Segnali di crisi
sab, gen 31, 2009
Nonostante le sibille governative continuino a sfornare oracoli ottimistici (stupidamente ottimistici…), mentre il presidente degli Usa parla della crisi come “disastro continuo” e di solidarietà, mentre la produzione crolla in Cina, mentre la Mercegaglia ritiene che la previdenza sia da cambiare e Tremonti assicura che le pensioni non si toccano, comincio a sentire, come tanti, la presenza della crisi economica.
Non che prima aspirassi ad un tenore di vita sopra le righe, ma, insomma, in qualche modo i miei “capricci” (così si definiscono da sempre nel mio ambito familiare i libri, i viaggi, la passione per la musica, qualche paio di scarpe in più…) me li sono sempre concessi, oggi non è più così. Non so se per prudenza o per un’effettiva verifica della mia potenza di acquirente, ma la sensazione è che le cose non sono più come prima.
Lo dicono i pizzaioli, i baristi, le librerie, tanti negozi…. la gente è la stessa, ma è molto più accorta, selettiva, attenta: in una parola, scompare la prodigalità, in quasi tutti, perché alla fine c’è ancora (ma non per molto) chi, anche se non può permetterselo, continua a spendere in modo incosciente (fenomeno tra i più tristi, in quanto segno di una patologia inquadrabile nella compulsione all’acquisto, vale a dire il piacere procurato non dall’oggetto comprato, ma dall’atto del comprare…in pratica la tossico-dipendenza del consumatore)… ma ormai sono pochi e non sono affidabili nemmeno per le statistiche.
Strana e clamorosa la dissonanza tra le trombette di una politica che non può riconoscere la crisi perché ciò spazzerebbe via quell’aria da lunapark surreale che è l’Italia, dove un ottimismo esagerato e spesso esagitato fa da contraltare ad una realtà dura che non si vuole ammettere, sempre esorcizzata dal mito dello stellone nazionale.
Stellone che invero comincia a perdere in brillantezza. A erodere la sua luminosità concorrono circostanze tra le più varie: l’assalto senza tregua e senza pietà delle agenzie di recupero crediti, che riscuotono per conto terzi tasse non pagate, multe dimenticate, bolli evasi senza la chiara intenzione di fare i furbetti, ecc.
Un tempo (vicino, ma che ora comincia ad apparire lontano) la persecuzione del piccolo insolvente era sicuramente meno assillante (sempre dura in relazione ai veri, grandi insolventi).
Pochi giorni fa l’ASI, per una bolletta di 15 euro non pagata (dimenticanza) mi avverte che è pronta la rivalsa legale e addirittura il pignoramento.
Ognuno in cuor suo (dal “ceto medio” ormai all’osso, in giù) fa i conti con le proprie mancanze, rivisita possibili dimenticanze perché sente aria di verifiche a tappeto.
Chi ha un mutuo trema, chi ha un debito in banca prega: la religione trarrà vantaggio, insieme all’enalotto, da questa crisi delle “sicurezze”, che declineranno verso la più spirituale area delle speranze.
Intanto le LIDL e i discout diventano luoghi dove si comincia a riesercitare l’attenzione, il calcolo e la moderazione, ovvero veri e propri luoghi culturali d’avanguardia.
Si comincia a preferire questo distributore di carburante rispetto a quello, tre quattro centesimi diventano strategici.
La colazione del mattino si ristruttura in modo creativo. Mentre prima la quota 2 euro e 50 era quasi diventata un diritto “naturale” , uno status acquisito e consolidato, segno di una certa tranquillità economica da godersi nell’ambito sociale del bar o della pasticceria, ora tale spesa si può (we can) più che dimezzare riscoprendo uno stile più “vintage”: acquisto della brioche dal panettiere = 40 cent+ caffè dalla macchinetta distributrice sul posto di lavoro = 30 cent (ma si può far di meglio con moke e termos clandestini) + 30 cent per la minerale= 1 euro. La parsimonia ci lascia in tasca un euro e mezzo al giorno (45 euro al mese…).
Stessa cosa per i giornali. Molti si possono leggere on-line. Altri, i “locali” si possono trovare al bar e in biblioteca. Un euro e mezzo risparmiati al giorno (60 al mese).
Sono piccoli (davvero piccoli, poi?) tagli alla spesa privata, e ce ne sarebbero altri da elencare. Nella scelta dei cibi e dei vestiti, per esempio. Per non parlare del tempo libero.
Addirittura i vizi subiscono un significativo ridimensionamento: i ragazzi che fumano, nelle scuole, comprano un pacchetto in quattro; per chi è amante della “bibita conviviale” comincia ad essere insidiosa l’invito ad andare a bere “qualcosa”: all’atto del pagare le movenze della mano verso il portafogli somigliano a quelle di un Clint Eastwood alla rovescia verso la pistola.
Scomparsa l’espressione “lascia là, pago io”.
La vita si semplifica, sempre di più, per i più, mentre per alcuni (pochi), e non occorrerebbe dirlo ma non guasta ricordarlo, la crisi non c’è né ci sarà mai, e questa consapevolezza, visto che sono potenti e pure comandano, dovrebbe essere un punto fermo incrollabile…eppure anche loro cominciano a capire che in fin dei conti, se non si vende non si guadagna.
La crisi ha spezzato l’orizzonte prossimo della tranquillità.
Ci sono poi anche altri segnali, più visibili ma anche tutti da verificare: si dice per esempio che il traffico di tir , in entrambi i sensi, sull’autostrada Venezia-Trieste sia dimezzato, segno inequivocabile di un dimezzamento dell’import-export. Vero, falso? Non so, ma così si dice.
Anche la tangenziale di Mestre ora non ci assilla più con i suoi ingorghi abissali.
Segnali, tanti segnali.
Anche il bancomat, detto altrimenti “muro del pianto”, è recalcitrante e diffidente. Fa finta di essere fuori servizio, non ti riconosce il pin, poi, stremato dalla tua resistenza ti chiede se sei “proprio sicuro” di voler prelevare, se hai calcolato bene. Se vai oltre i cento euro appare automaticamente la scritta “ma ne vale proprio la pena?”.
Facebook crollerà di suo, ma il crollo sarà verticale se diverrà un “servizio” a pagamento.
Anche gli sms, finalmente, diminuiranno, con grande beneficio per la salute mentale di tutti.
Insomma, tanti segnali insieme ci indicano la via del risparmio.
Una buona occasione per seguirla, questa via. Per sottrarci non solo dagli eccessi, ma per tornare ad essere, in qualche modo, rivoluzionari.
E “acqua del Sindaco” a volontà!
Rodolfo







febbraio 1st, 2009 at 08:45
Oddio,si comincia a piangere già a Febbraio.
Allora è proprio crsi.
Ma dove?
Per i tre concerti di Gianni Morandi a Padova esaurito da due mesi.
Per i due conceri di Laura Pausini al Palaverde di Villorba,12.000 posti a disposizione a 46.00 euro + 5 di prenotazione,biglietti esauriti in 5 ore.
Ma alla fine non tutto il male viene per nuocere.
Resteranno i migliori,come avviene da sempre in natura.
Quelli che una pallina di gelato 0,50 euro,supplemento 0,10 al tavolo;
quelli che supplemento aria condizionata
quelli che telefonata 2 euro…..
e poi c’è sempre la laguna del mort,le spiagge del piave e del sile e di Misano Adriatico.
febbraio 1st, 2009 at 10:21
Tutto giusto ma cerchiamo di allargare il discorso.
Salone della nautica di Genova: grandi affari soprattutto per le barche di grossa dimensione e conseguente alto prezzo.
Crisi del settore immobiliare: solo per quanto riguarda le case normali. Quelle di lusso vanno alla grande.
Crisi commercio: le spese di beni di lusso hanno avuto un’impennata.
Il resto langue.
In definitiva i ricchi diventano sempre più ricchi e la base della piramide costituita da ceto medio e basso si allarga.
Vogliamo cominciare a chiederci di chi è la responsabilità di tutto questo?
febbraio 1st, 2009 at 10:40
Il diavolo, anche in questo caso, non è così brutto come lo si dipinge.
Ho già scritto più volte che, a mio avviso, non è certamente il caso di minimizzare la crisi, che sarà una delle più gravi del secolo (il XX°, intendo).
Non è, però, neppure il caso di eccedere nell’autocommiserazione, che può produrre solo effetti ulteriormente negativi.
Alcuni dati.
Per circa 22 milioni di italiani (pensionati e dipendenti pubblici), rispetto all’ultimo anno non è cambiato assolutamente nulla: non esiste, quindi, una particolare “crisi” che possa incidere sui bilanci familiari per oltre la metà della popolazione che percepisce un reddito.
Dell’altra metà, solo una piccola parte ha potuto sentire gli effetti del “vento dell’ovest”, ossia la crisi finanziaria che arriva dall’America. Tutti gli altri, al momento, non hanno nulla di particolarmente nuovo per cui lamentarsi, non avendo di fatto risentito in alcun modo della congiuntura: perché sono dipendenti di imprese private che non accusano gli effetti della contrazione del mercato, perché sono imprenditori benestanti, perché sono liberi professionisti in grado di adattarsi rapidamente alle modifiche del mercato, perché svolgono un’attività collegata alla stagionalità…
È il gioco dei grandi numeri, certamente, ma quanto parliamo di “crisi” è a questi che dobbiamo fare riferimento.
Ci sono, è chiaro, molte famiglie in grandi difficoltà (qui da noi meno che nelle gradi città, ove sono collocate le grande aziende che per prime hanno sofferto) e per loro devono intervenire gli ammortizzatori sociali che nel ’29 non esistevano. Ma tutti quelli che non rientrano in questa categoria (non sono stati licenziati, non sono in cassa integrazione, non sono artigiani senza più commesse ecc…) possono legittimamente essere preoccupati, ma non risentono affatto della “crisi”.
Ad influire molto negativamente sono proprio le aspettative negative, la paura, l’incertezza: proprio per questo serve un’iniezione di fiducia e sono, invece, solo controproducenti le autocommiserazioni.
La vita di tutti i giorni, per strano che possa sembrare, è addirittura molto meno cara di qualche mese fa, ossia di prima che scoppiasse la bolla immobiliare americana.
Secondo le previsioni del centro studi di Confindustria nel corso del 2009 il tasso ufficiale sarà pari all’1,75% (2,12 punti percentuali in meno rispetto alla media del 2008), cosa che comporterà per chi ha un mutuo a tasso variabile un risparmio di annuo di circa 2.064 euro.
Il calo dei tassi, inoltre, influenzerà positivamente tutti i finanziamenti a tasso variabile in essere.
Secondo l’Autorità per l’energia, inoltre, le tariffe di luce e gas sono scese rispettivamente del 5,1% e dell’1%, mentre del 14% dovrebbe scendere il gpl distribuito in rete.
Il barile di petrolio è passato da 150 euro a 40 per cui, di conseguenza, rispetto a luglio il prezzo della benzina è sceso di quasi 50 centesimi al litro.
Confidiamo nell’economia vera, nella ricchezza prodotta dal lavoro, nel danaro che proviene legittimamente dalla fatica e diffidiamo dei soldi finti e della ricchezza di carta a cui ci avevano illuso troppi “maghi” della finanza americani (e non solo).
Quella non era ricchezza.
Il crollo della bolla speculativa potrà essere salutare (ricordare la “bolla” di Internet? Tra tanti che vendevano fumo, sono rimasti solo quelli che avevano veramente idee valide e proposte innovative), purché ci sia un ritorno all’economia reale.
Insomma: più attenzione allo stato patrimoniale (ricchezza concreta e capitalizzata che resta negli anni) e meno al conto economico (soldi realizzati rapidamente, anno per anno, senza badare troppo al futuro).
febbraio 1st, 2009 at 11:16
Rivoluzionari no
, ma più saggi sì!
Per Angelo 1
mi ricordi un personaggio del libro “Cuore”, e ti cito anche la frse:
“…e Franti, l’infame, rise.”
Infame no, ma cinico verso chi non ha i tuoi mezzi (tre appartamenti a stagione) sì.
Zorro
febbraio 1st, 2009 at 12:30
Zorro io sono per Sparta.
Mio povero padre lavorava a turno negli stabilimenti Papa di San Donà di Piave,poi falliti. Caricava e scaricava tronchi giganteschi provenienti dalle foreste dell’Indonesia; ebbene per farci una casa non turnava ma chiedeva di lavorare sempre nel turno di notte 22-06 per avere in busta paga la maggiorazione per lavoro notturno e la possibilità di prestare opera nelle campagne.Altri preferivano il giornaliero e alle 17.30 eran già a batter carta al Dopolavoro.E magari ancor oggi i loro figli vivono nelle abitazioni dell’INACASA a 100 euro di affitto al mese.
E tu chiamalo cinismo!
febbraio 1st, 2009 at 15:45
volevo scrivere le stesse cose scritte da “alberto teso” mi ha preceduto in tutte le mie argomentazioni..
volevo solo aggiungere che l articolo di rodolfo non fa altro che avvalorare la tesi che nelle prime righe dell articolo viene banalizzata.
ovvero che con un po di ottimismo magari si starebbe meglio tutti. (banalizzando..)
non so che lavoro possa fare l autore dell articolo ma, se come mi sembra di ricordare, è un dipendente statale non so cosa possa giustificare tutta questa negatività se non spirito di provocazione.
febbraio 1st, 2009 at 18:40
Scopro con sorpresa che il mio post viene considerato da uomodelgiappone, col quale ho spesso discusso qui nel forum, come provocatorio e negativo. Eppure nello spirito e negli esempi, assai improbabili (vedi bancomat, ma anche il cappuccino…), mi sembrava di aver dato un taglio scherzoso, ironico, proprio di chi prende le cose dal lato del “bicchiere mezzo pieno”. Quindi nessuna negatività. Che poi l’Istat confermi che da tempo molte famiglie italiane non ce la facciano ad arrivare neanche alla fine del mese, è cosa assolutamente trascurabile…
Che il post poi sia provocatorio, lo confermo, se per provocazione si intende, come si capisce dall’etimologia della parola che significa suscitare una discussione: dal latino pro (avanti)+ vocare (chiamare) . Non c’è dubbio che la parola ha anche altre accezioni: una donna provocante non è certo colei che vuoile essere litigiosa o polemica, ma vuole semplicemente attirare l’attenzione su di sè.
Il mio fine, senza grandi pretese, era onestamente quello di invitare al dibattito. Del resto la provocazione ha anche significati più ricchi, come il seguente: la provocazione è un’importante tecnica di pensiero laterale che permette di lavorare alla risoluzione di problemi attraverso un uso della mente al di fuori degli schemi e di percorsi già sperimentati. Si tratta di una tecnica utile a favorire il cambiamento e l’innovazione e a far emergere nuove idee e pensieri creativi.
Mi chiedo allora il perchè dell’irritazionedel giapponese, e di angelo.
Se non avessi esordito con “le sibille governative che sfornano oracoli stupidamente ottimistici”, le cose sarebbro filate lisce lisce.
E’ questo, come al solito, che ha trasformato la mia provocazione nell’ennesima polemica, alla quale non ho alcuna intenzione di partecipare. Se si disconosce il malessere economico che sta attraversando il mondo, si è in cattiva fede, secondo me. Che poi questo malessere possa essere convogliato in un atteggiamento positivo che mette il luce sprechi e insulsaggini del nostro sile di vita da consumatori folli al fine di riprenderci costumi più semplici e meno dispendiosi, io questo tentativo lo chiamo ottimismo.
In altre parole, ritengo le considerazioni rabbiose del giapponese e quelle di angelo 1 nel primo commento come “leggermente negazioniste”.
Anche questa è una provocazione?
E come no? Lo è di certo
Rodolfo
febbraio 2nd, 2009 at 11:07
Obama sarà…. e speremo ben!
Kennedy è stato quel che è stato e, in tema di CRISI (piccolo scongiuro coinvolgendo gli zebedei!), ci ha lasciato questa piccola riflessione:
“scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.”
(ho verificato, è proprio così)
Insomma, gli USA sono gli USA ma la filosofia e l’attualità del pensiero del popolo comunista cinese la trovo spesso preziosa!
Nicola (che con i cinesi ci campa…)
febbraio 2nd, 2009 at 12:18
Caro Nicola,
forse dovrei, quando ti leggo, dimenticare che sei un politico.
Nel tuo simpatico e colorato commento fai appello a due espressioni, alquanto esorcistiche:
la prima è “speremo ben” la seconda, dopo aver nominato il babau (la crisi) è “piccolo scongiuro coinvolgendo gli zebedei!” (in piena ortodossia con i metodi non di Obama, ma del Berlusconi-che-fa-le-corna…)
Penso di essere un paziente, in attesa di essere operato, e sento il chirurgo interpellato da un suo aiuto.
Come andrà l’operazione?
Speren ben.
Ci sono rischi pe il paziente?
Tocchiamoci le palle.
Ma dimmi, Nicola, il tuo ottimismo si basa sulla speranza e sulla toccatina strategica? O stai solo scherzando?
Anche a me piace l’ottimismo della volontà, purchè sia accompagnato dal pessimismo della ragione.
Da panico.
Rodolfo
febbraio 2nd, 2009 at 16:09
?!? Ciao Rodolfo, perdonami, io sono un ottimista-realista (a volte anche troppo, è vero, ed il mio NON è l’ottimismo di Trony!) MA non sono pessimista nemmeno nella ragione (non credo d’averne poi molta…). Ho cercato di non “appesantire” o, peggio, allarmare le gente più di quanto tu ed i media state facendo con questo tono “plumbeo” (e, senza scherzare, mi ri-tocco gli zebedei!).
Un politico è una persona che veste rigorosamente in giacca e cravatta e, oltre all’abito, ha un liguaggio forbito “quanto basta” anche quando interviene con un commento in un web-forum?!? Se è così allora io non sono un politico, amen.
Ho riportato una citazione ricevuta su facebook, quella del Pres. Kennedy, ed ho ritenuto di postarla come commento al tuo articolo perchè, come insegnano i cinesi, c’è SEMPRE almeno un’opportunità di riscatto in seguito ad una tragedia: io voglio provare a coglierla quest’opportunità, “vivendola realisticamente”!
Alcuni giorni fa mi sono pure permesso di postare il link al nuovo sito della Casa Bianca dove troviamo riassunto il piano USA (Obama!) per l’economia…ed il mio “speremo ben” sul Presidente Obama è riferito alla preoccupazione (purtroppo di molti) che non ci sia qualche “zebedeo” con gambe e braccia che voglia seguire le orme di chi troncò prematuramente il percorso di JFK.
Le misure che invece il ns Governo sta adottando le condivido e sono fiducioso, molto!
Come ha detto stamani il Ministro Tremonti a Radio24 “c’e’ governo che tenga che possa sostenere la fiducia” attendo però che anche il Min. Tremonti si dia un’accelerata nell’attuare un progetto forte.
Ho fiducia.
Nicola.
febbraio 2nd, 2009 at 19:02
Per un “progetto forte” ci vuole un “uomo forte”!
febbraio 3rd, 2009 at 14:29
Ciao Nicola,
continuo ad esser sorpreso che il post d’apertura possa essere sentito come “plumbeo”, non solo per il tono, ma anche per la conclusione. Ma quel che conta è quel che capiscono gli altri.
Voglio piuttosto prendere dal tuo commento un aspetto che trovo interessante: l’ottimismo, il realismo e il pessimismo. Sono tre modi di vedere le cose. Dei tre, però, oggi uno, il pessimismo, viene in qualche modo criminalizzato. Ragionare in negativo viene considerato un atto non solo disfattista, ma anche politicamente connotato. Presumo, realisticamente, a sinistra.
Qualche tempo fa ho postato un pensiero di Bateson sull’ambiente, sulla sua condizione problemtica. Un modo, nelle intenzioni, per parlare di uno dei temi più urgenti, se non il più urgente. Immediatamente mi è piovuta addosso l’etichetta di catastrofista.
Per verificare se in questo caso sono plumbeo e pessimista, perchè non cominciamo a chiederci se ‘sta crisi c’è o non c’è. E se c’è, come sta penalizzando la vita delle persone.
Molti esercizi, a Jesolo, faticano a tenere aperto. Perchè?
Il tenore di vita, il nostro, è migliorato, è rimasto lo stesso o è peggiorato?
Leggo un paio di giornali al giorno, seguo i tg. In cronaca ci sono ogni giorno storie di nuove povertà.
In tv da Porta a porta a Ballarò, il forte disagio di milioni di famiglie italiane è stato testimoniato con grande chiarezza.
Gli assetti economici del pianeta pongono domande che richiedono scelte radicali.
Certo Jesolo è un’isola felice, non ha la Fiat, non ha fabbriche con migliaia di operai che rischiano il licenziamento, da noi si arriva al 27 con i soldi per la pizza e il cinema. Vediamo un po’ che questo privilegio non ci porti a guardare troppo vicino. Vediamo come andrà quest’estate, vediamo come andranno i mercati immobiliari , commerciali e turistici.
C’è tensone nell’aria, e il modo in cui si sono confrontati, per esempio, in consiglio comunale i consiglieri Fancio e De Zotti da una parte, e l’assessore Zanotto dall’altra altro non testimonia che un profondo malessere a livello commerciale. L’interpellanza aveva solo quel significato, dava voce, in modo aspro,ad una contraddizione reale.
Non sono segnali di crisi?
E di fronte a questi, è possibile un ottimismo che sia ragionevole, o è meglio lasciar perdere le convinzioni preconfezionate guardando la realtà per come si sta manifestando?
Oggi in prima pagina la Nuova titola “La crisi si abbatte sugli artigiani”. Pessimismo?
Rodolfo
febbraio 3rd, 2009 at 15:17
PREZZI E SALARI AL TEMPO DELLA CRISI
di Francesco Daveri 03.02.2009
I salari nel 2008 sono aumentati di un punto e mezzo più dei prezzi. Un effetto temporaneo, ma non solo. Un problema che potrebbe diventare più drammatico nei prossimi mesi, con il rischio di un peggioramento delle relazioni industriali. Se il governo ha risorse fiscali aggiuntive, è qui che bisognerebbe metterle: per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie, senza pregiudicare la competitività delle imprese.
I dati Istat dicono che i salari (in euro) nel corso dell’anno 2008 (calcolando l’aumento da dicembre 2008 rispetto al dicembre 2007) sono aumentati quasi del 4 per cento (+3,8 per cento, per la precisione), una crescita molto maggiore rispetto a quella dei prezzi al consumo che sono aumentati solo del 2,2 per cento nello stesso periodo di tempo, e di sei volte più grande della crescita dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali, che sono saliti dello 0,6 per cento. Vuol dire che il potere d’acquisto di un lavoratore medio (cioè il salario di operai e impiegati al netto dell’inflazione al consumo) è cresciuto dell’1,6 per cento nel 2008. Nello stesso periodo di tempo, la componente salariale del costo del lavoro per le imprese è cresciuta del 3,2 per cento: il +3,8 per cento dei salari è stato scaricato solo molto parzialmente sui prezzi di vendita, aumentati appunto solo dello 0,6 per cento nel 2008).
Quindi i lavoratori stanno meglio rispetto a dodici mesi fa, mentre le imprese stanno peggio, nel senso che pagano di più in termini reali per i servizi del lavoro. Per questo il Corriere della Sera ha titolato allarmato: “Aumento record dei salari nel 2008, mentre la dinamica dell’inflazione è rallentata a poco più del 2 per cento”.
INSOMMA: PIÙ RICCHI O PIÙ POVERI?
C’è però un problema. Come mai i dati dell’Istat ci dicono che le cose vanno meglio, mentre, nella società italiana, esiste una diffusa percezione di impoverimento, notoriamente riassunta nella frase “molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla quarta settimana”?
Prima di tutto, va ricordato che qualche volta la media non descrive bene quello che succede alla maggioranza dei lavoratori nell’economia. I salari sono aumentati molto nel dicembre 2008 rispetto al dicembre 2007, e in particolare in dicembre rispetto al mese di novembre 2008, perché nel mese di dicembre si sono concentrati gli effetti dell’applicazione dei rinnovi contrattuali per più di 3 milioni di lavoratori: quelli del commercio, del credito, dei dipendenti delle amministrazioni centrali del pubblico impiego e della scuola. Si è trattato di un misto di aumenti veri e propri, arretrati e indennità varie; aumenti che devono essere spalmati sull’intero periodo di validità dei rinnovi per valutarne l’impatto di più lungo periodo.
Se si guarda a cosa è successo alle retribuzioni reali negli anni successivi all’adozione dell’euro, si ottiene un quadro più equilibrato e anche, per certi versi, differente dall’opinione più diffusa. I dati dicono che, tra il dicembre 2001 e il dicembre 2008, le retribuzione contrattuali per lavoratore (i “salari”) sono complessivamente aumentate del 21,4 per cento, mentre i prezzi al consumo sono aumentati “solo” del 17,2 per cento e quelli alla produzione del 23,7 per cento. Quindi sulla base dei salari reali al netto dell’inflazione, cioè prima di considerare le tasse e i trasferimenti statali e prima di considerare la spesa per i mutui, le famiglie italiane non avrebbero ragione di lamentarsi. Soprattutto non avrebbero da lamentarsi con il settore della distribuzione che sembra anzi aver in qualche modo calmierato gli aumenti dei prezzi dei prodotti industriali. Così dice l’Istat.
Si deve quindi concludere che la percezione di impoverimento deriva da ciò che succede fuori dalle relazioni industriali e fuori dai negozi e dai supermercati, cioè nel momento in cui compiliamo la dichiarazione dei redditi e in quello in cui andiamo in banca a pagare la rata mensile del mutuo.Èevidentemente l’aumento delle tasse e dei mutui che ci fa sentire più poveri tutti i mesi, non l’ingordigia dei distributori.
SALARI E PREZZI NEI PROSSIMI MESI
L’aumento dei salari di dicembre è poi in stridente contrasto con il raffreddarsi dell’inflazione conseguente ai venti di deflazione che stanno soffiando sulle economie, in particolare su quella americana e quella inglese, dal mese di agosto a oggi soprattutto a causa della riduzione dei prezzi delle materie prime e dei prezzi dei servizi immobiliari. Come riporta l’Istat, da agosto a dicembre, l’indice generale dei prezzi al consumo è diminuito complessivamente dello 0,8 per cento (da 138.0 a 136.9), mentre quello dei prezzi alla produzione è sceso anche più nettamente, addirittura del 5,1 per cento, da 131.5 a 124.8. Come già osservato in passato, l’inflazione su base annua è ancora positiva a causa della rapida crescita dei prezzi, sia al consumo che alla produzione, nella prima metà dell’anno, fino a luglio incluso. Ma, se le cose vanno avanti così e la recessione entra nel vivo, la riduzione dei prezzi riguarderà un paniere più ampio di beni: riguarda già ora il 44 per cento delle nove categorie censite dall’Istat; non è quindi solo un fenomeno relativo a poche voci legate al petrolio, come la benzina, e alle materie prime. Il rischio a cui si va incontro nei prossimi mesi è quello di un peggioramento delle relazioni industriali. Da un lato le imprese, sempre più pressate dall’azzeramento dei margini sul mercato dei beni, si troveranno nella condizione di dover negoziare aumenti salariali più contenuti per mantenere la loro competitività. Ma ciò potrebbe avvenire nel momento più sbagliato, cioè quando ci sarebbe bisogno invece di mantenere il potere di acquisto dei salari per sostenere i consumi.
Ecco dunque il rebus da risolvere per il governo nei prossimi mesi. Come si fa a tenere su i consumi senza ridurre la competitività aziendale? Un modo forse c’è. Il governo dovrebbe ridurre le tasse sul lavoro e in particolare i contributi sociali. Ma, realisticamente, si possono ridurre i contributi sociali solo intervenendo sul sistema pensionistico, cioè allungando l’età pensionabile in linea con i trend demografici. Molto difficile da farsi. Ma se non ci prova un governo che ha consensi così maggioritari nel paese e una maggioranza così solida in Parlamento, chi mai potrà più provarci in futuro?
Dal sito http://www.lavoce.info
febbraio 4th, 2009 at 19:08
Ciao Rodolfo, la crisi c’è ed è una realtà mondiale; come ho scritto sono un tantino stanco di questo bombardamento mediatico di negatività. Aggiungo che per il mio lavoro questo 2009 sarà l’anno “più duro”.
Credo altresì che non sia un reato non condividere le tue prime righe dell’articolo “Nonostante le sibille governative continuino a sfornare oracoli ottimistici (stupidamente ottimistici…), mentre il presidente degli Usa parla della crisi come “disastro continuo” e di solidarietà, mentre la produzione crolla in Cina, mentre la Mercegaglia ritiene che la previdenza sia da cambiare e Tremonti assicura che le pensioni non si toccano”.
Spero che la mia non-condivisione della tua introduzione, che mi fa vedere la tua riflessione “plumbea”, non ti porti a pensare che io non sia un realista-ottimista (per me è lo stesso modo di vedere le cose).
Sono convinto che ci siano modi diversi dal tuo di vedere e vivere la stessa situazione, come questa specifica della crisi dove io la vedo/vivo diversamente da te avendo FIDUCIA in questo Governo.
Mi piacerebbe che tu riuscissi a colorare (non con le tue solite tonalità di grigio…
) il lavoro del Governo italiano che risponde alla crisi come a tutte le altre quotidiane questioni, più o meno semplici da risolvere.
Cos’è più “stupidamente ottimistico” (come hai scritto), Governare un Paese o credere di criticare chi lo governa?!?
Qual’è la proposta generata dalla tua analisi? Il risparmio giornaliero di € 1,50 sulla “colazione” (ho amici che da sempre “colazionano” alle macchinette ma non sono incazzati con il Governo!!!)?!? Bere “acqua del Sindaco” a volontà?!?
Nicola.
P.S.: Barbara, mia Moglie, è una supernegativa/disfattista
ma non è “realisticamente di sinistra”
P.P.S.: L’unico “segnale di crisi” che ho rilevato in COnsiglio nel botta-e-risposta tra l’Assessore Zanotto e la Signora Fancio è la crisi del rispetto e dell’educazione (crisi dei Valori) ma…questa è un’altra storia!