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L’angolo diritto – LA CROCIATA CONTRO IL CROCIFISSO NELLE SCUOLE RIPARTE DALLA SPAGNA

mar, nov 25, 2008

Generale

Si narra che nel 312 d.C., alla vigilia della cruciale battaglia contro le truppe di Massenzio, l’imperatore Costantino vide in cielo una grande croce luminosa con tanto di didascalia a fronte: “In hoc signo vinces”: con questo segno vincerai.
Esaltato da quella visione, Costantino ebbe la forza di sbaragliare sul campo l’avversario e porre le premesse del suo dominio incontrastato su tutto l’impero romano.
Come pegno di riconoscenza, l’imperatore volle che i cristiani, che si riconoscevano nel segno di quella croce, fossero liberi di esercitare pubblicamente il loro culto, al pari dei pagani.
Nasceva così, con la fine delle persecuzioni contro il cristianesimo, il primo Stato veramente laico, nel senso giuridico del termine.
Laico, per definizione normativa, è infatti lo Stato che garantisce uguale libertà per tutte le religioni presenti al suo interno e si dimostra equidistante rispetto ad esse, anche se non indifferente al credo professato dai suoi cittadini.
Trascorsi alcuni decenni da quell’evento storico, nel 380 d.C., l’imperatore Teodosio II proclamò la fede cristiana quale Religione di Stato e proibì ogni pratica religiosa ad essa estranea.
Nasceva, allora, il primo Stato giuridicamente confessionale, in cui l’unico culto ammesso era quello cattolico, essendo vietata ogni diversa credenza religiosa.
Questi illustri precedenti storici aiutano ora a capire come l’atteggiamento dello Stato, di qualsiasi Stato, verso il fenomeno religioso contribuisce a definire il grado di libertà che quel medesimo Stato garantisce ai propri cittadini, qualificandolo conseguentemente tra quelli considerati “laici” o, al contrario, tra quelli ritenuti “confessionali”.
La laicità o la confessionalità di uno Stato va quindi misurata in riferimento alle norme fondamentali che regolano gli aspetti sociali relativi alla pratica religiosa.
Nel nostro sistema costituzionale le norme principali che fondano la laicità dello Stato sono gli articoli 7 e 8 della Costituzione, laddove si riconosce che la Chiesa Cattolica e lo Stato sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani e che tutte le religioni sono egualmente libere davanti alla legge.
Tuttavia, il concetto giuridico di laicità dello Stato è uno dei più ostici da comprendere, se le conseguenze della sua applicazione sono fonte di continui contrasti, a oltre sessant’anni di distanza dall’entrata in vigore della nostra Costituzione.
Una delle discussioni più accese negli ultimi anni è stata quella riguardante la legittimità dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, in particolare nelle aule scolastiche, al cui interno deve necessariamente essere garantita un’educazione pluralista e multiculturale.
Privati cittadini ed associazioni civili, brandendo il concetto di laicità, si sono opposti alla presenza del crocifisso nelle scuole, ritenendola sconveniente e lesiva del loro diverso sentimento religioso.
La polemica sembra prossima a rinfocolarsi, dopo la recente decisione di un giudice spagnolo che ha dato ragione ad un gruppo di genitori che aveva preteso l’eliminazione del crocifisso dalle scuole frequentate dai loro figli.
Il Tribunale di Valladolid, premesso che la Costituzione spagnola protegge la libertà di religione e di culto ed assicura il carattere “laico e neutrale” dello stato spagnolo sui temi religiosi, ha sostenuto che la presenza di simboli religiosi in posti dove ci sono minori in piena fase di formazione potrebbe provocare in loro la sensazione che lo Stato spagnolo è più vicino alla religione cattolica rispetto alle altre confessioni.
Un’affermazione tanto perentoria, se eseguita alla lettera, determinerebbe anche l’impossibilità di esibire altri simboli legati alla religione, come per esempio il presepio, tradizionalmente allestito nel periodo natalizio in molte scuole italiane elementari e medie.
La questione allora è la seguente: deve uno Stato che si ritiene laico spogliarsi di ogni riferimento religioso al fine di garantire l’uguaglianza dei propri cittadini, cosicché il concetto di laicità andrebbe a sovrapporsi a quello di totale indifferenza verso gli orientamenti religiosi?
Comporta, la scelta della laicità, l’abbandono completo di ogni tradizione religiosa, anche se seguita dalla maggioranza della popolazione residente nello Stato?
Attualmente, in Italia, la situazione è ferma alla decisione n. 556 emessa il 13 gennaio 2006 dal Consiglio di Stato che, a seguito del ricorso di un cittadino musulmano per ottenere la rimozione del crocifisso dalle scuole, ha stabilito che l’esposizione dello stesso va considerata non discriminante sotto il profilo religioso “giacché il crocifisso svolge anche in un orizzonte laico… una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni”.
Per il Consiglio di Stato, quindi, la presenza del crocifisso nelle scuole, prevista da un regio decreto del 1860 e confermata da successive circolari ministeriali, non contrasta con il principio di laicità dello Stato, poiché il simbolo della croce non svolge solo una funzione religiosa, ma esprime anche un richiamo a valori universali, quali quelli della libertà e della tolleranza.
I giudici amministrativi ricordano nella citata sentenza che i supremi principi della tolleranza, del rispetto reciproco e della valorizzazione della persona umana storicamente nascono e si sviluppano prima di tutto come valori religiosi, prima di essere recepiti nella Costituzione come principi essenziali del nostro Stato democratico.
Lo Stato laico, dunque, deve essere imparziale verso tutte le religioni, ma non è detto che debba essere anche indifferente ai valori fondativi della sua Costituzione.
D’altronde, la laicità dell’organizzazione statale voluta da Costantino, non impedì all’imperatore, dopo la conversione, di coniare monete recanti sul retro il monogramma greco di Cristo.

Luigi Sclebin

7 Commenti per questo articolo

  1. Claudiow - commento N.1 :

    Trovo corretta ed illuminata la sentenza 556 del Consiglio di Stato. Imparzialità rispetto ad ogni professione di fede, tolleranza ed anzi riconoscimento dei valori di libertà ed amore che il Crocefisso esprime, rispetto ad ogni uomo, a qualunque espressione religiosa egi appartenga.

  2. BastianContrario - commento N.2 :

    Ok, e saresti disposto ad appendere in aula, di fianco al crocefisso, anche altri simboli religiosi di uguale significato e valore? Proviamo a proporlo in una scuola e vediamo che succede?

  3. john - commento N.3 :

    Esatto BastianContrario.
    Io lo vado ripetendo da una vita.
    Siamo uno “Stato Laico” e democratico, o no?!
    Quindi, o tutti o nessuno.
    Questa è democrazia
    john

  4. Dreamer - commento N.4 :

    Il concetto di ‘laicità’ dello stato non lascia molto scampo…e la questione è davvero complessa, però io personalmente provo angoscia a veder togliere il crocifisso.
    Forse sbaglio, ma credo che si possa essere accoglienti e rispettosi di culture diverse, senza però dover rinnegare le proprie radici e la propria cultura, perchè è anche tutto ciò che il crocifisso rappresenta. Pur rendendomi conto di ciò che implica un concetto di stato ‘laico e neutrale’…personalmente non riesco ad accettare l’idea di ‘snaturarci’ così…sarò retrograda..

  5. senad - commento N.5 :

    ciao a tutti.
    io sono musulmano e non mi crea alcun fastidio il crocifisso e non capisco perchè vengono fuori queste polemiche su di esso. Nella scuola sono altri i problemi ceh dovrebbero essere risolti, come la sicurezza e la disciplina dei ragazzi e anche di alcuni professori.

  6. Dreamer - commento N.6 :

    Già Senad, me lo chiedo anch’io, forse un volersi mostrare ‘moderni e aperti’ a tutti i costi, dietro il quale in realtà forse si cela invece una triste indifferenza per i valori e le tradizioni. I problemi in effetti sono altri, come dici tu.

  7. barbossa - commento N.7 :

    Bravo Senad. Vogliamo essere pacifici e promuoviamo la frattelanza, ma facciamo polemica e ci dividiamo su delle stupidaggini. Il Crocifisso è sempre esistito nei locali pubblici in Italia, e non ha mai offeso o fatto male a nessuno. Le persone intelligenti come Senad lo capiscono e rispettano! Se io andassi in un paese mussulmano rispetterei i suoi simboli, perchè è la sua cultura e la vera frattellanza parte prorpio da qui, dal rispetto di quello che a noi appare diverso.
    Ma forse il rispetto oggigiorno non esiste più. Tutti pretendiamo e non tolleriamo. Ci attacchiamo sulle sciocchezze pur di criticare ciò che a noi non va, solo per il gusto di puntare il dito su qualcosa che a noi fa ribollire il sangue.

    Barbossa

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