NÓNA, MA EO CRISI?
ven, gen 9, 2009
- Nóna, ma eo crisi?
- Crisi? Questa? Mi ho vist a crisi. Mi ho patio a fame, son stata al fredo e me lavee co l’acqua che a iera congeada. Mi me tochea spacar el iaz pa lavarme el viso sol cadin in camera.
Questa è ‘na crisi che mi me par de essa in mezo a bambagia.
Questo breve scambio di battute mi ha fatto molto riflettere sulla mia condizione. Sicuramente non sguazzo nell’oro ma la casa ce l’ho, un lavoro anche e se non ho il macchinone va bene lo stesso. Quella che ho mi porta dappertutto lo stesso.
Forse chi ha perso il lavoro in questo periodo non è molto d’accordo con quello che sto dicendo ma tutti gli altri (me compreso) debbono re-imparare una parola che è caduta in disuso: accontentarsi.
Halifax






gennaio 9th, 2009 at 23:03
completamente d’accordo halifax. quanto è vero quello che dici.
per riderci su: son stata alfredo…
alfedo anca e none te zerca… non hai limiti.
gennaio 10th, 2009 at 09:10
Il ragionamento è accattivante, in parte veritiero e, proprio per questo, a mio avviso anche un po’ pericoloso.
È vero, infatti, che la “crisi” percepita dalla stragrande maggioranza degli italiani poco o niente ha a che fare con il crack finanziario delle grandi banche americane (a fronte del cui fallimento, sotto sotto, noi tutti fatichiamo a reprimere un sorrisino di soddisfazione: in fondo, se lo meritano: hanno costruito un’economia fasulla, basata sul debito e su montagne di carta che non rappresentavano alcuna ricchezza reale e, in cambio di tutto questo, incassavano stipendi e premi paragonabili al PIL di Stati di media grandezza…).
Per buona parte degli italiani, la cui ricchezza non è significativamente rappresentata, per fortuna, da titoli azionari, il natale 2008 dal punto di vista della disponibilità economica non è stato molto diverso dal natale 2007 e da quello ancora precedente: le difficoltà da noi vissute, infatti, sono direttamente collegabili all’aumento dei prezzi conseguente all’entrata in vigore dell’euro. Non alla crisi globale dei mercati finanziari del 2008. Anche il prezzo delle materie prime (petrolio in primis), dopo un balzo assolutamente ingiustificato nel corso dell’anno, è tornato ai livelli ordinari, se non per alcuni prodotti particolari e così i tassi di interesse, che stanno addirittura precipitando.
Per tutti coloro che vivono di pensione o di uno stipendio fisso, la crisi finanziaria non ha avuto, di fatto, alcuna conseguenza (o forse solo una discreta contrazione nell’erogazione di mutui da parte delle banche, ma è evidente che i soggetti privati colpiti da tale fenomeno rappresentino una minoranza: in sostanza, chi aveva deciso di comprare casa sul finire dell’anno…).
Qui da noi non ci sono stati, per il momento, rilevanti licenziamenti o massicci ricorsi alla cassa integrazione, anche per la particolare natura delle nostre imprese: anche i dipendenti del settore privato, quindi, non hanno per il momento patito particolarmente degli effetti della crisi finanziaria.
Chi ha sofferto, presumibilmente, sono stati i commercianti al dettaglio, che effettivamente hanno risentito di un calo delle vendite: e il problema sta proprio qui: il calo delle vendite è dovuto ad una minor disponibilità liquida degli italiani, o dalla paura che ci sia tale minor disponibilità?
La crisi, più che altro, è “percepita”, perché da ormai sei mesi siamo quotidianamente bombardati da messaggi allarmanti che evocano scenari catastrofici.
Ecco, quindi, il rischio di scaricare sui mass media la responsabilità o, comunque, l’aggravamento della crisi economica (vedasi: Crisi, la scorciatoia d’incolpare i media: Il Sole 24 ore del 9.1.09, pag. 14: “il 77% degli americani è convinto che i media abbiano aggravato la crisi”).
Se questo è, in parte, assolutamente vero, è altrettanto vero che siamo comunque ed effettivamente di fronte ad una crisi finanziaria epocale e gli effetti dei fallimenti americani e dei titoli spazzatura finiti anche nei nostri portafogli, in mezzo alle nostre polizze assicurative, ai fondi pensione, ai piani previdenziali e tra le obbligazioni più sicure (!?), non tarderanno a farsi sentire. La contrazione dell’economia porterà conseguenza gravi anche in capo alle persone comuni: ad esempio, la crisi del settore immobiliare, già palpabile, colpirà anche piccoli artigiani ed i dipendenti del settore (non solo gli immobiliaristi, per i quali potrebbe valere il ragionamento fatto poco sopra per i finanzieri americani…)
Però non siamo nel ’29, ci sono gli ammortizzatori sociali, gli stati hanno la capacità e la forza economica per intervenire (ma senza esagerare!) nell’economia, ed una recessione, anche se in grado di colpire alcuni punti del PIL (disgraziata ed umiliante unità di misura della nostra soddisfazione…), non ci ridurrà certo alla fame.
Ha ragione, da questo punto di vista, la “nona”: la crisi vera è un’altra cosa.
Secondo me, invece, sarebbe opportuno capire che è venuto meno un certo modo di intendere la vita e la realtà, la corsa folle al consumo, l’ansia di arricchirsi sempre e comunque in tempi brevi, l’avidità e la supremazia del marcato ad ogni costo.
La “distruzione” conseguente a questa crisi, potrebbe essere “creatrice”, ripulendo il mondo dalle false ambizioni di chi ha promesso la ricchezza e “vendeva”, invece, solo castelli di carta…
La ricchezza di un’azienda si misura non solo dal conto economico, ma anche e soprattutto dallo stato patrimoniale: sarebbe ora che si tornasse ai valori veri, sia etici che imprenditoriali.
Come ha detto il Presidente Napolitano, da questa crisi può nascere qualcosa di buono…
gennaio 10th, 2009 at 10:59
Halifax dice delle cose giuste. Una famiglia non è in crisi se non può permettersi di andare a mangiare la pizza il sabato sera, oppure se a Natale non ha potuto farsi il week-end in montagna, oppure se non ha potuto prendere la console da 499 Euro al figlio, oppure se…Una famiglia in crisi è ben altro. Sicuramente in Italia ci sono dei veri casi di crisi, ma ultimamente mi sembra che si stia abusando di questa parola. E l’uomo che si è abituato troppo bene e che se non può prendersi le scarpe in pelle di camoscio dotate di contapassi e lacci fluorescenti dice che la crisi lo ha colpito.
Barbossa