dieci anni senza
dom, gen 11, 2009
In questi giorni ricorre il decennale della scomparsa di Fabrizio De André.
Noi vogliamo ricordarlo con una foto ed un pensiero.
Il consiglio, specialmente per i puù giovani, è: comprate un cd, fatevelo prestare, scaricatelo, fate quello che volete, ma date un occhi, anzi un orecchio a quello che ha scritto e cantato De André.
E’ un modo per divantare più ricchi…si, avete capito bene, più ricchi.
a.







gennaio 11th, 2009 at 15:33
Molto più ricchi, stradilà di più ricchi.
Forse, qualcuno/a riuscirà a capire cosa vuol dire cantare la poesia, non solo quella astratta, ma anche quella dei giorni vissuti, dei giorni che iniziano la mattina e che, forse, finiscono la notte, o non finiscono e continuano in unico fino alla notte dopo.
Cantare la vita, quella vissuta, sofferta, pagata a caro prezzo, strappata coi denti, regalata a chi non la può vivere, triste, allegra, dolceamaracidamente bella.
La vita dell’uomo allegro, triste, della puttana, dell’anarchico fallito, del nano e del gigante, della santa e della peccatrice, del giusto, del giudice, del timido e dello sfrontato.
La vita del quartiere, della casa del ricco e di quella di chi non sà come arrivare alla fine del mese.
Parole che ti entrano e, anno dopo anno, ogni volta che le riascolti, ti fanno vedere nuove interpretazioni e nuove sfumature.
Un grande, che quando, nel ’69/’70, non mi ricordo bene, fu intervistato alla radio, rispose all’intervistatore che gli aveva domandato come mai “il pescatore” aveva dato da bere e da mangiare all’assassino, invece di consegnarlo ai carabinieri, disse: “Io sono per la bontà”.
Eh si, FORSE, qualcuno riuscirà a capire, in quest’Italia; una volta, patria di poeti, navigatori e santi, ed ora figlia bastarda di veline, Marie de Filippi, grandi fratelli, isole dei famosi, fattorie di sorelle troie, yacht ripieni di busone vuote, calciatori miliardari, politici indagati, indagini politicizzate, leggi ad honorem, prescrizioni in saldo, portaborse, leccaculi specializzati, peracottari, strozzini, cravattari, venditori di falsità, falsi venditori, palazzinari, piduisti, voltagabbana, voltabandiera,………volta la carta e paga il riscatto,
paga il riscatto con le borse degli occhi,
piene di foto di sogni interrotti.
Angiolina ritaglia giornali si veste da…
john (ciao Faber)
gennaio 11th, 2009 at 19:57
Ho conosciuto da poco questo cantautore, pur sentendolo nominare fin da quando ero più piccolo, e guardando un vecchio spettacolo teatrale di Claudio Bisio, nella quale si cimentava a cantare durante il monologo qualche brano tratto dall’album “Storia di un impiegato” ,ho sentito subito il bisogno di conoscere meglio questo personaggio.
Mi fa riflettere in continuazione ogni volta che ascolto
“La bomba in testa” e capisco, con tristezza, che gente come lui non ci sarà più…
Spero che diventino brani eterni… e invito i giovani ad ascoltarne le parole e tentare di capire un passato che non conosciamo, ma che possimo interpretare tramite la poesia e le parole assolutamente sensate di ogni suo brano..
gennaio 11th, 2009 at 20:37
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.
gennaio 11th, 2009 at 22:10
Sto guardando la trasmissione di Fazio su raitre.
Ditemi se anche a qualcun’altro, come a me, è saltato il cuore in gola sull’interpretazione di Eugenio Finardi….
gennaio 12th, 2009 at 01:05
A me, il cuore è saltato dall’inizio alla fine.
Come due notti fa, sempre su rai3 (e dove se nò), a rivedere quel concerto a Roma.
john
gennaio 13th, 2009 at 18:35
Annalena Benini per il Foglio
Povero De André
Se si è un grande cantautore bisogna evitare di morire. Diffidare delle commemorazioni
A essere un grande cantautore bisogna assolutamente evitare di morire, per non finire dentro una commemorazione. La commemorazione accorata e sincera trasformerà il grande cantautore in qualcos’altro, un tizio disfunzionale a metà fra Gandhi, Garibaldi, Foscolo e Branko. E’ successo ancora una volta, nel decennale della morte, a Fabrizio De André: vittima di molte celebrazioni in cui non si è mostrato De André mentre parlava, suonava, cantava, ma si è raccontato di quando si è incontrato De André e allora lui ha detto e io ho detto e insomma lui era un grande ma in fondo anch’io e ci capivamo al volo. Vittima domenica sera della celebrazione massima, quella di “Chetempochefa”: la si era attesa con entusiasmo, per ascoltare un po’ di stupende canzoni, guardare qualche immagine in bianco e nero con Dori Ghezzi splendente, sbirciare quel gran figo del figlio Cristiano, commuoversi eccetera.
Tutti sono andati da Fabio Fazio, però, per strappare un pezzetto di De André e indossarlo, infilarci dentro la Striscia di Gaza, la scuola, Spoon River, la pace e la tolleranza (“Fabrizio era prima di tutto un pacifista enorme”, ha detto Roberto Vecchioni prima di sbagliare le parole de “La guerra di Piero”). Fazio era giustamente l’uomo più felice del mondo, l’amico di famiglia, il celebrante e il celebrato, l’officiante affettuoso e grato (Luciana Littizzetto continuava a dirgli: “Cosa c’entri tu?”), ma anche lui soffriva insieme con noi spettatori mentre Lucio Dalla dai capelli arancioni leggeva le parole della canzone e quando quello della Premiata Forneria Marconi non riusciva a scandire “Bocca di Rosa” (a parte Gianna Nannini, Tiziano Ferro, Ivano Fossati e Cristiano De André, hanno cantato tutti malissimo, compreso Franco Battiato che ha rovinato “Inverno”).
La serata ha avuto grande successo e ogni invitato ha sfoggiato un bel souvenir di De André, concedendogli in cambio con benevolenza il proprio passaporto culturale (Michele Serra, Giovanna Zucconi, Maurizio Maggiani, hanno avuto in dono un Fabrizio De André a loro immagine), proprio a lui che, diceva, non voleva condurre nessuno da nessuna parte perché non avrebbe saputo dove, odiava le interviste perché erano “uno stress evitabile”, temeva di essere invadente ed era sanamente pigro. Poiché tutti fanno come gli pare, si potrà allora rubare un altro pezzo di De André a uso personale, solo con i suoi versi (da “La domenica delle salme”): “Gli ultimi viandanti ci guardarono cantare/ Per una mezzoretta/ Poi ci mandarono a cagare”.
gennaio 14th, 2009 at 01:28
Angelo ha mostrato un altro punto di vista sulla serata televisiva… Ci può stare tutto, giustamente. Le commemorazioni sono per loro stessa natura un po’ subdole, perchè fatte da chi resta…
Molto probabile che “un grande”, come mi dicono sia stato De Andrè, non avrebbe apprezzato molto.
Ma per fortuna ogni cosa di questo mondo ha chi l’apprezza e chi la disprezza. Più o meno si arriva sempre ad un pareggio.
Indo