Corsi e ricorsi storici
gio, feb 26, 2009
Ne abbiamo discusso già tanto in questi giorni, e la cosa si protae.
Mi riferisco alle ronde.
Non voglio discutere qui se son utili o meno, ma vorrei portare all’attenzione un altro aspetto.
Lo definirei un ricorso storico.
Mi par di tornare agli anni settanta, quando non avevamo le ronde, ma i gruppi organizzati dei giovani Missini che andavano in giro di notte a cercare qualche rosso da “educare”, col manganello magari.
Non trovate una certa somiglianza fra le ronde e quei gruppi di simpatici ragazzi di allora?
La cosa non mi trasmette tanta sicurezza, come invece vorrebbero far credere i cari sostenitori del senatur.
Per assurdo leggo sul mezzo di comunicazione della nuova gioventù di AN (che son fortemente contrari alle ronde e probabilmente alla troppa pubblicità che si sta facendo il loro alleato la LN), che tutto dovrebbe, giustamente, essere in mano alle forze dell’ordine. Oggi parlano così!
Però alla fine di ogni commento molti di loro salutano con un “a noi!”.
I leghisti salutano invece con un bel “celoduro”.
E qui ritorna la mia sensazione di ricorsi storici.
Mah!
rudy






febbraio 27th, 2009 at 23:28
L’unica similitudine possibile tra le Ronde Padane e le “squadracce” missine degli anni settanta è data dal tipo di camicia che entrambi desideravano portare.
I leghisti, infatti, immaginano una improbabile camicia verde, nella pratica sostituita da una più banale e prosaica “pettorina”, priva di tradizione ed avulsa da ogni realtà storica.
I giovani missini sognavano la camicia nera, vessillo di un’epoca precedente, epica e tragica, grandiosa e maledetta al contempo, rifiutata dalla storia e forzosamente dimenticata.
Uno stesso capo d’abbigliamento, di diverso colore. Tutto qua.
Altro non hanno, infatti, i due gruppi in comune.
Non gli ideali: storici, tradizionali, altruistici, sociali, culturali quelli dei missini; egoistici, privi di tradizione, inventati e banali quelli dei leghisti
Non i pericoli affrontati: uno contro cinquanta i missini, dieci contro uno i leghisti.
Non gli scopi: un’Italia libera, indipendente, orgogliosa di sé, conscia delle proprie radici storiche e della propria cultura; una società più giusta, più coraggiosa, più equa; uomini e donne emancipati dalla schiavitù del materialismo comunista e del capitalismo senza anima americano per i missini. La protezione di un benessere ereditato e la conservazione dello status quo, unito alla paura del diverso, per i leghisti.
Il futuro ha radici antiche e lo spirito non si inventa con quattro slogan gridati al vento.
Con la nascita di Alleanza Nazionale noi abbiamo fatto ammenda del nostro passato, senza rinnegare le colpe dei nostri padri (l’infamia delle leggi razziali in primis) ed entrando così a testa alta nell’Europa di domani, l’Europa degli uomini e delle Nazioni.
Nel frattempo, la sinistra italiana ha venduto gli operai alla grande finanza internazionale, regalando alle multinazionali straniere i gioielli di famiglia italiani, per trovarsi i lavoratori licenziati in omaggio alla quadratura di bilancio; ha dimenticato i giovani per conservare i privilegi di pochi; ha difeso l’arroganza della burocrazia, la sicurezza del posto fisso, il miraggio del benessere facile ed alla portata di tutti.
Ed ora, si trova con i rossi duri e puri fuori dal Parlamento ed un fighetto democristiano come segretario: mi pare che non ci sia proprio niente di cui andare fieri.
Consegnato il fascismo, con i suoi errori ed i suoi crimini, alla storia, per noi, oggi come ieri, la camicia nera è ideale di libertà, indipendenza culturale, coraggio, comunità, altruismo; è la bandiera di capitan Harlock, la croce del Barone Rosso, lo scudo di Holger Danske, il mantello di Aragorn.
Il rosso sta scomparendo e tra poco ce lo ricorderemo solo come il colore dell’ottimo vino della terra d’Italia.
E il verde, per me, resta il colore del pistacchio.
febbraio 27th, 2009 at 23:58
Egregio Teso,
leggere le sue “coinvolgenti” parole mi tranquilizza sempre meno.
Percepisco tanta nostalgia del passato, mascherato da concetti di grandi ideali.
Ma alla fine dei conti, pure voi servite un capo unico, lo appoggiate in tutte le sue nefandezze.
Ha svolto brillantemente il compitino affidatogli per casa.
Come il padrone sempre raccomanda ai sui seguaci.
Come in altri tempi.
rudy
febbraio 28th, 2009 at 10:38
Caro Alberto,finalmente qualcosa su cui si può battagliare.
Apprezzo lo sforzo “contorsionistico” che hai dovuto mettere in atto per cercare di far stare insieme i grandi ideali, la cultura, la storia, il Barone Rosso, il mantello di Aragon con la fusione (non alleanaza, fusione) con le corna, l’abbronzato, i cucù, le telefonate a Saccà, di Berlusconi, il grande fratello, Bondi ministro della Cultura, le veline col culo di fuori, il micio micio bau bau di striscia la notizia, il Calderoli in bermuda, il tricolore nel cesso. Insomma tutto il caravanserraglio, patetico e cialtrone, che fa da sfondo culturale al nuovo che vince in Italia.
E’ interessante quello che scrivi, ma è più interessante anche quello che non hai scritto.
Sarebbe interessante sapere cosa c’era di male in tutta questa vostra gloriosa storia da convincervi di cambiare nome al partito.
Il PCI è stato costretto dal crollo internazionale del “socialismo reale” e dal muro di Berlino.
( e il problema della sinistra, per me, sta nel fatto di non aver approfondito le ragioni di quella crisi).
Ma voi? non eravate dentro tangentopoli, avevate una storia gloriosa, eppure avete cambiato nome
Poi, non contenti, alle prossime elezioni europee non sarete più seduti tra i banchi della destra, ma…tra quelli del partito popolare.
E’ facile la battuta sul Franceschini democristiano, ma voi andrete a sedervi sulla sedia europea lasciata vuota proprio dal Franceschini.
E’ vero che il rosso è diventato rosa e tra poco, probabilmente dei sinistrati resterà poco e tutto scivolerà via “come lacrime nella pioggia” ed il verde, sarà anche il colore del pistacchio, ma avrà la presidenza del Veneto.
Ma è anche vero che la destra italiana non sarà rappresentata in Europa perchè sarà seduta nei banchi dei democristiani.
saluti
alfred
febbraio 28th, 2009 at 20:10
Egregio Rudy, il sarcasmo sul “compitino” è fuori luogo e anche fuori tema: postando il tuo intervento (volutamente provocatorio) sull’assimilazione tra le ronde padane ed i missini non potevi pensare che nessuno intervenisse “pro domo sua”.
Peraltro, sarebbe stato troppo facile e persino banale dire che i veri gruppi di “ronda” negli anni ‘70 non erano i missini (una sparuta minoranza) ma la volante rossa e tutte le migliaia di picchiatori che orbitavano attorno al PCI ed alla CGIL che, molto democraticamente, spaccavano teste a colpi di chiave inglese indifferentemente a studenti sedicenni e militanti avversari. Tanto che la nascita del terrorismo nero stragista sarebbe, secondo alcuni, da rinvenire proprio nella constatazione dell’impossibilità di affrontare in piazza i militanti comunisti, attesa la disparità numerica…
Ma io avevo evitato la polemica, limitandomi a cercare di confutare l’equazione ronde padane=missini degli anni ’70.
Ho cercato, infatti, di sostenere che i due gruppi non sono assolutamente assimilabili, soprattutto dal punto di vista culturale. Noi abbiamo alle spalle una storia ed un’ideologia forte, perché siamo un partito nel senso classico del termine, mentre la Lega, secondo me, non può neppure essere considerato un partito vero e proprio, in quanto non ha una “teoria generale”, in base alla quale valutare tutti gli aspetti della realtà.
Un discorso simile era stato fatto per i Verdi, o per il partito dei Pensionati.
In sostanza, un partito dovrebbe essere in grado di esprimere una posizione coerente con le proprie idee di fondo in relazione a qualsiasi argomento, in forza della propria dottrina politica. Quale indirizzo può esprimere un dei “partiti” indicati, ad esempio, sull’eutanasia, il consumo di stupefacenti, l’aborto? La Lega o il partito dei Pensionati, non avendo una teoria generale fondante, non sono assolutamente in grado di giustificare una qualsiasi posizione su tali argomenti di portata globale. Se il valore sostenuto non è di tipo “generale” ma “particolare”, ossia focalizzato su uno o pochi interessi, manca la base in forza della quale affrontare le questioni che non hanno nulla a che fare con l’interesse particolaristico tutelato (come sostenere una posizione politica sull’aborto o sulla manipolazione genetica, sulla base del… diritto all’indipendenza della Padania?).
Con la tua replica, quindi, tu sei stato inutilmente sarcastico perché, invece di controbattere quello che dicevo (e che era l’oggetto del tuo articolo), hai parlato di Berlusconi. Che coi missini degli anni ’70 c’entra ben poco.
Sul’intervento di Alfredo, che invece punge sul vivo, devo preliminarmente fare una constatazione: quindici anni fa un articolo come il mio sarebbe stato cestinato senza tanti pensieri. Grazie, quindi, a riprova di come le cose siano un po’ cambiate.
Nel merito della contestazione, devo dire che non ho fatto alcuno sforzo nello scrivere il post: è bastato attingere all’immenso e meravigliosamente caotico immaginario della destra, che va dai miti nordici alle Termopili, da Durand de la Penne al comandante Diavolo.
È questo quello che volevo sottolineare: noi abbiamo un bagaglio immenso, che comprende puttanate e cose meravigliose, immani tragedie, grandi vittorie, imperdonabili errori, drammatiche sconfitte.
Il fascismo, la guerra, il Duce, la RSI fanno parte della storia e nessuno di noi pensa a tutto questo in chiave attuale. Abbiamo riconosciuto gli errori, fatto ammenda e, senza rinnegare o restaurare, cerchiamo di salvare quanto di buono questa “terza via”, equidistante dal capitalismo e dal comunismo, può conservare. Il tutto, a distanza di oltre mezzo secolo e, quindi, alla luce della mutata sensibilità collettiva, del nuovo concetto di “destra europea”, in un mondo ed un contesto che quasi nulla ha in comune con il 1922 ed in cui la democrazia è, grazie a dio, un dato acquisito.
Arriviamo, così, al passaggio dal MSI ad AN e, oggi, da AN al PDL.
Inutile negare che si è trattato di cambiamenti incredibili, drammatici e lancinanti.
Il prossimo 14 marzo, a Noventa, si terrà l’ultimo congresso provinciale di AN, poi seguirà quella nazionale e la fiamma non esisterà più come partito.
Tu chiedi, giustamente: perché facciamo tutto questo?
È la domanda che, ormai da un anno, ci tormenta quotidianamente e la risposta che ci diamo ed in cui anch’io credo è la seguente.
È vero che con molti uomini ed atteggiamenti di FI non abbiamo nulla a che spartire. È altrettanto vero che molti di FI continuano a considerarci “fascisti” e faticano a sedersi gomito a gomito con noi.
Avevamo due possibilità: continuare a fare i “duri e puri”, restando nel frigorifero di Almirante. Non ci saremmo compromessi ma, al contempo, i nostri valori (quelli richiamati in quell’affascinante immaginario di cui sopra…) sarebbero rimasti al di fuori della realtà, senza alcuna possibilità di influenzare il manovratore in cabina di comando. Oppure potevamo cercare di entrare nella stanza del bottoni e far pesare i nostri principi.
In buona parte (spesso dopo laceranti dubbi personali e collettivi) abbiamo deciso per la seconda ipotesi.
Io penso che sia stata la scelta migliore e, se riusciremo a mantener i nervi saldi e la barra a dritta, sarà un bene anche per l’Italia.
Pensa al disegno di legge sulle intercettazioni: senza la Bongiorno (e il partito che la segue, ovviamente) credi che Berlusconi avrebbe accettato di togliere quel riferimento ai “gravi indizi di colpevolezza” (che finisce per rendere inutilizzabile questo importante strumento di ricerca della prova) e la galera per i giornalisti che pubblicano gli atti coperti da segreto?
Senza Fini, pensi che il DL sulla sospensione delle cure ai malati terminali non sarebbe arrivato in 24 ore?
Senza La Russa, non pensi che oggi avremmo le ronde padane stipendiate ed autorizzate dai soli sindaci?
Certo, tutto questo è stato frutto di mediazione e compromesso, ma se fossimo rimasti “duri e puri” avremmo potuto fare al massimo un po’ di cagnara in piazza ed oggi avremmo la legge sulle intercettazioni nella formulazione originale, il decreto sul caso Englaro e le ronde sottocasa…
marzo 1st, 2009 at 12:06
Egregio Teso, non sono io ad essere andato fuori tema.
Lei è sceso nel solito ben noto repertorio berlusconiano, dando addosso ai comunisti (il fighetto ora segretario), dando la colpa di tutto alla malgestione delle sinistre.
Capisco la sua volontà di difendere la fazione di cui fa parte, ma se le sinistre hanno grandi responsabilità (specialmente verso i suoi elettori) e stanno scomparendo, non mi pare proprio che la destra che Lei vuole rappresentare possa insignirsi di tutti quei valori che Le attribuisce.
E, per restar nel tema, io vedo la LN è come una brutta copia di quello che siete stati voi in passato.
Per quanto riguarda il sarcasmo del “compitino”, a leggere la sua risposta ad Alfredo non mi pare di aver sbagliato di molto. Anche qui una bella lista di valori di AN, che purtropppo ora deve confluire nel PDL per guadagnare la “stanza dei bottoni”.
A proposito di ricorsi storici, non Le sembra argomento trito e ritrito? Qual’è la novità? Pur di rimanere o conquistare il potere ci si allea con tutti, e i valori si lasciano per i discorsi nella campagna elettorale.
saluti
rudy
marzo 2nd, 2009 at 21:06
“io vedo la LN è come una brutta copia di quello che siete stati voi in passato”.
Probabilmente sono io che non capisco, ma continuo a non leggere argomenti a sostegno di questa singolare tesi.
Io ho esposto degli argomenti (condivisibili o meno) per sostenere che non abbiamo nulla in comune.
Nei due post di rudy leggo solo una petizione di principio, alla quale è per definizione impossibile ribattere…