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Sui giovani

gio, mag 1, 2008

Cultura, Giovani

Da qualche tempo, insieme ai mie colleghi, ho notato quanto i giovani studenti chiedano una definizione che li “comprenda”. Più volte, sulle pagine del nostro blog, abbiamo tentato di entrare in questa “terra di nessuno “per capirne i segreti, ma con scarsi risultati.
Per rilanciare pubblico una serie di pensieri di autori “anomali” scelti, in parte, dagli studenti stessi.
A voi i commenti.

1-Ci si mette molto tempo per diventare giovani (Pablo Picasso)
2-Il male non è che fuori si invecchia, è che molti non rimangono giovani dentro (Oscar Wilde)
3-Il piacere dei giovani è la disubbidienza, il guaio è che oggi non ci sono più regole (Jean Cocteau)

poi due “chicche”

4-Non credo nel lieto fine, ma credo molto nei lieti viaggi. Ultimamente o si muore molto giovani, oppure si vive abbastanza a lungo per vedere gli amici morire. Così è la vita. (George Clooney)
5-Tutto ciò che avviene in America è opera del diavolo. Hanno mesoo al bando il punk perchè stava provocando qualcosa e poi si sono inventati un uomo il cui unico scopo e solo quello di rendere i giovani ciechi alla verità . Il suo nome è John Travolta. (Bob Marley)

Rodolfo

31 Commenti per questo articolo

  1. floro - commento N.1 :

    “Perdere la fanciullezza è perdere tutto. E’ dubitare. E’ vedere le cose attraverso la nebbia fuorviante dei pregiudizi e dello scetticismo”.

    Boris Pasternak

  2. kukujanjy2 - commento N.2 :

    la numero tre è ferratissima!!!! è che ultimamente in Italia si tende a idolare i delinquenti e a snobbare i “buoni esempi”… Anche la SCUOLA e la televisione in questo hanno una grande colpa. si tende sempre a giustificare qualunque cosa, i bambini crescono senza ideali e punti fermi (ops.. un punto fermo ce l’hanno le 3-4 ore davanti alla playstation)

  3. drastik.a - commento N.3 :

    Come mai, caro kuku…, non parli anche della famiglia, anzi, della FAMIGLIA?

    Drastika

  4. Christofer - commento N.4 :

    Perchè ormaie semplicemente, non si parla più di Famiglia. E’ il risultato di una certa cultura relativista che dal 1968 ha giorno dopo giorno ha eroso il valore di questa istituzione sociale, attentandone all’esistenza.

  5. mina - commento N.5 :

    Io credo che il problema sia di ordine più pratico. Mi spiego: i ragazzi sono seguiti poco dalle famiglie semplicemente perchè i genitori non ne hanno il tempo.
    Molto spesso lavorano entrambi, a volte per effettiva necessità , altre perchè le donne vengono colpite dalla sindrome “donna in carriera”.
    Quindi i ragazzi sono soli. E hanno a completa disposizione delle armi pericolosissime, come la tv e soprattutto internet.
    Se nessuno si prende la briga di spiegare loro quali sono i valori che devono restare immutati anche in una società che si evolve alla velocità della luce, non si può pretendere che trovino facilmente da soli la strada giusta.
    A proposito….grande Bob Marley! (alla faccia dei filoatlantici!)

  6. john - commento N.6 :

    Oscar Wilde è perfetto, a parer mio.
    Io, non so se fortunatamente, o se per una grande dose di incoscienza, mi accorgo di non avere 24 anni ma trenta di più, solo alla mattina quando mi guardo allo specchio………….e poi mi dico:
    ” E’ uno specchio deformante, sarà meglio che lo cambi ”
    john (e le sue rughe) (ma non nel cervello)

  7. john - commento N.7 :

    Christo Christofer!
    Ma non vi siete ancora stancati di parlare usando luoghi comuni?
    Basta, non vi servono più, avete vinto le elezioni.
    Ma proprio non siete capaci di ragionare da soli, senza cercare di aggrapparvi agli specchi con i denti?
    Io sono un sessantottino (convinto), e non mi sembra di avere causato tutte le magagne che ci vengono gettate addosso, quando non si sà più dove aggrapparsi.
    Mi auguro che tu non soffra di emorroidi, perchè non ci sarebbe da meravigliarsi che ne deste la colpa al sessantotto.
    Il grande Allen Ginsberg, scriveva: ” Open the windows of consciousness”
    john

  8. adam12a - commento N.8 :

    Ma Chistofer, ma quante ne sai…il ’68, il relativismo, il valore di questa istituzione.
    Certo che a luoghi comuni sei imbattibile.
    Ti propongo altri temi:
    can che abbaia non morde
    dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…
    meglio un uovo oggi che…
    saluti al fenomeno :)
    adam12a

  9. john - commento N.9 :

    Ho anch’io un tema da proporti, e lo faccio nel dialetto originale, che sarebbe poi quello della mia città natale, il ferrarese.
    “L’è mèi avèr il brà gh ròt in t’al cùl,
    c’al cùl ròt in t’il brà gh!”
    Se ti serve la traduzione, fammelo sapere.
    john

  10. Christofer - commento N.10 :

    Per quanto mi riguarda, ho titolo per affermare e dimostrare che ragione sufficientemente di testa mia. Vedi john, è chiaro che non voglio strumentalizzare a fini politici i riferimenti al 68. Non affermo che la sinistra attuale che ha perso le elezioni sia portatrice di ideali sessantottini. Sei fiero di averlo fatto, il 68; io personalmente non l’avrei mai fatto, ma sono opinioni. Dunque, smontiano le tue obiezioni che mi vorrebbero zitto in rispetto del PD uscito sconfitto dalle urne.
    Quanto ai luoghi comuni, beh tranquillo che non ne soffro (e tantomeno di emorroidi, che sembrano colpire piuttosto una certa frangia di anti-nano che a sentirlo nominare si innervosiscono alquanto); che il movimento giovanile del 1968 andasse contro le istituzioni sociali borghesi, a partire dalla famiglia, beh mi pare cosa abbastanza poco controvertibile. Che i sessantottini alla potestà paterna si opponessero, e che proponessero ideali tipo “amore libero”. Potresti dirmi il contrario? Potresti affermare che il 1968 proponeva un ideale patriarcale? Che fosse a favore di un modello di famiglia tipico della nostra Italia?
    Che l’ideologia sessantottina fosse relativista, è altra cosa reale.
    Poi che la famiglia sia un’istituzione sociale fondamentale in una società , è certamente tesi opinabile. Io personalmente sono di questo avviso. Se voi non lo siete, ben per voi; certamente non potete farmene una colpa, anche se è proprio quello che fate. Capisco che l’ideale relativista vale finchè le opinioni sono conformi a quello che volete voi, ma lasciatemi aver un’idea senza essere tacciato di mancanza di autonomia intellettuale o di essere un mero automa capace solamente di emettere luoghi comuni inculcatemi dall’informazione monopolistica in mano al nano.

  11. john - commento N.11 :

    Hai ragione!
    john

  12. john - commento N.12 :

    E comunque, le mie obiezioni non ti vorrebbero zitto.
    Dimmi dove l’hai letto.
    Io scrivo, come ho già detto altre volte, in un italiano molto intelleggibile, da chi vuole intelleggere.
    Non mettermi in bocca frasi che con ho detto, o scritto. Grazie.
    E non accusarmi neanche di averlo pensato, perchè il processo alle intenzioni, è passato di moda.
    Perquanto, mi viene il dubbio che possa ritornarlo molto presto.
    john (e la consecutio)

  13. Christofer - commento N.13 :

    “Ma non vi siete ancora stancati di parlare usando luoghi comuni?
    Basta, non vi servono più, avete vinto le elezioni.
    Ma proprio non siete capaci di ragionare da soli, senza cercare di aggrapparvi agli specchi con i denti?”
    Mi sembra, ma smentiscimi se sbaglio, che non dovrei argomentare perchè la mia parte politica ha vinto le elezioni.
    Comunque ti avevo posto una domanda: non è vero che il 68 era contro un modello tradizionale di famiglia? Partendo dal presupposto che secondo me i giovani sono smarriti anche perchè non hanno più la figura rassicurante, ma pure rigorosa, della famiglia, se la risposta alla domanda è SI, ne posso dedurre che possa centrare la contestazione del 68. Ma ripeto, sempre secondo me.

  14. john - commento N.14 :

    Puoi argomentare come vuoi, è nel tuo diritto, ma ti ripeto che, ciò che mi dà fastidio sono i luoghi comuni, usati come argomentazioni valide a spiegare delle idee o dei concetti.
    Se poi mi domandi se il 68 è stato contro il modello tradizionale di famiglia patriarcale del padre padrone, non solo nei confronti dei figli, ma anche verso la moglie;
    contro il “parla solo quando sei interrogato”,
    contro la scuola nozionistica, nella quale non ti insegnavano a ragionare, ma a imparare a memoria, quella scuola dove prima di entrare in classe eri inquadrato come un militare, e ti muovevi marciando, quella scuola dove il prete di religione si permetteva di prenderti per le basette e strapparle, ecc ecc, allora ti rispondo:
    ” SI “.
    john

  15. john - commento N.15 :

    E poi, tanto per dire, ma che fastidio ti dà che profetizzassimo o praticassimo l’amore libero?
    Ricordati una cosa, che, purtroppo, per combattere certi estremismi, spesso si scivola nell’estremismo.
    Io non so quanti anni tu abbia, però vorrei che tu sapessi che negli anni sessanta e primi settanta, non la vedevi neanche col binocolo, ti toccava fare delle lotte sovrumane per riuscire ad ottenere ciò che i nostri figli, forse a torto, considerano come una cosa normalissima.
    Tutto nel nome di un’ipocrisia che ti costringeva ad andare vergine al matrimonio, (e qua, mi scappa da ridere).
    Potrei raccontartene di belle, ma non vorrei minare le tue convinzioni, potrei procurarti qualche shock.
    john

  16. john - commento N.16 :

    Scusatemi, ma ormai son partito ed è difficile fermarmi.
    @ christofer:
    hai mai provato l’educazione di quel righello di legno laccato di nero di 40/50 cm che avevano i nostri maestri? No? Peccato.
    Al giorno d’oggi, qualche sberla, nei casi limite, se la meriterebbero non i figli, ma i genitori, che non gli hanno dato un’educazione.
    Ma non per colpa del 68, bensì della malattia “dei schei” e basta. D’altronde, cosa rompono i ragazzi, non ho tempo, “io lavoro 18 ore al giorno”, tò qua 50 euro, e non rompermi i coglioni.
    Ognuno misura le istituzioni sociali col suo proprio metro.
    john

  17. mina - commento N.17 :

    John sei un mito! Non tanto per quello che scrivi, ma per come lo scrivi!

  18. john - commento N.18 :

    Obrigado.
    john

  19. Christofer - commento N.19 :

    D’accordissimo con John che dietro ad un ragazzo che non va, che sbaglia, c’è un genitore distratto, disattento, se non assente.
    Anche se io che giovane lo sono, penso che pure la coscienza individuale di un ragazzo debba avere del peso: io non faccio uso di droghe, non perchè non ho mai incontrato il mondo della droga: non lo faccio perchè a contatto con la possibilità di drogarmi, ho scelto di dire no. Penso che un modo per dare l’importanza che meritano ai giovani, passi anche per il conferir loro maggiori responsabilità . E far passare il messaggio che se tu ti droghi, bevi, provi piacere solo sgarrando, non è perchè la società è malata (e lo è), o almeno non solo per questo motivo, ma è perchè tu hai voluto farlo.
    Vorrei rispondere al post che avevi scritto in precedenza, ma il lavoro in questi giorni non me l’ha permesso. A risentirci.

  20. john - commento N.20 :

    E chi ha parlato di droghe?
    Ho parlato di educazione familiare, di educazione scolastica e di gnocca, e di come, ormai, sia diventato uno standard, l’usare i soliti luoghi comuni e scaricare ogmi colpa sul 68.
    O, per caso, vuoi dirmi che se i ragazzi d’oggi si fanno come i tacchini, è anche quello per colpa nostra?!?!
    john (e i sensi di colpa)

  21. alfredo - commento N.21 :

    Per Christofer (per tutti i Christofer di questo mondo).
    Di tutti i tuoi discorsi che ho letto, alcuni dei quali anche condivisibili) c’è una cosa che mi fa impressione. Non usi mai il punto di domanda (anche in senso metaforico).
    Sei una persona, ancorché molto giovane, sicuro di quello che dici e pensi. Traspare dai tuoi scritti quella che si potrebbe chiamare “sicumera”.
    Nessun dubbio sul ’68 e sui riflessi che ha avuto sulla famiglia, nesun dubbio in politica (terza repubblica???).
    Nello spazio angusto di un post non logorroico è difficile stare a discutere del 68 e di tutto il resto.
    Se vuoi accettare un consiglio, ascolta i “veci”, abbi delle curiosità , poniti dei dubbi. Usa il punto di domanda.(scusa, i consigli erano 4).
    Per poter analizzare il 68 è d’obbligo andare a vedere come era composta la società pre-68.
    Magari ne riparliamo, se ne hai voglia. Se poi ti piace come era combinata la nostra italietta dei primi anni sessanta, bene, niente da dire, ma, per onestà intellettuale e morale dovresti giurarmi che ti atterrai nella tua vita allo stile e ai dogmi della società italiana pre-68.
    Ad esempio: niente divorzio. niente tv dopo le 24 perchè il popolo il giorno dopo deve lavorare (parole ufficiali), distruzione per fuoco delle copie di “Ultimo tango a Parigi” perchè immorale. Invito a “dare sane bastonate ai capelloni (corriere della sera). Allontanamento dal liceo di tre studenti per aver pubblicato un giornalino scherzoso chiamato “la zanzara”. Uso di chiudere in un reparto “fuori zona” i sindacalisti CGIL alla fiat di Torino.
    Potrei andare avanti per ore.
    Può darsi che questa sociatà grigia, ipermoralistica, pre-tutto di vada a genio. OK, ma spegni la TV alle 24 :)
    saluti
    alfredo (che del 68 non fa un mito)

  22. john - commento N.22 :

    Ok. Chiaramente, nemmeno a me è passato per la testa di fare un mito del 68. L’unica cosa che mi dà fastidio è che se ne parli solo per sentito dire, o per slogan che vanno di moda. Per quanto riguarda la TV, caro Alfredo, non ti ricordi che la frase sacra era “A letto dopo Carosello”? Mi piacerebbe sentirla dire da Christofer ai suoi figli, ma, più che altro, mi piacerebbe sentire le loro risposte.
    john

  23. Christofer - commento N.23 :

    Forse mi sono espresso male (ok, Alfredo?mi pare un primo passo verso l’ammorbidimento delle mie presunte granitiche certezze).
    Ho detto che avrei dovuto nuovamente scrivere qualcosa, ma che il tempo non me lo permetteva.
    E’ chiaro, Alfredo, che non posso essere un sostenitore della società pre-68, e non volgio qui alimentare alcun dibattito sul 68, non è il post adatto. Io ho solo detto che se i giovani oggi vivono mille problemi, è perchè, SECONDO ME, la famiglia ne vive altri mille, sotto il fuoco incrociato di idee che ne distruggono il valore. Punto. Tutto il resto sono inferenze che fai te.
    Non sono un bacchettone, lungi da me. Non sono per il letto dopo Carosello, non sono indistruttibilmente contro il divorzio, nemmeno anti-abortista assoluto, non sono per il padre-padrone, non sono per le donne in pantaloni, mi piace andare a ragazze, sono contro la censura della Rai democristiana di Bernabei; se ho fatto anche solo subodorare l’idea che io sia come mi hai descritto, mi scuso e mi pento. Guai, che Dio mi fulmini. Ho solo voluto dire che qualche problema giovanile lo si risolverebbe con un’operazione CULTURALE che tenti di restituire alla famiglia l’importanza che merita.

    @John: chiaramente pure a me non viene per la mente di demonizzare in toto il 68. Però ne parlo non solo per sentito dire, ne so qualcosa. Penso che il non avere l’età per averlo fatto oppure combattuto in modo attivo, non sia causa ostativa dei miei discorsi.

    PS: Alfredo, se la mia scrittura è priva di punti di domanda, è semplicemente perchè scrivo così. Mi dispiace che tu noti negativamente la cosa, ma non riesco proprio a scriverne. Sorry.
    Come ho già avuto modo di dire, di dubbi ne ho parecchi. Te non puoi (o puoi?) capire il percorso interiore che mi porta a sostenere un’idea. Te lo spiego: quando affronto un tema, senza preconcetti, valuto con massima dubbiosità le alternative. Quando sono giunto ad una conclusione, è allora che ho delle certezze.
    Su altri temi invece ho ancora mille dubbi, e non riesco a formulare un’opinione provvisoriamente definitiva (permettimi il paradosso), e parlo ad esempio dell’eutanasia.

  24. john - commento N.24 :

    Boh, non sò che cosa tu ne sappia del 68, anche perchè, mi punge vaghezza, che, in quell’anno, tu non fossi ancora venuto a questo m ondo, e che quindi, la tua conoscenza del periodo in questione, sia solo un pour parler (di parte).
    ……….quando affronto un tema, senza preconcetti, valuto con massima dubbiosità le alternative. Quando sono giunto ad una conclusione, è allora che ho delle certezze.
    Cristo, mi fai paura.
    Tu hai delle certezze?? Derivate dalle tue conclusioni??
    Ma cosa stai facendo in mezzo a noi poveri mortali???????
    Mi inchino e mi scappello di fronte a te.
    Le uniche certezze che io ho, sono quelle di essere un respiro in un secondo dell’eterno che non è possibile conoscere, e che mi toccherà morire.
    john (terra terra)

  25. ASH.ROSS - commento N.25 :

    Non credo che il mitico 68 abbia colpe, i giovani di oggi si formano d avanti alla televiosione,è stato dimostrato che l’interazione nelle famiglie è scesa del 50 per cento,il resto del tempo appartiene alla tv,visto il contenuto di quest’ ultima e visto che ormai la medesima sarà una vera e propia televisione di regime,sarà normale veder crescere a svilupparsi un ideologia giovanile a misura partito unico

  26. Christofer - commento N.26 :

    Ok, john. Ammetto di aver sbagliato termine. Probabilmente certezze è un termine errato; mi sono fatto fagocitare dalla voglia di rispondere alle obiezioni che mi sono state rivolte. Scusami, se hai inteso che io conosco una qualche verità metafisica, magari rivelatami da qualcuno sopra il Papa, beh mi scuso, non era assolutamente quello che intendevo dire. Voglio dire che ho delle opinioni ferme, ma che elaboro dentro di me; dopo, come ogni opinione, è passibile di verifica, rielaborazione, revisione, magari di confutazione. Ma di fronte al nulla imperante che regna nel mondo giovanile, fatto di ragazzi privi di alcuna idea e preferenza che non sia quella del tipo: è meglio il Muretto o il Tnt? E’ meglio farmi una pasta o bermi 10 havana cola stasera in discoteca?…beh, di fronte a questa, penso sia meglio un testardo e testone sostenitore delle sue idee come me, che un non-pensante.
    Ma ripeto, il tema in discussione non sono io, e nemmeno una valutazione sulla bontà del 68.
    Io dico: i ragazzi oggi vivono un malessere profondo, e questo, visto che il 68 non posso per te conoscerlo per ragioni d’età , concedimelo: concedimi di saper forse meglio di te quello che mi circonda come ventenne. Uno dei motivi di più animata discussione fra me e i miei amici è proprio questo malessere che la nostra generazione vive: ne vediamo di tutti i colori: ragazzi che si rovinano di alcool e droga, che della scuola ne pensano solo che male, che sono abbandonati a sè stessi, che non credono a nulla: un partito, un Dio, un ideale che sia…
    La mia idea è che dietro ci sia un malessere dell’istituzione famiglia, di duplice matrice:
    - da un lato, una certa ideologia che mina il valore della famiglia e che affonda le sue radici ANCHE nel 68;
    - dall’altro lato, i genitori non sanno fare il loro mestiere, sono assenti.
    E poi, e bisogna fare mea culpa, i giovani mancano di quella coscienza individuale che ti porta a dire anche dei no e a credere in qualcosa.

    Te, john, cosa ne pensi? Esiste secondo te questo malessere? Se si, quali ne sono le cause? Su questo mi piacerebbe discutere con te…non delle mie presunte certezze.

  27. john - commento N.27 :

    Sono più che convinto che questo malessere sia presente, anzi, sia una presenza omnipresente nel mondo dei ventenni.
    Quali sono le cause? E’ una bella domanda, e sarebbe bellissimo riuscire a trovare una risposta, perchè, si troverebbe, logicamente, anche il rimedio.
    Cos’è meglio? Il dialogo o l’imposizione?
    Il bastone o la carota? O il bastone e la carota? Ma, soprattutto, il carattere dei figli, chi aiuta a svilupparlo, a indirizzarlo verso quella che, in buonafede, si pensa sia la direzione giusta?
    Capisci ora perchè mi inalbero quando sento dare la colpa a questo o a quello, così, a capocchia.
    E, soprattutto, quando sento i soliti luoghi comuni.
    Tu hai le tue certezze, io le mie, Toni le sue, e Bepi le proprie.
    Qual’è la certezza certa?
    In fondo, io posso anche essere stato un padre buono, posso aver instaurato un rapporto dialettico con mia figlia improntato sul confronto, a volte scontro, fra due generazioni per forza di cose diverse e con esigenze differenti. Ma se non sono riuscito a farle capire, ragionando e non imponendo, quello che, secondo me, è giusto, e farle capire che quello che secondo me è giusto, non è detto che lo sia, non sarò riuscito ad ottenere niente.
    Bisogna ragionare, pensare, sbattere la testa contro il muro, mettersi in discussione, ai miei tempi si diceva “fare autocritica”.
    Chissà , che la mossa giusta non sia proprio quella di non dare ai propri figli nessuna “certezza” precostituita!?
    Ma, invece, di aiutarli a vedere il mondo con i propri occhi, senza inutili proibizioni, falsi moralismi e quant’altro?!?!
    Cosa ne dici chris?
    john

  28. Christofer - commento N.28 :

    Ecco, mi pare un’ottima base per un confronto. E su questo sono contento di svolgere un dibattito con te.
    Diciamo che non sono un fanatico del bastone, e che neppure i miei l’abbiano usato con me; ma negli ultimi periodi ne rivaluto l’utilità . Anzi, meglio: la minaccia del bastone. Io per esempio non ricordo di aver mai preso le cosiddette botte, ma so che avevo una paura matta di prenderle; e questa paura funzionava in me meglio di ogni altro deterrente contro le ca..te che avrei potuto fare.
    Te parli di proibizioni e di moralismi: se sono inutili e falsi, beh concordo che non servono. Ma che dei limiti vadano imposti, questo sicuramente sì: i miei hanno fatto sviluppare in me una coscienza personale che mi porta a dire di no alla sbronza facile ogni sera, alla droga, ad uscire ma a non rientrare sempre alle 5 di mattina e via dicendo. Ma soprattutto una cosa hanno fatto e di cui mi pare i ragazzi sentano la mancanza oggi: mi hanno fatto capire il valore della scuola e dell’istruzione, e il rispetto che va tributato ad essa. Se tornavo a casa con un 4, la colpa era mia e non del docente che non capiva niente, e se mi rifilavano una nota, avevo paura A tornare a casa per la seconda rata di “carne” e di certo i miei non andavano dal professore a protestare: mi imponevano il giorno dopo di chiedere scusa al prof. Ed invece, imperante, il disprezzo totale per la scuola, l’istruzione, il ruolo autoritativo (occhio, non autoritario) dell’insegnante. Vorrei chiedere a proposito a Rodolfo: tu che professore sei, non ti pare di percepire una generale disattenzione dei genitori verso la scuola? Sono soddisfacenti i tuoi ricevimenti con i genitori?

    I miei, come dicevo, non mi hanno mai “vergato”, ma la paura di esserlo ha funzionato, penso efficacemente, in me; un’altra cosa non hanno fatto: non mi hanno mai imposto una punizione. Secondo me è un metodo educativo totalmente errato; piuttosto la punizione era il rimorso che provocavano in me nel saper di aver tradito la loro fiducia.

    Una cosa che hanno fatto poi è di aver stimolato la mia indipendenza: sarà anche perchè con la stagione, ho dovuto abituarmi fin da piccolo “ad arrangiarmi”. Ma sapevo che loro c’erano sempre a controllarmi e sapevamo sempre dov’ero. Invece oggi la figura genitoriale risulta assente, un pò per negligenza, un pò per non voler il peso di fare il genitore. Il simbolo di questa assenza è il figlio che sta un pomeriggio intero davanti al computer o alla play station; e il dialogo non esiste. Se i genitori parlassero con i loro figli, se anche solo li guardassero in faccia, saprebbero che cosa combinano; e invece manca proprio questo. Io quando combinavo qualcosa, non ero capace di nasconderlo ai miei, perchè loro mi guardavano negli occhi, e capivano che qualcosa non andava.

    Io pongo l’accento sul fatto che hanno voluto sviluppare la mia coscienza individuale e la mia indipendenza: per fare un esempio, forse banale, voglio guardare alla politica. Mio padre di destra non è, mentre io, in mia coscienza, mi sono formato con idee politiche di destra: e su questo terreno ho imparato il confronto con mio padre. Ecco che qui la dialettica che dici tu jonh, è servita a fare di me un adulto.
    Alla fine penso che la missione di un genitore sia riassumibile in:
    - far crescere un figlio sano;
    - fargli capire l’importanza dei doveri;
    - far di lui un adulto indipendente.
    E invece oggi mi pare che una certa cultura pedagogica ponga l’accento solo sui diritti dei figli; e di qui il disastro.

  29. john - commento N.29 :

    Sostanzialmente, mi trovi d’accordo.
    Non ho mai pensato di mettere in dubbio la tua indipendenza, o, comunque, la tua capacità di pensare e di ragionare;
    mi ripeto: “non sopporto l’uso di luoghi comuni, abusati e non”.
    Piccolo consiglio, dopo
    - fargli capire l’importanza dei doveri, metti una virgola e aggiungi: e dei diritti.
    Ciao john

  30. alfredo - commento N.30 :

    Per Christofer, e per chiunque sia interessato al tema, ho trovato una simpatica pagina di brevi videointerviste sul ’68

    http://temi.repubblica.it/espresso-il68/2008/02/07/la-videogriglia-il-68-2/

    alfredo

  31. rodolfo - commento N.31 :

    Finalmente, dopo tanti tentativi, un post sui giovani trova l’attenzione giusta. Merito soprattutto di Christofer e John, esempio di dibattito costruttivo.
    Christofer mi ha chiamato in causa come prof e come tale dico la mia volentieri.
    Sul rapporto scuola-giovani s’è detto e scritto tantissimo, e si continua a farlo. Ma forse, nelle analisi, si prescinde da alcune considerazioni fondanti, che, se non ricordate, rischiano di confondere il ruolo della scuola in rapporto al disagio giovanile e al modo in cui oggi esso si manifesta.
    Che il ruolo della scuola sia imprescindibile in qualsiasi società , non può essere che un dato di fatto indiscutibile : chiunque di noi, senza maestri e professori, lo si voglia ammettere o no, si ritroverebbe con un bagaglio di conoscenze ridottissimo, e senza alcuna abilità teorica e/o strumentale (fatti salvi quei casi eccezionalissimi in cui i genitori sono anche precettori).
    Il disagio giovanile, che in gran parte “mostra” i nodi della trasformazione adolescenziale, gravita sull’esigenza del DISTACCO.
    Una personalità che cerca un’identità deve “uccidere” simbolicamente le figure genitoriale per porsi come soggetto distinto e autonomo.
    Ora, e questo è il nodo cruciale, il disagio giovanile è amplificatio dalla scomparsa della famigli tradizionale ( e qui il ’68 ha le sue precise responsabilità ).
    Il genitore deve essere innanzitutto figura autorevole e distinta dal figlio. Il genitore “amico” del figlio è un’aberrazione.
    Il Genitore ( e parlo anche come papà ) deve saper dire NO e deve far rispettare il No, anche se percepito come ingiusto, anche se il figlio “va in crisi”.
    La rabbia giovanile spesso si esprime a scuola perchè non può esprimersi in famiglia in quanto, credendo di far il bene dei prorpi figli, i genitori d’oggi sono spesso troppo concilianti (certo, esistono le eccezioni, ma queste confermano la regola) e questo non aiuta i ragazzi.
    Altro punto cruciale: l’aggressività è un mezzo importantissimo per l’affermazione e la costruzione del sè. Se questa aggressività non si scarica nel rapporto familiare, si libera, in modo incontrollato, nell’ambito sociale, nella scuola prima di tutto, giacchè la scuola, dai 4 ai 16 anni, è la dimensione strutturata in cui i giovani passano più tempo e ricevono, in termini assoluti, i maggiori input cognitivi.
    L’infrazione delle regole, elemento fondante di una personalità sana, se si esplica all’interno della famiglia produce una spinta verso l’autonomia e la distinzione; se invece si manifesta nella società , diventa adesione al gruppo, al branco e alle sue leggi, vale a dire verso l’indistinto (i segnali sono evidenti nell’incredibile uniformità degli stili di vita).
    Non è un caso che i giovani che hanno una famiglia forte, oppure un allenatore in gamba nell’attività sportiva, o un buon insegnante di musica, ecc. (esempi di figure autorevoli dotate di “una” DISCIPLINA che ammette pochissime negoziazioni…) hanno pochissimi problemi e tendono a de-terminare i propri conflitti in un ambito preciso.
    Se invece sono soli, non resta loro che lasciarsi pilotare dai modelli consumistici che assorbono dai mass-media, diventando così riflessi di riflessi, simulacri di qualcosa che vedono ma non toccano. Un processo di dissoluzione della personalità come individualità .
    E’ cos’ che, dall’oggi al domani, nostro figlio o nostra figlia, alle soglie e durante l’adolescenza escono di casa col loro nome e ci rientrano chiamandosi Marilyn Manson.
    Per gestire questa complessità non basta la scuola, nè la scuola può farsi carico di problemi che esulano dalle sue competenze. Il raccordo, o triangolo educativo, deve vedere un dialogo concreto tra famiglia-scuola-studenti. Se questo non accade, come purtoppo succede, le tre dimensione restano tra loro estranee.

    Rodolfo

    P.S. Non dimentichiamoci mai che i nostri figli, se ancora adolescenti, stanno peggio di noi.
    Noi adulti abbiamo un solo terrore: quello di perdere l’identità che ci siamo costruiti. Gli adolescenti hanno un sogno in testa, ma si chiedono se sono all’altezza di realizzarlo. La loro paura è più pesante della nostra. Dobbiamo essere in grado di capirla.

    Marilyn Manson

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