degli spazi lavorativi. Qui una soluzione va studiata».

Insomma – e semplificando – invece di quattro capannoni da un piano facciamone uno di quattro. In fondo è un piano per decidere, come è stato definito.
«È il Terzo Veneto che concepiamo come una grande città, coi suoi parchi, le sue zone commerciali, le sue vie di comunicazione. Una città come Los Angeles, e che vogliamo più bella e dove si viva meglio: con una grande mobilità interna per altri 500mila nuovi abitanti, ma con una grande capacità progettuale, in cui stiano aziende con grandi capacità di innovazione e capacità di espandersi all’estero».

«Continueremo a vivere in villette unifamigliari in questo Veneto? – continua Galan – Io credo che lo sviluppo debba essere di tipo diverso e che per preservare le zone che abbiamo deciso di preservare serva concentrare altre attività in altre parti della Regione». Dunque nel Veneto dei capannoni ci sarà una grande attenzione al terreno agricolo. «Ne abbiamo sacrificato fin troppo di questo Veneto, quindi nel Piano c’è questa concezione: basta capannoni sparsi senza logica o aree industriali in ogni paese quasi fosse uno status symbol averle, basta aree artigianali in ogni luogo, terreni agricoli lasciati all’interesse di chi li ha per divenire edificati. C’è una parte del Veneto destinata a vivere meglio ed è quella che resterà agricola».

Impossibile elencare tutti gli obiettivi strategici. Ma tanto il Piano intende difendere i percorsi della grande guerra nelle Dolomiti quanto non mette limite ai posti-barca sulle coste. Tanto si preoccupa di fare un elenco delle architetture del ’900 quanto di individuare nuovi profili metropolitani. Dopo l’asse centrale Venezia-Padova-Vicenza anche quello che si sta realizzando tra Legnago-Rovigo-Adria. Sono dieci le “tavole” della legge che si soprappongono l’una sull’altra. Con la Carta dedicata all’uso del suolo, quella dell’energia con il nuovo rigassificatore al largo del Po, quella della Montagna e della biodiversità che studia le interconnessioni tra mare e montagna e individua i corridoi ecologici. E poi ancora c’è la carta dei poli logistici e della piattaforma economica, quella dei turismi che coinvolge anche le aviosuperfici per gli sport alternativi e la Carta della mobilità e delle città. Su tutte il mantello della carta dei paesaggi. Sono 39, una memoria da non perdere.

Mauro Giacon

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1 Commenti per questo articolo

  1. gianfranco ambrosin - commento N.1 :

    E continua la Propaganda. Non va dimenticato che Galan proviene da Pubblitalia e che ha una buona esperienza sulle vendite, anche in questo caso di “comunicazione” prodo sua. Spero che intervenga sul suo collega eletto nuovo Presidente della Sardegna che alla prima intervista ha rilasciato che” Ora prenderemo in mano il Piano Paesaggistico Regionale” voluto dal suo predecessore Soru. Va ricordato che Soru aveva messo nel suo primo punto la difesa del territorio e che e’ stato sconfitto proprio per questo senso civile all’interno della sua stessa maggioranza. Menzogna Comunicativa, anche la mia Jesolo e tutta la Costa Veneziana ne subisce intanto il degrado grazie anche a Galan, ai suoi sostenitori e agli accordi sottobanco dell’opposizione. Il Ribelle Reazionario Democratico

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