a stajon
sab, lug 19, 2008
Riceviamo e postiamo “indietromano” (haran benio, non infierire, è un divertissement…) questo contributo del free lance Jack. Dal prossimo non lo introduco più, perchè di fatto fa parte degli autori stabili.

“A stajon”, in altre parole la stagione, ovviamente con la “J”, l’iniziale del nome della nostra città . E non potrebbe essere altrimenti, visto lo stretto legame esistente tra le due. Almeno quattro generazioni di jesolani hanno intrecciato decine, centinaia, forse migliaia di discorsi attorno alla magica parola composta, dove la “A” non è posta lì davanti come semplice articolo determinativo, bensì è parte integrante della parola stessa. Insomma, rende giustizia al grande significato che ha. Progetti realizzati e progetti disattesi, fortune e disgrazie, entusiasmi e delusioni, tutto quanto è avvenuto, e ancora oggi accade, a Jesolo viene filtrato e regolato attraverso “a stajon”. Statistiche, bilanci di previsione, rilevamenti periodici e bilanci consuntivi: numeri su numeri, sciorinati all’infinito per offrire speranze, sancire risultati o motivare delusioni. “A Stajon” con i suoi nemici istituzionali: i media stranieri, gli eventi socio politici, i problemi congiunturali, nonché il più grande e temibile avversario di sempre, il maltempo. L’evento peggiore e imprevedibile, sempre in agguato, pronto a smentire nella realtà dei fatti, come oggi sempre più spesso avviene, le previsioni di ogni inizio stagione, e bruciare, di fatto, le migliori premesse. L’intera economia del territorio è legata con doppio filo all’industria del turismo. Un’industria assolutamente vulnerabile, con il fianco costantemente esposto agli eventi meteorologici, giacché la sua produzione agli effetti pratici si sintetizza in un unico prodotto, il turismo da villeggiatura, “a stajon” appunto. E tutti sappiamo benissimo quanto i flussi di questo tipo di turismo siano strettamente correlati alle migliori condizioni del tempo. Con il sole i turisti arrivano. Se piove, … ciccia!
Allora il pensiero corre altrove, s’inerpica in congetture legate ai mutamenti climatici che coinvolgono l’intero pianeta e, conseguentemente, al fenomeno della tropicalizzazione che ne languisce l’emisfero settentrionale. Riflessioni che portano tutte a un’unica conclusione, anzi, alla realtà che è già davanti agli occhi di tutti: Jesolo, pianeta Terra, dovrà fare sempre più spesso i conti con eventi atmosferici legati a violente e persistenti precipitazioni piovose. Innanzi alle quali, per il tipo di turismo che andiamo a offrire, non c’è soluzione che tenga: ogni giorno di maltempo è un giorno che va depennato dal calendario che sancisce, in termini d’incassi, la qualità della nostra “stajon”. Stagione lunga? Ma cosa vuoi allungare se poi piove! Certo, salvo non sia diversificata l’offerta, magari affiancando prodotti che possano prescindere dalle negative condizioni meteorologiche, come, ad esempio, il turismo congressuale. E qui inizio a snocciolare alcuni numeri a mio avviso alquanto significativi. Prendiamo nota.
Il turismo congressuale rappresenta in Italia il 26% (rilevazione del 2006) dell’intero comparto turistico nazionale, per un valore di produzione superiore ai 22 miliardi di euro. Arrivo velocemente al nocciolo della questione. In considerazione dell’arci-sbandierata “carta in più” offerta dalla vicinanza con Venezia e in virtù del fatto che, statistiche alla mano, il turismo congressuale ben si lega a itinerari culturali, non possiede particolari legami con la stagionalità e rappresenta oltre 1/4, sottolineo un quarto, dell’intera produzione nazionale, quanto di questo prodotto a Jesolo si realizza? Sarebbe veramente interessante avere dei dati precisi. Vorrei essere smentito (o forse è meglio di no?), ma ho il sospetto che questi siano largamente al di sotto della media nazionale. Se così fosse, potremmo affermare che per meglio concorrere non mancano gli strumenti, bensì gli indirizzi programmatici? O viceversa? Beh, potrei aver scoperto l’acqua calda. Che, visto l’andazzo, non sarebbe poi male, ci si potrebbe sempre togliere di dosso un po’ di “pèagra”. Concludo avvolto dalla terribile sensazione che, in tempi di radicali cambiamenti, di faraonici progetti e di grandi ambizioni identitarie, la “Città Turistica” rimane dipendente, anche nelle scelte strategiche, dell’arcaica mentalità de “a stajon” e dei suoi reiterati e obsoleti rituali. Tutto bene? Sì, se non piove…
Jack






luglio 20th, 2008 at 01:00
hai detto bene jack: l’arcaica mentalità .
abbiamo nuove piazze, bellissime torri, grandi rotatorie, ma alla fine?
“a stajon”. dove si deve prendere il massimo col minimo sforzo.
sperando che il tempo sia clemente.
turismo congressuale?
sarebbe il futuro, anzi per molti è già il presente.
ma qui da noi? con quali strutture?
alberghi con camere 3mtx3mt
parcheggi inesistenti.
personale non all’altezza perchè gli extracomunitari costano meno del locale professionista.
dai per favore!
ci son ancora alberghi che chiedono l’extra per aver l’aria condizionata in camera. forse ce ne saranno ancora che neanche la hanno nelle camere.
non abbiamo un’aereoporto. una stazione del treno.
solo via terra in auto o taxi, col servizio taxi che abbiamo a jesolo poi. da terzo mondo.
senza contare le code che si presentano ogni benedetta domenica.
il turismo congressuale è affare per localiotà ben attrezzate, con servizi eccellenti, con personale qualificato.
ci vogliono investimenti di alto livello, saper guardare lontano negli anni. e non mi pare che la nostra amministrazione guardi così lontano.
hai ragione, tutto bene, se non piove.
luglio 20th, 2008 at 12:57
Azz… Piove!
luglio 20th, 2008 at 14:32
Sono d’accordo con BELTIPO, per affrontare l’argomento turismo congressuale bisognerebbe avere i mezzi, cosa che Jesolo, purtroppo, non ha! Nella tanto acclamata spiaggia d’ Italia mancano i servizi! Il turista deve soggiornare con la possibilità di avere alternative valide al bel tempo nel momento in cui la stagione diventa, come questa, assai incerta metereologicamente. Ecco un buon argomento di cui i nostri assessori potrebbero andare fierinel momento in cui solo abbozzerebbero una pur pallida idea, non pretendo soluzione, sull’argomento.
luglio 20th, 2008 at 14:52
Condivido quasi tutto di quello che scrive Beltipo. Ho scritto quasi perche’ abbiamo 2 aeroporti importanti: Tessera a 35 km. e Treviso a 40 circa. Sono piu’ che sufficienti se ben “usati”.
luglio 20th, 2008 at 16:36
vero gianfranco, hai ragione.
però volevo far risaltare la cosa e mentre scrivevo pensavo all’aereoporto di rimini. una volta non lo avevano. noi ne avevamo uno piccolo piccolo, da aerei da turismo, però se fosse cresciuto un po’ chissà ?
luglio 20th, 2008 at 17:09
non condivido nulla di quello che è stato detto nei post precedenti al mio.
il turismo congressuale è in crisi ovunque e non rientra nella mission di una località come jesolo.
vorrei ricordare ai catastrofisti alla beltipo che jesolo vende sole e mare e pertanto il tempo con la sua variabilità rappresenta un fattore determinante nell’apprezzamento del prodotto da parte dei nostri ospiti.
facciamo un esmpio.
vi ricordate il periodo della mucillagine? erano gli anni a cavallo del 90, in quel caso il “prodotto Jesolo” venne notevolmente deprezzato perchè venne meno una componente: il mare. Allora si favorì la realizzazione delle piscine (Legge 24), ma credete che ciò ci rassicuri in caso di un’altra eventuale ondata di alghe?
non ci sono saune che tengono, ne camere da 25 mq, quando piove il turista è incazzato perchè quel prodotto che ha comprato non lo soddisfa.
con ciò mica si deve stare fermi.
ho più volte affermato che molte strutture sono destinate a scomparire, lo ribadisco ora: alberghi di 20/30/40 camere stanno inesorabilmente uscendo dal mercato. Occorre porsi con spirito critico innanzi alla norma che vincola le strutture alberghiere, dando la possibilità di cambiare la destinazione d’uso a chi non può più fare impresa e, nel contempo, permettendo a chi ne ha le possibilità finanziarie ed urbanistiche di recuperare le camere perdute.
luglio 20th, 2008 at 20:30
Scusi pumaro ma cosa deve fare allora una piccola azienda familiare alberghiera di 30 camere? Se sei proprietario appartamenti( perchè ce ne sono pochi) altrimenti se hai vissuto gli ultimi 35 anni lavorando in affitto d’azienda di una piccola struttura, cambi mestiere?
luglio 20th, 2008 at 20:40
pumaro, ero sicuro che avresti remato contro.
io non son per niente catastrofista come dici tu.
se leggi bene, se vuoi scrivo in dialetto, ho solo ribadito quel che diceva jack.
jesolo non è all’altezza di turismo congressuale. tutto qui.
vende solo, come hai giustamente detto, sole e mare. quindi dipende tutto dal tempo.
è questo il nostro limite, purtroppo.
è questa la mentalità , e con rammarico capisco che è anche la tua.
il massimo col minimo sforzo, spenniamo a dovere i turisti questa stagione che la prossima ne verranno altri.
non solo mentalità arcaica, come elegantemente dice jack, ma proprio terra terra come rozzamente dico io.
luglio 21st, 2008 at 12:14
@Pumaro:
Trovo contradditorio quanto affermi. Magari lo è solo per il modo nel quale è esposto il tuo scritto, ma questa è la mia percezione dell’insieme. Prima affermi che “Jesolo vende sole e mare” e che, di conseguenza, ” il tempo con la sua variabilità rappresenta un fattore determinante nell’apprezzamento del prodotto da parte dei nostri ospiti…”. Poi aggiungi: “quando piove il turista è incazzato perchè quel prodotto che ha comprato non lo soddisfa…”. Probabilmente, allora, questa “variabilità ” delle condizioni meteo non rientra più in quello che definisci elemento di “apprezzamento” da parte del cliente.
Vorrei capire se quella che tu chiami “mission”, per Jesolo, sia il continuare a vendere “sole e mare” nonostante il nostro turismo, che è un’industria a tutti gli effetti, non sia oggettivamente, per motivi anche indipendenti dalla nostra volontà , più in grado di produrne nella misura e nella qualità adeguate alla domanda, oppure, rispondendo ad un preciso piano industriale, sia quella di ricercare e offrire prodotti consoni al raggiungimento di obbiettivi di prosperità e ricchezza. Il Turismo Congressuale, sempre secondo quanto tu affermi, non sarebbe possibile risorsa. Per quale motivo? Se è per il fatto che possa essere in crisi (non voglio dubitare delle tue parole), poco male, c’è sicuramente ancora margine operativo, visto che a Jesolo ben poco si è prodotto in tal senso. Se, invece fosse per questioni di diversa vocazione, cioè “mission”, allora mi preoccupo e, non me ne volere, come nel Gioco dell’Oca, mi costringi a rimandarti alla casella n°1, quella da dove è iniziato il mio discorso sull’arcaica mentalità de “a stajon”.
Jack
P.S.
Se vogliamo riprendere il discorso attorno al Turismo Congressuale, possiamo proporre un tema di confronto con una delle maggiori località antagoniste sul piano turistico, Rimini. Nei confronti della quale assumiamo troppo spesso, direi pure ingiustamente, un atteggiamento di sudditanza, ma che per questo caso specifico e per le dimostrate maggiori capacità in termini di comunicazione dobbiamo avere sicuramente riguardo. La frequento per lavoro da oltre 25 anni, durante i quali ho partecipato in media ad almeno 4-5 manifestazioni fieristico-congressuali all’anno. Posso affermare di aver vissuto in prima persona l’espandersi di un mercato prima quasi inesistente e lo sviluppo infrastrutturale che lo ha accompagnato. Ripeto, disposto a parlarne.
luglio 21st, 2008 at 15:22
@jack
Rimini ha una collocazione geografica sicuramente diversa dalla nostra, è più centrale ed ha un collegamento viario ottimale, si esce dall’autostrada e siamo subito alla Fiera, ha l’aereoporto, ti pare poco ? Noi, per certi versi, dal punto di vista dei collegamenti ci troviamo in un “cul de sac” .E poi vi è sicuramente un’altra mentalità imprenditoriale molto diversa dalla nostra, che permette alla cittadina romagnola di vivere tutto l’anno. L’unica fiera storica che avevamo era quella delle attrezzature alberghiere e dell’alimentazione che da un paio di anni è stata trasferita a Caorle, molto probabilmente per sempre, quindi abbiamo perso anche quella. Concludendo … o non ci interessa o molto probabilmente non siamo capaci di veder più in là del nostro naso.
laki
luglio 21st, 2008 at 18:13
No, Iaki, le peculiarità logistiche offerte da Rimini non mi paiono poco. Mi pare piuttosto insufficente, se non nullo, quello che a Jesolo, nel suo “piccolo”, è stato fatto, che avrebbe potuto e si potrebbe ancora fare. Temo per il futuro, a causa dei motivi che ho ampiamente esposto nell’articolo di cui sopra. In città c’è un grande fermento di iniziative, alle quali plaudo, ma ho l’impressione che seguano tutte il medesimo copione, cioè quello dettato, scusa se continuo a ripetermi, da quella che ho definito l’arcaica mentalità de “a stajon”. Espressione di un turismo datato, basato sull’immobilismo e sulla grazia di Dio che ci manda il bel tempo. L’offerta turistica, per salvaguardarci dai rischi di un futuro incerto, deve comporsi, in maniera equilibrata, di questo e d’altro. Strutture ricettive qualificate per il villeggiante, il congressista e quant’altra iniziativa possa coesistere nell’obbiettivo di crescita. Razionalmente, in misura degli strumenti che si posseggono o dei quali ci si possa dotare. Prendendo eventualmente spunto dove serve e senza necessariamente “scimmiottare” qualcuno. Concludo con uno sfogo.Io rimango molto preplesso quando si coglie da fonti ufficiali che l’andamento delle presenze è sì negativo, ma dovuto all’inclemenza del tempo. Scusate, ma che giustificazione è? Forse del tipo noi continuamo a fare del nostro meglio, ma nulla possiamo contro la mano di Dio? Io la chiamo passiva accettazione, immobilismo. Voi?
Jack
luglio 21st, 2008 at 22:01
devil70,
vedendo i numeri di aziende di 50 camere posso affermare con pessimistica certezza che le prospettive non sono rosee, financo per strutture fronte mare.
E’ una questione di economie di scala, ma non solo.
Se devo stare al passo con i tempi, vanno fatti ingenti investimenti per adeguare le strutture e le risorse finanziarie costano.
Del resto aumentare le tariffe ci porterebbe fuori mercato, anzi c’è chi comincia a parlare anche nella nostra località di dare l’all inclusive, fornedo anche le bevande comprese nel prezzo (e probabilmente l’idea non è così peregrina).
Le piccole strutture si sono sorrette puntando giustamente sulla gestione familiare (risparmio di personale), ma sono in grado queste di assecondare le nuove esigenze? Oggi il turista vuole mangiare bene, ma vuole anche una camera dignitosa e un bagno altrettanto dignitoso.
Caro devil70,
non fraintendermi, non voglio criticare le strutture piccole, anzi plaudo chi fa quadrare i conti pur avendo poche camere, ma, lo riconoscerai pure Tu, ogni anno è sempre più difficile.
Le ricette.
Svincolo per strutture non più economiche e possibilità di ampliare ricettività di chi è in grado di farlo.