Anche gli agricoltori hanno un’anima…quella del commercio
gio, nov 27, 2008
Il carovita e la crescente difficoltà dei cittadini italiani nel gestire l’economia familiare sono ormai temi all’ordine del giorno sui quali fioccano dichiarazioni, nonché consigli ai consumatori attraverso i mass-media.
Nascono e fioriscono, inoltre, in tutto il Paese iniziative volte ad incoraggiare l’acquisto diretto dal produttore o eliminando del tutto la filiera che porta il prodotto al consumatore finale. Si pone l’accento sull’opportunità di acquistare prodotti genuini a prezzo più conveniente, evitando inutili passaggi costosi, oltre che dannosi per l’ambiente, se si pensa ad esempio ai lunghi trasporti su strada, con impegno di carburanti che, oltre appunto a gravare sul costo finale, producono inquinamento.
Si rischia tuttavia, forse, di confondere da una parte la giusta incentivazione all’acquisto dei prodotti locali, per esempio rispetto a queli di importazione, con l’incoraggiamento dall’altra ad una sorta di “demonizzazione” dei commercianti, reputandoli principali o unici colpevoli dell’aumento dei prezzi.
Come ben evidenziato da un importante funzionario di una importante associazione di categoria del vicentino, vengono frequentemente dati consigli ai consumatori forse un po’ fuorvianti, in quanto focalizzano l’attenzione sull’eccessivo divario tra il prezzo della materia prima ed il prezzo del prodotto finale in vendita nei negozi o fruibile nei pubblici esercizi.
In virtù di questo ragionamento, a mio avviso un po’ troppo semplicistico, si attribuisce a tutta la categoria dei commercianti, generalizzando, un’avidità di guadagno che molto spesso non corrisponde ai fatti.
Ecco allora che si esorta il consumatore al “fai da te”, acquistando le materie prime quasi fossero sono queste ad incidere sul costo finale del prodotto.
Ma non è forse il caso di riflettere su cosa ci sia veramente dietro el prodotto finale e tutto ciò che con esso “acquistiamo” e sulle conseguenze che potrebbero derivare a tutto il sistema e al nostro stesso benessere dal tagliare il servizio offerto dal commerciante?
Perché di un servizio si tratta, questo non va dimenticato: Insieme alle materie prime di cui è composto il prodotto, acquistiamo anche la manodopera esperta nel prepararlo e confezionarlo, la professionalità con cui il cliente viene assistito nell’acquisto con tutte le informazioni a lui necessarie, la varietà dell’assortimento che comporta costi aggiuntivi, la gestione del nagazzino, l’orario di apertura prolungato, il rispetto di determinate norme igieniche e sanitarie, i costi vivi di gestione dell’attività (riscaldamento e condizionamento, manutenzione dei locali, la luce, l’acqua. tariffa igiene ambientale, tassa sulle insegne, ecc.).
Quando acquistiamo una pagnotta, non compriamo solo un assemblaggio di acqua e farina, ma il lavoro sapiente del fornaio che si alza presto il mattino a preparare il pane, mettendo a frutto la sua arte e applicando le necessarie norme igieniche, il consumo del forno, l’accoglienza di un locale riscaldato o climatizzato, il sorriso ed il servizio di chi ci serve, il tempo che risparmiamo non dovendo andare ad acquistare gli ingredienti e metterci ad impastare e cuocere il pane, e il tempo, soprattutto al giorno d’oggi si sa, è molto prezioso.
Non ultima, una considerazione sull’argomento di attualità: i Farmer’s market, ovvero la vendita diretta dal produttore al consumatore.
Nulla da dire se ciò corrispondesse alla realtà, ma purtroppo spesso c’è motivo di ritenere che probabilmente i prodotti in vendita non siano di provenienza diretta, ma vengano rivenduti dopo essere stati acquistati presso i normali magazzini generali.
Ci vogliono regole cetrte alle quali ogni attore deve rigorosamente attenersi, a tutela del consumatore.
Cordiali saluti
F.to Mirco Crosera






novembre 27th, 2008 at 18:04
Ammirevole la passione che il vicedirettore Ascom Mirco Crosera ci mette quando si erge a difesa del piccolo commercio . Alcune sue considerazioni sono ampiamente condivisibili . E’ senz’altro vero che il mondo dei Farmer’s Market , non è del tutto veritiero e trasparente . In molti casi si gioca su slogan oramai ben consolidati nell’opinione pubblica ,del tipo “ prodotto biologico , – no antiparassitari , – produzione locale etc.“
per ingenerare nel potenziale cliente una favorevole impressione , ben sapendo che il cittadino non potrà mai avere la prova scientifica che questi cartelli dicano il vero . Bisogna altrettanto dire che neanche tutti i commercianti professionali sono delle verginelle , per cui alla fine è sempre il buon senso e l’attenzione che guidano il cittadino negli acquisti per i propri bisogni . Una cosa è certa , nel commercio la fedeltà del cliente non esiste piu’ . Questi oltretutto è diventato talmente esperto e smaliziato che difficilmente si fa condizionare da messaggi invitanti , e sempre piu’ spesso ricorre a piu’ punti vendita per il completamento della propria spesa confrontando puntigliosamente prezzi e qualità delle merci. Direi pertanto che quello dei mercatini locali non è assolutamente il maggior pericolo per le fortune commerciali dei negozi di vicinato . Va detto che anche questo pero’ , è un altro elemento che sommato allo sconquasso prodotto dai giganti della distribuzione contribuisce a rendere la vita dura al piccolo commercio fisso locale .
A margine resta da fare una considerazione tutt’altro che secondaria ; ai cittadini non dispiace neanche un po’ aver a che fare con l’abbondanza della scelta , tutt’altro , e alla fin fine sappiamo tutti che è sempre il cliente finale con il suo giudizio a decretare il successo o il fallimento di una impresa .
El Fef
novembre 27th, 2008 at 22:22
Probabilmente al Sig. Crosera infastidisce, per difendere i commercianti vari, il mercatino a km zero del lunedì mattina a Jesolo Paese.
Io trovo che sia una cosa positiva per i consumatori.
Checcè ne dicano i commercianti.
E sbaglia quando dice che il commerciante ha ricarichi tali per via del servizio e della qualità che offre. Non mi sembra proprio sia così. Nessuno ricorda, nel 2001, pochi mesi prima dell’avvento dell’euro, che quel che costava 20.000 lire come d’incanto dal 1 gennaio 2002 si è trasformato in 20 euro?
I commericianti hanno delle grandi responsabilità sul caro vita che ne è conseguito, ha poco d adifenderli a spada tratta il Sig. Crosera. che ha fatto in quei mesi di cambio fra lira e euro per tener calmierati i prezzi dei commercianti, che hanno visto l’affare?
Facile parlare ora, tanto per darsi una visibilità politica.