E così Pantalone paga, come ha sempre pagato
dom, nov 23, 2008
Ci è giunto in redazione un lungo articolo firmato da Franco Lomartire. Articolo di ampio respiro, una specie di ripasso che riteniamo possa essere utile…
Redazione……
Nella trasmissione televisiva Porta a porta del 30 ottobre 2008, dedicata al sessantesimo anniversario della Costituzione, uno degli argomenti della serata trattava della Resistenza. Presenti in quella trasmissione c’erano il professor Lucio Villari, noto storico, il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa e altri giornalisti. Ma i due personaggi di maggior spicco, il professore e lo scrittore, davano la misura della profondità con cui il problema era trattato. Io non intendo qui soffermarmi sulle diverse e divergenti interpretazioni di come il movimento della Resistenza italiana si sia evoluto e articolato nella fase terminale della guerra e le vendette personali, oltre ai
fanatismi, che si sono protratti dopo il 25 aprile del ’45. Quello che a me interessa evidenziare è che durante quella trasmissione è stato reso noto un sondaggio che aveva per oggetto, attraverso domande specifiche, quanti italiani erano a conoscenza della Resistenza. Quello che mi è parso sorprendente, è che del 52 per cento del sondaggio alcuni ne hanno sentito parlare ma non sapevano di cosa si trattasse, gli altri non ne hanno proprio mai sentito parlare. E questo dato mi fa molto riflettere.
Dunque, se il sondaggio ha valore scientifico, oltre la metà degli italiani non conoscono le origini,
ossia le cause, che hanno determinato la promulgazione di una Costituzione, la nostra, quantomeno rivoluzionaria rispetto alla storia precedente del nostro Paese. Le stesse persone non sapranno probabilmente neanche il significato della festa della Repubblica che cade il 2 giugno di ogni anno.
Nel 2008, è da ritenere che tutti abbiano ricevuto un’istruzione a dir poco pari a quella offerta dalla scuola media inferiore, che la maggioranza della popolazione abbia conseguito la maturità, e di questa, una cospicua fetta la laurea. Rimane tuttavia una sacca di analfabetismo del sei per cento, ma in via di estinzione perché riguarda per la maggior parte persone anziane che ai loro tempi non hanno avuto la possibilità di andare a scuola. Devo aggiungere che, mentre scrivo, mi torna in mente un’altra trasmissione televisiva di alcuni anni fa – non ricordo quale – in cui il conduttore chiedeva ad alcuni giovani laureati presenti in studio, se sapevano chi era Pietro Badoglio: non lo sapevano.
Se a scuola non si impara la storia in modo corretto, oppure non la si impara affatto, il 25 aprile di ogni anno si festeggia la Liberazione dalle forze nazifasciste ad opera prevalentemente dei partigiani della Resistenza, che viene ripetutamente citata. Vi sono e sono state innumerevoli pubblicazioni sui giornali, rubriche televisive, manifestazioni, dibattiti, libri, che parlano e hanno parlato della Resistenza. Ogni anno. Eppure il 52 per cento degli italiani non sa neanche di cosa stiamo parlando. E quello che diventa ancora più interessante, è che questa non conoscenza investe oltre il 52 per cento di quelli che stanno seduti in parlamento. È proprio vero: ogni popolo ha il governo che si merita. Popolo ignorante esprime classe dirigente e quindi governo ignorante, o di ignoranti…ma furbi. Nel senso che sanno fare i loro affari sulla pelle di chi li ha votati. La storia degli ultimi trent’anni ci è testimone di questa inclinazione da parte della classe politica italiana.
Comunque il problema non è così semplice, e tanto meno può essere trattato in modo così semplicistico. È molto più complesso di quanto sembra, avendo radici lontanissime nel tempo.
Non credo si tratti di mera ignoranza, ma del rifiuto di tutto ciò che si ritiene non rispondere al
soddisfacimento di un bisogno affettivo. La conoscenza della Resistenza e dei valori che ad essa si ricollegano, oltre a non acquisire alcun significato, è una vera noia per i giovani d’oggi, e anche quelli di ieri, rispetto ad una serata in discoteca con gli amici, o l’acquisto dell’ultimo modello di cellulare per poterlo poi esibire con l’affermazione implicita: il mio è meglio del tuo. Questa è la base su cui si costruiscono e si articolano i rapportisociali: l’apparire. Perché al di qua dell’apparenza c’è il vuoto, ovvero il rifiuto di ciò che si vuole nascondere. E ciò che si vuole nascondere è se stessi, la propria personalità, il poco valore di sé. Eppure, quello di se stessi, è il valore primario, senza del quale diventa impossibile apprezzare qualunque altro valore se non storpiandolo. Il nulla dice Galimberti ne L’ospite inquietante, sostenendo che il problema non è di natura psicologica bensì culturale. Lui si riferisce ai giovani e alle loro odierne sofferenze. Io credo che il problema investa un’area più vasta della popolazione. Al di qua dell’apparenza c’è il vuoto di valori, dunque del non senso. Emerge così l’egoismo malsano. Un genitore distratto che non si occupa responsabilmente del proprio figlio scaricandolo al primo che capita per vivere finalmente uno scampolo di libertà individuale e seguitare a rincorrere i propri bisogni nevrotici, non ha probabilmente chiari i valori di cui egli, scegliendoli, ha deciso di portarli responsabilmente avanti. E quando è tardi si dicono sfortunati lamentando che i loro figli non sono come loro
volevano che fossero. E ancora, quando questi giovani affrontano il mondo, scoprendo che non è proprio come lo avevano pensato e sognato nelle loro favole dal finale e tutti vissero felici e contenti, si rendono conto di non possedere i mezzi per affrontare la realtà, regredendo così in comportamenti e reazioni di fuga. Quando ciò avviene è ormai troppo tardi. E quei genitori “sfortunati” e infelici perché i loro figli non sono diventati come volevano, hanno tuttavia voluto e agito affinché così diventassero.
A tutti i valori si è rinunciato fuorché a quello del danaro, perché il danaro è simbolo di potere, e poi col danaro si possono fare tante cose. Si può evadere da questa realtà angosciante ubriacandosi, oppure drogandosi, pompandosi dentro le orecchie quell’assordante frastuono ritmico chiamato musica che serve da sfondo e complemento all’evasione. Col denaro si possono avere molti “amici”, ci si può divertire e avere tanti altri oggetti simbolo di potere. Tutto ciò è fuga dal mondo, un mondo freddo, ostile e rifiutante, privo di prospettiva. Il denaro ti permette di avere, ma non di essere. A tutto questo ha contribuito, prima ancora delle carenze della scuola, la pressoché totale mancanza di valori sani che i genitori non hanno saputo trasmettere ai propri figli, esponendoli in
questo modo disarmati di fronte alle insidie del mondo. Ma non c’è da preoccuparsi, tanto sarà la Divina Provvidenza che ci aiuterà. Questo lo dice il prete in chiesa la domenica mattina. Basta avere fede, dice lui. E così si rinuncia ad utilizzare l’Adulto (problem solving, soluzione dei problemi), risorsa di cui tutti dispongono e che pochi utilizzano. L’Adulto è uno stato del nostro Io che ha la funzione di esaminare le informazioni provenienti dalla realtà – e se non le ha, se le cerca – elaborarle assieme a quelle di cui già dispone, e formulare una risposta agli stimoli esterni o interni. Uno stimolo, per esempio, può essere un problema da risolvere, oppure rispondere ad
un quesito, oppure ancora, reagire costruttivamente a qualunque stimolo che comporti una decisione (questo concetto dell’Adulto si può meglio comprendere leggendo la presentazione al mio libro Il copione, visitando il mio sito www.francolomartire.com).
Tutta la storia d’Italia si basa sulla sottomissione dei suoi abitanti, cioè la non utilizzazione del loro Adulto, ed è una cultura questa che ci è stata ben insegnata dalla Chiesa. Non da Cristo, che non si è sottomesso a nulla a costo della morte, come in effetti è stato. E la sottomissione ci spinge anziché ad aprirci verso gli altri, a chiuderci verso noi stessi sviluppando un individualismo nevrotico e socialmente disgregante. Kant, in risposta alla domanda: “Che cos’è l’Illuminismo?”, ci ha ben dato l’idea di che cosa intendo (lui lo chiama stato di minorità).
Eppure, chissà per quale stranezza, a oltre duecento anni siamo avvinghiati sullo stesso problema. Ecco allora chel’apparenza ci protegge dagli altri, protegge la nostra idea di noi stessi, la nostra convinzione che non siamo degnidell’attenzione altrui. E così ci mettiamo una maschera, quella che ci illude di apparire gradevoli. Ma in realtà è sottomissione. Gli altri assumono così il ruolo di figure genitoriali, perché avendone bisogno, da loro dipende la nostra esistenza psicologica. Questa disposizione deriva da una carenza affettiva durante l’infanzia in cui nonsiamo stati sufficientemente amati e considerati. E qui tornano in campo i genitori, perché loro hanno costituito
l’ambiente della nostra infanzia che per noi è stato l’ambiente delle nostre decisioni di copione.
Anche lo Stato, con la sua organizzazione e con la sua burocrazia, assume un ruolo genitoriale verso il cittadino, soprattutto quando il cittadino per ciò che ho detto sopra non è in grado di svolgere il proprio ruolo,ovvero non è capace di compiere le scelte a lui più utili. I governi e le politiche vengono espresse dalla maggioranza del voto dei cittadini. Ma i cittadini, per essere tali e poter esprimere autonomamente la propria scelta politica, devono essere quantomeno informati e lontani da qualunque ideologia, perché l’ideologia è dogma e il dogma è male, limita la funzione dell’Adulto, limitando l’autonomia della persona. Trasferisce al partito o alla coalizione ogni sua facoltà politica di cittadino, come se firmasse loro una cambiale in bianco. Se l’individuo non
mette in opera queste sue facoltà, non può ritenersi un cittadino emancipato, e neanche un patriota. È più probabile che si senta un suddito essendo il suo un rapporto di sudditanza con uno Stato plutocratico. E la conferma è data dal fatto che l’80 per cento della ricchezza nazionale è in mano al 20 per cento delle persone. Il divario tra redditi più alti e redditi più bassi, è aumentato negli ultimi vent’anni del 33 per cento contro il 12 degli altri paesi occidentali. Questo significa che il concetto di democrazia è soltanto sulla carta. La coscienza di cittadino e di patriota è alimentata da una cultura sana e non retorica. Invece, la cultura, e più in particolare l’informazione, è gonfia di palle, ovvero di bugie. Pare infatti che il 52 per cento degli italiani si nutra di palle con
piacere, privilegiando lo stato di ignoranza e di sottomissione. “Amo la mia ignoranza”, gridano i nevrotici. E poi passano la vita a lamentarsi della loro infelicità per colpa degli altri.
È di questi giorni la commemorazione della vittoria conseguita il 4 novembre 1918 con la Prima Guerra mondiale, e sempre su Porta a porta c’è stato un dibattito su questo argomento. Presenti in studio il Ministro della difesa, lo storico Gianni Bisiac e altri giornalisti. Di tutto si è parlato fuorché di storia. Non so se quel programma era stato pianificato in quel modo, ma a parte Bisiac, la storia di quel periodo era molto poco conosciuta… a partire dal Ministro. Ancora una volta noi veniamo trattati come dei “minorati”. Uno che di storia qualcosa se ne intende, spegne il televisore per non rimanerne disgustato. È stato l’ennesimo tentativo di cercare consenso attorno al concetto di Unità e di Patria trasformando la realtà, come fanno gli illusionisti, soprattutto per contenere
le spinte centrifughe e federaliste che dimostrano il fallimento dell’Unità nazionale così come concepita e realizzata.
Se il 52 per cento degli italiani sono come appena descritti, l’altro 48 per cento può essere anche composto da “scienziati e umanisti” che le cose non cambiano, o non cambiano in modo significativo. È come se un atleta dovesse fare una gara con addosso una zavorra che diminuisce le sue prestazioni del 52 per cento del suo potenziale. È praticamente fermo… come il nostro Paese.
Gli italiani in media non leggono neanche un libro all’anno, non si informano, cioè non leggono i quotidiani. Se non fosse per il finanziamento pubblico, i giornali avrebbero chiuso da un pezzo. E magari solo pochi se ne sarebbero accorti. Spendono molto invece sul gratta e vinci, sul superenalotto, si fanno facilmente abbindolare (il caso Marchi ne è un esempio), si affidano cioè molto alla fortuna e spesso alla superstizione, ma poco alle proprie
risorse. La speranza è sempre l’ultima a morire. “Dio vede e provvede” e vedrai che prima o poi anche per te arriva il colpo di fortuna… o apoplettico. Intanto il tempo passa, gli anni passano, e il Rigor Mortis si avvicina.
D’altra parte, bisogna pur far qualcosa in sua attesa.
E se la Resistenza come fonte di conoscenza non rientra fra le attrazioni migliori per la maggioranza degli italiani, trovo molto improbabile che questi si preoccupino di ciò che la ha prodotta. Nella loro mente annebbiata, il termine fascismo si collega vagamente a dittatura. Ma non si sa bene se in Italia o in qualche altra parte, quando e che cosa sia in realtà. Alla domanda: “Sai che cosa è stata la Prima Guerra Mondiale?” “Una guerra”, mi sono sentito rispondere. E non altro. Tra chi, quando, come e perché: nulla. E nella loro offuscata memoria compare di tanto in tanto e in modo vago e confuso forse il nome di Garibaldi, o di Cavour, nel senso che ne hanno sentito parlare, ma senza una loro precisa collocazione temporale. Chi è Mazzini? E chi lo sa! Solferino? No, non mi
ricordo. Medioevo? Lo saprei, ma non so spiegarlo. Rinascimento e Risorgimento per molti (quel 52 per cento) sono la stessa cosa. Cosa? Non si sa. Questa gente li abbiamo anche in Parlamento!
Non si può certo pretendere da queste persone una coscienza da cittadino e da patriota se non sono a
conoscenza dei motivi per averla. D’altra parte, anche conoscendola, la storia, si scoprirebbe che di motivi ce ne sarebbero ben pochi, di cui buona parte legati a impulsi di un romanticismo nevrotico e confusionario di pochi borghesi e aristocratici diseredati o in disuso, per di più socialmente falliti. Si scoprirebbe invece che l’affare più grosso lo hanno fatto i Savoia e gli industriali del nord, oltre ai gattopardi del sud. E i napoletani, questo lo sanno bene, avendo dovuto pagarne le spese. Quella meridionale è diventata questione con l’Unità d’Italia, da quando Garibaldi ha consegnato a Vittorio Emanuele il Regno delle due Sicilie. E se i napoletani si sono sentiti traditi daGaribaldi, dobbiamo capirli.
Una persona la si valuta normalmente sulla base di ciò che è stata capace di realizzare nella sua vita a parità delle altre condizioni. Non certo sui suoi titoli o numero di lauree conseguite, ma sulla sua efficacia. Questo è ciò che accade all’estero, ma non nel nostro Pese. Qui prevale la politica del favore, del nepotismo, del privilegio, dell’intrallazzo, della sperequazione, del voto di scambio, dello sperpero, del pregiudizio, della calunnia, del sospetto, della corruzione, della concussione. Sono rare le persone che realizzano il successo con le proprie risorse all’interno degli apparati dello Stato, perché non sono ricattabili e quindi non sono controllabili.
Il periodo comunemente chiamato di mani pulite, caratterizzato dai processi per corruzione e concussione di alcuni dei maggiori esponenti della politica, ha letteralmente cancellato dalla scena la Democrazia cristiana e il Partito socialista. Partiti che hanno governato il Paese rispettivamente dal 1948 e dal 1963 al 1994. Quel periodo ha sancito il fallimento più clamoroso della politica italiana del dopoguerra. Il malcostume politico ha superato ogni limite di decenza e di sopportabilità. La morale aveva ormai perso ogni suo connotato e tutto era diventato
lecito. Ma a provocare questa rivoluzione non è stato il popolo… dormiente, o i partiti dell’opposizione, anch’essi, forse, corrotti ma più furbi, bensì la magistratura. Cioè quello che è accaduto, non è accaduto grazie a una raggiunta consapevolezza da parte dei cittadini, ma dall’azione casuale di altri apparati dello Stato.
Ma allora chi la fa la storia? Il popolo, come si usa in democrazia, o qualcun altro? Questa è la domanda chiave che dobbiamo sempre porci quando parliamo di storia. Chi l’ha voluta la Prima Guerra mondiale? Il popolo? E il fascismo? Ancora il popolo? E la Seconda Guerra mondiale? Sempre il popolo? Capisco che la storia
si presta a diverse interpretazioni, ma i fatti sono i fatti, e non si interpretano.
Dopo mani pulite o tangentopoli, la politica ha continuato nel malaffare e nella corruzione, e in quantità notevolmente superiore, solo sono cambiate le modalità, vista l’esperienza passata. Le bustarelle hanno cambiato nome: oggi si chiamano consulenze. La persona che ottiene un favore da quel dato amministratore pubblico, per ricambiarlo si fa fare una fattura di consulenza, anche la più stravagante, che viene puntualmente liquidata. Per di più, quella fattura di consulenza è anche fiscalmente detraibile, e così il corruttore in funzione della corruzione paga meno tasse. Due piccioni con una fava, dicono. E Pantalone paga, come si usa dire per altro verso.
Il libro La casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, offre della buona informazione circa gli sperperi che vengono operati da decenni dalle pubbliche amministrazioni e dallo Stato in tutta la penisola, comprese le isole. Soldi pubblici che vengono letteralmente buttati via. Soldi dei contribuenti, degli operai, che col loro stipendio non arrivano alla terza settimana. Se ne è venduto un milione circa di copie di quel libro. Un grande successo… se fosse stato un romanzo. Ma un libro del genere, per avere un po’ di efficacia, dovrebbe essere venduto e letto da almeno 15 milioni di italiani, altrimenti è un fallimento… non per il libro, ma per gli italiani, che perdono un’altra opportunità di nutrire il loro Adulto di conoscenza e di consapevolezza. E i detentori del potere, questo calcolo lo hanno fatto, perciò non se ne curano.
E così Pantalone, sottomesso, lamentoso e dormiente, da quando questo Stato è costituito, cioè dal 1860, ha sempre pagato. Chissà cosa potrebbe accadere se si dovesse svegliare. Ma non preoccupiamoci, il suo sonno è troppo profondo. E poi, Pantalone è italiano e non francese, e neanche ungherese. Di rivoluzioni non se ne intende.
10.11.08
Franco Lomartire






novembre 27th, 2008 at 18:37
Un articolo complesso e molto interessante il tuo, Franco, direi che forse non siamo abituati a leggere interventi così lunghi e così irti di riflessioni…Non sarò altrettanto lunga. Mi ritrovo in moltissime delle cose che dici ed in particolare mi solletica il discorso sull’Adulto delle persone, che altro non è che quella parte di noi che mettiamo in moto qualora intendiamo far fronte con razionalità e coerenza alle piccole e grandi scelte che la vita ci pone davanti, intendendo con questo che rinunciamo a reazioni emotive (che molto spesso caratterizzano i nostri comportamenti) per utilizzare, come si suol banalmente dire…il nostro cervello. Tu stesso citi Kant, il cui motto era …”Sapere Aude!”, ossia abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza. Quante volte abdichiamo alla nostra intelligenza per lasciarci sospingere, nei nostri comportamenti quotidiani, dalle opinioni correnti, dalle mode, dai discorsi degli altri, dalle illusioni che altri hanno messo dentro la nostra testolina…
Mi piacerebbe inoltre capire, a proposito del tuo discorso sulla Prima Guerra Mondiale e di come è stata trattata nel programma Porta a Porta di non so quale data, cosa intendi per “parlare di storia”, cioè come avresti voluto che l’argomento venisse affrontato in quel particolare frangente. Mi pare di capire che tu sia un amante della storia e che, oltre a conoscerla, ne sai fare una lettura critica molto ampia…
Ancora, ad un certo punto dici che i cittadini italiani, non sono messi in grado di fare le scelte per loro più utili…sembra una affermazione che ha dell’assurdo, come se si desse per scontato che uno quando opera una scelta opta per quella che gli è più utile. Ed invece pare che non sia proprio così e che entrino in gioco fattori diversi e tali da mettere in discussione un ragionamento apparentemente così logico…possibile?